Antonio Stradivari

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Antonio Stradivari esamina uno strumento, da una stampa del XIX secolo.

Antonio Stradivari (Cremona, 1644Cremona, 18 dicembre 1737) è stato un liutaio italiano.

Indice

[modifica] Biografia

Non abbiamo notizie certe sulla nascita di Stradivari, salvo il nome del padre, Alessandro, e la data approssimativa, situata tra il 1644 e il 1649; che sia nato a Cremona, lo si desume dal fatto che nelle etichette si definiva Cremonensis[1]. Senza dubbio, la madre non può essere identificata con la tradizionale Anna Moroni in quanto questa era sposa di un Alessandro Stradivari morto nel 1630, ben prima della nascita di Antonio.

Un violino riporta l'etichetta Antonius Stradivarius Cremonensis Alumnus Nicolaij Amati, Faciebat Anno 1666[2], unica testimonianza di un discepolato presso l'illustre liutaio cremonese Nicola Amati. Il violino e la pertinenza dell'etichetta sono state oggetto di discussione; a favore dell'autenticità si sono espressi Alfred e Athur Hill, in Antonio Stradivari: His Life and Work, un testo del 1902 considerato ancora di primaria autorevolezza, e più recentemente Simone Fernando Sacconi e Charles Beare[3]. Tuttavia, lo stesso Beare, considerando il fatto che i violini dell'anno seguente già contengono il cartiglio standard che egli appose per il resto della vita: Antonius Stradivarius Cremonensis Faciebat Anno [data][4], senza il riferimento ad Amati, si chiede se non si possa ipotizzare una dichiarazione mendace dello Stradivari, che l'Amati avrebbe imposto di correggere[5].

Dai registri della parrocchia di S. Agata, sappiamo che Stradivari si stabilì in quel quartiere di Cremona nel 1667, anno nel quale sposò la sua prima moglie: Francesca Ferraboschi; in questa casa nacquero i primi sei figli della coppia, tra i quali Francesco e Omobono, che più tardi furono anch'essi liutai.
Gli strumenti che costruì in questo periodo sono chiaramente influenzati da Nicola Amati.[6]
Nel 1680 Stradivari acquistò una casa con annesso laboratorio in piazza San Domenico. Egli cominciò a mostrare la sua originalità diversificando la propria produzione da quella dei modelli di Amati: migliorò la curvatura, uniformò lo spessore e l'inclinazione del legno e intensificò il colore della vernice. Sapeva scegliere come pochi altri il legno da usare per i suoi strumenti. Secondo Simone Fernando Sacconi (uno tra i massimi liutai e restauratori del novecento) per la preparazione dei legni Stradivari usava un composto di silicato, potassio e calcio.
Si ritiene che i suoi migliori strumenti furono costruiti tra il 1698 e il 1730, raggiungendo l'apice della manifattura nel quinquennio tra il 1725 - 1730.
Dopo il 1730, molti strumenti portano la firma sub disciplina Stradivarii, in quanto probabilmente erano costruiti dai figli sotto la supervisione del padre.
Oltre ai violini, Stradivari creò anche arpe, chitarre, viole, violoncelli, bassetti, liuti, tiorbe, viole da gamba di varie taglie, mandole e mandolini, pochette di varie fogge[7]: si stima oltre 1100 strumenti musicali in tutto. Circa 500 - 600 di questi strumenti sono ancora esistenti.
Antonio Stradivari continuò a lavorare fino agli ultimi giorni della sua vita e morì molto vecchio: il 18 Dicembre 1737 a Cremona. Venne sepolto nella basilica di S. Domenico nella tomba di famiglia che era all’interno della cappella del rosario. Ma, nel 1868, la basilica è stata venduta dal comune a un privato per 42.000 lire ed è stata abbattuta dal nuovo proprietario per fare spazio a più moderne costruzioni. Insieme alla chiesa andarono distrutte anche le tombe che essa conteneva. Nell’area in cui sorgeva la basilica ci sono oggi i giardini pubblici di piazza Roma. Una lastra tombale è tutto ciò che resta a ricordo del passaggio terreno del grande Antonio Stradivari. Della missione quasi “angelica” del maestro, della sua vita dedicata interamente a una ricerca di una perfezione del suono che ha del celestiale, non ci è rimasto altro che lo straordinario prodotto.

Un violino di Antonio Stradivari esposto al Palazzo reale di Madrid.

