Aratinga solstitialis

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Conuro del sole
Aratinga solstitialis -Singapore BirdPark-6.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Psittaciformes
Famiglia Psittacidae
Sottofamiglia Arinae
Genere Aratinga
Specie A. solstitialis
Nomenclatura binomiale
Aratinga solstitialis
(Linnaeus, 1758)

Il Conuro del sole (Aratinga solstitialis Linnaeus, 1758) è un uccello della famiglia degli Psittacidi.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome comune dice già molto per quanto riguarda la sua colorazione: mantello generale giallo oro, copritrici primarie e secondarie verdi, remiganti verdi con punta blu, coda verde blu, sfumature aranciate nella zona ventrale e ai lati del becco. Evidenzia un anello perioftalmico nero come il becco e le zampe; l'iride è marrone. Ha taglia attorno ai 30 cm. Gli immaturi hanno una colorazione sfumata giallo-verde con evidenti segni arancio su petto e faccia.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Vive in un vasto areale del Sudamerica: le Guyane, la parte sud-orientale del Venezuela e le regioni brasiliane del nord Amapá, Pará e Amazonas. La specie per ora è ben radicata e diffusa in natura e non sembra correre rischi imminenti. Sconosciuta in Europa fino al 1971, da allora è allevata e riprodotta con profitto.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo habitat è costituito dalle foreste secondarie molto aperte, dalle savane alberate e dai boschi di palme. Si nutre, come tutti gli Aratinga, di frutta, semi, noci, bacche; in più sembra che questa specie integri la dieta con molti fiori. Nidifica sia in coppie isolate sia in colonia, dove pare abbia una riproduzione di tipo «cooperativo»: quando i piccoli escono dai nidi vengono infatti nutriti non solo dai genitori ma anche dagli altri adulti della colonia. Normalmente la femmina depone 4 uova che vengono incubate per 27 giorni e i piccoli si involano a circa 8 settimane.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Psittacidae in IOC World Bird Names (ver 4.2), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 19 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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