Turdus

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Turdus
2018.03.20.-03-Mannheim-Vogelstang--Singdrossel.jpg
Turdus philomelos
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Muscicapoidea
Famiglia Turdidae
Genere Turdus
Linnaeus, 1758
Specie

vedi testo

Turdus Linnaeus, 1758 è un genere di uccelli passeriformi della famiglia dei Turdidi[1].

I membri del genere Turdus sono uccelli di medie dimensioni dal piumaggio perlopiù mimetico; prevalentemente terricoli, in aria, sono rapidi e sciolti. Una buona metà delle specie frequenta ambienti situati nella fascia altitudinale inferiore ai 2.000 metri, ma alcune possono spingersi oltre i 4.000 metri di quota. Prediligono ambienti boschivi liberi per la nidificazione e ambienti aperti e semiaperti con facile accesso al suolo per il cibo. Diverse specie danno prova di grande capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali. Alcune si lasciano avvicinare abbastanza facilmente e diventano familiari fino ad entrare nella società e nella cultura. In Europa questo posto è detenuto dal merlo, nell’America del nord dal tordo migratore, in Brasile dal tordo pancia rossiccia e in Cile dal tordo delle Falkland. Sono onnivori, con un regime alimentare determinato dalle necessità fisiologiche e caratterizzato da variabilità stagionali. La stagione riproduttiva nell’emisfero settentrionale è compresa tra marzo-aprile e fine agosto, mentre nell’emisfero sud può durare tutto l'anno, con l’attività principale svolta durante la stagione delle piogge. Sessualmente maturi a dodici mesi, depongono da due a sei uova, per ogni covata. Predati da mammiferi, serpenti e rapaci, contribuiscono alla conservazione delle relative specie, utili nella regolazione delle popolazioni di invertebrati e nella propagazione delle specie vegetali che forniscono loro il nutrimento, per le implicazioni relative alla preservazione della biodiversità.

Delle 84 specie del genere Turdus, il 46% risiede nella ecozona neotropicale (Messico meridionale, America centrale e meridionale) ed appena un terzo sono migratrici. Predati da corvidi, rapaci diurni e notturni, serpenti e vari mammiferi, i tordi sono afflitti da un cospicuo numero di parassiti interni ed esterni, alcuni dei quali interessano l’uomo. Presentano uno stato di conservazione relativamente favorevole, infatti 71 specie sono classificate nella categoria Quasi minacciate, nella Lista Rossa delle Specie Minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Distruzione e degrado dell'habitat sono all’origine della diminuzione degli effettivi di alcune specie. Cacciati da tempo immemorabile, i tordi sono utilizzati come richiami per la caccia e per la partecipazione alle gare di canto.

Tra le più antiche raffigurazioni, nelle quali sono rappresentati, gli affreschi etruschi della Tomba del triclinio, risalenti all'inizio del V secolo a.C.. Affreschi raffiguranti nature morte con questi uccelli, destinati alle mense, sono stati ritrovati nelle ville di Ercolano e di Pompei, e nella Villa di Livia a Prima Porta, a Roma. Sul finire del Cinquecento e nei primi anni del Seicento abbondano le tele con tordi appesi a frollare o riversi sui banconi, insieme a tanta altra selvaggina. Il merlo e il tordo sono citati da scrittori e poeti in rapporto ai loro versi e ai loro comportamenti ed abitudini. La palma di cantore malinconico e raffinato spetta al tordo, mentre il merlo si distingue per il suo fischio sonoro e con il suo ciangottio petulante.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sono uccelli di medie dimensioni. Hanno lunghezza totale compresa tra 22 a 27 cm, apertura alare tra 34 e 40 cm e peso da 66 a 140 gr, variabile secondo il sesso e le stagioni. Il piumaggio della parte superiore varia dal marrone o grigio, al blu, castano o arancione, a volte con vistose macchie alari e solitamente punteggiato (soprattutto nei giovani); le parti inferiori presentano una colorazione di fondo biancastra più o meno macchiettata, eccezion fatta per alcune specie (merlo comune e merlo dal collare ed altri merli tropicali, che hanno un piumaggio decisamente nero nei maschi e scuro nelle femmine). Le ali sono prevalentemente arrotondate e la coda è quadrata o leggermente arrotondata. Il becco è robusto e lievemente incurvato, bruno (ma anche giallo o arancione nel maschio adulto di certe specie), in genere, con un po' di giallo alla base, spesso la mandibola superiore sporge rispetto a quella inferiore e ha la punta ricurva verso il basso. Adatto ad una alimentazione a base di insetti e di semi, può anche servire per la rottura del guscio delle uova di altri uccelli, come nel caso del tordo delle Tristan[2]. Il tarso è lungo rispetto alle dimensioni del corpo, le zampe e i piedi sono robusti; in alcune specie, come il merlo e la tordela, possono rappresentare un importante strumento per scavare nella neve e nel terreno alla ricerca di cibo. il dimorfismo sessuale è abbastanza pronunciato, considerato che soltanto un 20-25% delle specie non presenta marcate differenze tra i sessi. I soggetti giovani assomigliano alle femmine, che sono un po’ più piccole dei maschi adulti e hanno un piumaggio leggermente più chiaro e più opaco. La tordela è il più grande del suo genere con lunghezza totale di 27 cm e un peso di 100-140 g[3][4].

I soggetti nati nell’anno, una volta completata la crescita del piumaggio giovanile, effettuano una muta, durante la quale rinnovano il piumaggio del corpo e mutano le penne dell’ala in modo variabile a seconda della specie. L’adulto, invece, compie una muta post-riproduttiva completa[3].

Nei turdidi, come in altre famiglie, si possono verificare mutazioni derivanti da cambiamenti di carattere genetico, che vengono poi trasmessi di generazione in generazione. Nei tordi, le mutazioni sono caratterizzate da diverse colorazioni, come dettagliato di seguito per alcune specie: tordo bottaccio: mutazione brown (colore giallo senape o arancio a seconda della stagione), mutazione satin (colore bianco con leggera pigmentazione nera alla base della piuma e gli occhi neri) e mutazione albino (colore bianco con occhi rossi); tordo sassello: mutazione marrone e mutazione satin; merlo: mutazione albino, mutazione satin, mutazione grizzly (tricolore), mutazione Siam, mutazione blu o grigia, mutazione agata, pastello e marrone[5].

Possono inoltre verificarsi incroci interspecifici, che comportano differenze anche nel piumaggio, come nel caso dei seguenti: T. atrogularis x T. ruficollis[6], T. eunomus x T. naumanni[7][8], T. iliacus x T. pilaris[9][10], T. ruficollis ruficollis x T. naumanni naumanni[11] e T. smithi x T. olivaceus[12].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

In natura, vivono mediamente due o tre anni, ma allevati in cattività e in condizioni favorevoli, possono superare i 20 anni. Uccelli prevalentemente terricoli, a terra si spostano con disinvoltura correndo con portamento eretto e saltellando con eleganza nei prati o nella lettiera di foglie, sempre con atteggiamento vigile, fermandosi a tratti per tenere d'occhio l'ambiente circostante, pronti a involarsi rapidamente, magari emettendo un richiamo di allarme. Gli stessi pulli sono alimentati a terra dai genitori durante i primi mesi di vita, nell'area del loro nido. Si ritirano nel fitto dei boschi o delle siepi per nascondersi, per nutrirsi (su alberi e arbusti o nel sottobosco), per nidificare, per passare la notte. In aria, sono rapidi e sciolti, con volo caratterizzato da rapidi battiti d’ala interrotti da brevi planate, agile veloce, spesso ondeggiante. Il volo migratorio, consiste in una serie di rapidi battiti d’ala, interrotti da movimenti orizzontali o discendenti.

Maschio e femmina raggiungono la maturità sessuale a dodici mesi e formano coppie talvolta destinate a durare tutta la vita. Territoriali e quasi tutti monogami, entrambi i sessi difendono vigorosamente il territorio circostante il nido. Nel periodo riproduttivo vivono in coppie isolate[3][13], ma nella restante parte dell’anno tendono a divenire più sociali e a riunirsi in branchi di dimensione variabile: quando si alimentano, occasionalmente mescolati ad altre specie, congeneri e non, per garantirsi una maggiore sorveglianza dai predatori, e in occasione delle migrazioni. Tendono a migrare in stormi, viaggiando solitamente di notte ed emettendo versi con i quali mantengono il contatto con i compagni. Sulle lunghe distanze, gli stormi si mantengono alti, con un volo rapido, forte e diretto; sono stati monitorati dal radar stormi in volo fino a 3.270 metri dal suolo[14]. Le specie migratrici coprono distanze anche notevoli. Le specie sedentarie o migratrici altitudinali effettuano spostamenti minori, da alcune decine a centinaia di chilometri. I tordi tendono a tornare regolarmente nelle aree di svernamento tradizionali, seppure alcune specie sono meno regolari e si lasciano influenzare dalle condizioni meteorologiche e dalle disponibilità alimentari.