[modifica] Gli strumenti

La caratteristica principale dei violini di Stradivari è la potenza (volume) e la corposità del suono soprattutto nell'eseguire i pianissimo. Violini Stradivari sono stati sottoposti a sofisticate tecniche di imaging per comprenderne la struttura fisica dei materiali usati. Comunemente si ritiene che l'altissima qualità di questi strumenti sia da ascrivere alle straordinarie doti artistiche dell'autore, alla scelta del legno e alla miscela di vernici utilizzate.

I suoi strumenti sono tuttora considerati i migliori strumenti a corda mai creati e gli esemplari perfettamente integri (50 circa) sono stimati a prezzi altissimi e suonati dai migliori esecutori del mondo. Solo un altro liutaio, Giuseppe Guarneri del Gesù, ottenne una reputazione paragonabile fra violinisti e liutai.[senza fonte] Stradivari usava per la costruzione dei violini in gran parte legno di abete rosso maschio, da preferire per molti strumenti a corda.

Un gruppo di ricercatori di Londra, dopo aver analizzato i frammenti di un violoncello realizzato dal maestro nel 1711, è giunto alla conclusione che il segreto della vernice debba essere fatto risalire alle ceneri vulcaniche della regione cremonese.Secondo uno studioso del Texas, le vernici usate erano arricchite con cristalli minerali submicroscopici; ne sono stati individuati 22, ma ve ne sarebbero ancora altri. Secondo quanto finora scoperto, Stradivari, al fine di rinforzare la struttura del legno, usava una preparazione vitrea: un composto di potassa, salice e carbone. Dopo una lunga esposizione a questo composto, il legno diveniva quasi cristallizzato e ciò gli conferiva un eccellente resistenza al tempo. A questo punto la vernice non poteva essere applicata direttamente perché avrebbe reagito chimicamente col primo strato. Così Stradivari applicava un secondo strato: un isolante composto da albume, miele, zucchero e gomma arabica. Infine stendeva un sottile strato di vernice che non entrava in profondità nel legno del violino. Per i suoi strumenti, Stradivari utilizzava l’acero dei Balcani nella realizzazione del fondo, delle fasce e del manico; l’abete rosso della val di Fiemme per la tavola. La leggenda racconta che egli facesse rotolare i tronchi e che ne ascoltasse il suono per scegliere i migliori. La straordinaria capacità del maestro di “ascoltare” il legno sarebbe , però, stata aiutata anche da un fattore esterno: la glaciazione, un periodo di freddo intenso e di clima rigido, che interessò l’Europa continentale tra il XVII e la prima metà del XVIII secolo. Qui entra in gioco il fattore “fortuna”. Secondo una teoria, le particolari condizioni climatiche portate dalla glaciazione avrebbero causato una diminuzione dell’attività foto-sintetica delle piante, riducendone la crescita e aumentando la compattezza e l‘elasticità del legno. Grazie a questo fatto, Stradivari avrebbe avuto la possibilità di usare legni privi di imperfezioni. Il suo talento fu, comunque, nel saperli riconoscere.

[modifica] Collezioni

Le più grandi collezioni di strumenti Stradivari appartengono al Re di Spagna e sono in mostra nel museo degli strumenti musicali del Palazzo Reale di Madrid; esse comprendono due violini, due violoncelli ed una viola; nella U.S. Library of Congress statunitense, si trova una collezione di tre violini, una viola ed un violoncello.

La Nippon Music Foundation, con sede in Tokyo, possiede una cospicua collezione di strumenti Stradivari. Essi vengono regolarmente concessi in uso gratuito a musicisti di livello internazionale, come per esempio nel caso del violino che porta il nome Joachim-Aranyi 1715, dato attualmente in uso alla giovane Sayaka Shoji: si tratta di uno dei cinque violini Stradivari che furono di Joseph Joachim (1831-1907) e uno dei diciotto strumenti di questo maestro posseduti oggi da questa fondazione.

Famose anche la collezione dello zar di Russia Alessandro II che comprende nove violini e la collezione del museo Stradivari a Cremona.

La collezione Cherubini alla Galleria dell'Accademia di Firenze espone tre strumenti di Stradivari: la viola medicea e il violoncello, parte del quintetto costruito nel 1690 per il Gran Principe Ferdinando de' Medici e il violino del 1716.

Il Museo degli Strumenti Musicali della Accademia Nazionale di Santa Cecilia possiede il violino Toscano, anch'esso parte del quintetto mediceo.

