Alfabeto italiano

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Numero Lettera Nome IPA Diacritico
1 A, a a /a/ à
2 B, b bi /b/
3 C, c ci /k/ o /tʃ/
4 D, d di /d/
5 E, e e /e/ o /ɛ/ è, é
6 F, f effe /f/
7 G, g gi /ɡ/ o /dʒ/
8 H, h acca ---
9 I, i i /i/ o /j/ ì, í, î
10 L, l elle /l/
11 M, m emme /m/
12 N, n enne /n/
13 O, o o /o/ o /ɔ/ ò, ó
14 P, p pi /p/
15 Q, q cu /k(w)/
16 R, r erre /r/
17 S, s esse /s/ o /z/
18 T, t ti /t/
19 U, u u /u/ o /w/ ù, ú
20 V, v vu/vi /v/
21 Z, z zeta /ts/ o /dz/

L'alfabeto italiano è il sistema di scrittura alfabetico utilizzato per trascrivere i fonemi propri della lingua italiana. È composto da ventuno grafemi.

Nonostante sia contraddistinto, rispetto ad altri alfabeti (come quelli del francese e dell'inglese), da una buona corrispondenza tra fonemi e simboli (grafemi), è tuttavia un sistema di scrittura imperfetto[1], in quanto non realizza una corrispondenza biunivoca tra fonemi e grafemi. In concreto, la corrispondenza è garantita nella maggior parte dei casi (tredici fonemi sono univocamente rappresentati da singoli grafemi: a, b, d, f, i, l, m, n, p, r, t, u, v), ma in altri accade che l'italiano:

  • si serva di un solo grafema per rappresentare fonemi diversi (e per /e/ e /ɛ/; o per /o/ e /ɔ/; i grafemi c, g, s, z per diverse consonanti);
  • manchi di grafemi che rappresentino tre fonemi presenti nella lingua, adottando i digrammi gn per /ɲ/ e sc per /ʃ/ e il trigramma gli per /ʎ/;
  • si serva di un grafema h che ha una funzione meramente ortografica: quella di distinguere termini omofoni (ad esempio, anno, sostantivo, da hanno, verbo) e di formare i digrammi del punto seguente;
  • usi i digrammi ch per /k/ e gh per /g/ davanti a /i/, /e/, /ɛ/;
  • usi i digrammi ci per /tʃ/ e gi per /dʒ/ davanti a /a/, /o/, /ɔ/, /u/;
  • usi il trigramma sci per /ʃ/ davanti a /a/, /o/, /ɔ/, /u/);
  • si serva di un grafema ridondante (q, che ha valore /k/ come in "casa", "quadro" e "cuore").

Per ciò che riguarda il primo punto, la mancanza di univocità di pronuncia garantisce una identità di scrittura di parole pronunciate diversamente nei vari italiani regionali, per ciò che riguarda in particolare i grafemi e, o, s, z.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'alfabeto italiano deriva fondamentalmente da quello latino antico, che arrivò a comprendere 23 lettere in età repubblicana[2]:

  • A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y Z

Le sue caratteristiche principali sono le seguenti:

  • Il latino classico non distingueva graficamente la U dalla V (il latino classico aveva solo la U e scriveva parole come divvs per [diːwus]); in epoca classica e soprattutto nel latino medievale (che è arrivato fino a noi tramite l'uso ecclesiastico) iniziò a farsi sentire una distinzione tra U e V e quindi la nuova consonante venne creata modificando la V in U[3] (operazione simile avvenne con la nascita della G dalla C, nel III secolo a.C., mentre la nascita di C e G palatali non vennero seguite da nuove lettere e questo spiega perché il latino ecclesiastico e l'italiano usano un solo segno per due suoni ben distinti). Oggi si tende a privilegiare[senza fonte] la pronuncia classica del latino cosiddetta restituita e quindi si tende a leggere tutte le C e G come gutturali e ovviamente a scrivere solo V maiuscola e u minuscola e leggere sempre U nel latino accademico.
  • Esisteva poi una sola lettera per indicare i due suoni vocalico e "semivocalico" della I; diversamente da quanto avviene con la U e la V, gli editori moderni solitamente preferiscono evitare l'uso della J per indicare la pronuncia semivocalica della I: si usa dunque scrivere Iulius e non Julius, forse per evitare equivoci dovuti all'interferenza dei valori francese e inglese della lettera J.
  • La lettera K era usata in poche parole che mantenevano la grafia latina arcaica (che voleva sempre K prima di A), come kalendae.[4]
  • Le lettere Y e Z erano usate solamente in parole greche, così come i digrammi PH, TH e RH.[5]

