Faccia d'angelo (miniserie televisiva)

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Faccia d'angelo
Faccia d'angelo.JPG
Elio Germano in una scena della miniserie
Paese Italia
Anno 2012
Formato miniserie TV
Genere biografico, drammatico, crimine
Puntate 2
Durata 190 min (totale)
Lingua originale italiano, veneto
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio 16:9
Risoluzione 1080i
Colore colore
Audio Dolby Digital 5.1
Crediti
Regia Andrea Porporati
Soggetto dal libro di Andrea Pasqualetto e Felice Maniero
Sceneggiatura Elena Bucaccio, Andrea Porporati, Alessandro Sermoneta
Interpreti e personaggi
Casa di produzione Goodtime, Sky Cinema, Svet Filma
Prima visione
Prima TV in italiano (gratuita)
Dal 15 dicembre 2013
Al
Rete televisiva LA7
Prima TV in italiano (pay TV)
Dal 12 marzo 2012
Al 19 marzo 2012
Rete televisiva Sky Cinema 1

Faccia d'angelo è una miniserie televisiva in due puntate del 2012, diretta da Andrea Porporati.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Nebbia. Piccole case, centri urbani un po’ sempre uguali, adagiati sul corso del fiume; un tessuto urbano tranquillo e placido, una vita che scorre forse monotona nella campagna veneta, nel profondo nord-est, fra Venezia e Padova: terra di gente che lavora, che produce; una terra che proprio negli anni di cui raccontiamo stava preparandosi a diventare da acquitrino maledetto, luogo di emigrazione, di fuga, di povertà a terra di benessere, di azienda e piccola impresa. Ed è proprio in queste zone che, fra il 1980 e il 1990, imperversa una delle più sanguinarie bande criminali d’Italia, la Mala del Brenta del Toso, noto anche come "Faccia d’Angelo".

Episodi[modifica | modifica wikitesto]

La miniserie Faccia d'angelo è composta da due episodi ed è stata trasmessa per la prima volta in Italia dal canale Sky Cinema 1, appartenente al bouquet della Pay TV Sky. La prima puntata è andata in onda il 12 marzo 2012, la seconda e finale puntata della serie una settimana dopo, il 19 marzo 2012.

La miniserie è stata poi riproposta anche in chiaro, sul canale televisivo LA7, rispettivamente nelle serate del 15 e 22 dicembre 2013.

Episodio 1[modifica | modifica wikitesto]

1985[modifica | modifica wikitesto]

14 novembre: un gruppo di criminali armato ed a volto coperto fa irruzione nell' aeroporto Marco Polo di Venezia, sottraendo 300 Kg di oro destinati alla Germania, attuando quello che a tutti gli effetti è un colpo perfetto. La mattina seguente, il giovane Ispettore di Polizia Bruno Ricci, appena trasferito da Caserta, arriva a Venezia e fa subito la conoscenza dei suoi nuovi colleghi: l'ispettore Del Monaco, il commissario Trionfera, ed il Pubblico Ministero, il dottor Arosio. Questi lo portano immediatamente con loro sul luogo del colpo ed, interrogando i testimoni, sono assolutamente certi che l'operazione sia stata eseguita dal Toso e la sua banda, ricercata da anni. Arosio si rende conto che per incastrare l'organizzazione sia necessario partire dai suoi inizi ricostruendone la storia e Ricci, voglioso di mettersi in mostra, raccoglie dagli archivi tutti i casi relativi alle province limitrofe che possano in qualche modo collegarsi alla banda, per trovare qualche indizio che incrimini il Toso ed i suoi.

1974[modifica | modifica wikitesto]

Riviera del Brenta: il Toso è un giovane di umili origini che, assieme ai suoi amici, si diletta in piccoli furti di salumi e formaggi lavorando per lo zio, che rivende le refurtive ricavandone somme di denaro di poco conto da suddividere coi ragazzi. Il giovane ha le idee chiare per quanto riguarda il suo futuro e punta in alto. L'occasione per alzare il tiro gli viene offerta quando una ricca famiglia del luogo (la famiglia Carbon), fa installare delle costose telecamere di sorveglianza per controllare la propria villa: il Toso vuole sequestrare la signora Carbon per chiederne il riscatto. Propone quindi agli amici di partecipare al colpo: Tavoletta (così chiamato per la sua grande abilità nel guidare automobili) sarà alla guida del furgone che i ragazzi utilizzeranno, Bepi si occuperà di cambiare la targa allo stesso, affinché non siano riconosciuti, mentre il Moro e Schei, i più corpulenti del gruppo, provvederanno ad immobilizzare e rapire la donna. Solo il Doge, il restante membro della compagnia, sembra avere qualche dubbio sull'operazione, ma, spinto dagli amici, si convince a partecipare.