[modifica] Violinisti e strumenti celebri

  • André Rieu suona uno Stradivari del 1667, forse il più antico conosciuto.
  • Davyd Fedorovyč Ojstrach a suo tempo ne suonò ben otto, nessuno di quelli sopracitati.
  • Leonidas Kavakos suonava lo "Stradivari Falmouth" del 1692, poi venduto, ed ora lo "Stradivari Abergavenny" del 1724.
  • Edvin Marton suona uno Stradivari del 1698, che già fu di Niccolò Paganini.
    • L'"ammiraglio Kayserinov" (1699)
  • Gil Shaham suona lo "Stradivari Contessa di Polignac" del 1699.
  • Uto Ughi suona lo "Stradivari Van-Houten-Kreutzer" del 1701.
    • Il "Contessa Fontana" (1702), personale.
    • Il "Marsick" (1705), personale.
  • Isabelle Faust suona il violino "Bella Addormentata" del 1704.
  • Il prezzo più alto pagato per uno stradivari è stato di 1.790.000 sterline (oltre 3,4 milioni di euro) per il "The Hammer" del 1707, ad opera di un acquirente anonimo al Christie's di Londra, nel maggio del 2006. Christian Hammer, che ha dato il nome allo strumento forse migliore degli anni 1700-1720, era un collezionista svedese del XIX-simo secolo. Prima lo suonava il violinista giapponese, Kyoko Takezawa.
    • Il "Sergeï Shakovsky" (1707)
  • Anne-Sophie Mutter suona lo "Stradivari Lord Dunn-Raven Strad" del 1710.
  • Vladimir Spivakov suona lo "Stradivari Hrimali" del 1712.
    • L'ex "Poliakin" (1712)
    • Il "Malakov" (1713)
  • Itzhak Perlman suona lo "Stradivari Soil" del 1714, già appartenuto a Yehudi Menuhin.
    • L'"URSS" (1717), personale
  • David Garrett suona lo "Stradivari San Lorenzo" del 1718.
  • Salvatore Accardo possiede due Stradivari:
  • Viktoria Mullova suona lo "Stradivari Julius Falk" del 1723.
  • Maxim Vengerov suona lo "Stradivari Kreutzer" del 1727. Alla Christie's di Londra per il "Kreutzer Strad" si sono pagati 947.500 sterline nel 1998.
  • Joshua Bell suona lo "Stradivari Gibson" ex "Huberman" del 1713.
  • Anche lo "Stradivari Seymour Solomon", ex "Lambert", del 1729 è stato messo all'asta il 2 aprile 2007 al Christie's di New York per 1,5 milioni di dollari statunitensi, che deriva dal patrimonio di Seymour Solomon fondatore-socio della casa editrice di Vanguard Records. Egli comprò lo strumento ancora per una somma di soli 30 000 dollari nel 1972.
  • È stato messo all'asta il Lady Tennant per 2,03 milioni di dollari nello stesso luogo.
  • Rostropovic suonava il violoncello Duport, considerato uno dei migliori strumenti esistenti al mondo.
  • Kolja Blacher suona un violino del 1730, il "Tritton", messo a disposizione dalla proprietaria Kimiko Powers.
  • Matteo Fedeli è chiamato "l'Uomo degli Stradivari" per averne suonati 20 diversi, in prestito da varie collezioni.

[modifica] Cinema

Alla vita di Antonio Stradivari è dedicato il film "Stradivari" (1988), regia di Giacomo Battiato, soggetto e sceneggiatura di Ernesto Gastaldi e Vittorio Salerno, fotografia di Tonino Delli Colli, con Anthony Quinn (Antonio Stradivari), Stefania Sandrelli (Antonia M. Zambelli), Valérie Kaprisky (Francesca Ferraboschi), Francesco Quinn (Alessandro Stradivari), Danny Quinn (Francesco), Lorenzo Quinn (Stradivari giovane).

[modifica] Curiosità

  • In Russia finirono molti esemplari posseduti da nobili francesi in fuga da Parigi in seguito alla rivoluzione francese.
  • Lenin emise un editto di confisca per tutti gli Stradivari presenti sul suolo russo che divennero di proprietà dello stato.

[modifica] Note

  1. ^ Charles Beare; Carlo Chiesa; Duane Rosengard, Stradivari in The New Grove Dictionary of Music and Musicians , McMillan, 2001.
  2. ^ Beare (1987), op. cit., p. 16
  3. ^ Beare (1987), op. cit., p. 16
  4. ^ Stradivarius Violins in Encyclopedia Smithsonian. URL consultato il 11 giugno 2011.
  5. ^ Beare (1987), op. cit., p. 16
  6. ^ Beare (1987), op. cit., p. 16
  7. ^ Sacconi, op. cit., p.195 seg.
  8. ^ (EN) MPC 42677 del 9 maggio 2001

[modifica] Bibliografia

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