Carolina Invernizio

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« Io ho dei critici una allegra vendetta. Ché le mie appassionate lettrici e amiche sono appunto le loro mogli, le loro sorelle. »
(dall'introduzione a Romanzi del peccato)
Carolina Invernizio

Carolina Maria Margaritta Invernizio Quinterno (Voghera, 28 marzo 1851Cuneo, 27 novembre 1916) è stata una scrittrice italiana, fra le più popolari autrici di romanzi di appendice tra la fine dell'Ottocento e l'inizio Novecento.

Indice

[modifica] Biografia

Nacque a Voghera nel 1851 - e non nel 1858, come ella volle far credere - nella famiglia benestante di Anna Tettoni e Ferdinando Invernizio, funzionario delle Imposte. Trasferitisi nel 1865 a Firenze, divenuta la nuova capitale del Regno d'Italia, Carolina vi frequentò l'Istituto Tecnico Magistrale, rischiando l'espulsione per aver pubblicato un suo racconto sul giornale della scuola.

Il suo esordio letterario avvenne nel 1876 con la novella Un autore drammatico, pubblicato dall'editore Barbini di Milano. Nel 1877 uscì il primo romanzo, Rina o L'angelo delle Alpi, pubblicato dall'editore fiorentino Salani e nel 1879, ancora per Barbini, Pia de' Tolomei. Ne seguiranno molti altri, pubblicati su giornali quotidiani come l'Opinione Nazionale di Firenze o La Gazzetta di Torino e, successivamente, dall'editore Salani, talvolta in volumi a volte doppi a causa della copiosità dello scritto, e con copertine dai colori accesi oppure virate seppia.

Fra i suoi innumerevoli romanzi si ricorda La Fidanzata del Bersagliere, scritto alla vigilia della morte, nel corso della prima guerra mondiale, ispirandosi alla vicenda di Luigia Ciappi. Amante del teatro e della vita mondana dei salotti eleganti di Torino frequentati negli anni della maturità, è stata tuttavia descritta come una madre tenerissima e una moglie esemplare; si dice che fosse anche molto religiosa.

In fondo, Carolina Invernizio fu una grande sognatrice che non tenne mai in eccessivo conto la critica letteraria del suo tempo, spesso poco benevola con lei. Come donna, è stata più volte descritta come madre e moglie esemplare. E nelle città in cui ha vissuto ha lasciato un ricordo che dura nel tempo. Dopo aver scritto per anni romanzi di appendice per il quotidiano La Gazzetta di Torino, si legò nel 1907 in esclusiva all'editore Salani per il quale scrisse, in una carriera durata quarant'anni, 123 libri, definiti romanzo storico sociale, che furono pubblicati in una collana a lei intitolata: "I Romanzi di Carolina Invernizio".

Molti dei suoi volumi sono stati tradotti con successo all'estero, specie in America Latina.

I suoi libri furono molto apprezzati dal pubblico e molto meno dalla critica, i suoi racconti, dipinti come erano a tinte fosche, richiamavano l'antico romanzo gotico, lo stesso genere oggi definito fiction e un tempo chiamato romanzo d'appendice (o feuilleton).

[modifica] Trame intricate

Invernizio - autografo e ritratto.jpg
Firma e immagine di Carolina Invernizio

Tra i suoi libri, Odio di araba, Anime di fango (1888), Il bacio di una morta (1889), La Sepolta Viva (1896), che per i loro temi "gotici" e per il contenuto scabroso dei soggetti letterari fu messa all'Indice dal Vaticano. Da alcuni suoi racconti, Enrico Vidali trasse dei film dell'epoca del cinema muto.

Sulla figura di Carolina Invernizio, l'attore Paolo Poli ha realizzato nel 1969 un proprio spettacolo. Molti dei suoi libri sono stati adattati per il cinema anche in tempi recenti (1949, 1957, 1974).

Nel 1975, Ugo Gregoretti ha realizzato uno sceneggiato televisivo ispirato a uno dei suoi romanzi più celebri, I ladri dell'onore, intitolato Romanzo popolare. I ladri dell'onore, con Gigi Proietti quale interprete principale.

La qualità dell'attività di scrittrice della Invernizio, autrice di storie la cui ambientazione evocava appunto quella dei romanzi gotici, diffusi in Gran Bretagna nella seconda metà del Settecento, è stata al centro di numerose dispute letterarie.

L'impianto narrativo era solitamente centrato su improbabili - o quantomeno non sempre verosimili - storie di amore e odio, con situazioni talvolta al limite dell'horror; non mancavano neanche ambientazioni che in qualche modo avrebbero preceduto il genere poliziesco o che, su un versante più sociale, avrebbero riguardato il mondo del popolino se non addirittura - fonte di scandalo, per lei, donna borghese di buona famiglia - dell'anarchia.