Anticamente le lettere avevano un'unica forma, più somigliante alle nostre maiuscole o alle nostre minuscole a seconda degli stili di scrittura. Nel corso del Medioevo si cominciò ad alternare nello stesso scritto due diversi stili, uno detto "maiuscolo" e riservato nei titoli alle lettere iniziali di certe parole, e l'altro detto "minuscolo" e usato per il resto del testo. In un secondo momento le lettere minuscole venivano usate insieme alle maiuscole nel testo. Le lettere I, S e V avevano ognuna due diverse forme minuscole. Queste forme non rappresentavano suoni diversi, e la scelta dell'una o dell'altra rispondeva solo a criteri estetici determinati dalla posizione della lettera nella parola, come avviene ancor oggi per il sigma minuscola greca e per le lettere degli alfabeti ebraico e arabo. Ad esempio, la forma v si usava solo all'inizio della parola, e la forma s solo alla fine o dopo altra S; vinum, unus, uva e sessiones si scrivevano dunque: vinum, vnus, vua e ſeſsiones.[6]

Intorno al XVI secolo, la forma lunga della S minuscola (ſ) cesserà di essere usata, salvo in tedesco dove sopravvive ancor oggi come parte sinistra della lettera ß (scharfes es, in origine una ſ seguita da una s o una z)[6], mentre le due forme di I e V daranno vita a due lettere distinte. L'uso di u e v e di i e j come lettere distinte (e la conseguente creazione delle maiuscole artificiali J e U) si deve al poeta e umanista Gian Giorgio Trissino (1478 - 1550), il quale propose anche di usare le due forme della S e le lettere greche ε e ω per distinguere i due suoni corrispondenti a ognuna delle lettere S, E e O.

A seguito dell'eliminazione dell'H aspirata, il digramma PH scomparirà dalla lingua italiana, sostituito dall'omofona F; sorte analoga subirà il digramma TH, sostituito dalla T.

Le lettere Y, K e X vengono eliminate nel Medioevo, le prime due a causa del loro già scarsissimo utilizzo nella lingua latina[7] (anche se la K era ancora usata ai tempi di San Francesco d'Assisi, v. il Cantico delle Creature), la terza per assimilazione in doppia S (es.: "saxus→"sasso")[8] o per trasformazione in S sorda (es."Xerxes"→"Serse")[9]; l'uso della Z al contrario aumenterà molto, anche perché andrà a sostituire la T del digramma "TI + vocale" (omofona alla Z).

La J inizia ad essere usata nel '500 fino all'inizio del XX secolo, sia per indicare il suono semiconsonantico della I (jella), ovvero la "i" intervocalica (grondaja, aja), e come segno tipografico per la doppia i (principj). Le lettere I e J erano ancora considerate equivalenti, per quanto riguarda l'ordine alfabetico nei dizionari e nelle enciclopedie italiani, fino alla metà del XX secolo.

