Etica hacker

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L'etica hacker è una etica emersa (e applicata) dalle comunità virtuali o 'cyber communities' (ma non esclusivamente). Il termine "etica hacker" è attribuito allo scrittore Steven Levy, che lo descrive nel libro del 1984 Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica.[1] Uno dei suoi grandi mentori è il finlandese Pekka Himanen.

Indice

[modifica] L'etica hacker

Come scritto da Levy nella prefazione del libro Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica, i principi generali su cui si basa l'etica hacker sono:

  • Socializzazione
  • Apertura
  • Decentralizzazione
  • Avvicinare le persone ai computer
  • Migliorare il mondo

Nel secondo capitolo del libro i principi sono descritti in maggiore dettaglio:

  • L'accesso ai computer - e a tutto ciò che potrebbe insegnare qualcosa su come funziona il mondo - dev'essere assolutamente illimitato e completo. Dare sempre precedenza all'imperativo di metterci su le mani!
Secondo Levy, occorre permettere agli hacker di esaminare sistemi già esistenti perché possano capirli e conoscerli; in questo modo sarà possibile sia migliorare i detti sistemi, che permetterne la creazione di nuovi. L'accesso permette lo sviluppo di nuova tecnologia.
  • Tutta l'informazione dev'essere libera.
Le idee e informazioni sono necessarie per migliorare, aggiustare e creare nuovi sistemi; per questo devono essere libere. Secondo il punto di vista hacker, ogni sistema può beneficiare di un libero scambio di informazioni.
  • Dubitare dell'autorità. Promuovere il decentramento.
Il miglior metodo per promuovere un libero scambio di informazioni è quello di avere un sistema aperto, privo di ogni ostacolo tra un hacker e quello che sta cercando di imparare. Per questo motivo gli hacker sono contrari a ogni forma di burocrazia, che ritengono non abbia nessun'altra funzione se non quello di rallentare la conoscenza.
  • Gli hacker dovranno essere giudicati per il loro operato, e non sulla base di falsi criteri quali ceto, età, razza o posizione sociale.
In una comunità hacker, l'abilità conta più di ogni altra sua caratteristica. Levy descrive il caso di L. Peter Deutsch che, sebbene appena dodicenne, venne accettato dagli altri hacker del TX-0 nonostante non fosse neppure uno studente del MIT.
  • Con un computer puoi creare arte.
Una degli aspetti maggiormente apprezzati dagli hacker è quello di realizzare software anche molto complesso funzionante con il minor numero di istruzioni possibile. Il codice sorgente di un programma, se particolarmente curato e ben scritto, è considerato un'opera d'arte.
  • I computer possono cambiare la vita in meglio.
Gli hacker considerano i computer come parte integrante delle loro vite, avendogli donato obiettivi e avventure: sono considerati come lampade di Aladino che essi possono controllare. Per questo pensano che chiunque possa beneficiare di essi, e che, se venissero utilizzati nel modo giusto, l'etica hacker si espanderebbe nel mondo, migliorandolo.

[modifica] L'opera di Himanen

Himanen, nella sua opera "L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione" (che contiene un prologo di Linus Torvalds e un epilogo di Manuel Castells), inizia per riscattare il significato originale del termine 'hacker'. Secondo Himanen, un hacker non è (come si crede comunemente) un criminale, vandalo o pirata informatico con grandi competenze tecniche (questo è il 'cracker'), ma l'hacker è chiunque lavora con grande passione ed entusiasmo per quello che fa. Quindi il termine 'hacker' può (e deve) essere applicato ad altri ambiti come, ad esempio, quello scientifico. Così scrive Himanen, "al centro della nostra era tecnologica ci sono persone che si autodefiniscono hackers. Si definiscono come persone che si dedicano a programmare con passione e credono che sia un dovere per loro condividere le informazioni e sviluppare software libero. Non devono essere confusi con i crackers, utenti distruttivi il cui obbiettivo è creare virus e introdursi nei sistemi degli altri: un hacker è un esperto o un entusiasta di qualsiasi tipo che può dedicarsi o no all'informatica".

Secondo Himanen l'etica hacker è una nuova morale che sfida "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", opera scritta un secolo fa da Max Weber), e che si fonda su "la laboriosità diligente, l'accettazione della routine, il valore del denaro e la preoccupazione per il risultato". In confronto alla morale presentata da Weber, l'etica hacker si fonda sul valore della creatività, e consiste nel combinare la passione con la libertà. Il denaro cessa di essere un valore di per sé e il beneficio si misura in risultati come il valore sociale e l'accesso libero, la trasparenza e la franchezza".

L'etica hacker è un'etica di tipo assiologico, ovvero è un'etica basata su una determinata serie di valori. Himanen ne elenca alcuni fondamentali:

[modifica] Altri lavori

Si può anche consultare lo studio scritto da Pau Contreras Trillo "Mi chiamo Kohfam. Identità hacker: un'approssimazione antropologica". Secondo Contreras, i gruppi di hacker danno luogo a una configurazione sociale in rete che si caratterizza per la capacità di generare conoscenza e innovazione. Queste configurazioni in rete, chiamate "intelligenza collettiva" presentano caratteristiche sociali basate sulla meritocrazia, il concetto di conoscenza come bene comune e la redistribuzione di questa conoscenza tra tutti i membri del gruppo. Secondo l'autore, l'organizzazione sociale dei gruppi di hacker è molto simile a quella usata dalle società primitive, con una leadership non coercitiva e sistemi di reputazione tra pari, ed è basata sull'etica hacker come caratteristica fondamentale.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ [ Hackers - Heroes of the Computer Revolution]

[modifica] Collegamenti esterni

  • [ Definizione di etica hacker] dal Jargon file
  • [ Sito di Steven Levy]
  • [ Sito di Pekka Himanen]
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