[modifica] Tremende critiche

Per questo motivo, forse un po' crudelmente, la Invernizio è stata definita, in tempi diversi, una "onesta gallina della letteratura popolare" (Antonio Gramsci), o la "Carolina in servizio" (in riferimento a una specifica categoria di appassionate lettrici) o ancora la "conigliesca creatrice di mondi". E i critici del tempo sicuramente non usavano mezze misure quando parlavano di lei come una reazionaria e inconsapevole razzista, rappresentante di una classe politicamente poco corretta.

Nel 1881 era andata sposa a Marcello Quinterno, ufficiale dei bersaglieri, dal quale ebbe una figlia, Marcella (1886-1971). Con il ritorno del marito, reduce nel 1896 dalla guerra d'Africa, la scrittrice si trasferì dapprima a Torino e quindi, nel 1914, a Cuneo; nella città piemontese Carolina aprì il suo salotto di via Barbaroux a intellettuali e a personaggi della cultura. Morì due anni dopo, nel 1916 a seguito di una polmonite.

È sepolta nel Cimitero monumentale di Torino. Una targa la ricorda nella sua abitazione cuneese con queste parole:

« In questa casa Carolina Invernizio il 27 novembre 1916 chiude l'operosa esistenza fra il signorile salotto e i romanzeschi fantasmi »

[modifica] I romanzi

  • Rina, o l'angelo delle Alpi, Firenze, Salani, 1877
  • Pia de' Tolomei, Milano, Carlo Barbini, 1879
  • Amore che uccide
  • Amore e morte
  • Amori maledetti
  • Anime di fango
  • Bacio udeale
  • Birichina
  • Bottone d'oro
  • Catena eterna
  • Cuore di donna
  • Cuore di madre
  • Cuore di operaio
  • Cuori di bimbi
  • Dora, la figlia dell'assassino
  • Idillio tragico
  • I disperati
  • I drammi degli emigrati
  • I drammi dell'adulterio
  • I misteri delle cantine
  • I misteri delle soffitte
  • I sette capelli d'oro della fata Gusmara
  • Il cadavere accusatore
  • I ladri dell'onore
  • Il bacio di una morta
  • Il delitto della contessa
  • Il delitto d'una madre
  • Il figlio dell'anarchico
  • Il figlio del mistero
  • Il genio del male
  • Il marito della morta
  • Il morto di via San Sebastian
  • Il paradiso di Fiammetta
  • Il primo amore
  • Il segreto di un bandito
  • Il treno della morte
  • Il trionfo dell'araba
  • L'albergo del delitto
  • L'amante del ladro
  • L'atroce visione
  • L'aviatore
  • L'avventuriero
  • L'impiccato delle Cascine
  • L'orfana del ghetto
  • L'orfana di Trieste
  • L'ultimo bacio
  • L'ultimo convegno
  • La bastarda
  • La collana di perle
  • La danzatrice di tango
  • La donna fatale
  • La fata nera
  • La delicità del delitto
  • La fidanzata del bersagliere, libro ispirato a Carolina Invernizio dalla figura di Luigia Ciappi
  • La figlia della portinaia
  • La figlia del mendicante
  • La figlia del morto
  • La lotta per l'amore
  • La Madonna della neve
  • La maledetta
  • La mano della morta
  • La maschera bianca
  • La morte nel baule
  • La peccatrice
  • La potenza dell'amore
  • La ragazza di magazzino
  • Lara l'avventuriera
  • La regina del mercato
  • La resurrezione di un angelo
  • La sconosciuta
  • La sepolta viva
  • La spia
  • La vendetta d'una pazza
  • La Venere
  • La vergine dei veleni
  • La via del peccato
  • La villa delle fate
  • Le avvelenatrici
  • Le disoneste
  • Le figlie della duchessa
  • Le vittime dell'amore
  • Mariti birbanti
  • Morta d'amore
  • Nella rete
  • Nina la poliziotta dilettante
  • Odio di araba
  • Odio di donna
  • Paradiso e inferno
  • Passione mortale
  • Peccatrice moderna
  • Piccoli martiri
  • Raffaella, o i misteri del vecchio mercato
  • Satanella, ovvero la mano della morta
  • Spazzacamino
  • Un assassinio in automobile
  • Vendetta di operaio
  • I misteri delle soffitte, ristampato nel 2007 da Edizioni Il Foglio, ISBN 9788876061523 (si tratta di un giallo - rosa ambientato a Torino, tra la Mole e il Valentino).

[modifica] Bibliografia

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