Edith Cavell

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Edith Cavell
Edith Cavell.jpg
Nascita 4 dicembre 1865
Morte 12 ottobre 1915
Venerata da Chiesa anglicana
Ricorrenza 12 ottobre[1]
« Il patriottismo non è abbastanza: non devo serbare odio né rancore verso nessuno »
(Le ultime parole note di Edith Cavell[2])

Edith Louisa Cavell (Swardeston, 4 dicembre 1865[3][4]Schaerbeek, 12 ottobre 1915[4]) è stata un'infermiera britannica. Viene ricordata per aver aiutato, durante la prima guerra mondiale, soldati di ambo le fazioni in Belgio, nonché per aver favorito la fuga di circa duecento soldati alleati dal Paese, cosa per cui fu giustiziata dai tedeschi. È considerata santa dalla Chiesa anglicana.

Indice

Biografia[modifica]

Edith Cavell (in basso al centro) in una vetrata della St Mary's church, Swardeston

Il padre, Frederick Cavell, era vicario a Swardeston, presso Norwich: sposò la figlia della sua governante, che diede alla luce Edith due anni dopo; dopo di lei i Cavell ebbero altri tre figli, Florence, Lilian e John[3]. Da ragazza, sapendo che il padre aveva bisogno di una stanza nella chiesa per ospitare la scuola domenicale per i bambini del villaggio, scrisse al vescovo di Norwich John Thomas Pelham, che accettò di aiutarla a patto che anche nel villaggio si raccogliessero dei fondi. Edith e sua sorella riuscirono a raccogliere circa 300 sterline vendendo dipinti (Edith era molto portata per il disegno e la pittura)[3]. Sia lei che sua madre insegnarono alla scuola domenicale una volta avviata, e fecero da madrine a molti bambini[3]; si riporta che Edith fosse profondamente religiosa[2]. Imparò il francese a scuola e, dopo un viaggio in Austria e Baviera dove visitò un ospedale diretto da tal dottor Wolfenberg, prese interesse nell'infermieristica[3].

Nel 1890 si trasferì presso una famiglia a Bruxelles, divenendo fluente in francese[2], tornando a Swardeston per passare le vacanze estive. In questo periodo iniziò a frequentarsi con il suo primo cugino Eddie Cavell, tuttavia non si sposarono; Edith lo ricordò il giorno della sua esecuzione, lasciandogli una dedica sulla sua copia dell'Imitazione di Cristo[3].

Carriera infermieristica[modifica]

Cavell con il dottor Depage e alcune infermiere dell'istituto medicochirurgico di Uccle
« Un giorno, in qualche modo, farò qualcosa di utile, qualcosa per la gente. Molte persone sono così indifese, così colpite e così infelici. »
(Cavell, citata dal The Economist[5].)

Nel 1895 ritornò a casa per accudire suo padre durante un breve periodo di malattia; ciò la convinse ad intraprendere la carriera di infermiera, e dopo alcuni mesi al Fountains Fever Hospital di Tooting, nell'aprile 1896 entrò in addestramento al London Hospital, sotto la direzione di Eva Luckes[3]. Nell'estate del '97, con altre cinque infermiere, venne mandata a gestire un'epidemia di febbre tifoide a Maidstone, dove dei 1700 malati ne morirono solo 132: Edith ricevette una medaglia al merito[3]. Dopo numerosi altri incarichi (durante i quali adottò l'allora innovativa tecnica di visitare i pazienti dopo la loro dimissione) si recò a Bruxelles per visitare un bambino paziente del dr. Antoine Depage, dopodiché venne trasferita ad incarichi sempre più importanti: Depage voleva innovare il settore infermieristico in Belgio sulla falsariga di Florence Nightingale, così Cavell, lui e sua moglie Marie (che sarebbe perita nell'affondamento del Lusitania) fondarono una scuola di infermiere laiche, L'École Belge d'Infirmières Diplômées, che aprì il 10 ottobre del 1907[2][3]. Fino ad allora, infatti, del settore infermieristico si erano occupate le suore che, per quanto benintenzionate e volenterose, non erano addestrate al lavoro[3].

La scuola incontrò qualche difficoltà con la partenza (Cavell scrisse che "La vecchia idea che il lavoro per le donne è una disgrazia è ancora presente in Belgio, e le donne di buona nascita ed educazione pensano ancora che perderanno la loro classe sociale se impareranno a guadagnarsi da vivere da sé"), ma dopo che la regina Elisabetta di Wittelsbach, rottasi un braccio, fece chiamare un'infermiera dalla scuola, il buon nome della scuola fu assicurato, ed al 1912 addestrava infermiere per tre ospedali, ventiquattro scuole comunali e tredici asili[3]. Nel 1914, oltre a dare quattro lezioni a settimana tanto a medici quanto a infermiere, Edith trovava anche il tempo di occuparsi della figlia di un amico dipendente dalla morfina, di una ragazzina fuggitiva e dei suoi due cani Don e Jack[3].

