Eryngium

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Eryngium
Eryngium amethistium.jpg
Eryngium amethystinum
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Apiales
Famiglia Apiaceae
Genere Eryngium
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Apiales
Famiglia Apiaceae
Specie
Vedi Specie di Eryngium

Eryngium L., 1753 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Apiaceae, comunemente note come calcatreppole, dall'aspetto di piccole erbacee biennali o perenni, spinose e con fioriture ad ombrella (simili ai capolini dei cardi) molto appariscenti.

Indice

Etimologia [modifica]

Il nome del genere (“Eryngium”) fa probabilmente riferimento alla parola che ricorda il riccio: “erinaceus” (in particolare dal greco “erungion” = “eringio”); ma potrebbe anche derivare da “eruma” (= difesa), in riferimento alle foglie spinose delle piante di questo genere.
Un'altra fonte afferma che “Eryngium” deriva sempre dal greco, ma dalla parola “eryngion” che significa “ruttare”. È Dioscoride che c'informa che l'”Eryngium” fa "rendere tutte le ventosità".
In Francia il nostro genere viene chiamato “Panicauts”, i tedeschi lo chiamano “Mannertreu”, mentre gli inglesi lo chiamano “Eryngo” o “Sea-Holly” (agrifoglio di mare).

Sistematica [modifica]

Questo genere comprende oltre cinquanta specie (altre classificazioni però ne indicano 200 e più), alcune delle quali (una dozzina) appartengono alla nostra flora spontanea. La famiglia di appartenenza dell' Eryngium (Apiaceae) raccoglie circa 3000 specie raggruppate in 420 generi presenti in tutte le zone temperate del nostro globo.
In alcune classificazioni il genere Eryngium viene fatto appartenere alla tribù delle Eryngieae (definita dai botanici Jean Charles Grenier (1808-1875) e Dominique Alexandre Godron (1807-1880) in una pubblicazione del 1848) e alla sottotribù delle Eryngiinae (definita da Tausch nel 1834).
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Eryngium è chiamata Ombrelliferae ma anche Umbelliferae.
Da un punto di vista sistematico le specie del genere Eryngium sono divise in due gruppi:

  • Primo gruppo: originario della regione mediterranea (dai Pirenei al Caucaso): le foglie radicali hanno sempre un lembo distinto dal picciolo ed hanno una lamina molto suddivisa; i fiori sono blu o azzurri.
  • Secondo gruppo: originario del Nuovo Mondo dell'emisfero Australe: le foglie non sono picciolate ed hanno in prevalenza una forma lineare con margini cigliati–spinosi; i fiori sono biancastri (a volte quasi verdastri) oppure purpurei–rossastri. Quest'ultimo gruppo viene spesso denominato “pandaniforme”.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Eryngium.

Morfologia [modifica]

La forma biologica prevalente nel nostro genere è emicriptofita scaposa (H scap): si tratta quindi di piante perennanti tramite gemme situate sul terreno e con asse fiorale più o meno privo di foglie. Sono comunque presenti altre forme biologiche come emicriptofita bienne (Eryngium barrelieri) oppure geofita rizomatosa (Eryngium maritimum).
L'aspetto delle pianta è verde-pallido con tonalità violacee, glauche o azzurrine secondo le specie.

Radici [modifica]

Le radici sono in genere del tipo a fittone; in alcuni casi si riscontrano radici molto lunghe, anche diversi metri e di forte struttura.

Fusto [modifica]

Il portamento del fusto è eretto, ma in alcuni casi può essere prostrato. Anche la ramosità varia: poco ramosa o fortemente ramosa dicotomicamente o tricotomicamente (rami che si dividono in tre parti).

Foglie [modifica]

Le foglie sono rigide oppure coriacee. Possono essere indivise, oppure lobate o in generale pennatosette con nervature parallele o reticolate. I margini laminari sono spesso spinosi in modo caratteristico. Le foglie basali sono generalmente picciolate, mentre quelle cauline sono sessili o amplessicauli.

Infiorescenza [modifica]

L'infiorescenza si compone di piccoli e affollati fiori formanti dei capolini subsferici o cilindrici (di forma oblunga) con delle vistose e grandi brattee (chiamato involucro) alla base. Le brattee dell'involucro (a protezione dell'infiorescenza) possono essere sia intere che pennato–divise; mentre le bratteole dell'involucretto (a protezione del singolo fiore) sono più piccole e semplici.