Il piano architettato dal Toso funziona alla perfezione: il ragazzo dissemina la strada adiacente alla villa (in un punto morto per le telecamere) di carne; in questo modo il piccolo cane dei Carbon, Charlie, attratto dal cibo, riesce a passare tra le sbarre del cancello e ad uscire in strada. La signora Carbon, vedendo la scena dall'interno e preoccupata per l'animale, corre anch'ella sulla strada, dove il Moro e Schei la sorprendono imbavagliandola e portandola nel furgone, che come previsto parte a tutto spiano.

Essendo la banda inesperta nella gestione dei rapimenti, il Toso si era precedentemente accordato con un nomade proprietario di giostre, al quale affida la donna in cambio di una lauta somma di denaro. È il primo di una lunga serie di sequestri e rapine che, nel giro di pochi anni, portano il Toso ed i suoi amici ad essere conosciuti ed ad arricchirsi enormemente.

1979[modifica | modifica wikitesto]

La banda comincia a frequentare assiduamente le bische clandestine della zona. Il Toso sembra molto interessato a questo business e la sua attenzione non sfugge ad un potente boss, conosciuto come "Arsenale", insospettito dalla continua presenza in una delle sue bische del Toso e dei suoi uomini, che osservano le giocate dei clienti senza mai puntare. Ricevuto dal boss, che controlla lo spaccio di droga ed il business del gioco d'azzardo nelle zone di Padova e Venezia, il Toso gli propone di aprire una bisca a Padova gestita dalla sua banda, con la promessa di riconoscere ad Arsenale il 50% dei ricavi. Quest'ultimo teme che il Toso voglia ingannarlo, ma il giovane gli fa notare che uno dei suoi croupier bara sistematicamente quando alcuni clienti puntano grosse cifre, facendoli vincere. L'osservazione del Toso è, in realtà, completamente inventata, ed è volta a far sì che Arsenale possa fidarsi di lui. Ancora una volta, la strategia del Toso si rivela vincente, ed Arsenale accetta l'offerta del giovane.

1981[modifica | modifica wikitesto]

10 febbraio: il Toso ha sposato una delle tante ragazze conosciute negli anni, Grazia, e dalla stessa ha avuto un figlio, Paolo, che si appresta a far battezzare. Alla cerimonia sono presenti "vecchi e nuovi amici" della banda: oltre ad Arsenale è invitato anche un esponente del clan mafioso di Cosa Nostra, proveniente da Milano, un non precisato individuo che viene definito "il Siciliano". Il Toso si rivolge proprio a quest'ultimo, chiedendogli il permesso di espandere il proprio controllo sul business delle bische clandestine alla zona del Lido di Venezia, incontrando però la dura opposizione di Arsenale, col quale iniziano ad emergere piccoli dissapori.

Dopo la cerimonia, il Toso comunica a Grazia che non è adatto a fare il padre di famiglia e lascia la donna assieme al figlio in una lussuosissima villa, tranquillizzando la moglie sul fatto che al piccolo non mancherà nulla nel corso degli anni. L'uomo è totalmente concentrato sul costruire un impero criminale e, contravvenendo agli ordini di Arsenale, indaga nelle bische del boss sui guadagni dei cambisti che lavorano per Arsenale stesso, scoprendo che il loro ricavo complessivo annuale corrisponde ad una cifra altissima: 20 miliardi di lire. Il Toso, alla presenza di Arsenale, chiede al Siciliano di poter prendere il posto dei suddetti cambisti, promettendo un aumento del guadagno finale e la solita divisione a metà dei proventi, sottolineando la certezza di sicuri benefici per tutti. Arsenale, infuriato per la mancanza di rispetto del Toso, chiede che lo stesso venga ucciso, ma il Siciliano si schiera a favore dell'emergente boss approvando la sua proposta.