Onnivori, praticano preferibilmente le zone semiaperte, praterie, margini di bosco e aree boschive, ma diverse specie danno prova di grande capacità di adattamento ai cambiamenti ambientali ed all'ambiente umano, che fornisce loro risorse alimentari e protezione, frequentando in misura crescente frutteti e parchi, giardini cittadini, dove molti uccelli accettano i nidi artificiali, quando disponibili. Nel periodo della nidificazione sono timidi e circospetti, ma alcune specie divengono relativamente confidenti nel resto dell'anno e si lasciano avvicinare abbastanza facilmente, soprattutto laddove sono abituate alla presenza dell'uomo.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Il regime alimentare delle specie del genere Turdus è determinato dalle necessità fisiologiche e caratterizzato da variabilità stagionali[15]. Durante la stagione riproduttiva, quando il fabbisogno proteico aumenta per le produzioni (sperma e uova), prevale una dieta proteica a base di invertebrati quali insetti (termiti, formiche, cavallette, coleotteri, farfalle, tra gli altri) e loro larve; aracnidi (ragni, scorpioni e zecche); miriapodi e crostacei; molluschi (limacce e lumache) e lombrichi[3][16]. Numerose specie si nutrono anche di piccoli vertebrati (pesci, girini, rettili, uova e pulcini di altre specie[17]. Durante la migrazione verso i quartieri di svernamento, preferiscono i frutti energetici, con una bassa concentrazione di semi e facilmente digeribili quali quelli di biancospino, edera, ilatro, pruno, rovo e sambuco Tra gli altri frutti selvatici figurano agrifoglio, alaterno, cotonastro, ginepri, fragole, lamponi, ribes, rosa canina, sorbo, tasso e vischio.

Negli ambienti più caldi, gli alimenti vegetali prevalgono nella dieta, che comprende un gran numero di bacche, frutti e semi (sulla pianta e a terra, con preferenza per quelle più dolci ed acquose) di piante erbacee, arbustive e arboree appartenenti a vari generi, tra cui alloro, edera, fragola, ginepro, lampone, mirtillo, mora, vischio, ciliegie, guaiava, mele, pere, uva, germogli e boccioli. Alcune specie sono ghiotte di nettare[18], tra questi, il tordo fianchigrigi, il tordo argilla, il tordo dorsorossiccio, il Turdus simillimus, il tordo castano e il tordo golanera che, addirittura, in primavera si nutre quasi esclusivamente di nettare di rododendro[19].

I pulcini, che necessitano di proteine per accrescere la massa corporea, sono nutriti esclusivamente di invertebrati.

I tordi si alimentano nelle radure erbose ai margini dei terreni coltivati correndo e saltellando agilmente, o cercano le prede nel sottobosco, rovistando nella lettiera di foglie con piccoli colpi laterali della testa. La cesena e la tordela sono anche capaci di catturare gli insetti in aria volando anche ad altezze elevate, insolite per queste specie. Nei pressi delle aree più antropizzate, le specie più confidenti approfittano delle opportunità offerte dall’uomo[20]. Il Turdus eremita, già citato per la sua natura di predatore, si nutre anche di resti di animali e di scarti di cucina[2].

In cattività, sono molto adattabili ai vari cibi: farina di mais, larve di insetti, frutta, uva secca, pane e latte, mangimi pellettati e pastoni a base di insetti.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La stagione riproduttiva inizia più precocemente alle latitudini ed alle altitudini inferiori. Nell’emisfero settentrionale, è compresa tra marzo-aprile e fine agosto, mentre nell’emisfero sud può durare tutto l'anno, con l’attività principale svolta durante la stagione delle piogge[21]. I maschi di alcune specie arrivano nelle zone di nidificazione prima delle femmine; il maschio definisce col canto, e poi protegge e difende, il territorio di riproduzione, scacciando gli altri maschi, ma anche la femmina può essere aggressiva, quando compete con altre femmine per un buon territorio di nidificazione. Il corteggiamento, che può essere osservato in diverse specie, include, oltre al canto, la parata nuziale, la cerimonia del becco aperto, in cui il maschio e la femmina si avvicinano e si toccano il becco, l'alimentazione della femmina da parte del maschio. La cesena, che è il solo turdide che nidifica volentieri in colonie, allontana i potenziali predatori che si avvicinano alle colonie di nidificazione, da sola o in gruppo, spruzzandoli di escrementi[3].

La scelta del sito e la costruzione del nido spettano alla femmina, che impiega un paio di settimane per approntarlo, talvolta aiutata dal maschio, che può partecipare con la raccolta di materiali. Questi variano a seconda delle disponibilità e delle condizioni climatiche, con particolare riferimento alle basse temperature ed alla ventosità. Il nido può essere costruito praticamente ovunque, a seconda della posizione geografica e dell'habitat: in luoghi freschi e ombrosi, nella vegetazione densa (gli alberi preferiti sono sempreverdi), ai margini di boschi misti, ma anche in frutteti o all’interno dei parchi cittadini. Di solito, è posizionato abbastanza in alto, ad almeno sei-otto metri dal suolo, ben mimetizzato, alla biforcazione di un albero, contro il tronco o lungo un grande ramo orizzontale, ma anche a terra, tra le radici di una pianta abbattuta, in un fitto cespuglio, nella cavità di un albero, sotto una roccia, in una crepa del muro o tra le rocce. Nelle aree suburbane, si possono trovare nidi anche sotto la grondaia di una casa, su cornicioni e sporgenze di fienili e persino sui davanzali di finestre. Alcune specie approfittano dei nidi artificiali, altre (ad esempio il tordo di Kurrichane) riutilizzano anche nidi di altre specie. Le caratteristiche del nido variano da regione a regione. Normalmente, è una ciotola voluminosa di 10–15 cm di diametro, costituita da un intreccio di ramoscelli, erba, piccole radici, felci, ma anche pezzi di carta, di plastica, di tessuto e di spago e muschio, consolidata con fango o escrementi di animali. L'interno è foderato con petali, piume, peli di animali o altro materiale morbido, a seconda delle disponibilità.

Vi sono deposte da due a cinque-sei uova, la cui superficie ha, nella maggior parte dei casi, un colore tendente al bluastro e al verdastro, con macchiettature o screziature evidenti, che schiudono dopo essere state incubate dalla femmina per un paio di settimane, con la collaborazione generalmente sporadica del maschio, che può portarle del cibo. Gli adulti del merlo dal collare e della cesena hanno l’abitudine ad accumulare il cibo sul terreno prima di trasportarlo al nido. I pulcini sono alimentati quasi sempre da entrambi i genitori e abbandonano il nido a due-tre settimane di vita, ma rimangono nelle sue vicinanze e vengono ancora nutriti fino a due-tre settimane. A volte, il maschio continua a nutrire i piccoli da solo, mentre la femmina incuba una seconda covata. Il numero delle covate annue (fino a un massimo di cinque) varia a seconda della latitudine, dell’altitudine e della specie, ma la deposizione può durare praticamente tutto l’anno, laddove le condizioni climatiche sono favorevoli. In molti casi, le femmine iniziano la covata successiva circa 40 giorni dopo la deposizione del primo uovo dell'anno, ma spesso costruiscono il nido e poi depongono le uova prima che la prima serie di nidiacei sia indipendente. A volte, la sovrapposizione è lunga, con la seconda covata iniziata prima che i primi pulcini abbiano lasciato il nido. In questo caso, il maschio si prende cura dei pulli della prima nidiata. I genitori difendono sempre coraggiosamente la nidiata.

Voce[modifica | modifica wikitesto]

Il verso cui si fa più comunemente riferimento è il canto nuziale, che i soggetti maschi fanno udire, in particolare prima e durante la stagione riproduttiva, per definire il proprio territorio ed avviare il corteggiamento. In genere, i cantori si posizionano verso la cima di un grosso albero o, comunque, su posizioni elevate ed esposte (accorgimento che rende possibile farsi udire anche a notevole distanza) e si producono in esibizioni quanto mai gradevoli per l’ascoltatore, che può godere di un suono solitamente sonoro, limpido, flautato, molto vario e melodioso. Si tratta, talvolta, di veri virtuosismi, con frasi ricche, note chiare e piccoli fischi, che vengono intrecciati e personalizzati, anche con variazioni locali e dialettali. Così, è possibile assistere a veri concerti con canti che risuonano nelle vallate, specialmente al mattino, anche in ore antelucane, e fino all’imbrunire, ed oltre. Tra i più conosciuti cantori del Paleartico, eccellono il tordo bottaccio e il merlo, celebrati da letterati, poeti e artisti. Molte altre specie[22] sono apprezzate per il canto melodioso e sono oggetto di cattura proprio in ragione delle qualità canore, come il tordo zampegialle e il tordo pancia rossiccia nell’America meridionale. I maschi di queste specie hanno un forte potere imitativo (compresi i versi di altre specie come cuculi o storni). Occasionalmente, anche le femmine cantano e, soprattutto le coppie delle specie tropicali, possono duettare, forse per rafforzare il legame di coppia[23].

Quando sono allarmati, irritati o semplicemente eccitati (nella stagione riproduttiva), possono emettere svariati versi, che vanno dal semplice grido acuto, gutturale, rauco allo schiamazzo del merlo o del bottaccio, allo sghignazzo (ad esempio, del tordo migratore americano) o alla caratteristica risata soffocata del tordo isolano.

In volo, specialmente durante la migrazione, emettono versi di contatto solitamente secchi o aspri, come lo zirlo metallico del bottaccio (zilip), o lo striscio penetrante del sassello (siiiiiip). Nelle pause migratorie, ma anche nei terreni di svernamento, gli stormi di alcune specie, come il sassello, fanno udire un basso coro di cinguettii, che si percepisce come un brusio inconfondibile.

Distribuzione, migrazioni e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Delle 84 specie del genere Turdus elencate nella Tabella 1 presentata di seguito, 39 (cioè il 46%) sono residenti nella ecozona neotropicale, 19 (23%) nell'ecozona paleartica, 15 (18%) nell’ecozona afrotropicale e le altre dieci specie nelle zone ecologiche neartica, indomalese e oceanica. Nel Madagascar, nelle Hawaii e nelle zone ecologiche antartica e australasiana non ci sono rappresentanti del Genere[24][25].