Particolarità[modifica | modifica wikitesto]

Vocali[modifica | modifica wikitesto]

Le 7 vocali nella lingua italiana

L'alfabeto italiano presenta 5 segni vocalici (a, e, i, o, u) per trascrivere i sette fonemi vocalici presenti in italiano (IPA: /a/, /ε/, /e/, /i/, /ɔ/, /o/, /u/).[10]

Consonanti[modifica | modifica wikitesto]

L'alfabeto italiano si serve di 16 consonanti: B, C, D, F, G, H, L, M, N, P, Q, R, S, T, V, Z.

Di esse, come già detto, solo 10 grafemi (b, d, f, l, m, n, p, r, t, v) hanno un'esatta corrispondenza con altrettanti fonemi.

La C trascrive l'affricata postalveolare sorda (pronuncia [ʧ], detta C dolce) se seguita da E oppure I, trascrive l'occlusiva velare sorda (pronuncia [k], detta C dura) se seguita da A, O, U, consonante oppure in finale di parola.

La G trascrive l'affricata postalveolare sonora (pronuncia [d͡ʒ], detta G dolce) se seguita da E oppure I, trascrive l'occlusiva velare sonora (pronuncia [g], detta G dura) se seguita da A, O, U, consonante oppure in finale di parola.[11]

La S trascrive sia la fricativa alveolare sorda (pronuncia [s]) sia la corrispondente sonora (pronuncia [z]).

La Z trascrive sia l'affricata alveolare sorda (pronuncia [tz]) sia la corrispondente sonora (pronuncia [dz]).[12]

La H non trascrive nessun suono, ma serve dopo la C e la G per renderne i suoni duri davanti alla I e alla E (digrammi CH e GH), nelle interiezioni proprie "ah", "oh", "eh" e in alcune voci verbali, per evitare confusioni con parole omofone.[11]

La Q trascrive in ogni caso l'occlusiva velare sorda (pronuncia [k]), esattamente come la C dura.[13]

Lettere straniere[modifica | modifica wikitesto]

Le lettere J (i lunga), K (cappa), W (vi/vu doppia o doppia vi/vu), X (ics) ed Y (ipsilon o i greca), presenti nell'alfabeto latino moderno, compaiono raramente nei nomi e nelle parole di origine italiana. Si trovano in nomi, cognomi, termini scientifici derivanti dal greco o in parole derivate o prese in prestito da altre lingue moderne.[14]

La lettera J (i lunga) in italiano si pronuncia come la lettera "I" consonantica (ossia seguita da una vocale), come in Jesi, Jesolo, Juventus, junior, Jacopo. È stata inserita nell'alfabeto italiano nel '500, ma nell'Ottocento cadde in disuso e fu eliminata: oggigiorno, infatti, tranne che in cognomi (es. Jannacci), toponimi (es. Jesolo) e poche altre (es. juventino) si preferisce sempre la grafia "I", equivalente dal punto di vista fonetico se posta fra due vocali (es. gioia invece di gioja). D'altronde molti vocabolari, soprattutto i meno recenti, non considerano la J come una lettera a sé stante, ma come una semplice variante grafica della I semiconsonante[15].

La lettera K (cappa) si pronuncia come una "C" dura, come in Kenia, kerosene, kripton.

La lettera W (vu doppia o doppia vu) si pronuncia come la lettera "V" (in Walter, Wanda, Wolframio, water ecc.)[16][17].

La lettera X, (ics) è una lettera doppia e si pronuncia come una "C" dura seguita da una "S": "CS", come in xilofono, uxoricidio, xenofobia e nei cognomi Craxi e Bixio e nelle espressioni scientifiche raggi X; incognita x.

La lettera Y (ipsilon) si pronuncia come la lettera "I", come in yogurt, yo-yo, yoga.

Naturalmente, le lettere "J", "K", "W", "X" e "Y", essendo presenti in molti alfabeti stranieri, in italiano sono usate anche per riportare parole straniere o di origine straniera, nel qual caso si devono pronunciare in modo diverso, a seconda della lingua dalla quale provengono le parole, come in jazz, jumbo jet, abat-jour, Juan Carlos, ok, kaiser, western, civraxiu e molte altre.