Il Toso e la sua banda controllano ormai gran parte delle bische clandestine del nord-est italiano ed iniziano una collaborazione con il Siciliano anche per quello che riguarda lo spaccio di stupefacenti. Il mafioso, tuttavia, fa notare al Toso che qualcuno a Venezia sta spacciando della cocaina proveniente da un canale diverso dal suo e lo mette alla prova, chiedendogli di scoprire di chi si tratti e di risolvere la situazione. Quando i suoi uomini lo informano che si tratta di Arsenale, il Toso ha l'occasione di dimostrare al Siciliano la sua fermezza: assieme al Doge ed al Moro, fa irruzione nella villa del boss e lo uccide senza lasciargli scampo. È il primo omicidio commesso dalla banda del Toso.

1986[modifica | modifica wikitesto]

Il Toso si è innamorato di Morena, una ragazza che ha conosciuto in discoteca e che ha conquistato dopo non pochi tentativi andati a vuoto. Nel frattempo, Grazia viene trovata senza vita nel giardino della sua villa e, nonostante la scena suggerisca si sia trattato di un incidente, la Polizia sospetta che la morte della donna possa essere una vendetta nei confronti del Toso. Mentre Ricci e Del Monaco sono sul posto, la madre del Toso, accompagnata da Tavoletta e Bepi, giunge alla villa per prendere con sé il piccolo Paolo. Ricci intuisce che la donna sta portando il bambino dal padre e si mette all'inseguimento del fuoristrada guidato da Tavoletta che, accortosi di essere pedinato dall'ispettore, devia verso una strada sterrata in cui la macchina guidata da Ricci si incaglia e gli ispettori vengono seminati. Una volta giunto dal Toso, tuttavia, Paolo si rifiuta di abbracciarlo e resta con la nonna, palesando le evidenti mancanze del padre nei suoi confronti.

Ricci non si dà per vinto ed il giorno seguente si reca nel centro della cittadina per fare qualche domanda alla madre del Toso che, seppure preoccupata per la vita del figlio, si rifiuta di collaborare con la giustizia e lo copre sistematicamente. Il giovane ispettore si accorge che la popolazione è ostile nei suoi confronti ed è schierata dalla parte della donna. Tornato in centrale, Arosio fa notare a lui ed ai colleghi che la banda del Toso è caratterizzata dalle peculiarità tipiche delle organizzazioni di stampo mafioso, e che è inutile cercare indizi nei singoli reati commessi; bisogna allargare la visione ed incastrare il Toso accusandolo di associazione mafiosa. Ciò è vantaggioso per le stesse autorità, che possono indagare con strumenti più potenti ed elastici, quali le intercettazioni ambientali ed il controllo dei conti correnti bancari; una conversazione tra il Toso e la madre viene infatti immediatamente registrata.

Episodio 2[modifica | modifica wikitesto]

1987[modifica | modifica wikitesto]

Modena, 15 aprile: il Toso, assieme a Morena, diventata ufficialmente la sua compagna, partecipa ad una cena di affari assieme a Schei ed al Moro, nella quale i compari parlano della possibilità di espandere il loro dominio nella città in cui si trovano, ricca ma ancora "libera" dal controllo di organizzazioni criminali. Nel bel mezzo della serata, però, Ricci ed i suoi uomini fanno irruzione nel ristorante arrestando il Toso e gli amici. Anche una disperata Morena viene tratta in arresto, ma il boss la rassicura, dicendole di non preoccuparsi.

Il Toso viene condotto nel carcere di massima sicurezza di Fossombrone, mentre Morena, che è incensurata, viene rilasciata poche ore dopo. Ricci apprende dai giornali che anche i complici del Toso saranno presto scarcerati, in quanto le accuse pendenti su di loro sono di poco conto. L'ispettore comunque è convinto che senza il Toso la banda avrà grosse difficoltà nel gestire gli affari. La previsione di Ricci non sembra tuttavia avverarsi: Schei mette subito le cose in chiaro, annunciando alla banda che in assenza del Toso il capo sarà lui e che gli affari proseguiranno regolarmente.

