Casalinga di Voghera

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Casalinga di Voghera è un'espressione idiomatica del lessico giornalistico, con cui si intende rappresentare uno stereotipo della fascia della popolazione italiana piccolo-borghese, dal basso livello di istruzione e che esercita un lavoro generalmente molto semplice o umile. Questo stereotipo è tuttavia "rispettabile" per il senso pratico di stampo tradizionale di cui è portatore.

L'espressione è solo di rado utilizzata in senso dispregiativo: ad esempio, il Dizionario della memoria collettiva riferisce l'espressione a chi si abbandona passivamente alla fruizione televisiva. Altre volte è usata come sinonimo di saggezza popolare. Al maschile, si potrebbe tradurre con Signor Rossi.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 il Servizio Opinioni della RAI avviò un'inchiesta volta ad accertare quante, tra le parole usate nei resoconti di attualità politica, fossero pienamente comprensibili dall'italiano medio. Vennero svolte interviste in varie regioni d'Italia: gli intervistati dovevano dare la definizione di termini come "scrutinio", "leader", ecc. Il gruppo che, fra quelli interrogati per l'inchiesta, dimostrò il tasso di comprensione meno elevato era composto da casalinghe di Voghera (Pavia)[1].

Usi dell'espressione[modifica | modifica wikitesto]

Alberto Arbasino[modifica | modifica wikitesto]

In un articolo sul Corriere della Sera[2] lo scrittore Alberto Arbasino, nato a Voghera, rivendicò la paternità dell'espressione. Arbasino l'avrebbe utilizzata negli anni sessanta in alcuni suoi articoli di critica letteraria su L'espresso, in cui si riferiva alle sue zie di Voghera come rappresentative di un solido buon senso lombardo, virtù di cui erano privi, a parer suo, molti italiani. Arbasino riprese la locuzione in alcuni suoi libri, dedicandole anche la poesia Il ritorno della casalinga.

Nanni Moretti[modifica | modifica wikitesto]

La casalinga di Treviso[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni ottanta, la casalinga arbasiniana si contamina con un altro modello: la "casalinga di Treviso", personaggio del film Sogni d'oro, di Nanni Moretti.

Il protagonista della pellicola è un regista, tormentato da un critico che lo accusa di fare film troppo cerebrali ed elitari, fuori dalla portata di "un pastore abruzzese", "un bracciante lucano", "una casalinga di Treviso". Nel corso del film questa critica diventa un'ossessione: verso il finale, in una sequenza onirica, il regista riceve effettivamente gli omaggi del pastore, del bracciante e della casalinga.

Negli anni successivi la figura della casalinga morettiana è stata spesso adoperata come esempio (positivo o negativo a seconda dei punti di vista) di target cinematografico e soprattutto televisivo: agli autori sono richiesti programmi in grado di essere recepiti da un'utenza media con una cultura di base non particolarmente approfondita e una bassa soglia di attenzione. L'espressione "casalinga di Voghera" si è prestata a questo nuovo uso: probabilmente "Voghera" ha avuto la meglio su "Treviso" perché più provinciale (oltre che già avallata nel lessico giornalistico da Arbasino, che però usava l'espressione in senso differente).

Il contadino di Poggio Versezio[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio del film di Moretti è probabilmente ispirato a uno vecchio sketch televisivo in cui Raimondo Vianello, interpretando se stesso, riceve i consigli di un funzionario della RAI che gli suggerisce di tagliare dai suoi testi ogni riferimento alla politica e alla società, che non sarebbero stati compresi da "un contadino di Poggio Versezio". Il funzionario diventa talmente insistente da convincere Vianello a recarsi nell'immaginaria cittadina di Poggio Versezio per consultare di persona il contadino così importante per la programmazione della RAI.

Beniamino Placido[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni esperti di storia della televisione[senza fonte], il vero successo dell'espressione fu dovuto all'articolo "Casalinga ama Vespa, non corrisposta" pubblicato dal giornalista e critico televisivo Beniamino Placido sul quotidiano La Repubblica a metà degli anni ottanta.[3]

Melog di Gianluca Nicoletti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006-2007, durante la trasmissione radiofonica Melog, su Radio24, Gianluca Nicoletti si è più volte occupato dell'origine del modo di dire "casalinghe di Voghera". In seguito a numerose telefonate di ascoltatori, abitanti della cittadina, è stata ricostruita la storia di una via cittadina, che dagli anni cinquanta in poi, fino agli anni ottanta, sarebbe stata teatro di un particolare fenomeno di prostituzione domiciliare. Le casalinghe di Voghera, in questo contesto, sarebbero quindi semplicemente delle prostitute che esercitavano mostrandosi sulla porta della propria casa, prospiciente la suddetta via. Il fenomeno per la sua particolarità (che ricorda il quartiere a luci rosse di Amsterdam) avrebbe richiamato l'afflusso di un gran numero di persone anche da località circostanti, fino poi a cessare probabilmente a causa di disposizioni più rigide in materia di pubblica sicurezza.

Attribuzioni[modifica | modifica wikitesto]

Carolina Invernizio[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione è stata usata anche in riferimento alla scrittrice Carolina Maria Margarita Invernizio (Voghera 1858 - Cuneo 1916) dai suoi detrattori.

Virtuosa signora della buona borghesia piemontese nella vita quotidiana, raggiunse un'incredibile fama in tutta Europa come scrittrice di romanzi popolari, grazie alla sua prosa di facile lettura per un pubblico illetterato, sotto il suo cognome da coniugata ("Signora Quinterno").

"Gli intellettuali che odiavano il suo successo presero a chiamarla "la Casalinga di Voghera", "l'onesta gallina della letteratura popolare"[4], "la Carolina di servizio". [...] A difenderla fu lo scrittore Alberto Arbasino, anch'egli di Voghera [...] Ma fin lì, era un dibattito tra pochi. Poi arriva Beniamino Placido, critico televisivo della Repubblica che recensisce un programma di Bruno Vespa e lo accusa di un linguaggio "politichese" incomprensibile "alla casalinga di Voghera". E, come ogni tanto succede, la casalinga di Voghera diventa reale." [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michele Loporcaro, Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani, Feltrinelli, 2005, pagg. 123-24.
  2. ^ La casalinga di Voghera una cinquantenne d'assalto
  3. ^ Questa tesi è anche quella indicata dal Dizionario della memoria collettiva.
  4. ^ Antonio Gramsci, Letteratura e vita nazionale, Torino, Einaudi, 1950
  5. ^ Enrico Deaglio Patria 1978-2008, 258, Milano, il Saggiatore, 2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Loporcaro, Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani, Feltrinelli, 2005, ISBN 88-07-10378-8
  • Alberto Arbasino, Rap!,Feltrinelli Editore, 2001 ISBN 88-07-84007-3
  • AAVV. Annali D'italianistica, v.17, University of Notre Dame Dept. of Modern and Classical Languages. Italian Section, 1999.
  • Giuseppe Picciano, Italiano, istruzioni per l'abuso, Editrice UNI Service, 2008, ISBN 88-6178-150-0
  • Massimo Castoldi e Ugo Salvi, Parole per ricordare. Dizionario della memoria collettiva, Zanichelli, 2003 ISBN 88-08-08878-2
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