La diffusione delle varie specie è molto eterogenea. Alcune consistono di popolazioni di poche centinaia o migliaia di individui confinate in piccole isole, mentre altre hanno popolazioni estremamente grandi, diffuse su areali molto estesi: ad esempio, il merlo ed il T. mandarinus nell'ecozona paleartica, i tordi africano e oliva nell'ecozona afrotropicale, il tordo migratore americano nell'ecozona neartica e i tordi argilla e panciarossiccia nell'ecozona neotropicale.

Tabella 1 - Distribuzione geografica delle specie del genere Turdus[1].

Foto Nome scientifico Nome italiano Areale
Ecozona paleartica (n. 19 specie)
inserire Turdus albocinctus Royle, 1840 merlo collobianco Dall'India settentrionale a Tibet sud orientale, Cina sud-occidentale e Myanmar nord-occidentale.
inserire Turdus atrogularis Jarocki, 1819 tordo golanera Dalla Russia orientale alla Siberia occidentale. Sverna in India settentrionale e Cina.
inserire Turdus cardis Temminck, 1831 tordo del Giappone Cina centrale e Giappone. Sverna in Cina meridionale e Indocina.
inserire Turdus celaenops Stejneger, 1887 tordo delle isole Izu Isola di Izu e Yakushima (Isole Ryukyu).
inserire Turdus chrysolaus Temminck, 1832 tordo testabruna Dall’isola di Sakhalin (Russia) al Giappone settentrionale. Sverna in Cina meridionale, Filippine, isole Kuril, nelle principali isole giapponesi e Ryukyu.
inserire Turdus eunomus Temminck, 1831 inserire Da Siberia settentrionale a Kamchatka; sverna in Giappone, Cina meridionale e Myanmar.
inserire Turdus feae (Salvadori, 1887) tordo fianchigrigi Monti della Cina nord-orientale (Liaoning). Sverna in India e Myanmar.
inserire Turdus hortulorum P.L. Sclater, 1863 tordo dorsogrigio Siberia orientale, Manciuria e Corea settentrionale. Sverna in Asia sud-orientale.
Redwing Turdus iliacus.jpg Turdus iliacus Linnaeus, 1766 tordo sassello Islanda, isole Faroe, Europa settentrionale e Asia centrale. Sverna in Europa nord-occidentale, Nord Africa e Medio Oriente.
inserire Turdus kessleri (Przewalski, 1876) tordo dorsobianco Cina occidentale (da Gansu a Sichuan). Sverna in India settentrionale.
Common Blackbird.jpg Turdus merula Linnaeus, 1758 merlo comune Azzorre, Madera e Canarie, Europa occidentale e sud-orientale, Bacino del Mediterraneo, Caucaso, Transcaucasia, dall’Asia centrale all’Afghanistan nord-orientale, Pamirs e Xinjiang; introdotto in Australia e Tasmania.
inserire Turdus naumanni Temminck, 1820 tordo di Naumann Dalla Siberia centrale alla Manciuria settentrionale, Amurland e Sakhalin. Sverna in Corea.
inserire Turdus obscurus J.F. Gmelin, 1789 tordo oscuro Siberia, Mongolia e Giappone.
inserire Turdus pallidus J.F. Gmelin, 1789 tordo chiaro Dalla Siberia nord-orientale all’isola Kuril e Giappone. Sverna in Asia sud-orientale e Sumatra.
Song thrush.jpg Turdus philomelos C.L. Brehm, 1831 tordo bottaccio Europa, Isole Britanniche, isola di Skye, Ebridi Esterne, Asia centrale, dai Monti Sayan al Lago Baikal e Iran settentrionale. Sverna nel bacino del Mediterraneo e in Iran. Introdotto in Australia e Tasmania.
Björktrast (Turdus pilaris)-6.jpg Turdus pilaris Linnaeus, 1758 cesena Paleartico settentrionale. Sverna in Nord Africa, Mediterraneo e Medio Oriente.
inserire Turdus ruficollis Pallas, 1776 tordo golascura Dalla Siberia orientale alla Manciuria settentrionale. Sverna in Cina occidentale, Myanmar e India nord-orientale.
Drozd kolohrivý (Turdus torquatus) a (4834220566).jpg Turdus torquatus Linnaeus, 1758 merlo dal collare Francia, Caucaso, Turchia e Iran settentrionale. Sverna in Asia Minore, Nord Africa e Iran meridionale.
Turdus viscivorus in Baikonur-town 001.jpg Turdus viscivorus Linnaeus, 1758 tordela Dal Paleartico occidentale alla Siberia occidentale e orientale, Asia centrale, Himalayas, Africa nord-occidentale, Corsica e Sardegna. Sverna in India settentrionale.
Ecozona afrotropicale (n. 15 specie)
inserire Turdus abyssinicus J.F. Gmelin, 1789 inserire Eritrea, Etiopia, Sud Sudan sud-orientale, Uganda settentrionale, Repubblica Democratica del Congo, Altopiani del Burundi, Rwanda, Uganda sud-occidentale, Kenya, Tanzania settentrionale, Malawi settentrionale e Zambia nord-orientale.
inserire Turdus bewsheri E. Newton, 1877 tordo delle Comore Isole Comore.
Nesocichla eremita -Inaccessible Island, cropped.jpg Turdus eremita (Gould, 1855) tordo delle Tristan Arcipelago di Tristan da Cunha, Inaccessible e Nightingale (Oceano Atlantico).
inserire Turdus helleri (Mearns, 1913) tordo delle Taita Kenya sud-orientale (Monti Taita e Kasigau).
inserire Turdus libonyana (A. Smith, 1836) tordo di Kurrichane Angola settentrionale, Namibia settentrionale, Repubblica Democratica del Congo sud- orientale e meridionale, Zambia, Swaziland, Botswana nord-orientale, Sud Africa orientale e nord- orientale, Zimbabwe, Tanzania, Malawi e Mozambico.
Nesocichla eremita -Inaccessible Island, cropped.jpg Turdus litsitsirupa (Smith, 1836) tordo grattaterra Angola settentrionale, Namibia nord-occidentale, Repubblica Democratica del Congo sud-orientale, Botswana, Zimbabwe, Altopiani dell’Eritrea e dell’Etiopia, Tanzania occidentale, Malawi occidentale Mozambico e Sud Africa.
inserire Turdus ludoviciae (Phillips, 1895) tordo della Somalia Monti della Somalia settentrionale.
inserire Turdus menachensis Ogilvie-Grant, 1913 tordo dello Yemen Monti del sud-ovest della Penisola Arabica.
inserire Turdus olivaceofuscus Hartlaub, 1852 tordo olivaceo São Tomé (Golfo di Guinea).
Olive Thrush RWD.jpg Turdus olivaceus Linnaeus, 1766 tordo oliva Monti del Malawi meridionale e Mozambico, foreste montane dello Zimbabwe orientale, Swaziland occidentale e Sud Africa (KwaZulu-Natal, Province del Capo).
inserire Turdus pelios Bonaparte, 1850 tordo africano Senegal, Gambia, Guinea, Sierra Leone, Liberia, Ghana, Congo, Gabon, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Zambia, Camerun, Rwanda, Burundi, Tanzania, Repubblica del Centrafrica, Sud Sudan, Uganda, Kenya, Ciad, Sudan, Sud Sudan, Eritrea ed Etiopia.
inserire Turdus roehli Reichenow, 1905 inserire Tanzania nord-orientale (Monti Pare e Usambara).
inserire Turdus smithi Bonaparte, 1850 inserire Dalla Namibia meridionale al Botswana sud-orientale e al Sud Africa nord-orientale.
inserire Turdus tephronotus Cabanis, 1878 tordo occhinudi Dalle pianure aride di Etiopia e Somalia a Kenya e Tanzania nord-orientale.
inserire Turdus xanthorhynchus Salvadori, 1901 inserire Principe (Golfo di Guinea).
Ecozona indomalese (n. 9 specie)
inserire Turdus boulboul (Latham, 1790) merlo aligrigie Dal Pakistan occidentale a Myanmar settentrionale, Cina meridionale e Asia sud-orientale.
inserire Turdus dissimilis Blyth, 1847 tordo pettonero Dai Monti dell'Assam alla Cina sud-occidentale, Myanmar settentrionale e Asia del sud-est.
inserire Turdus mandarinus Bonaparte, 1850 inserire Cina orientale (da Gansu meridionale e Shaanxi meridionale attraverso il Sichuan orientale a Yunnan occidentale e centrale, a est verso Hebei e Guangdong). Sverna in Hainan e in Indocina settentrionale.
inserire Turdus maximus (Seebohm, 1881) inserire Pakistan occidentale e India a Sikkim, Bhutan e Tibet sud-orientale.
inserire Turdus mupinensis Laubmann, 1920 tordo della Cina Cina occidentale (dal Gansu fino alle province Shaanxi, Hubei, Sichuan e Yunnan nord-occidentale).
inserire Turdus niveiceps Hellmayr, 1919 inserire Monti di Taiwan e isola di Lan-yü.
inserire Turdus rubrocanus J.E. Gray & G.R. Gray, 1847 tordo castano Dal Tibet sud-orientale alla Cina del sud-ovest e Myanmar settentrionale, dall'Afghanistan al Nepal, Sikkim e Bhutan.
inserire Turdus simillimus Jerdon, 1839 inserire India sud-occidentale (Kerala, Mysore e Madras occidentale), centro-meridionale e orientale (Colline dello Sri Lanka).
inserire Turdus unicolor Tickell, 1833 tordo di Tickell Dal Kashmir al Nepal. Sverna nell'India peninsulare.
Ecozona neartica (n. 1 specie)
Turdus-migratorius-002.jpg Turdus migratorius Linnaeus, 1766 tordo migratore americano Alaska settentrionale e sud-orientale, Canada orientale, occidentale e settentrionale, British Columbia occidentale, Stati Uniti centrali, nord- e sud-occidentali, Oregon, Gulf Coast, Messico orientale e sud-occidentale. Sverna in California, Messico sud-orientale, Guatemala e Cuba; Monti della Bassa California meridionale (Sierra de la Laguna).
