Felice Maniero

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Felice Maniero

Felice Maniero (Campolongo Maggiore, 2 settembre 1954) è un criminale italiano, è stato a capo della cosiddetta Mafia del Brenta[1].

Soprannominato "faccia d'angelo", ha commesso rapine, assalti a portavalori, colpi in banche e in uffici postali, ed è stato accusato di omicidi, traffico di armi, droga e associazione mafiosa.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La sua carriera criminale cominciò dall'adolescenza quando aiutava uno zio nei furti di bestiame, successivamente si dedicò alle rapine, soprattutto nel campo dell'oreficeria.

Essendo Maniero e i suoi complici nati a Campolongo Maggiore, un paesino lungo il fiume Brenta, la stampa cominciò a parlare di Mala del Brenta.

Ascesa criminale[modifica | modifica sorgente]

Maniero entrò quindi in contatto con le mafie meridionali, delle quali diventò interlocutore garantendo armi e droga alla piccola criminalità di Venezia e di Mestre. La presenza della mafia si nota anche nel fatto che a Venezia venne imposto ai cambisti del casinò una tangente di 1.500.000 lire al giorno, mentre un ricettatore, Gianni Barizza, che tenne per sé parte di una refurtiva, venne assassinato e ritrovato incaprettato.

Arresti ed evasioni[modifica | modifica sorgente]

Arrestato per la prima volta nel 1980, sarebbe successivamente evaso due volte: nel 1987 fugge dal carcere di Fossombrone; nell'agosto 1993 è arrestato sul suo yacht al largo di Capri e viene detenuto nel carcere di Vicenza dove tenta l'evasione corrompendo, con la promessa di 80 milioni ciascuno, due guardie penitenziarie che però si ravvedono ed avvertono la direzione del carcere; si decide il trasferimento al carcere di Padova dove però, il 14 giugno 1994, è protagonista di un'altra evasione assieme ad altri complici (anche in questo caso con la corruzione, questa volta riuscita, di una guardia penitenziaria). La lunga latitanza di Maniero è dovuta in gran parte a un sistema corruttivo che la banda esercitava a vari livelli nei confronti dello Stato.

Catturato a Torino nel novembre successivo, viene condannato a 33 anni di reclusione, poi ridotti a venti anni e quattro mesi (pena definitiva). È stato difeso dall'avvocato veneziano Vittorio Usigli.

Collaboratore di giustizia[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio 1995 si pente e contribuisce a smantellare la sua banda.

Viene alloggiato con la famiglia in una villa tanto che ne nasce uno scandalo con perdita della protezione per pentiti (In realtà la perde per essersi allontanato dal domicilio). Il 14 dicembre 1996 è condannato dalla Corte d'assise d'appello di Venezia a 11 anni di carcere e 60 milioni di lire di multa grazie alle attenuanti generiche e alla diminuente per la collaborazione. Solo il 2 maggio 1998 è arrestato per scontare la pena residua, quattro anni.

Diviene in seguito collaboratore di giustizia e viene ammesso al programma di protezione. In seguito cambia nome e sconta la pena in una località segreta.

Nel febbraio 2006 il suo nome ritorna sui giornali per il suicidio della figlia trentunenne.[2]

Il ritorno in libertà[modifica | modifica sorgente]

Dal 23 agosto 2010 torna in libertà, con una nuova identità, dopo la scadenza dell'ultima misura restrittiva nei suoi confronti.[3]

Cinema e televisione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La mala del Brenta - la vera storia, historychannel.it. URL consultato il 26 marzo 2012.
  2. ^ Pescara, suicida per amore la figlia del boss Maniero
  3. ^ Corriere della Sera Notizia Ansa - 22 agosto 2010

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Felice Maniero e Andrea Pasqualetto, "Una Storia Criminale", Marsilio Editore. ISBN 9788831766906.
  • Massimo Carlotto, "Nessuna cortesia all'uscita", E/O.
  • Maurizio Dianese, "Il bandito Felice Maniero", Il Cardo Editore.
  • Maurizio Dianese, "Mala Tempora", Aliberti editore.
  • Monica Zornetta e Danilo Guerretta, "A casa nostra. Cinquant'anni di mafia e criminalità in Veneto", Milano, Baldini Castoldi Dalai ed., 2006.
  • Monica Zornetta, "La resa. Ascesa, declino e "pentimento" di Felice Maniero", Milano, Baldini Castoldi Dalai ed., 2010.
  • Emanuele Compagno, "Destino Comune. Da Felice Maniero a Matteo Vanzan", Padova, Edizioni del Noce, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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