Prima Guerra Mondiale[modifica]

Edith Cavell con i suoi due cani, Don e Jack (quest'ultimo, sulla destra, venne salvato dopo l'esecuzione della padrona)[6]

Edith faceva frequentemente ritorno a casa a visitare sua madre che dalla morte del marito viveva a Norwich: fu durante una di queste occasioni che seppe dell'invasione tedesca del Belgio e decise di tornarvi[3]. Il 3 agosto era lì, e aveva riconvertito la clinica in un ospedale della Croce Rossa, occupandosi sia dei feriti tedeschi che di quelli belgi[3][4]; alla caduta di Bruxelles, i tedeschi adottarono il Palazzo Reale come infermeria per i propri feriti e rimandarono a casa una sessantina di infermiere inglesi: Edith e la sua capo assistente, miss Wilkison, rimasero[3].

L'avanzata tedesca lasciò molti soldati inglesi e francesi tagliati fuori dai loro eserciti in ritirata: nell'autunno del 1914 due di tali soldati inglesi riuscirono a raggiungere l'ospedale di Cavell, dove trovarono rifugio per due settimane, seguiti da numerosi altri. Tutti vennero spediti di nascosto nella neutrale Olanda[3][4]. Venne formata, in tal modo, una fitta rete di aiuti che funzionò per circa un anno[3]; oltre a Cavell, nella rete erano coinvolte anche personalità di rilievo quali la principessa Marie de Croÿ e la contessa Jeanne de Belleville[2].

Arresto, processo ed esecuzione[modifica]

I primi di agosto, i tedeschi arrestarono molti dei membri della rete, compresa Cavell[2][3]; il suo ospedale venne perquisito, ma non venne trovato alcunché: Cavell aveva cucito il suo diario in un cuscino, e aveva tenuto le sue infermiere all'oscuro di tutto per non incriminarle[3]. Cavell venne imprigionata per dieci settimane[3], durante le quali non seppe nulla o quasi di quali accuse le venivano mosse[2]. Giunta al processo il 7 ottobre, assieme con trentaquattro altri, diede per assunto che i fatti di cui era accusata fossero quelli che le aveva effettivamente commesso, così furono proprio quelli che ella confessò alla corte, sostanzialmente incastrandosi da sola[2]. A risultare particolarmente pesante, in particolare, fu una sua affermazione al giudice che, al domandarle perché avesse aiutato soldati inglesi, dato che erano notoriamente degli ingrati, si senti rispondere:

« Cavell: No, gli inglesi non sono ingrati.
Giudice: Come lo sa che non lo sono?
Cavell: Perché alcuni mi hanno scritto dall'Inghilterra per ringraziarmi.[2] »

Ciò implicava che non solo la Cavell aveva favorito la fuga di soldati in un Paese neutrale quale l'Olanda, ma li aveva aiutati a raggiungere una nazione nemica, fatto ben più grave agli occhi della corte[2].

Il memoriale a Edith Cavell e ad altri giustiziati dai tedeschi (fra cui Baucq), a Schaerbeek

Cavell venne condannata a morte nel pomeriggio dell'11 ottobre, e le autorità tedesche erano fermamente intenzionate a far eseguire la sentenza il prima possibile[2][3]; a nulla valse l'intervento delle ambasciate neutrali spagnola e statunitense[3]. Prima della condanna, scrisse lettere alla madre, alle sue infermiere e a diversi altri, che affidò alle autorità tedesche, che però non ne permisero la spedizione[2]. Il cappellano luterano tedesco riuscì ad ottenere il permesso per un cappellano inglese, Stirling Gahan, di visitarla la notte precedente l'esecuzione[3]. Cavell gli disse: "Sono grata di aver avuto queste dieci settimane per prepararmi. Ora le ho avute e sono stata trattata gentilmente qui. Mi aspettavo la condanna e credo sia giusta. Ora che sono in vista di Dio e dell'Eternità, comprendo che il patriottismo non è abbastanza: non devo serbare odio né rancore verso nessuno"[2][3]. Gahan la comunicò per l'ultima volta[3].

Edith Cavell venne fucilata dal plotone di esecuzione la mattina del 12 ottobre, al poligono di tiro di Schaerbeek; da alcuni resoconti si evince che i soldati del plotone erano reticenti a spararle, ed eseguirono l'ordine di malavoglia, tranne uno (tal Rimmel) che invece rifiutò e fu giustiziato a sua volta da un ufficiale[3]. Cavell venne frettolosamente seppellita sul luogo[3][4]. Oltre a lei, altri ventisei vennero giudicati colpevoli: quattro (l'architetto Philippe Baucq, l'insegnante Louise Thuliez, il farmacista Louis Severin e la contessa de Belleville) vennero a loro volta condannati a morte; altri quattro (l'ingegnere Herman Capiau, madame Ada Bodart, l'avvocato Albert Libiez e il farmacista Georges Derveau) vennero condannati a quindici anni di lavori forzati, la principessa de Croÿ a dieci anni di lavori forzati, e gli otto restanti a pene variabili dai due agli otto anni di lavori forzati; quello stesso giorno venne giustiziato anche Baucq, che lasciò moglie e due figli, mentre agli altri tre condannati a morte la pena venne commutata in prigione[2].