Ecozona neotropicale (n. 39 specie)
inserire Turdus albicollis Vieillot, 1818 tordo collobianco Dalla Colombia nord-orientale al Venezuela settentrionale; Trinidad and Tobago, dalla Colombia orientale alle Guiane, dall’Equador al Perù orientale, Bolivia settentrionale, Brasile occidentale e amazonico, Paraguay e Argentina nord-occidentale.
inserire Turdus amaurochalinus Cabanis, 1850 tordo panciacrema Perù orientale, Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina centrale.
inserire Turdus arthuri C. Chubb, 1914 inserire Colombia orientale, Venezuela meridionale, Guyana e Brasile centrale amazonico (dalla sponda orientale del Rio Madeira alla sponda orientale del Rio Tapajós).
inserire Turdus assimilis Cabanis, 1850 tordo golabianca Messico, dal Messico meridionale all’Honduras, Guatemala occidentale, El Salvador, Altopiani Nicaragua e della Costa Rica, Panama, da Panama orientale (Darién) a Colombia occidentale e Equador nord-occidentale e Isola di Coiba.
inserire Turdus aurantius J.F. Gmelin, 1789 tordo mentobianco Montagne e colline boscose della Giamaica.
inserire Turdus chiguanco d'Orbigny & Lafresnaye, 1837 tordo chiguanco Coste del Perù, Bolivia nord-occidentale (La Paz) e Ande dell’Equador meridionale e Perù centrale, da Bolivia occidentale a Cile nord-orientale (Atacama) e Argentina occidentale.
Turdus falcklandii.jpg Turdus falcklandii Quoy e Gaimard, 1824 tordo australe Cile meridionale, Argentina centrale e meridionale (Río Negro, Neuquén e Terra del Fuoco), Arcipelago Juan Fernández e Isole Falkland.
inserire Turdus flavipes Vieillot, 1818 tordo zampegialle Dalla Colombia settentrionale al Venezuela nord-occidentale, nord-orientale e meridionale (Bolívar) e Guyana, Isola Margarita, Trinidad, Tobago, dal Brasile sud-orientale (Bahia meridionale) a Paraguay nord-orientale e Argentina nord-orientale.
inserire Turdus fulviventris P.L. Sclater, 1857 tordo panciacastana Dalle Ande orientali della Colombia al Venezuela nord-occidentale e all'estremo nord del Perù.
inserire Turdus fumigatus Lichtenstein, 1823 tordo cioccolato Colombia orientale, Venezuela occidentale, da Costa nord-orientale della Colombia a Venezuela settentrionale, Trinidad, dalle Guiane a Brasile settentrionale e orientale, Mato Grosso e Bolivia orientale e Piccole Antille (St. Vincent e Grenada).
inserire Turdus fuscater Lafresnaye e d'Orbigny, 1837 tordo maggiore Ande della Colombia e del Perù sud-orientale e della Bolivia occidentale, Venezuela occidentale, Monti Santa Marta (Colombia nord-orientale), Sierra de Perijá, Equador settentrionale, dall’Equador meridionale al Peru settentrionale.
inserire Turdus grayi Bonaparte, 1838 tordo argilla Messico, Guatemala, Nicaragua, Costa Rica a Colombia nord-occidentale (Chocó nord-occidentale) e costa settentrionale della Colombia.
inserire Turdus haplochrous Todd, 1931 tordo unicolore Raro e locale in Bolivia settentrionale (Beni e Santa Cruz).
inserire Turdus hauxwelli Lawrence, 1869 tordo di Hauxwe Dalla Colombia sud-orientale alla Bolivia settentrionale, Venezuela meridionale e Brasile amazonico occidentale.
inserire Turdus ignobilis P.L. Sclater, 1857 tordo becconero Colombia (Ande centrali e orientali, versante occidentale delle Ande occidentali e Valle del Cauca); da Colombia orientale a Venezuela occidentale, Brasile nord-occidentale, Perù orientale e Bolivia settentrionale.
inserire Turdus infuscatus (Lafresnaye, 1844) tordo nero Dalle foreste montane umide del Messico all'Honduras nord-occidentale.
inserire Turdus jamaicensis J.F. Gmelin, 1789 tordo occhibianchi Foreste montane e colline boscose della Giamaica.
inserire Turdus lawrencii Coues, 1880 tordo di Lawrence Dalla Colombia sud-orientale alla Bolivia settentrionale, Venezuela meridionale e Brasile amazzonico occidentale.
inserire Turdus leucomelas Vieillot, 1818 tordo pettochiaro Dalla Colombia settentrionale a Venezuela, Guiane e Brasile.
inserire Turdus leucops Taczanowski, 1877 tordo occhichiari Dalle Ande della Colombia alla Bolivia occidentale, monti del Venezuela occidentale.
inserire Turdus lherminieri Lafresnaye, 1844 tordo di foresta Dominica, Montserrat, Guadalupa, St. Lucia (Piccole Antille).
inserire Turdus maculirostris Berlepsch e Taczanowski, 1883 tordo dell'Ecuador Dalla costa dell'Equador occidentale (Esmeraldas) all'estremità del Perù nord-occidentale (Tumbes).
inserire Turdus maranonicus Taczanowski, 1880 tordo del Maranon Perù settentrionale (corso superiore del Marañón) e Equador adiacente.
inserire Turdus nigrescens (Cabanis, 1861) tordo fuligginoso Monti della Costa Rica e Panama occidentale (estremità occidentale di Chiriquí).
inserire Turdus nigriceps Cabanis, 1874 tordo ardesia Nidifica nelle Ande della Bolivia meridionale e Argentina nord-occidentale, anche localmente in Equador sud-occidentale e Perù nord-occidentale; migrante non nidificante nel versante orientale delle Ande dall'Equador sud-orientale alla Bolivia.
inserire Turdus nudigenis Lafresnaye, 1848 tordo occhigialli Brasile settentrionale (sponda meridionale del Rio delle Amazzoni nella regione Santarém), Piccole Antille meridionali, Trinidad, dalla Colombia a Guiane e Brasile settentrionale.
inserire Turdus obsoletus Lawrence, 1862 tordo culchiaro Versante orientale delle Ande occidentali della Colombia, costa Pacifica della Colombia ed Equador occidentale, dal versante caraibico della Costa Rica a Panama e Colombia nord-occidentale.
inserire Turdus olivater (Lafresnaye, 1848) tordo monaco Venezuela meridionale (Bolívar meridionale, Monti Duida, Ptari-tepui, Cerro de la Neblina e Paraque), montagne costiere del Venezuela settentrionale, Colombia orientale, nord-orientale e sud-occidentale, Guiana meridionale e Brasile settentrionale.
inserire Turdus plebejus Cabanis, 1861 tordo montano Monti della Costa Rica e Panama occidentale (Bocas del Toro e Chiriquí), Altopiani del Messico meridionale (Oaxaca sud-orientale e Chiapas meridionale) e a sud attraverso gli altopiani del Guatemala, El Salvador e da Honduras a Nicaragua.
inserire Turdus plumbeus Linnaeus, 1758 tordo zamperosse Dominica (Piccole Antille), Cayman Brac (Grandi Antille), Bahamas settentrionali; Hispaniola, Porto Rico e isole Gonâve e Tortuga (Haiti); Cuba centrale e occidentale, isole Pines.
inserire Turdus ravidus (Cory, 1886) tordo di Grand Cayman Estinto
inserire Turdus reevei Lawrence, 1870 tordo dorsopiombo Macchia arida dell'Equador sud-occidentale e Perù nord-occidentale.
inserire Turdus rufitorques Hartlaub, 1844 tordo dal collare Dagli Altopiani del Messico (Chiapas) all’Honduras centrale.
Flickr - Dario Sanches - SABIÁ-LARANJEIRA (Turdus rufiventris).jpg Turdus rufiventris Vieillot, 1818 tordo panciarossiccia Brasile nord-occidentale (da Piauí e Ceará a Pernambuco e Bahia occidentale), dal Brasile meridionale (Bahia meridionale) a Uruguay, Paraguay, Bolivia e Argentina settentrionale.
inserire Turdus rufopalliatus Lafresnaye, 1840 tordo dorsorossiccio Messico occidentale (Isole Tres Marías e costa adiacente del Nayarit), Messico arido occidentale (da Sonora a Puebla occidentale e Oaxaca).
inserire Turdus sanchezorum O'Neill, Lane & Naka, 2011 tordo lucente Perù amazzonico settentrionale e centrale, Brasile amazzonico sud-occidentale.
inserire Turdus serranus Tschudi, 1844 inserire Venezuela nord-orientale (Anzoátegui, Sucre e Monagas), da Colombia nord-orientale alle Ande del Venezuela settentrionale, Monti della Colombia centrale e meridionale all’Ecuador, Ande del Perù e Bolivia e Argentina nord-occidentale.
inserire Turdus subalaris (Seebohm, 1887) tordo ardesia orientale Brasile meridionale, a nord del Paraná, Argentina nord-orientale, Paraguay sud-orientale. Sverna dal nord al sud del Brasile centrale (a nord del Mato Grosso e Goiás).
inserire Turdus swalesi (Wetmore, 1927) tordo di La Selle Foreste montane umide della Repubblica Dominicana centrale, foreste umide di Haiti (Morne La Selle).
Ecozona oceaniana (n. 1 specie)
Island Thrush 4352.jpg Turdus poliocephalus Latham, 1802 tordo isolano Isole della Sonda, Banks, Christmas, Solomon, Fiji, Arcipelago Bismarck, Borneo settentrionale, Filippine, Giava, Isola di Goodenough, Molucche meridionali, Nuova Guinea, Nuova Caledonia, Samoa occidentale, Montagne di Sumatra, Vanuatu.