1988[modifica | modifica wikitesto]

Il Toso è in carcere ed ha chiesto alla direzione la possibilità di conseguire una laurea in architettura. Per questo passa molte ore della sua giornata in biblioteca a studiare, ponendo particolare attenzione sull'architettura del XVIII secolo. Un altro detenuto lo osserva e durante l'ora d'aria, capendo che la reale intenzione del Toso è quella di evadere dalla prigione, lo avvicina offrendosi di aiutarlo nel suo piano. Il boss, sebbene diviso nelle ideologie dall'altro detenuto, un terrorista dell'estrema sinistra, alla fine decide di accettare la proposta, coinvolgendo l'uomo nell'operazione.

Schei ed il Moro si incontrano, scambiandosi una valigetta contenente un'importante somma di denaro utile per la famiglia del Toso. Il Moro è incaricato di nasconderla in un luogo conosciuto dalla banda, ma viene fermato ad un posto di blocco da una pattuglia di Carabinieri. Il membro della banda dev'essere portato in centrale per accertamenti, avendo gli agenti scoperto la valigetta, ma si accorge ben presto che questi lo stanno conducendo in un luogo isolato, capendo che non si tratta di veri Carabinieri quando uno di questi gli punta un mitra alla schiena. Fatto ciò, i finti agenti lo trucidano senza pietà. La stessa sera Schei, tornato a casa, è in compagnia della fidanzata ed, affacciandosi alla finestra dopo che qualcuno ha suonato il campanello, viene raggiunto da colpi di arma da fuoco cadendo a terra senza vita.

Il Toso, venuto a conoscenza delle notizie sulla sua banda, sembra notevolmente scosso, ma la morte bussa ancora alla sua porta: Morena, in viaggio per andare a trovarlo, muore in quello che sembra un tragico incidente stradale. La difficile situazione esterna accresce la necessità del boss di evadere dal carcere: il Toso, studiando l'architettura della prigione (costruita proprio nel XVIII secolo), ha capito che questa è caratterizzata da una fitta rete di canali che conducono al sistema fognario, le cui acque vengono scaricate all'esterno. Resta da individuare quale dei canali (che sono stati murati per non consentire fughe), comunichi direttamente con l'ala dell'edificio in cui si trova il Toso, compito che il boss affida a due complici coi quali discute della cosa durante le visite dei parenti. Quando i due lo individueranno ed avranno finito di scavare il percorso, lo segnaleranno al Toso facendogli pervenire un pacchetto di sigarette: in quel giorno, il Toso ed il terrorista evaderanno durante l'ora d'aria.

6 dicembre: con un'incredibile operazione, quasi inedita nella storia criminale italiana, il Toso ed il terrorista riescono ad evadere dal carcere di Fossombrone. Ricci e colleghi, appresa la notizia, sono increduli, e rispondono istituendo posti di blocco in tutto il nord Italia, sorvegliando costantemente anche la famiglia del Toso, convinti che, presto o tardi, il boss si tradirà in qualche modo.

Pur essendo latitante, il ritorno del Toso ha effetti benefici per la banda, i cui traffici riprendono a pieno ritmo. Il boss, tuttavia, vuole recuperare parte dei soldi persi con l'omicidio del Moro e decide di rifarsi sequestrando con uno stratagemma un ricco imprenditore del luogo, Roberto Bernini. Il piano del boss prevede che nessuno si faccia male: l'imprenditore aprirà alla banda il suo caveau e consegnerà al Toso i soldi, in cambio la sua vita e quella dei familiari (anch'essi sequestrati) sarà al sicuro. Ma Bernini, sfruttando una disattenzione di Tavoletta, che lo tiene sotto tiro con una pistola, sottrae l'arma al membro della banda sparandogli. Ciò scatena la reazione del Doge che scarica più colpi di arma da fuoco sull'imprenditore. Per la prima volta i piani del Toso non sono andati come previsto e la banda è costretta a darsi alla fuga. Tavoletta è gravemente ferito, ma non può essere portato in ospedale, correndo il rischio di essere riconosciuto ed arrestato; così il Toso lo fa imbarcare su un volo diretto a Bogotà dove, dopo un estenuante viaggio di 11 ore, Tavoletta viene preso in consegna dalla corrotta polizia colombiana che, accordatasi col Toso, lo farà curare.