Corrispondenze fra suoni e segni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ortografia della lingua italiana e Sistema grafematico italiano.

La corrispondenza tra fonemi e grafemi in italiano è carente e incoerente: ci sono 21 lettere (più 5 di origine straniera) a fronte di 30 fonemi; tuttavia l'italiano si può considerare una lingua in cui la corrispondenza ortografica tra grafemi e fonemi è sostanzialmente biunivoca, più che in lingue come l'inglese e il francese, ma meno che in slovacco o in finnico. Molto carente è la rappresentazione delle vocali /e/, /ɛ/, /o/, /ɔ/ e dell'accento di forza (o accento dinamico o stress): tutti questi non vengono segnati dall'ortografia quotidiana, se non nelle parole tronche. L'incoerenza è data principalmente dalla presenza di orpelli "muti", come h nel verbo avere, e nei gruppi ch, gh; inoltre dalla i muta in aglio, spegniamo, bilanciere, etc. C'è poi il mantenimento dell'inutile fossile etimologico q (la q di quota è identica alla c di cuore: entrambe valgono /k/). D'altronde la trappola più insidiosa è costituita probabilmente dagli accenti grafici dei monosillabi (per es. la vs. ), distinzione che il più delle volte non poggia su fondamenti prosodici reali (accento dinamico), e che è fonte dei più grossolani e diffusi errori tanto negli italofoni come nei parlanti stranieri.

Le seguenti regole valgono per l'italiano standard, non per parole di origine straniera in cui la pronuncia italiana può contenere fonemi stranieri (xenofonemi), come nelle parole mojito, surf, würstel.

Lettere a cui corrisponde un solo suono[modifica | modifica wikitesto]

Lettere a cui corrispondono due fonemi[modifica | modifica wikitesto]

Quando ad un simbolo (grafema) corrispondono due o più suoni (fonemi) nascono notevoli problemi di lettura e insorgono problemi di pronuncia che permettono una maggiore libertà nella lettura delle parole. In italiano vi sono lettere in cui non vi è alcun problema nella pronuncia, senza dipendere da parlate regionali o dialettali, cioè la c e la g, ma in molti altri casi può succedere che la pronuncia possa variare di luogo in luogo, aseconda del dialetto della zona; è il caso di e, o, s e z. Infine, vi sono grafemi in cui non si fa distinzione o la distinzione è minima nonostante possano essere pronunciati in determinati casi in modo diverso, come in i, r e u. La dizione corretta di tali parole in lingua italiana è insegnato dalla ortoepia italiana.

Vi sono comunque regole ben precise di lettura di queste lettere:

  • c: può essere affricata [ʧ] o occlusiva [k];
    • si legge affricata [ʧ]:
      • se seguita da e o i (cena [ˈʧe:na]),
      • se seguita da i dopo a, o o u (la i è muta) (ciao [ˈʧa:o]).
      • il gruppo cie si legge [ʧɛ], poiché il gruppo ie è utilizzato in sostituzione di e per indicare che l'apertura della vocale (cielo [ˈʧɛ:lo].
      • il gruppo [ʧ] in italiano standard non si trova mai seguito da consonante o alla fine della parola.
    • si legge occlusiva [k]:
      • se seguita da a, o, u (casa [ˈka:za]);
      • se seguita da h e e o i (che [ke]);
      • se seguita da consonante o alla fine della parola (racla [ˈra:kla]; zac [ˈdzak:]).
      • a differenza del gruppo cie, i gruppi cha, cho e chu non sono possibili in italiano.
  • e: si può leggere [e] o [ɛ]; non esistono vere e proprie regole ma solo "tendenze". La pronuncia aperta (è [ɛ]) o chiusa (é [e]) è insegnata dalla dizione nell'italiano standard, ma la pronuncia varia spesso da luogo a luogo e dagli influssi dialettali. Per le regole di pronuncia nell'italiano standard vedi ortoepia italiana.
  • g: come c, può essere dura [g] o dolce [dʒ], con le stesse regole per la c.
  • i: può essere vocale o consonante:
    • è vocale [i]:
      • se preceduta da vocale e seguita da consonante o alla fine della parola (mai [mai]);
      • se si trova fra due consonanti (costituisce quindi una sillaba) (piccolo [ˈpikkolo]);
      • se preceduta da consonante e seguita da vocale ma accentata (sia [sia]);
    • è consonante [j]:
    • Quando l'articolo il e la proposizione in si trovano fra due parole, la i spesso non viene pronunciata, soprattutto nei discorsi veloci, lasciando spazio solo alla /l/ o /n/; la trascrizione fonetica è quindi in] e il], poiché nella trascrizione un carattere in corsivo significa che può lessere letto o meno (es. mangio il pane [mandʒoilˈpane].
    • La i inoltre è muta nei digrammi ci e gi e nel trigramma sci.
  • n: la lettera n, designante il fonema [n] si assimila sempre al luogo di articolazione della consonante seguente. Ciò significa che la n si legge diversamente a seconda della lettera che segue:
    • si legge [n] se è seguita da vocale o da consonante qualsiasi (non /f/, /v/, /p/, /b/, /g/, /k/);
    • se seguita da consonante velare /k/ o /g/ è realizzato con un contoide nasale velare ([ŋ]);
    • nei gruppi nf o nv è realizzato con un contoide nasale labiodentale ([ɱ]);
    • i gruppi np e nb non sono possibili in italiano, ma si realizzano con mp o mb.
    • esistono altri allofoni di /n/ come la dentale e la mediopalatale, di solito non riportati nella trascrizione larga.
  • o: come per e, può essere aperto [ɔ] o chiuso [o]; come per e non ci sono vere e proprie regole per stabilirlo e valgono le stesse affermazioni al riguardo. Per le regole di pronuncia nell'italiano standard vedi ortoepia italiana.
  • r: [r], in posizione intervocalica [ɾ]; oggi può essere sempre pronunciata [ɾ] soprattutto nei discorsi veloci.
  • s: può essere sorda [s] o sonora [z]:
    • è sorda [s]:
      • all'inizio della parola se seguita da vocale (Sara [ˈsara]) o da consonante sorda (spuntare [spunˈtare];
      • se preceduta da una consonante qualsiasi (transitare [transiˈtare]);
      • se seguita da consonante sorda (raspa [ˈraspa]);
      • nel gruppo ss (grosso [ˈgrɔsso];
      • quando è iniziale del secondo componente di un vocabolo composto: affittasi, disotto, girasole, prosegue, risapere, unisono, preservare, riservare, reggiseno, pluristrato, multistrato, preside, presidio, preservare, presentimento questi vocaboli sono nati dall'unione di una parola iniziante in /s/ ad un prefisso;
      • in alcuni dialetti dell'Italia centrale e meridionale la s si pronuncia sorda se si trova fra due vocali (posizione intervocalica): casa, cosa, così, mese, naso, peso, cinese, piemontese, goloso, bisognoso;
    • è invece sonora [z]:
    • può essere [z] o [s]:
  • u: come i, può essere vocale [u] o semivocale [w], con le stesse regole per la i.
    • Sono possibili cluster di /j/ + /w/:
      • nella parola aiuola [aˈjwɔ:la];
      • Nei verbi in cui le desinenze dell'infinito -are, -ere, ire sono precedute da semivocale [w] nelle desinenze inizianti per i + vocale (esempio: continuiamo, annuiamo [kontiˈnwja:mo, anˈnwja:mo]
  • z: rappresenta le affricate sorda [ts] o sonora [dz]:

La z rappresenta le affricate sorda [ts] o sonora [dz]:

    • è normalmente sorda [ts]:
    • è invece sonora [dz]:
      • nei suffissi dei verbi in -izzare (organizzare [organidˈdzare];
      • se è lettera iniziale di un vocabolo ed è seguita da due vocali (zaino [ˈdzaino];
        • eccezione: nel vocabolo zio [ˈtsio] e suoi derivati che rientrano nella regola della z o sorda perché presentano la vocale i seguita da un'altra vocale;
      • se è lettera iniziale di un vocabolo e la seconda sillaba inizia con consonante sonora (zebra [ˈdzɛbra]);
      • se è semplice (non raddoppiata) in mezzo a due vocali semplici (azalea [addzaˈlɛa]);
    • In posizione intervocalica e tra vocale e "semiconsonante" (le consonanti /j/ , /w/) è sempre rafforzato /tts/ e /ddz/, ma non sempre è segnalato con una doppia: i gruppi finali vocale +zione, zioni, zia, zie, zio sono sempre rafforzati ma si scrivono con un z soltanto (razzo [ˈraddzo], stazione [statˈtsjo:ne], polizia [politˈtsi:a]); raddoppia invece nei gruppi derivati da parole con doppia z: pazzo > pazzia; corazza > corazziere.

Digrammi e trigrammi che rappresentano un solo suono[modifica | modifica wikitesto]

  • ch: [k] (solo seguito da i o e).
  • ci+vocale: [ʧ].
  • gh: [g] (seguito solo da i o e).
  • gi+vocale: [dʒ].
  • gl (i): si legge [ʎ], con le seguenti regole:
    • se seguita solo da i e consonante o alla fine della parola si legge [ʎi] (gli [ʎi]);
    • se composta da gli+vocale (non i)+consonante (o fine della parola) si pronuncia [ʎ] (glielo [ˈʎelo]);
    • in posizione intervocalica è rafforzato /ʎʎ/ (aglio [ˈaʎʎo]);
    • nel gruppo glic, gl si legge separato /gl/, come glicerina e glicine, glicogeno, glicemia.
  • gn: seguito sempre da vocale, si pronuncia [ɲ] (gnomo [ˈɲɔmo]).
    • In posizione intervocalica è rafforzata /ɲɲ/ (ragno [ˈraɲɲo]).
    • Il gruppo gni+vocale si usa:
      • se la i è accentata (compagnia [compaɲˈɲia])
      • con i verbi in -gnare alla prima persona plurale. dell'indicativo presente e alla prima e seconda plurale del congiuntivo presente (sogniamo, sogniate) la i è muta, anche se oggi tende a non essere più scritta (sognamo, sognate).
  • sc (i): designa il suono [ʃ], con le seguenti regole:
    • sci o sce seguiti da consonante o alla fine della parola si pronunciano [ʃi] e [ʃe];
    • i gruppi sca, sco e scu si leggono invece separati [ska], [sko], [sku]
    • sci+vocale (non i, e) si pronuncia [ʃ] (sciame ['ʃa:me]);
    • se la i e la vocale seguente vengono separate da un limite di morfema, la i si pronuncia (sci+are [ʃiˈa:re]);
    • il gruppo scie si pronuncia [ʃe] (tale gruppo di lettere è presente solo in tre parole e relativi composti: scienza, coscienza e usciere);
    • nella parola scie [ʃie] e nelle forme del verbo sciare (al futuro scierò, scierai, scierà, scieremo, scierete, scieranno e al condizionale scierei, scieresti, scierebbe, scieremmo, sciereste, scierebbero) il gruppo scie si pronuncia invece [ʃie] poiché contiene un limite di morfema (sci+e).
    • in posizione intervocalica tale suono è rafforzato /ʃʃ/ (moscio [ˈmɔʃʃo]).