Migrazioni[modifica | modifica wikitesto]

All’interno della stessa specie, alcune popolazioni possono essere sedentarie ed altre migratrici; anche in una stessa popolazione ci può essere molta variabilità tra soggetto e soggetto. Le condizioni climatiche a diverse latitudini giocano un ruolo chiave nell’incoraggiare una popolazione a migrare. La situazione meteorologica spesso influenza i tempi della migrazione e le direzioni di volo, infatti gli uccelli tendono ad approfittare dei venti favorevoli. Anche classe di età e sesso influenzano il comportamento migratorio. I merli adulti, per esempio, tendono a rimanere nei quartieri riproduttivi durante lo svernamento, in quanto l’occupazione precoce del territorio consente maggior successo nella riproduzione. Inoltre, cambiamenti improvvisi delle condizioni meteorologiche e delle disponibilità alimentari possono indurre a spostamenti anche molto significativi. Nel complesso, le specie del genere Turdus sono migratrici per appena un terzo. Nell’emisfero settentrionale (ecozone paleartica e neartica) predominano le specie migratrici, al contrario di quanto accade nell’emisfero meridionale, dove prevalgono le sedentarie e le migratrici altitudinali[26], come risulta dall’analisi dalla Tabella 2.

La maggior parte delle specie migratrici si riproduce nell’ecozona paleartica. In genere, le popolazioni che nidificano nelle regioni settentrionali del Paleartico e nelle zone montane sono migratrici, mentre quelle che vivono nelle regioni meridionali sono prevalentemente sedentarie (in particolare i soggetti che vivono in ambiente urbano). La migrazione verso i quartieri di svernamento si svolge da settembre a novembre, con ritorno tra gennaio e maggio. All’interno del Paleartico occidentale, le rotte di migrazione si sviluppano da nord-est a sud-ovest. Alla fine dell’inverno, gli uccelli possono aver percorso anche lunghe distanze (tordo sassello e cesena possono viaggiare per oltre 12.000 chilometri tra la Siberia e l’Europa meridionale), venendosi a trovare in aree molto lontane da quelle raggiunte al termine della migrazione post-riproduttiva. Il ritorno verso le aree di nidificazione può dunque seguire rotte differenti rispetto a quelle percorse in autunno e gli spostamenti nel corso dell’anno assumono una forma ad anello. Principalmente migratori notturni, i tordi possono riunirsi in gruppi formati anche da specie diverse e, con una velocità tra i 60 e gli 80 km per ora, in una notte possono percorrere fino a 800 chilometri. Alcuni di essi, tra i quali il tordo bottaccio, mostrano una forte fedeltà ai quartieri di svernamento e di nidificazione[3]. Dalla Russia e dalle aree più settentrionali dell’Asia (Cina e India settentrionali, Mongolia e Pakistan), le migrazioni si svolgono verso India e Cina meridionali, Myanmar, Giappone e Asia sudorientale (Indocina, Filippine e Sumatra).

I tordi migratori americani meridionali, che si trovano nella ecozona neartica, sono sedentari. Le popolazioni migratrici svernano, da settembre a ottobre, a sud dell’areale di nidificazione, in California, Messico meridionale, Guatemala e Cuba. Migrano di solito di giorno, coprendo anche distanze notevoli in stormi generalmente piccoli e omogenei per età, ma che possono anche essere di centinaia di individui. La migrazione riproduttiva ha luogo in febbraio-marzo. I tordi migratori tornano abitualmente alle aree di riproduzione degli anni precedenti. Le aree di svernamento possono, invece, variare notevolmente, anche a seconda delle condizioni meteorologiche e delle disponibilità alimentari stagionali e i migratori non seguono dunque alcuna rotta prestabilita[27].

Nell’emisfero meridionale, dove prevalgono le specie sedentarie e migratrici altitudinali, gli spostamenti determinati dalle condizioni meteorologiche e dalle disponibilità alimentari si svolgono perlopiù su distanze ridotte.

Tabella 2 – Comportamento migratorio e preferenze ambientali delle specie del genere Turdus