La banda è ancora alla ricerca degli assassini di Schei e del Moro: il Doge è convinto si tratti dei fratelli Giudecchini, una volta scagnozzi di Arsenale e, dopo la morte del boss, passati alle dipendenze del Toso, ma mai veramente riconoscenti nei confronti della banda. Convinzioni che diventano certezze quando si sparge la voce che i fratelli si riforniscono da canali diversi da quelli della Banda e spacciano droga per conto loro a Venezia. Il Toso, allora, fingendo di organizzare un colpo, li fa chiamare per proporre loro di parteciparvi, e dopo aver scoperto le sue carte, li fa uccidere da Bepi e dal Doge.

1992[modifica | modifica wikitesto]

Il maxi processo istruito da Arosio per condannare il Toso sta giungendo alle fasi decisive. Attesissima è la deposizione del super testimone dell'accusa, Roberto Bernini, che è incredibilmente sopravvissuto all'agguato nei suoi confronti. L'Italia, nel frattempo, è sconvolta dagli attentati di matrice mafiosa che si susseguono a Palermo; fresca è la notizia della strage di via D'Amelio, in cui ha perso la vita il famoso magistrato Paolo Borsellino. Trionfera comunica a Ricci ed Arosio il suo imminente trasferimento nel capoluogo siciliano, chiedendo al giovane ispettore di seguirlo. Ricci è allettato dalla proposta, ma dopo essere venuto a contatto con i membri della banda (tranne il Toso) che si prendono gioco di lui in un bar, è sempre più determinato a catturare definitivamente il boss, ancora latitante. Decide, dunque, di rimanere a Venezia.

L'avvocato del Toso consiglia al boss di lasciare definitivamente l'Italia, in quanto una sua cattura lo esporrebbe al nuovo regime detentivo previsto per i condannati al reato di associazione mafiosa, il 41-bis, il cosiddetto "carcere duro". Il boss si convince che è ora di cambiare aria e decide di partire per la Croazia, Paese in cui ha importanti conoscenze ed in cui sarebbe definitivamente al sicuro. Comunica la sua decisione alla madre, chiedendole di partire con lui ed il figlio Paolo: la donna, però, decide di non seguire il figlio. Fingendosi un ricco ingegnere, il Toso acquista un lussuosissimo Yacht col quale può raggiungere la sua nuova destinazione, pagandolo 600 milioni di lire in contanti. Nonostante la falsa identità utilizzata dal boss, l'operazione insospettisce Ricci, che è ancora convinto di poterlo incastrare; le speranze dell'ispettore sembrano essere frustrate da Del Monaco, che, sicuro del fatto che il Toso abbia già lasciato l'Italia, fa presente al collega l'impossibilità di acciuffare il criminale fuori dal territorio italiano, dove i due non hanno alcuna giurisdizione per arrestarlo.

Contrariamente alle previsioni, il Toso, in compagnia del figlio e di Giulia (la sorella di Morena), è in viaggio verso Capri. Il boss, giunto sull'isola, durante il giorno gioca con il figlio Paolo, col quale vuole ricostruire un rapporto mai nato a causa delle sue mancanze: organizza con lui una corsa lungo il molo dove ha attraccato la sua imbarcazione, ma, forse, sospettando qualcosa, non sembra totalmente sereno. Giunto nei pressi del suo Yacht, si trova di fronte Ricci e girandosi, si accorge di essere braccato dall'altro lato anche da Del Monaco. Il Toso capisce che la sua corsa è finita, e viene arrestato dai due. Il boss chiede all'ispettore come abbia fatto a scoprirlo e Ricci gli rivela che solo la sua imbarcazione, tra le tante in mare, portava il nome della madre del Toso: grazie a ciò l'ha potuto individuare. L'arrivo delle macchine della Polizia fa insospettire anche Giulia, intenta a fare compere nel centro della città e fa accorrere in zona un grande numero di curiosi. Il Toso ostenta la solita sicurezza, ma è consapevole di essere giunto al capolinea. Mentre il boss continua a ripetere "non è niente" al figlio, che lo guarda sbalordito, Ricci gli chiede se ne valeva veramente la pena, facendolo salire in macchina.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997, alla pubblicazione del libro biografia Una storia criminale di Andrea Pasqualetto in collaborazione con Felice Maniero, lo scrittore ricevette la chiamata di Paolo Pillitteri, professore di storia del cinema dopo un passato come ministro dei trasporti,ex sindaco di Milano, nonché cognato di Bettino Craxi, interessato a trasformare l'opera in una sceneggiatura. I due ebbero diversi incontri a Milano, entro i quali dettagliarono il progetto e Pillitteri si occupò personalmente della scrittura completa della sceneggiatura, senza l'aiuto di Pasqualetto, ma in mancanza di produttori interessati, il progetto non trovò luce.[2]