Lettere che non rappresentano alcun suono[modifica | modifica wikitesto]

  • h: non corrisponde ad alcun suono, è sempre muta. Si usa: per esprimere il suono duro della c e della g dopo e o i, in alcune interiezioni come ahia! [ˈajja] , ahi! [ˈai], in alcune forme del verbo avere derivato dal latino habere (ho, hai, ha, hanno), per distinguerle da altre parole di suono identico (o, ahi, ai, a, anno); . Anche nel latino tardo la h non si pronunciava e perciò non si è conservata (homo>uomo; humidus>umido; hora>ora). Il fonema [h] in italiano esprime un suono solo nelle onomatopee, come in quella usata per rappresentare una risata: hahaha si può leggere [aaˈa], con [hahaˈha] oppure intercalando a col suono /ʔ/ [aʔaˈʔa]. La lettera acca è usata anche in parole di origine straniera (hotel, hall).

Lettere di origine straniera[modifica | modifica wikitesto]

  • j: la lettera i lunga in Italiano designa il suono [j]. Un tempo era usata in sostituzione di i per esprimerne il valore consonantico [j] (come negli scritti di Giovanni Verga, ad esempio in gajo); nelle parole di origine francese esprime il suono [ʒ] (abajour [abaˈʒur]), nelle parole di origine inglese il suono [dʒ] (jolly [ˈdʒɔlli]).
  • k: la lettera cappa rappresenta il suono [k], sia in Italiano, sia nella parole straniere usate in Italia (karate [kaˈrate]); ha quindi lo stesso valore della c dura.
  • w: la lettera vu doppia in Italiano rappresenta il suono [v]; nelle parole di origine inglese esprime il suono [w], in quelle di origine tedesca il suono [v].
  • x: la lettera ics ha un suono doppio: [k] + [s], ovvero [ks]. Si trova soprattutto in parole di origine greca ed inglese.
  • y: la lettera ipsilon si pronuncia [i] oppure [j], con le stesse regole della i: in posizione iniziale è soprattutto semivocalica; anch'essa si trova soprattutto in parole di origine greca ed inglese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marcello Sensini, La grammatica della lingua italiana, ed. Mondadori, Milano, 2009, ISBN 88-04-46647-2, p. 14.
  2. ^ Morfosintassi
  3. ^ V, V in Vocabolario – Treccani
  4. ^ K, K in Vocabolario – Treccani
  5. ^ Y, Y in Vocabolario – Treccani
  6. ^ a b The Straight Dope: Why did 18th-century writers use F inftead of S?
  7. ^ Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti,IL-vocabolario della lingua latina,Torino,Loescher editore,2007.
  8. ^ Adriana Calamaro e Angelo Cardinale,Nuovo Le Ragioni del Latino,Casoria (NA), gennaio 2007. ISBN 978-88-7276-690-3
  9. ^ X - Dizionario Italiano online Hoepli - Parola, significato e traduzione
  10. ^ Silvia Calamai, Chiuse e aperte, vocali in Enciclopedia dell'italiano, Treccani, 2010. URL consultato il 12 gennaio 2014.
  11. ^ a b Benvenuti Zanichelli - Intercultura blog - Lingua italiana e intercultura » Blog Archive » L’alfabeto italiano
  12. ^ Lettera zeta Z origini significato etimologia maiuscola minuscola alfabeto
  13. ^ Lettera Q q origini significato etimologia maiuscola minuscola
  14. ^ Accademia della Crusca
  15. ^ Giacomo Devoto e Giancarlo Oli, Nuovo Vocabolario Illustrato della Lingua Italiana, Milano, Le Monnier, 1987. ISBN 88-7045-081-3
  16. ^ Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini, Piero Fiorelli, Dizionario italiano multimediale e multilingue d’ortografia e di pronunzia, RAI ERI, 2010, ISBN 978883971478-7
  17. ^ Cfr. una scheda dell'Accademia della Crusca: «il normale parlante italiano è intimamente convinto che la w rappresenti (anzi “sia”) una consonante, come in Walter».

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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