Manifesto propagandistico anti-tedesco: al centro, in basso, sono raffigurati la tomba di Edith Cavell e l'affondamento del Lusitania.

Reazioni[modifica]

La sua morte scandalizzò enormemente l'opinione pubblica mondiale, e venne usata dalla propaganda alleata, che proclamava Edith Cavell martire e dipingeva i tedeschi come mostri assassini - tristemente, contrariamente ai principi della stessa Cavell, che non serbava rancore ai suoi esecutori. Il reclutamento di soldati raddoppiò nelle otto settimane successive all'annuncio della sua morte, e sul lungo periodo essa fu anche una delle cause che contribuì alla discesa in campo degli Stati Uniti[3]. La sua esecuzione venne paragonata al sacco di Lovanio e all'affondamento del Lusitania[2], e provocò un grave danno alla Germania in termini di propaganda[7].

Nuova sepoltura[modifica]

Dopo la fine del conflitto, il 19 marzo 1919[7], la salma venne riesumata in preparazione di un rimpatrio e di un degno funerale: inizialmente venne considerata come luogo di sepoltura l'Abbazia di Westminster, ma la famiglia richiese che fosse inumata a Norfolk[7]. La salma partì il 13 maggio successivo, scortata, su iniziativa di Bernard Law Montgomery, da truppe britanniche: giunta a Ostend, venne imbarcata sulla HMS Rowena che la portò a Dover, e di lì raggiunse Westminster il 15 maggio[3][4][7]; venne quindi trasportata con un treno speciale alla stazione ferroviaria di Norwich e da lì, con una solenne processione, alla Cattedrale di Norwich, dove fu sepolta[3][4]. Nell'orazione funebre il vescovo Bertram Pollock la descrisse "viva in Dio", sottolineando poi il suo insegnamento che il patriottismo andasse esaminato alla luce di qualcosa di più elevato[3]: al funerale era presente tutta la famiglia reale britannica e numerose altre importanti personalità[4].

Commemorazioni[modifica]

Il memoriale a Edith Cavell a St. Martin's Place, Londra, con le sue ultime parole incise sul piedistallo.

Edith Cavell è stata ampiamente commemorata in varie parti del mondo; oltre ad essere considerata santa e martire dalla Chiesa anglicana, ha una statua eretta in sua memoria a St. Martin's Place, presso Trafalgar Square e le sono stati stampati francobolli commemorativi[4]. Il suo villaggio natio, Swardeston, le ha dedicato la stanza della scuola domenicale ("Cavell Room") ed un festival biennale a tema floreale, il "Cavell Festival"; la chiesa di Swardeston inoltre la commemora in una delle sue vetrate[3]. Ogni anno, nel sabato più vicino alla data della sua morte, viene celebrata una cerimonia di commemorazione presso la sua tomba.

La scuola di infermieristica da lei fondata a Bruxelles porta ora il suo nome, ed un memoriale è presente a Schaerbeek, sul luogo dove fu giustiziata. Le sono anche stati dedicati un monte in Alberta, il Monte Edith Cavell[3][4], un asteroide, 11073 Cavell[8], e una varietà di Syringa vulgaris, la Syringa "Edith Cavell"[9].

La sua figura è ricordata anche in alcuni adattamenti cinematografici, come Nurse and Martyr di Percy Moran, Dawn e La storia d'Edith Cavell, entrambi di Herbert Wilcox, dove la Cavell è interpretata rispettivamente da Sybil Thorndike e Anna Neagle, e The Woman the Germans Shot di John G. Adolfi; è stata inoltre interpretata con successo a teatro da Joan Plowright. Va infine notato che, dopo la sua esecuzione, in Francia e Belgio si assistette ad un aumento in popolarità del nome Edith per le nuove nate, come nel caso di Édith Piaf[7].

Note[modifica]

  1. ^ (EN) Edith Cavell, Nurse. Exciting holiness. URL consultato in data 29-07-2012.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) 'the Case of Nurse Edith Cavell'. by Brand Whitlock, US Minister in Belgium during the Great War. URL consultato in data 29-07-2012(archiviato dall'url originale in data 25 settembre 2012)
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag (EN) NURSE EDITH CAVELL 1865-1915 - A Norfolk Heroine. www.edithcavell.org.uk. URL consultato in data 29-07-2012.
  4. ^ a b c d e f g h i j (EN) Edith Louisa Cavell. Find a grave. URL consultato in data 29-07-2012.
  5. ^ The Economist, 15 ottobre 2010, p. 107.
  6. ^ (EN) NURSE EDITH CAVELL 1865-1915. Imperial War Museums. URL consultato in data 19-02-2013.
  7. ^ a b c d e (EN) Edith Cavell Reburied in Norwich. HistoryToday. URL consultato in data 19-02-2013.
  8. ^ (EN) 11073 Cavell (1992 RA4). JPL Solar System Dynamics. URL consultato in data 29-07-2012.
  9. ^ (EN) Featured Lilac. syringaplus.com. URL consultato in data 01-06-2013.

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Collegamenti esterni[modifica]

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