All'edizione 2010 del Roma FictionFest fu annunciato che un nuovo progetto basato sul libro di Pasqualetto sarebbe stato realizzato sotto forma di miniserie televisiva dalla Goodtime per la rete Sky, da una sceneggiatura di Andrea Porporati scritta con l'ausilio di Elena Bucaccio e Alessandro Sermoneta. Porporati accettò la regia di un film per la televisione, poiché secondo lui il piccolo schermo «concede libertà superiore al cinema anche per la dimensione del romanzo, dello spazio che racconta personaggi in profondità».[3][4][5] A contribuire alla realizzazione del film anche la compagnia cinematografica Svet Filma con base a Lubiana, responsabile dell'appendice sloveno della lavorazione.[6]

« Vi giganteggia una figura, una sorta di gangster imprenditore, Maniero, che si caratterizza subito come un outsider con idee grandiose e riesce a sfruttare la crescita economica dei paesi del nord Est, a inserirsi regolandone l'economia criminale. Sceglie la strada che a quell'epoca gli sembrava la più naturale! Quest'idea a-morale di crescita nella ricchezza, senza spargimento di sangue, s'infrange nella realtà perché la mafia porta in sé il legame con la violenza e con il sangue. »
(Porporati sul soggetto.[4])

In accordo con Sky ed Elio Germano, sebbene Maniero fosse stato messo al corrente del film, non ci sarebbe stato alcun contatto voluto fra loro. Secondo Germano, la scelta di non sentire l'ex capo fu dovuta al fatto che «il film non è di tipo documentaristico in cui si racconta la sua storia. Partiamo dai fatti raccontati nei processi e nel libro che ha scritto anche lui, per farne un’interpretazione nostra, personale, per cui non interessava conoscere la persona vera ma piuttosto la percezione che hanno gli italiani del suo personaggio per creare una continuità con l’immaginario».[5][7] A formare Germano, quindi, nella caratterizzazione del personaggio, nessun incontro con Maniero, ma solo delle visite fatte personalmente agli studi di Antenna Tre Nordest di Treviso per la presa in custodia di servizi dell'epoca e filmati di repertorio utili ad approfondire i modi di fare, la personalità e il tono di voce da assumere per avvicinarsi al ruolo.[8] Essendo poi di origine romana, ha dovuto apprendere il veneto basandosi su corsi internet, dizionari e manuali, informandosi sulle diverse forme dialettali presenti e varianti da zona a zona della regione.[9]

Oltre ad approfondire le vicende della mala del Brenta, le attività illegali e gli omicidi, nella sceneggiatura di Sermoneta e Bucaccio furono poi aggiunti alcuni aspetti personali relativi all'ambito familiare di Maniero. Comunque sia, onde evitare polemiche ancora prima dell'uscita dell'epoca, Germano spiegò che il film non sarebbe stato un «santino ma neanche un fumetto», semplicemente «una storia», a cui sarebbe toccato al pubblico lasciare «il giudizio sul bene e sul male».[8] La ricerca del materiale necessario alla formulazione di una buona ricostruzione storica della mala del Brenta è stata eseguita da Porporati insieme ad altri collaboratori del progetto, ed è partita da Chioggia raccogliendo le testimonianze e personali racconti di chi ha vissuto quella circoscritta epoca, per poi usufruire di fonti più accreditate, attendibili, come libri sull'argomento, servizi televisivi, documentari e relazioni delle forze dell'ordine.[9]

« Un aspetto della sua biografia che mi ha colpito è che ha finito per scontare la sua bella vita con alcuni drammi familiari. Ma, se devo essere sincero, quello che davvero mi ha fatto pensare è l’idea di un malvivente che si sporcava poco le mani, restando spesso dietro le quinte, quasi come un burattinaio che manovrava i fili delle sue marionette. Non che per questo abbia commesso azioni meno gravi, ma tenendo questa distanza dai crimini ed evitando di mettersi a confronto con l’orrore, probabilmente il boss si reputava una brava persona. Forse ha capito davvero il senso della tragedia solo quando si è trovato faccia a faccia con la morte all’interno della sua famiglia. »
(Elio Germano sulla sceneggiatura.[8])


