David Fëdorovič Ojstrach
David Fëdorovič Ojstrach, ucr. Давид Федорович Ойстрах (Odessa, 30 settembre 1908 – Amsterdam, 24 ottobre 1974), è stato un violinista ucraino.
Uno dei più grandi interpreti del violino del XX secolo, ha profondamente influenzato la tecnica dello strumento per la maestria tecnica, la naturalezza e il virtuosismo.
Con un ampio repertorio, che spaziava da Bach a Šostakovič, suonò con le più importanti orchestre del mondo dirette dai più grandi direttori e si esibì accanto ad artisti del calibro di Yehudi Menuhin, Mstislav Rostropovič, Svjatoslav Richter. A lui sono stati dedicati il concerto per violino e orchestra di Aram Chačaturjan e i due concerti per violino e orchestra di Dmitrij Šostakovič. Per circa 10 anni suonò uno Stradivari del 1702.
Ha lasciato una sconfinata discografia, di cui il Concerto triplo di Beethoven, con Svjatoslav Richter e Mstislav Rostropovič, è forse la perla più luminosa.
L'unico figlio, Igor', è anch'egli violinista.
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[modifica] Biografia
[modifica] I primi anni
Nacque nella cosmopolita Odessa sul Mar Nero, a quel tempo facente parte della Russia zarista (adesso in Ucraina), nella modesta famiglia di Fëdor Davydovič Ojstrach e Isabella Stepanovna Kolker, di origine ebrea ed entrambi dotati di talento musicale (il padre suonava il violino e alcuni strumenti a fiato, la madre era corista). All'età di 5 anni David, spinto dalla madre, comincia a studiare il violino e la viola con l'insegnante Pëtr Stoljarskij, il primo e solo insegnante che Ojstrach abbia mai avuto. Con Stoljarskij, con un metodo di insegnamento non accademico, rivolto a valorizzare il talento dell'allievo attraverso gli aspetti più ludici della didattica, studiò anche Nathan Milstein, che con Oistrakh si esibì in concerto nel 1914, in occasione del diploma di Milstein. Dopo il debutto a Odessa all'età di 6 anni, Ojstrach entrò nel Conservatorio di Odessa nel 1923, dove studiò fino al 1926. Durante questo periodo, il grandissimo talento di Ojstrach cominciava già a farsi notare, e il suo debutto vero e proprio fu nel febbraio del 1924 ad Odessa. Quel concerto fu uno dei trampolini di lancio per la carriera del giovane Ojstrach che ebbe così l'opportunità di suonare il concerto di Glazunov diretto dallo stesso compositore e di essere invitato a Leningrado per eseguire il concerto di Čajkovskij. Negli stessi anni Ojstrach andò a Mosca dove conobbe la donna che sarebbe diventata sua moglie, Tamara Rotareva, che suonava il pianoforte. Dal 1934 ricoprì l'incarico di insegnante nel Conservatorio di Mosca, forgiando numerosi talenti come Gidon Kremer.
[modifica] Durante la Seconda Guerra Mondiale
La Seconda guerra mondiale capitò proprio negli anni in cui l'attività concertistica di Ojstrach cominciava a essere fittissima. Tuttavia, durante questo periodo Ojstrach rimase sempre in Russia, dove teneva concerti e insegnava al Conservatorio di Mosca. Eseguì per la prima volta il Concerto di Nikolaj Mjaskovskij e quello di Aram Chačaturjan. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, Ojstrach conobbe anche Dmitrij Šostakovič col quale strinse un rapporto di grande amicizia; ciò è confermato dal fatto che Šostakovič gli dedicò i suoi due concerti per Violino. Un episodio da ricordare legato agli anni della Seconda Guerra Mondiale è l'esecuzione del concerto di Čajkovskij che Ojstrach suonò nonostante il suono delle sirene che segnalavano un attacco nazista sulla città. Lui continuò a suonare e il pubblico presente rimase ad ascoltare.
[modifica] Viaggi internazionali
Nel dopoguerra Ojstrach diventò famoso a livello mondiale, poiché ebbe opportunità di lasciare la Russia. Fu invitato a numerosissimi festival musicali come il nuovo "Prague Spring". Nel 1951 fu invitato al festival "Maggio Musicale" di Firenze, nel 1952 fu invitato nella Germania dell'Est per le celebrazioni beethoveniane, nel 1953 in Francia, nel 1954 in Inghilterra e nel 1955 negli Stati Uniti dove ebbe opportunità di esibirsi nella rinomata Carnegie Hall. Nel 1959 si avvicinò anche alla direzione d'orchestra e nel 1960 fu premiato con il Premio Lenin. Fra il 1966 e il 1972 dà vita a un duo con il pianista Svjatoslav Richter.
[modifica] Gli ultimi anni
Nel 1968 furono svolte varie celebrazioni per festeggiare il suo 60mo compleanno. Memorabile la sua performance del concerto di Čajkovskij, quello che probabilmente amava di più, nella Great Hall del conservatorio di Mosca.
