Anguillara (famiglia)

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Della Nobilità dell'Italia di Francesco Zazzera; Giovanni Battista Gargano & Lucrezio Nucci In Napoli : per Gio. Batttista Gargano, & Lucretio Nucci, 1615.

I conti “ longobardi “ Alberto e Pietro Castelli di Terni già Vico nome da Vico Vecchia loro proprietà nella Vallenera, dopo l’acquisto del lago Cimino, i Vico nel 1051 circa si imparentarono con Berardo signore di Sutri normanno dopo il matrimonio conte d’Anguillara, era prassi prendere il nome del feudo, nel 1058 circa con il fratello Pietro di Vico fondarono il castello di Canepina. " Nobili di Terni protetti dall'imperatore prima e da Matilde di Canossa dopo. Consanguinei dei Canossa e dell'Antipapa Clemente III " ri-nominati prefetti di Roma da Federico Barbarossa. http://books.google.it/books?id=kPdPAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

Come quella di tutte le famiglie medioevali italiane, anche l'origine della famiglia degli Anguillara è avvolta nel mistero. In ogni caso, questa va ricercata nell'omonima località situata sul Lago di Bracciano. Per quanto riguarda il nome, ci si deve riferire a due possibilità: la prima ipotesi prevede che il nome derivi da una villa romana sorta su un punto in cui la riva del lago faceva angolo e chiamata perciò angularia; la seconda ipotesi parla di allevamenti di anguille.

Lo stemma di famiglia è composto da due anguille incrociate, ma anche in questo caso non vi è certezza, perché alcuni affermano che non si tratti di due anguille, bensì di due serpenti, tale interpretazione è legata alla leggenda del Conte Ramone, capostipite della famiglia. Si narra, infatti, che intorno al X secolo un drago avrebbe infestato la zona di Malagrotta, terrorizzando i suoi abitanti. Ramone lo sconfisse e il papa, grato per questo servigio, gli donò il territorio su cui avrebbe costruito la propria dimora. In realtà, è ipotizzabile che il drago (poi iconizzato come serpente) fosse una banda di predoni che imperversava nella zona, fino al giorno in cui non venne annientata da guerrieri di professione.

I successori di Ramone non sono ricordati per particolari iniziative. Per sentire ancora parlare di loro bisogna arrivare intorno al 1090, quando troviamo un Gherardo, Signore di Anguillara, alleato con i prefetti di Vico contro il popolo romano. I suoi successori furono Giovanni, che nel 1140 si impossessò di Santa Severa, e Nicolò, che nel 1146 conquistò Tolfa.

Ma il primo esponente della famiglia di cui si hanno maggiori notizie è Pandolfo I, che nel 1186 entra in lotta con la famiglia di Vico per il controllo della zona e, sempre nello stesso anno, si reca ad Orvieto per accogliere Enrico VI. Nel 1191, Enrico VI, in occasione della sua incoronazione a Roma, decide di fermarsi, insieme al suo seguito, come ospite della famiglia Anguillara.

Nel XIII secolo continua la lotta tra le famiglie Anguillara e di Vico. Pandolfo II d'Anguillara si schierò al fianco dell'imperatore Federico II durante l'assedio di Viterbo del 1234, ma venne catturato dalle truppe pontificie e rinchiuso in carcere a Ronciglione. A causa di quest'avvenimento il feudo degli Anguillara cadde nelle mani di Pietro di Vico, che vi governò fino al 1246, anno in cui Pandolfo II ne tornò in possesso.

Con la cattività avignonese si creò il caos nel Patrimonio di San Pietro, per cui la famiglia dovette spostare i propri centri di potere nella capitale e a Capranica. È proprio in questa cittadina che Orso di Anguillara, senatore di Roma, ospitò Petrarca nel 1336. Con Orso, figlio di una Orsini e marito di una Colonna, la famiglia entrò di diritto nel novero delle famiglie nobili romane. Nel giorno di Pasqua del 1341 lo stesso Orso, a Roma, incoronò il Petrarca sommo poeta.

Successori di Orso furono Pietro, Dolce ed Everso II, marito di Francesca Orsini. Quest'ultimo nel 1433 acquistò a titolo definitivo Santa Severa e, successivamente, Vetralla, Caprarola e Santa Pupa. Nonostante il merito di aver allargato i possedimenti familiari, la fama di Everso II era pessima a causa della sua tirannia e disonestà. Questi difetti vennero ereditati anche dal figlio Francesco, che venne scomunicato, imprigionato a Castel Sant’Angelo e privato dei suoi possedimenti, che ritornarono sotto il diretto controllo della Camera Apostolica, da papa Paolo II. Deiofobo, l'altro figlio di Everso II e fratello di Francesco, riuscì a tornare in possesso del feudo fino alla sua morte, avvenuta nel 1490, anno in cui il feudo venne definitivamente incamerato ed affidato da papa Innocenzo VIII a Franceschetto Cybo.

Un ultimo esponente della famiglia di cui si hanno notizie è Renzo degli Anguillara che venne chiamato a difendere Roma durante il saccheggio dei lanzichenecchi di Carlo V (6 maggio 1527).

Nel periodo feudale la famiglia entrò in possesso di vasti territori del Lazio settentrionale, tra cui Tolfa, Civitella Cesi, Ronciglione, Capranica, Barbarano, Blera, Vetralla, Bassano, Faleria, spingendosi sino a Tuscania. La famiglia si estinse nel '700.

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