Nome scientifico Migrazione[28] Habitat[19][29]
Ecozona paleartica
Turdus albocinctus Migratrice altitudinale Nidifica nei boschi di querce, castagni e rododendri, fino a 4.250 metri in Himalaya. Sverna ad altitudini più moderate, tra 1.500 e 3.000 metri, all'interno della propria area di nidificazione o in regioni adiacenti situate poco più a sud. Frequenta bordi e margini di boschi e aree con rododendri nani, appena sopra la linea degli alberi[30] e boschi aperti di conifere, boschi misti di latifoglie e conifere, soprattutto quando questi ultimi hanno una buona lettiera di muschio o fogliame. In inverno, si trova nei boschi più estesi di latifoglie e in aree più aperte e cerca il cibo nei pascoli e nei prati, al bordo del bosco.
Turdus atrogularis Migratrice Nidifica in un'ampia varietà di habitat. Sverna sui pendii erbosi e coperti di cespugli e lungo i margini dei boschi, nei boschi di salici, giardini, campi, frutteti, pascoli e terreni agricoli, dalla pianura fino ai 4.200 metri. Si trova nelle foreste di conifere, occupando radure, spazi vuoti e bordi lungo fiumi e torrenti. Frequenta inoltre boschi asciutti e radi, larici, popolamenti semiaperti di pioppi, betulle e olivello spinoso, boschetti e torbiere boscose fino a 2.200 metri di quota.
Turdus cardis Migratrice Nidifica in zone boschive fitte e ben ombreggiate, in boschi collinari o montani, ma anche nei boschi vicino alla costa. Al di fuori della stagione riproduttiva, abita macchie di alberi decidui e boschi misti con cespugli, arbusti e rado sottobosco. Preferisce le valli boscose in cui scorre un fiume o un ruscello. Durante la migrazione, frequenta lo stesso tipo di habitat, ma anche boschi di pianura, boschetti e margini di terreni coltivati.
Turdus celaenops Sedentaria Frequenta tutti i tipi di foreste decidue e boschi misti, dai fitti boschetti di abeti alle macchie di alloro ed ambienti antropizzati, fino a 1.500 metri. Si trova anche nei frutteti e nei grandi giardini.
Turdus chrysolaus Migratrice Nidifica nei boschi e nella fitta boscaglia di latifoglie o nelle macchie di conifere e betulle. Frequenta anche aree miste di betulle e abeti lungo le valli fluviali, laghi e vicino a piccole insenature. In inverno, occupa le aree coltivate delle pianure, i bordi dei campi e le aree boschive aperte, ma anche frutteti, parchi e giardini, purché all'ombra o con sottobosco sufficientemente fitto.
Turdus eunomus Migratrice Nidifica ai margini della tundra di pianura, in fitte macchie di salici e pioppi che costeggiano i fiumi. Si trova anche nelle steppe alberate, in aree boschive aperte con conifere e in aree rade. Sverna nella macchia collinare fino a 3.000 metri, nelle aree erbose, nei boschi sparsi, nei terreni agricoli, nei frutteti. nei prati alberati e nei parchi alla periferia delle città e nei giardini.
Turdus feae Migratrice Durante la stagione estiva, vive in regioni collinari e montuose ad altitudini ben al di sopra dei 1.500 metri nelle foreste fitte e umide di latifoglie ed apprezza particolarmente i boschi di querce e di pini nelle regioni temperate. In inverno, si trova a quote comprese tra 1.000 e 1.100 metri. I quartieri invernali sono abbastanza simili all’habitat di nidificazione. Tuttavia, in questo periodo dell'anno, si incontra più spesso vicino ai rododendri e nei boschi di foglie permanenti.
Turdus hortulorum Migratrice Nidifica in fitti boschi di querce e boschetti fino ad altitudini di 1.100 metri, spesso vicino a un corso d’acqua. Si trova anche in boschi misti di cedro e carpino, nelle valli montane provviste di fitte macchie di ontani, olmi, pioppi giganti e radi boschetti i noccioli e betulle. Durante la migrazione e la stagione invernale, frequenta aree boschive più aperte come canneti di bambù, aree di macchia e boscaglia su basse colline o in pianura lungo i fiumi.
Turdus iliacus Migratrice Durante la stagione riproduttiva, si trova nei mosaici di campagna aperta e bosco in pianura e bassa collina, soprattutto nei bacini fluviali e nelle pianure alluvionali, ma anche in un contesto suburbano. In migrazione, può essere osservato quasi ovunque. Abita foreste decidue o miste con campi, paludi e radure. Le massime densità si riscontrano in prossimità di frutteti, oliveti e vigneti, ma frequenta abitualmente anche i boschi mediterranei e le campagne alberate. Durante gli inverni particolarmente rigidi, soprattutto nelle parti più settentrionali dell’areale di svernamento, può spingersi lungo le coste o in ambienti urbani alla ricerca di condizioni climatiche più favorevoli.
Turdus kessleri Migratrice altitudinale Nidifica in aree di macchia sui pendii rocciosi di alta montagna, ben al di sopra del limite del bosco, tra i 3.600 ei 4.500 metri, prediligendo rododendri e ginepri. Durante il periodo estivo, scende ad altitudini più modeste per riposarsi o per pernottare in foreste di pini o ginepri. In inverno migra ad altitudini più miti fino a 2.100 metri. In questo periodo dell'anno, frequenta lo stesso tipo di habitat dell'estate, cioè ginepro e crespino, ma mostra un interesse particolare per i margini dei terreni coltivati e i frutteti[31].
Turdus merula Migratrice È in grado di occupare praticamente tutti gli ambienti alberati, dalle foreste profonde al cuore delle grandi città, alle latitudini medio-alte della ecozona Paleartica. Predilige i climi freschi, umidi e ventosi, ma si adatta anche a regimi caldi e asciutti. È legato alla presenza di vegetazione arborea e arbustiva alternata a terreni aperti, dove tende a ricercare il cibo. Frequenta indifferentemente boschi di conifere o latifoglie, sempre con sottobosco arbustivo; macchia mediterranea, brughiere con arbusti; aree agricole con ampie siepi e ruscelli. Durante la stagione estiva, occupa ambienti molto diversi, evitando la steppa aperta, la tundra e le zone paludose. Tollera molto bene la vicinanza dell’uomo e ha colonizzato parchi e giardini di grandi insediamenti urbani, con chiara tendenza all'incremento demografico in queste aree[3].
Turdus naumanni Migratrice Frequenta la taiga che inizia a diradarsi e le steppe boscose al limite delle tundre di pianura. Si trova particolarmente nei fitti appezzamenti di salici e pioppi, nella macchia di pianura che si alterna a betulle e ontani. Nel percorso migratorio, frequenta pianure allagate, macchie di piccole querce e stoppie.
Turdus obscurus Migratrice Nel suo areale tradizionale, la taiga siberiana, nidifica in diversi tipi di foreste, mostrando una preferenza per i fitti boschi di conifere. Nei quartieri invernali, si trova nei boschi, nelle aree boschive e in ambienti piuttosto aperti come giardini e boschetti. Originario della Siberia occidentale e centrale, verso la fine dell'autunno migra nel sud-est asiatico in cerca di temperature più confortevoli.
Turdus pallidus Migratrice Nidifica in boschi misti di montagna e collina costituiti principalmente da cedri e abeti rossi. È presente anche nei boschi di bambù, nelle piantagioni di cedri e di alberi decidui. Durante la migrazione, si incontra in habitat più radi, come aree boschive, appezzamenti sui fianchi delle colline, boschetti e soprattutto cespugli ricchi di bacche. In inverno, frequenta lo stesso tipo di habitat, ma a quote più basse. In questo periodo, si insedia anche in frutteti, aree suburbane, parchi, giardini, margini di coltivi e campi aperti.
Turdus philomelos Migratrice D’estate, predilige gli habitat forestali della fascia temperata, pur frequentando anche ambienti boreali. Tollera i climi freddi, umidi e ventosi, purché non vi sia uno strato nevoso o ghiacciato permanente sul terreno; d’altra parte evita i climi molto caldi o aridi. Nidifica in una grande varietà di contesti ambientali caratterizzati dalla presenza di alberi d’alto fusto ricchi di sottobosco e di cespugli, dai boschi misti di latifoglie alle foreste di conifere. Raggiunge il limite della vegetazione arborea negli orizzonti montani più elevati e alle latitudini più settentrionali. In migrazione e svernamento frequenta ambienti più aperti ricchi di frutti e invertebrati e, nell'area mediterranea, macchia, ambienti agricoli con siepi, vigneti, uliveti, frutteti, palmeti, parchi, giardini e oasi[3].
Turdus pilaris Migratrice Durante il periodo estivo, abita le alte e medie latitudini caratterizzate da climi temperati, boreali o subartici. Nidifica nelle aree boschive e ai margini delle foreste, spesso all'interno di zone umide, vicino a prati, valli fluviali e paludi. Si trova anche in parchi, frutteti, giardini, ai margini dei terreni agricoli e nelle zone montuose ricoperte di betulle ai margini del limite del bosco. Alle latitudini inferiori, le maggiori densità si registrano tra gli 800 e i 1.600 metri, soprattutto lungo i corsi fluviali ricchi di vegetazione arborea. Durante la migrazione e in inverno, frequenta ambienti più aperti e radi come campi e pascoli, terreni agricoli, boschi e arbusti, vicini alle coste ed ai corsi d’acqua[3].
Turdus ruficollis Migratrice Il suo areale presenta da nord a sud un'ampia varietà di paesaggi, dalla bassa pianura situata nelle zone boreale e continentale alle montagne situate nella zona temperata. Nidifica nei boschi radi di montagna, nelle tundre muschiose e arbustive che si trovano più in alto, nella taiga e negli altopiani, oltre che nelle foreste vicino ai torrenti. Sverna in aree aperte di ginepri, nella macchia e nei frutteti, in aree fino a 3.900 metri di altitudine.
Turdus torquatus Migratrice In estate, occupa le alte e medie latitudini, dove frequenta gli altopiani settentrionali a clima oceanico e i rilievi meridionali. Tollera bene ambienti battuti da pioggia e vento forte, mentre evita i substrati permanentemente ghiacciati o innevati. Nidifica tra i 250 e i 2.500 metri di altitudine, in ambienti caratterizzati da scarsa vegetazione, ma anche in prossimità di boschi di conifere, faggete o macchia a rododendro e ginepro, su pendii acclivi ombreggiati e umidi o su prati d’alta quota[3].
Turdus viscivorus Migratrice È molto sensibile agli estremi climatici ed evita i terreni nevosi e ghiacciati e quelli aridi. Frequenta soprattutto ambienti caratterizzati dalla presenza di distese erbose con alberi d’alto fusto e siepi, dove può trovare diversi tipi di bacche. Di rado, frequenta le vicinanze dei centri abitati, sebbene negli ultimi anni e in modo localizzato, abbia cominciato a occupare giardini e parchi urbani. Nell'area mediterranea, si trova più in collina e in media montagna che in pianura. In inverno, utilizza preferenzialmente prati delimitati da ampie siepi e spazi aperti di media altitudine. Nei Paesi mediterranei, effettua spostamenti in altitudine piuttosto che in latitudine[3].