Negli ultimi anni di vita soffrì di alcuni attacchi di cuore, ma non si fermò mai e diede sempre concerti in giro per il mondo. In un certo senso si può dire che fu vittima dello star system, dal quale si lasciò imporre ritmi forsennati di lavoro, che lo portarono il 24 ottobre del 1974 alla morte ad Amsterdam.
È sepolto a Mosca nel cimitero del Convento di Novodevičij.
[modifica] Premi e riconoscimenti
Ojstrach diventò famoso in seguito alla vittoria di importantissimi concorsi, iniziando a vincere quelli nazionali, come il Premio Unione Sovietica del 1935, e poi quelli internazionali di grandissima importanza, come il Concorso Eugène Ysaÿe di Bruxelles (poi chiamato "Regina Elisabetta") nel 1937; in seguito a questa vittoria Stalin gli regalò una casa in Russia. Partecipò anche al Concorso Wieniawski a Varsavia nel 1935, dove arrivò secondo alla bambina prodigio Ginette Neveu, di sedici anni; Ojstrach accettò serenamente il verdetto e mostrò grande ammirazione per la vincitrice, come si legge in una lettera mandata alla moglie.
[modifica] Curiosità
L'asteroide 42516 Oistrach è dedicato a lui.
[modifica] Opere dedicate a Ojstrach
- Concerto per violino in re minore op. 44 di Nikolaj Mjaskovskij, 1938, prima esecuzione 10 gennaio 1939
- Concerto per violino in re minore di Aram Chačaturjan, 1940, prima esecuzione 16 novembre 1940
- Sonata per violino n° 1 in fa minore op. 80 di Sergej Prokof'ev, 1938-46, prima esecuzione 23 ottobre 1946
- Sonata per violino n° 2 in re maggiore op. 94a (trascrizione dal flauto) di Sergej Prokof'ev, 1943-44, prima esecuzione 17 giugno 1944
- Trio in la minore op. 39 di Wissarion Schebalin, 1946-47 prima esecuzione 22 gennaio 1950
- Trio in fa diesis minore di Arno Babadjanian, 1952
- Concerto per violino n° 1 in la minore op. 77 (ex 99) di Dmitrij Šostakovič, 1947-48, prima esecuzione 29 ottobre 1955
- Concerto per violino di Ernst Hermann Meyer, 1963-64, prima esecuzione 5 marzo 1965
- Concerto per violino n° 2 in do diesis minore op. 129 di Dmitrij Šostakovič, 1967 per i suoi 60 anni, prima esecuzione 26 settembre 1967
- Sonata per violino op. 134 di Dmitrij Šostakovič, 1968 prima esecuzione 8 gennaio 1969
[modifica] Gli strumenti di Ojstrach
[modifica] Violini
Suonò su otto Stradivari, che lui chiamava familiarmente i suoi "samovar":
- Il Youssoupov (1736)
- L'ammiraglio Kayserinov (1699)
- Il Sergeï Shakovsky (1707)
- L'ex-Poliakin (1712)
- Il Malakov (1713)
- L'URSS (1717), personale
- Il Contessa Fontana (1702), personale
- Il Marsick (1705), personale
[modifica] Viole
Un Andrea Guarneri (suonata attualmente da suo figlio Igor')
[modifica] Onorificenze
| Ordine del Distintivo d'Onore (2) | |
| — 1937 |
| Ordine di Lenin (2) | |
| — 1946 e 1966 |
| Comandante di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Finlandia | |
| — 1966 |
| Grand'Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo II | |
| — 1967 |
[modifica] Bibliografia
- Dirk Nabering, David und Igor Oistrach, Berlin, Rembrandt Verlag, 1968
- Viktor Jusefowitsch, David Oistrach Gespräche mit Igor Oistrach, trad. ted. Juri Elperin, Stuttgard, Deutsche Verlags-Anstalt, 1977
- Boris Schwarz, David Oistrakh, in Great Masters of the Violin: From Corelli and Vivaldi to Stern, Zukerman and Perlman, London, Robert Hale, 1983, pp. 459-468
- Ingeborg Stiehler, David Oistrach, Begegnungen, Leipzig, Edition Peters, 1989
- Henry Roth, David Oistrakh, in Violin Virtuosos, From Paganini to the 21st Century, Los Angeles, California Classics Books, 1997, pp. 140-151
- Alberto Cantù, David Oistrakh. Lo splendore della coerenza, coll. Grandi Violinisti 3, 2009, Zecchini Editore, pagg. 242 con discografia e videografia completa
- Jean-Michel Molkhou, David Oïstrakh, in Les grands violonistes du XXe siècle. Tome 1- De Kreisler à Kremer, 1875-1947, Paris, Buchet Chastel, 2011, pp. 153-159
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