Fiori [modifica]

I fiori normalmente non sono molto grandi (alcuni millimetri) e sono di colore bianco, verdognolo o azzurrino. Sono sessili o subsessili; sono inoltre ermafroditi, attinomorfi e pentameri.

  • Calice: il calice (o calicetto) è molto ridotto ed ha comunque 5 dentelli; le divisioni dei calicetti dei vari fiori del capolino sono molto evidenti, rigide e spesso terminanti in una punta spinosa. La forma dei denti può essere ovale, lanceolata, acuta o ottusa.
  • Corolla: i petali della corolla sono eretti con l'apice incurvato.
  • Androceo: gli stami sono 5.
  • Gineceo: gli stili (in numero di 2) sono sottili su un ovario infero e biloculare (a due carpelli).

Frutti [modifica]

Il frutto è un achenio generalmente di forma ovoidale leggermente appiattito lateralmente. La superficie può essere squamosa e ricoperta di tubercoli (ma anche di aculei),

Distribuzione e habitat [modifica]

Il genere è diffuso nelle regioni temperate e calde del globo. La concentrazione maggiore è in Europa e America del Nord. Altre zone di minore importanza sono in America del Sud, Africa orientale (poche presenze) e Australia orientale.

L'habitat per questo genere è molto vario, dal litorale marino a zone tipicamente montane e comunque sempre terreni piuttosto aridi (a parte alcune specie acquatiche).

Usi [modifica]

Avvertenza
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono e non provengono né da prescrizione né da consiglio medico. Wikipedia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

Farmacia [modifica]

Alcune specie di questo genere come piante medicinali hanno una reputazione molto antica. Infatti il nome “Eryngium” (nella versione greca) lo troviamo in Dioscoride per indicare delle proprietà antispasmodiche. Ai giorni nostri molte di queste specie non sono più inquadrate fra le piante medicinali, al massimo sono interessanti per la medicina popolare e domestica come antilattogoghe e diuretiche (decotti delle radici di Eryngium campestre e Eryngium maritimum).
Al di fuori del Vecchio Continente l'utilizzo di queste piante per le loro proprietà medicinali è ancora molto intenso (vedi alcuni riferimenti al paragrafo: Breve descrizione di alcune specie nella voce Specie di Eryngium).

Cucina [modifica]

Normalmente queste piante non sono più presenti nella cucina europea come nei tempi passati a parte alcune eccezioni (le radici di Eryngium campestre o quelle di Eryngium foetidum che, nonostante queste ultime abbiano uno sgradevole odore, se impiegate come condimento danno alle minestre un particolare e caratteristico profumo).
Ricordiamo inoltre che in alcune zone lungo le coste dell'Atlantico e del Mare del Nord (ma anche del Mediterraneo) i giovani getti di Eryngium maritimum vengono consumati come gli asparagi. Infine è da ricordare l'impiego, sempre di Eryngium maritimum, in Inghilterra, ai tempi della regina Carlotta e di Giorgio III, come componente principale di alcune ricette dolci.
Alcune specie (Eryngium campestre ed Eryngium maritimum) sono invece interessanti dal punto di vista mangereccio per altri motivi, in quanto in autunno i resti delle piante possono dar luogo alla crescita del fungo Pleurotus eryngii, specie molto ricercata per la qualità della sua carne, chiamato anche “Cardoncello”.

Giardinaggio [modifica]

Il giardinaggio si è subito interessato a questo genere per la splendida bellezza di alcune sue specie. La prima documentazione sicura di una specie di Eryngium coltivata nei giardini europei è del 1596: si tratta dell' Eryngium planum. Segue, mezzo secolo più tardi, la specie Eryngium amethystinum e nel 1699 una specie di origine Nord Americana: Eryngium aquaticum. Da documentazioni indirette, sembra comunque che alcune specie, più nostrane, siano state coltivate ancora prima di queste date.
Allo stato attuale sono una ventina le specie che vengono coltivate per l'importanza decorativa dei capolini, ma anche per le colorazioni inusuali dei fusti. Tra queste citiamo Eryngium bourgatii, una pianta perenne caratterizzata da un meraviglioso verde del fogliame, tra l'altro marmorizzato con venature argentee; i fiori che compaiono in estate sono invece di colore blu cobalto brillante, quasi metallico.

Bibliografia [modifica]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo , Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 138.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 175. ISBN 88-506-2449-2

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