Cast[modifica | modifica wikitesto]

A metà dicembre fu aperta la selezione del cast artistico. Il 27, dopo alcune insistenti indiscrezioni, fu confermato Elio Germano nel ruolo di Felice Maniero.[10][11][12][13] A metà gennaio, il casting era giunto alle fasi finali.[14]

A metà febbraio 2011 sono stati confermati nel cast anche Franco Castellano e Carmine Recano nel ruolo del dott. Arosio e dell'ispettore Bruno Ricci[15], e Katia Ricciarelli nel ruolo della madre di Felice Maniero, dopo esser entrata in trattative formalmente il mese precedente.[16][17][18]

Per il film sono stati provinati e selezionati in particolar modo attori di origini veneta e, ancora più nello specifico, del Brenta, poiché - secondo Elio Germano, il loro coinvolgimento è stato utile «a capire come si è radicata un’organizzazione criminale che c’è stata raccontata molto dai giornali, ma che non tutti hanno compreso fino in fondo, o almeno non io personalmente».[9]

L'attore teatrale Matteo Cremon interpreta Tavoletta, un membro della banda così chiamato perché «si occupa dei mezzi di trasporto». Secondo Cremon, essendo il suo «personaggio controverso, ricco di sfumature, l'unico che si porta dentro qualche dubbio e che si fa un esame di coscienza», ha cercato «di lavorare molto sulla sua complessità e sui contrasti che vive dentro di sé [...] senza essere esplicito ma nemmeno troppo criptico, semplicemente cercando di raccontare una storia».[19]

A marzo ha firmato un contratto per partecipare al film il cascatore sloveno Rok Cvetkov.[6] Andrea Gherpelli è il Moro.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese sono cominciate a Treviso il 18 febbraio 2011[18] e sono terminate a fine aprile[19][7]. Per ragioni di sicurezza la lavorazione è stata «blindata», motivo per cui non state date al pubblico informazioni dettagliate circa i tempi e modalità.[8]

Dovevano originariamente iniziare nell'autunno 2010 tra il Veneto e la Croazia, per una messa in onda fissata per la primavera del 2011[3][4][20], ma la data d'inizio fu posticipata al 18 febbraio 2011, con location stabilite a Padova, Venezia, Mestre e in Slovenia e, generalmente, negli stessi luoghi del perimetro d'azione dell'organizzazione criminale[5][8][15][21].

A inizio marzo, nell'ambito di una campagna tesa ad «avviare una collaborazione di promozione del territorio e renderlo appetibile per le case di produzione cinematografica», la Polesine Film Commission ha avvicinato i realizzatori di Maniero e di un altro progetto non specificato finanziato dalla regione Veneto, prononendogli di aiutarli ad individuare potenziali location nelle quali svolgere le riprese.[22] Il 16 marzo, alla terza settimana di lavorazione, le riprese sono state realizzate principalmente a Rosolina, Chioggia e Venezia.[19]

In concomitanza all'alloggiamento veneto, dal 1º marzo sino a fine aprile un'unità di riprese formata da 53 sloveni e 25 italiani, 57 attori e 800/1000 comparse ha lavorato in Slovenia a turni giornalieri di 11 ore di girato[23], «dove sono state individuate location buone per ricreare l'ambiente del Veneto degli anni '70»[19]. Il 19 marzo, nell'isola d'Istria, sono stati concessi i noti locali notturni Ambasada Gavioli e Nocturnal Gatheringu per girare in interni.[6] Altre riprese sono state realizzate a Kranj, Vipava, nell'Istria slovena, nella valle del Vipacco, a Lubiana e Portorose. In quest'ultima località, la troup ha soggiornato per un ammontare giornaliero di 1.550€ al Kempinski Palace, all'interno del quale è stata girata anche una scena, per l'intero arco della lavorazione nell'area costiera. Fra le altre location situate a Portorose, il Grand Casinò Portoroz, reale permannenza di Maniero durante le sue trasferte in Jugoslavia, e aree appartenenti a privati costellate di villini usate per scene inerenti assalti, rapine e sparatorie. Secondo alcune stime, i circa 45 giorni di lavorazione avrebbero fatturato all'imprenditoria turistica slovena, specie albergatori, ristoratori, gestori di locali, tra 1,2 e 1,5 milioni di euro.[23]

