Centrismo (Italia)
Il centrismo nella storia d'Italia è stata la formula politica imperniata sulla Democrazia Cristiana che ispirò i governi della Repubblica Italiana dal 1947 al 1958 e, almeno formalmente, fino al 1963[1]. In senso lato, può essere definito come le tendenza a creare aggregazioni politiche di centro[2].
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[modifica] La scelta atlantica
L'Italia uscita dalla seconda guerra mondiale e dalla Resistenza fu retta da governi di unità nazionale formati da tutti i partiti antifascisti che prendevano parte al CLN. La crisi internazionale fra i vecchi alleati delle Nazioni Unite, in particolare fra USA e URSS, si riflesse pesantemente anche a Roma. L'amministrazione Truman impose l'esclusione dei partiti socialcomunisti dai governi di tutte quelle nazioni europee che intendessero aderire ai benefici del Piano Marshall[3]: il 13 maggio 1947 il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, in seguito a tensioni all'interno delle forze do coalizione, rassegnò le dimissioni e, il 31 maggio, lo stesso statista giurò nelle mani del Capo dello Stato Enrico De Nicola formando un nuovo esecutivo basato sulla DC e sui suoi alleati moderati, il PLI e, col rimpasto del dicembre successivo, il PRI e il PSDI.
La schiacciante vittoria della compagine centrista nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948 comportò la definitiva emarginazione del PCI e del PSI che in occasione delle elezioni avevano dato vita al Fronte Popolare, e il centrismo assunse un chiaro significato democratico, anticomunista e filo-occidentale, sottolineato dall'adesione al Patto Atlantico nel 1949.
[modifica] La coesistenza politica
L'eterogeneità della coalizione comportò tuttavia non poche frizioni, in particolare fra i liberali e la corrente democristiana dei dossettiani, favorevoli all'intervento pubblico nell'economia. Per bilanciare la netta linea governativa liberista incarnata da Luigi Einaudi e Giuseppe Pella, si diedero spazio ad iniziative quali la creazione della Cassa del Mezzogiorno, la riforma agraria e quella fiscale. La tesi della democrazia protetta fortemente voluta dal Premier chiuse comunque ad ogni ipotesi di collaborazione con la destra reazionaria, o di cedimento verso l'instaurazione di uno Stato confessionale. L'approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria, che le opposizioni bollarono come legge truffa, era il tentativo di rafforzare questa tendenza di chiusura sia alla destra che alla sinistra e agli integralisti cattolici. Per pochi voti alle elezioni politiche del 1953 non scattò il premio di maggioranza per la DC. Fu una sconfitta che segnò la crisi della formula centrista e, di lì a pochi mesi, l'uscita di scena del suo ispiratore.
[modifica] Il declino del centrismo
Durante la II Legislatura il centrismo sopravvisse al suo fondatore in maniera sempre più instabile. Si successero governi deboli e, da un lato il progressivo distacco del PSI dal PCI con la fine dell'unità delle Sinistre, e dall'altro l'involuzione conservatrice cui andò incontro il PLI, contribuirono a mettere in crisi la formula. Dopo le elezioni politiche del 1958, si misero in campo le prime esperienze di centro-sinistra, rese possibili dall'appoggio esterno dei socialisti, fino all'ingresso organico del partito progressista nel governo nel 1963.
[modifica] Note
- ^ cfr. "I percorsi della storia", DeAgostini, Novara.
- ^ cfr. Dizionario Zingarelli.
- ^ Anche in Francia nel 1947 i comunisti furono esclusi dal governo, dando spazio all'esperienza della Terza Forza.
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