Ecozona afrotropicale
Turdus abyssinicus Migratrice altitudinale Abita foreste, arbusteti, zone umide, piantagioni, parchi e giardini tra 900 e 3.780 metri di altitudine.
Turdus bewsheri Sedentaria Frequenta le foreste primarie con alberi a fogliame permanente e i margini delle aree boschive, dal livello del mare fino a circa 700 metri. Ad Anjouan, a causa della mancanza di foreste in pianura, la razza nominata bewsheri vive ad altitudini più elevate.
Turdus eremita Sedentaria La specie utilizza praticamente tutti gli habitat disponibili; frequenta valli ben riparate e pendii disseminati di massi, radure erbose e brughiere umide, macchia, piantagioni e frutteti, aree con alberi radi. Si insedia facilmente anche nelle distese di felci che popolano le profonde vallate, nei cespuglieti, nelle macchie d'erba a ciuffi. Sulle isole Nightingale e Inaccessible, si nutre lungo le spiagge, anche a spese delle colonie di pinguini. La sottospecie nominata, di solito, vive sopra i 300 metri di altitudine e scende al livello del mare solo in inverni rigidi.
Turdus helleri Sedentaria Abita foreste umide montane tra 1.200 e 2.000 metri di altitudine.
Turdus libonyana Sedentaria Frequenta un'ampia gamma di habitat boschivi, dagli alberi della savana di acacia e macchia rada a macchie di alberelli di brachistegia e mopane. Si trova anche nei boschi in rigenerazione, nelle radure in mezzo ai boschi di latifoglie, ai margini delle aree coltivate, nei parchi e nei frutteti, nonché nei giardini estesi alla periferia dei centri abitati o nelle periferie. Il suo habitat preferito è compreso tra 900 e 1.500 metri.
Turdus (Psophocichla) litsitsirupa Sedentaria Si trova principalmente nelle aree boschive sparse di miombo (Brachystegia), ma anche nelle savane ad acacia, nelle brughiere, nelle distese di erica arida erbosa e di ginepro ad altitudini che, in Eritrea, possono arrivare a 2.200 metri. Nella parte meridionale del suo areale, vive in boscaglie secche di acacia, boschi di mopane e arbusti confinanti con i terreni coltivati. In generale, apprezza aree aperte con relativamente pochi alberi o con diradamenti, piantagioni di eucalipto e pascoli. A volte, si trova nei parchi e nei grandi giardini cittadini.
Turdus ludoviciae Sedentaria Vive esclusivamente nelle foreste di ginepro e nelle aree aperte circostanti, nelle zone montuose di Golis, Warsangli e probabilmente anche sul monte Surud, tra i 1.300 e i 2.000 metri nel nord della Somalia.
Turdus menachensis Sedentaria Frequenta aree fino a 3.100 metri di altitudine con una fitta copertura di alberi e arbusti: boschi, frutteti e grandi giardini e si alimenta in habitat più aperti, se nelle vicinanze si trova una fitta copertura boschiva. Nei giardini e nei parchi, utilizza anche specie esotiche e introdotte per il cibo, la nidificazione e la copertura. Alle quote più basse, si incontra più frequentemente lungo i corsi d'acqua[32].
Turdus olivaceofuscus Sedentaria Frequenta le foreste umide, i margini delle foreste e le aree boschive, comprese le savane. A São Tome si trova ai livelli medi e inferiori dei boschi che costeggiano il litorale e sulle pendici dei monti circostanti, ma anche nelle piantagioni di caffè e cacao e nelle foreste pluviali fino a 2.000 metri di altitudine.
Turdus olivaceus Migratrice altitudinale Vive ad altitudini da 1.500 a 3.400 metri. Il suo habitat era tipicamente rappresentato dalla foresta fitta ma questa specie, soprattutto nell'Africa meridionale, si è adattata perfettamente a frutteti, aree urbane, parchi e ampi giardini con grandi alberi. Nidifica nel sottobosco fitto delle foreste decidue delle regioni montuose o talvolta della pianura, tuttavia frequenta anche foreste di bambù e boschi umidi di pianura lungo le valli dei fiumi, ai margini dei boschi e nelle radure, sulle colline ricoperte di erica, nelle brughiere e nelle zone di macchia.
Turdus pelios Sedentaria Frequenta un misto di foreste asciutte, umide e paludose. Si trova anche nelle foreste lungo i corsi d'acqua, nei boschi sparsi, nelle radure e nei bordi vicino ai villaggi. Il suo areale è compreso tra 700 e 2.000 metri sul livello del mare. La razza nigrilorum vive esclusivamente nei boschi di montagna fino a 2.880 metri. In Africa occidentale, la razza saturatus vive in fitte foreste arbustive, su affioramenti rocciosi o ai margini di terreni coltivati. Si stabilisce anche in boschetti, savane, campi da golf e nei giardini cittadini o nelle periferie delle città.
Turdus roehli Migratrice altitudinale Abita foreste montane tra 900 e 3.780 metri di altitudine.
Turdus smithi Migratrice altitudinale Abita foreste, arbusteti nella savana arida e, nel Karoo, zone umide, praterie e giardini urbani dell'altopiano sudafricano.
Turdus tephronotus Sedentaria Vive fino a 1.600 metri in regioni aride o semiaride, boschi più o meno radi, boschetti spinosi e macchia che crescono tra le rocce. Si trova anche in prati alberati, frutteti, bordi di terreni agricoli e, occasionalmente, in grandi giardini. In Kenya, nella regione di Mombasa, e forse anche in altri luoghi vicini alla costa, frequenta le foreste costiere costituite da alberi di modesto sviluppo.
Turdus xanthorhynchus Sedentaria Abita foreste tra 400 e 800 metri di altitudine.
Ecozona indomalese
Turdus boulboul Migratrice altitudinale Nidifica nelle foreste umide e in quelle di querce e rododendri, ma si trova anche nei boschi di conifere, nelle radure e nelle zone di macchia che ricoprono le pendici delle colline. In inverno, frequenta lo stesso tipo di habitat, ma a quote più basse e in aree più aperte. Preferisce i cespugli e i giardini con grandi alberi vicino ai villaggi. In Himalaya, nidifica ad altitudini che vanno dai 1.500 ai 2.300 metri e nel Nepal possono superare i 3.000 metri. In inverno, le popolazioni scendono tra i 1.200 ei 2.100 metri, sia all'interno della stessa area di nidificazione, sia nei paesi limitrofi situati leggermente a sud.
Turdus dissimilis Migratrice altitudinale Nidifica in boschi e foreste umide sempreverdi. Ama particolarmente le querce, i rododendri e le foreste di conifere che hanno una fitta lettiera di foglie. Si trova anche nelle foreste subtropicali i cui tronchi e rami sono ricoperti di muschi, felci e piante epifite. Durante il periodo invernale, frequenta lo stesso tipo di habitat, ma ad altitudini più modeste. In questo periodo si trova anche nelle zone della giungla con predominanza di cespugli.
Turdus mandarinus Migratrice Abita foreste, arbusteti, pascoli e ambienti antropizzati.
Turdus maximus Migratrice Abita aree subalpine aperte con vegetazione rada tra 3.000 e 4.800 metri di altitudine, pendii arbustivi, giardini e piantagioni.
Turdus mupinensis (Otocichla) Sedentaria Frequenta sia boschi di montagna (1.300 - 3.200 metri), di latifoglie e misti di latifoglie e conifere. Si trova anche in aree boschive e piantagioni con un sottobosco abbastanza fitto.
Turdus niveiceps Sedentaria Frequenta foreste montane tra 1.800 e 2.500 metri di altitudine.
Turdus rubrocanus Migratrice altitudinale Nidifica sia nei boschi di conifere che nei boschi misti con una buona lettiera vegetale costituiti da abeti, betulle e castagni, situati tra i 2.300 e i 3.300 metri e oltre e si trova anche su colline boscose con alberi decidui. In inverno, si insedia nello stesso tipo di habitat, ma ad altitudini inferiori. In questo periodo, è presente anche nei frutteti.
Turdus simillimus Migratrice Nidifica in foreste umide di alberi decidui o in boschi di latifoglie sempreverdi. Si trova anche nelle aree boschive alte, negli anfratti boscosi, nelle giungle fitte di macchia e nelle ombrose piantagioni di caffè. D'inverno scende in pianura e frequenta gli stessi tipi di habitat boschivi, oltre a giardini dotati di ricca vegetazione e piantagioni.
Turdus unicolor Migratrice Frequenta foreste aperte di latifoglie o fitte foreste miste con bordi erbosi o radure. In alcune parti del suo areale, in particolare nel Kashmir, si avventura nei giardini alla periferia dei villaggi. In Himalaya, nidifica tra 1.200 e 2.700 metri. In inverno, si trova a quote più basse all'interno del suo areale, ma anche nelle regioni adiacenti ad est e a sud della sua area di nidificazione.
Ecozona neartica
Turdus migratorius Migratrice Nidifica ovunque ci siano sia aree aperte per l’alimentazione che boschi. Si trova in tutti i tipi di boschi, dalla tundra alle zone paludose, fino al limite della linea degli alberi a 3.700 metri, ma anche nei prati e nelle radure e nei terreni coltivati alberati. In tutto il suo areale, è comune nei campi con siepi, prati, giardini, campi da golf, parchi, frutteti e aiuole nei sobborghi e nelle città (compresi quelle più grandi come New York). In inverno, si trova nei boschi umidi, nelle paludi, nelle aree urbane e nei parchi. Si adatta molto bene agli habitat modificati dall'uomo.
Ecozona neotropicale
Turdus albicollis Sedentaria Frequenta le zone tropicali o subtropicali dove il sottobosco è provvisto di fitti intrecci, le foreste di montagna, le radure e i margini delle foreste umide di pianura non allagate. A nord dell'Orinoco può salire fino a 1.900 metri di altitudine, mentre a sud di questo fiume non supera i 1.500 metri. Nelle Yungas meridionali, in Bolivia, raggiunge i 2.400 metri.
Turdus amaurochalinus Migratrice Abita foreste, savana, arbusteti, pascoli, savane, piantagioni, parchi urbani e giardini.
Turdus arthuri Sedentaria Abita foreste, savana, arbusteti, radure, con boschi a galleria, bordi di foreste umide, piantagioni di caffè e vari altri habitat sotto l'influenza antropica.
Turdus assimilis Sedentaria Frequenta le umide foreste subtropicali di pianura e collina con alberi sempreverdi. Si trova anche nelle foreste nuvolose[33] in El Salvador, Costa Rica e nel sud del Messico. Più a nord, a volte può vivere fino a 3.000 metri. La sottospecie coibensis nidifica al livello del mare, nelle foreste più aride o ai margini delle mangrovie. Più frequente ai margini dei boschi e nelle radure, visita anche l'interno di aree boschive, boscaglie, macchie di alberelli come piantagioni e popolamenti in corso di rigenerazione e siepi.