A inizio aprile, il cast si è spostato nella casa circondariale di via Barzellini a Gorizia per effettuare alcune riprese in interni. Il secondo piano della struttura è stato adibito a set. La mattina del 6, all'arrivo di una squadra per le riprese, durante un controllo ordinario della polizia dei documenti dei membri della troup, necessario per accertare l'identità e farli entrare nel carcere a girare, un autista dei mezzi per il trasporto delle attrezzature sloveno è stato fermato dopo l'esibizione della documentazione e tradotto in carcere: era infatti ricercato dal 2006, quando il tribunale di Trieste lo aveva condannato a 6 mesi di reclusione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.[24][25][26][27]

Il 9 aprile, le riprese si sono spostate a palazzo Coronini (Gorizia), allestito a set al termine della sosta nella casa circondariale. Per via della presenza della troup, ai visitatori è stato possibile recarsi solamente alla mostra "Testa di ponte di Gorizia 1915-1916" situata nelle Scuderie della fondazione, mentre il resto della struttura è stato chiuso ai non addetti ai lavori.[28]

Musiche[modifica | modifica wikitesto]

La band italiana Afterhours ha partecipato alla colonna sonora con la canzone La tempesta è in arrivo, estratta dall'album Padania, e che si può sentire all'inizio e alla fine delle due puntate della serie.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

La prima puntata di Faccia d'angelo è stata trasmessa su Sky Cinema 1 il 12 marzo 2012, seguita il 19 dalla seconda e ultima puntata con in successione uno speciale di History dedicato alla mala del Brenta, intitolato La Mala del Brenta: la vera storia.[29]. La miniserie ha registrato il maggior ascolto mai ottenuto da una serie originale Sky.

È stato successivamente mandato in visione su La7 in data 15 dicembre 2013 in prima visione tv in chiaro.

.[19][27]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Come per Vallanzasca - Gli angeli del male di Michele Placido, anche il progetto televisivo di Sky non è stato esente da critiche per il fatto di rappresentare un personaggio del calibro di Maniero.[8]

Per ragioni di sicurezza non meglio specificate, sia la compagnia che gli attori hanno preferito non rivelare date e informazioni troppo specifiche sui tempi e la modalità previste dalla lavorazione. Per gli stessi motivi di «prudenza», Sky annunciò all'Ansa che il nome di Felice Maniero (collaboratore di giustizia dal 1995) non sarebbe comparso nel film, spiegando che il suo personaggio sarebbe stato invece chiamato "Il toso" (let. "il ragazzo"), uno dei tanti soprannomi con il quale era conosciuto, e per esigenze di copione parte della sua vita sarebbe stata romanzata.[5][8]

Dopo un sequestro da parte delle forze dell'ordine di 47 armi da fuoco sceniche non correttamente modificate, e quindi potenzialmente pericolose, nel marzo 2011 hanno temporaneamente chiuso 4 stabilimenti del settore, mettendo a rischio la lavorazione di diversi progetti in lavorazione tra i quali Faccia d'angelo, Squadra antimafia - Palermo oggi 3, Ris Roma 2 e Il tredicesimo apostolo - Il prescelto.[30]

Nel mese di marzo 2012, pochi giorni dopo la messa in onda, viene fuori una notizia che può configurasi come uno "scherzo del destino". La troupe della fiction su Maniero, girato in Slovenia, ha lasciato debiti per 550mila euro. Comparse, ristoratori e negozianti attendono ancora di essere pagati. Il caso è adesso gestito dal tribunale di Lubiana.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Faccia d'angelo": prossima fiction Sky sulla vita del boss Felice Maniero. Teleblog, 09-07-2010 (ultimo accesso il 04-03-2011).
  2. ^ “L’Intervista” ad Andrea Pasqualetto. Notte criminale, 29-03-2011 (ultimo accesso il 14-04-2011).
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  28. ^ Dopo il carcere, le riprese per la fiction su Maniero si spostano a villa Coronini. Redazione Gorizia, 08-04-2011 (ultimo accesso il 14-04-2011).
  29. ^ Faccia D’Angelo, dal 12 marzo il nuovo volto di Elio Germano su Sky | LaNostraTv
  30. ^ Basta armi. A rischio i film d'azione. Il Tempo, 04-03-2011 (ultimo accesso il 18-03-2011).

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