Dipartimento del Tanaro

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Stemma di Asti sotto il periodo napoleonico
Comunicazione sulla corsa del Palio di Asti del Dipartimento del Tanaro, del 10 aprile 1804 (20 germile anno 12)

Il Dipartimento del Tanaro è un antico dipartimento francese esistito tra il 1801 e il 1805.

Il dipartimento fu creato il 24 aprile 1801 per organizzare il territorio piemontese in seguito all'annessione della Repubblica Subalpina alla Francia. Questa fu effettiva l'11 settembre 1802 quando la Repubblica Cisalpina fu annessa a suo turno.

Derivante il nome dal fiume Tanaro il dipartimento aveva per capoluogo Asti ed era diviso in tre arrondissement divisi a sua volta in tredici cantoni: Asti, San Damiano, Canelli, Portacomaro, Rocca d'Arazzo, Mombercelli, Montafia, Castelnuovo, Cocconato, Costigliole, Villanova, Montechiaro, Tigliole

Dalla prefettura di Asti dipendevano quelle di:

Il primo prefetto del Dipartimento fu Giulio Robert, ex deputato della Repubblica Cisalpina, che si stanziò presso palazzo Roero di Di Monteu in piazza San Martino

Il 6 giugno 1805, in seguito alla annessione della Liguria, il dipartimento fu soppresso e il suo territorio ripartito tra quelli di Marengo, di Montenotte e della Stura.

A questo proposito alcuni studiosi, ipotizzano che la retrocessione della città a semplice capoluogo del circondario di Marengo, fu a causa della popolazione astigiana, saldamente legata alla casa Savoia che non vide mai di buon occhio la presenza francese in Italia.[1]

Il sacerdote Stefano Giuseppe Incisa,il 29 aprile 1805 nel suo diario giornaliero "Il giornale di Asti" scritto a cavallo del XVIII e XIX secolo, così descrisse l'arrivo di Napoleone Bonaparte ad Asti con un'accoglienza tutt'altro che calorosa :

« Io l'ho visto pochi passi lontano. Ha statura mezzana, faccia giallastra ed abbronzata, occhi sempre in moto che non pare tranquillo, chioma cortissima che in fronte scende a ciuffo, aria così tetra e rabuffata da incutere paura, cosicché se a me venisse da trovarmi solo in una strada remota ad ora pericolosa, mi farei il segno della croce e a Dio mi raccomanderei. Parla male l'italiano benché corso; va ordinariamente vestito assai succinto con cappello di poco valore e calzoni molto alti, con le mani quasi sempre dentro di essi, sconciamente. »

Dopo pochi mesi Asti perse il suo Dipartimento.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Crosa G., Asti nel sette-ottocento, Gribaudo Editore. 1993 Cavallermaggiore, pag 184.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Quando San Secondo diventò giacobino. Asti e la Repubblica del luglio 1797. A cura di Ricuperati G. Ed. dell'Orso, Torino 1999. ISBN 88-7694-412-5
  • Barbero G., prefazione de "La Repubblica Astigiana del 1797 di Carlo L. Grandi" , Quaderni de Il Cittadino, Asti 1970
  • Bianco A., Asti ai tempi della rivoluzione. Ed CRA, Asti 1960
  • Crosa Giuseppe, Asti nel sette-ottocento, Gribaudo Editore. 1993 Cavallermaggiore
  • Gabiani Nicola, Asti nei principali suoi ricordi storici vol 1, 2,3. Tip. Vinassa 1927-1934
  • Grassi S., Storia della Città di Asti vol I ,II. Atesa ed. 1987
  • Ruggiero M., Briganti del Piemonte Napoleonico,Le Bouquiniste 1968
  • Vergano L., Storia di Asti Vol. 1,2,3 Tip. S.Giuseppe Asti, 1953, 1957

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]