Turdus aurantius Sedentaria Vive in zone collinari e montuose fino a 1.800 metri, dove predilige ambienti boschivi. Tuttavia, entra anche nelle piantagioni di agrumi e di banane, nei pascoli e negli orti. Sulla costa settentrionale e sulla costa sud-occidentale della Giamaica, frequenta ambienti a livello del mare. Al tramonto o dopo le piogge, si avventura ai lati delle strade.
Turdus chiguanco Migratrice Frequenta le regioni aperte aride e con erba bassa, cespugli sparsi e secchi o cactus. In Ecuador, Bolivia e Perù centrale, preferisce le zone temperate tra 2.000 e 4.300 metri. Nel sud del Perù, risiede a quote più basse, quasi fino al livello del mare. Vive anche lungo i corsi d'acqua e ai margini dei terreni coltivati. Nelle zone di montagna predilige piccoli arbusti del tipo polylepis. In alcune zone frequenta parchi cittadini, frutteti e giardini, diventando molto familiare.
Turdus falcklandii Migratrice Frequenta una grande varietà di habitat, fino a 2.150 metri di altitudine, dal bosco andino patagonico, dominato dal Nothofagus, alla steppa patagonica. Si incontra nel bosco e nel sottobosco aperto, ai margini di fitte foreste, nelle brughiere e negli arbusteti, ma anche nelle aree coltivate con alberi sparsi e siepi e nei giardini alberati. Nelle Falkland, frequenta i fitti prati di erba tussock alta fino a tre metri, vicino a spiagge rocciose sparse di felceti, dove fruga nei cumuli di alghe in decomposizione. È presente anche nelle brughiere, nelle valli, nei giardini con alberi, negli appezzamenti di ginestre e arbusteti.
Turdus flavipes Migratrice Vive ad altitudini dai 500 ai 2.000 metri. Si trova solitamente nelle foreste pluviali umide o nelle foreste nuvolose, nei boschi secondari di alberi decidui, nelle piantagioni di caffè e nei giardini con alberi ad alto fusto.
Turdus fulviventris Migratrice Vive tra 1.300 e 2.700 metri sul livello del mare in foreste pluviali subtropicali. Si trova nelle aree boschive sui ripidi pendii delle colline, ai margini dei boschi, ai bordi delle strade, nelle radure, nelle macchie in fase di rigenerazione e in alcune aree di macchia. Nel nord del Perù, risiede nelle aree di páramo un biotopo di altopiano con piccoli arbusti nella Cordigliera delle Ande, tra il limite della foresta e le nevi perenni.
Turdus fumigatus Sedentaria Frequenta le foreste di pianura, ma si può osservare anche nelle foreste di montagna tropicali e subtropicali fino a 1.800 metri. Occupa un'ampia varietà di habitat boschivi, fitte foreste tropicali, macchie sparse di alberi decidui, boschi secondari, foreste a galleria, bordi di boschi e radure. Si trova anche in boschi radi e piantagioni di cacao, solitamente vicino all'acqua. In alcune aree, entra nei giardini.
Turdus fuscater Sedentaria Frequenta un'ampia varietà di foreste e habitat boschivi tra 1.400 e 4.250 metri, ma si trova principalmente al di sopra dei 2.000 metri. Ama i margini umidi delle foreste nuvolose o delle radure ed evita il più possibile fitti popolamenti. Vive anche in boschi radi in fase di rigenerazione, siepi, ciuffi di arbusti sparsi come i polylepis. Sopra la linea degli alberi, occupa piccoli cespugli radi o arbusti secchi. Di recente, si è abituato a stabilirsi in terreni agricoli, colture e giardini, anche alla periferia di grandi città come Quito o La Paz. Le popolazioni di questa specie sembrano aumentare in aree che hanno subito una significativa deforestazione.
Turdus grayi Sedentaria Abita principalmente foreste umide di pianura e i margini dei terreni coltivati, in particolare piantagioni di caffè e banane nelle zone tropicali e subtropicali. Di solito, vive fino a 300 metri sul livello del mare, ma in alcune parti dell'America centrale si trova fino al limite degli alberi a 2.450 metri. Nidifica ai margini delle aree boschive e nelle radure, tuttavia, al di fuori della stagione riproduttiva, si addentra nelle foreste di latifoglie; frequenta anche arbusteti, ciuffi di alberi isolati, radure e giardini alla periferia di grandi città come San José (Costa Rica).
Turdus haplochrous Sedentaria Abita la foresta fluviale allagata stagionalmente (várzea), la foresta a galleria, la foresta semiaperta e il bosco semi-deciduo a 250-350 metri di altitudine.
Turdus hauxwelli Sedentaria Abita foreste umide di pianura e paludi subtropicali o tropicali.
Turdus ignobilis Sedentaria Abitante dei tropici e sub-tropici, è presente dai margini delle foreste di pianura fino alla sommità di alcuni tépuis (montagna a cima piatta in America del sud). Predilige le radure e le zone poco alberate, spesso in prossimità di corsi d'acqua. Si trova anche in distese erbose con gallerie di alberi ad alto fusto, parchi, pascoli e giardini. Frequenta volentieri le periferie delle città. Il suo habitat è generalmente compreso tra 900 e 2.100 metri, anche se in alcune zone della catena andina orientale in Colombia si può trovare fino a 2.800 metri.
Turdus infuscatus Sedentaria Frequenta foreste umide di alberi sempreverdi, foreste nebulose miste di pini e querce e i margini delle aree boschive nelle aree temperate e tropicali. Di solito, si trova ad altitudini dai 1.200 ai metri. In Messico, probabilmente, vive ad altezze inferiori, mentre in Honduras è assente al di sotto dei 1.800 metri.
Turdus jamaicensis Sedentaria Frequenta foreste montane umide e colline boscose, fino alle vette più alte, ma anche piantagioni di caffè ombreggiate e altre aree boschive a quote moderate[34].
Turdus lawrencii Sedentaria Abita foreste umide di pianura e paludi tropicali e subtropicali.
Turdus leucomelas Migratrice Frequenta i bordi e le radure delle foreste umide. Ai tropici, si trova anche nei boschi secchi o semi-umidi costituiti da alberi decidui e apprezza boschi a galleria, gruppi di alberi isolati in mezzo a prati, fitti boschetti, piantagioni di pini, quasi sempre vicino a un ruscello, fino a 1.900 o 2.000 metri. In alcune zone, occupa pascoli, margini di terreni coltivati, parchi e giardini, anche alla periferia di grandi città come Caracas.
Turdus leucops Sedentaria Abita le foreste montane umide tropicali e subtropicali fino a 2.100 metri di altitudine.
Turdus lherminieri Sedentaria Frequenta, in particolare, le foreste pluviali primarie e secondarie, ma si trova anche nel sottobosco delle foreste semiaride. Apprezza particolarmente le aree boschive aperte con poco sottobosco ed è presente a tutti i livelli della foresta, dal suolo fino alla sommità dei grandi alberi.
Turdus maculirostris Sedentaria Abita foreste umide di pianura e di montagna, margini e radure di boschi, fino a 2.000 metri di altitudine e ambienti antropizzati.
Turdus maranonicus Sedentaria Frequenta boschi aridi costituiti da alberi decidui nella zona subtropicale. Si trova anche ai margini dei boschi, nella macchia secca, nelle aree agricole irrigue e nelle piantagioni di mango, ad altitudini dai 200 ai 2.000 metri.
Turdus nigrescens Sedentaria Abita le montagne della Costa Rica e del Panama occidentale, nella Cordigliera Centrale e nella Cordigliera di Talamanca. È relativamente abbondante nelle aree aperte, ai margini dei pascoli, nelle aree boschive in fase di rigenerazione e ai margini dei querceti al di sopra dei 2.200 metri.
Turdus nigriceps Sedentaria Frequenta le foreste umide di montagna, tra i 500 e i 2.000. Eccezionalmente, si trova fino a 2.550 metri, nella provincia di Cochabamba in Bolivia. Può essere osservato anche nel fitto sottobosco e, più in particolare, nelle macchie di ontano. Visita anche anfratti boscosi, soprattutto quelli situati ai margini dei boschi, lungo radure o vicino a corsi d'acqua.
Turdus nudigenis Sedentaria Vive in aree semiaperte e aride con radi arbusti e macchie di alberi, ai margini delle foreste a galleria, nei boschi, nei parchi e nei giardini. Di solito, si vede al di sotto dei 1.000 metri, ma in Colombia si può anche trovare fino a 1.800 metri sul livello del mare[35].
Turdus obsoletus Sedentaria Frequenta le foreste umide e le foreste a galleria. Nidifica da 500 a 1.500 metri nelle zone tropicali, subtropicali e di bassa montagna. Risiede sulle colline della cordigliera centrale e sui pendii inferiori delle Ande, principalmente in fitti boschi, ma si incontra anche ai margini di aree boschive o in appezzamenti secondari che hanno raggiunto un buon grado di maturità.
Turdus olivater Sedentaria Vive principalmente nelle foreste umide o nelle foreste pluviali delle zone tropicali e subtropicali. Frequenta i margini delle aree boscate, delle radure e dei popolamenti più aperti tra 800 e 2.300 metri. Si trova anche nelle piantagioni ombreggiate di caffè, così come in spazi aperti con da alberi e arbusti radi.
Turdus plebejus Sedentaria Frequenta le foreste pluviali con grandi alberi sempreverdi, aree boschive aperte e i margini delle foreste nelle zone tropicali o temperate, tra 1.800 metri e il limite del bosco, a 2.725 metri. In El Salvador, è particolarmente affezionato ai querceti e alle aree boschive dotate di epifite, muschi e felci. Si osserva anche ai margini di aree boschive in radure, pascoli, in prati con alberi sparsi. Al di fuori della stagione riproduttiva, occupa appezzamenti secondari e piccoli gruppi di alberi da frutto situati lontano dalle zone montuose.
Turdus plumbeus Sedentaria Frequenta le aree boscose e le foreste, dai margini dei boschi costieri e delle mangrovie, alle foreste più alte. Lo si vede spesso nella macchia, ai margini delle foreste umide, nelle piantagioni di caffè, nelle zone di macchia secca e spinosa e nel fitto sottobosco nelle foreste decidue. Ha bisogno di acqua nelle vicinanze, soprattutto nei luoghi più asciutti. Si incontra anche nelle aree urbane[36].
Turdus ravidus Sedentaria Estinto, abitava paludi e mangrovie, aree con rocce coralline a lama di coltello e cactus rampicante.
Turdus reevei Sedentaria Frequenta le foreste pluviali tropicali con alberi decidui fino a 1.800 metri di altitudine. Nel dipartimento di Loja, nell'estremo sud dell'Ecuador, può salire fino a 2.500 metri. Vive anche nelle foreste secondarie, ai margini delle aree boschive e nella macchia adiacente, in radure e valichi.
Turdus rufitorques Sedentaria Frequenta foreste nebulose, oltre a boschi misti di conifere, pini e querce. Si trova anche nelle aree boschive con macchia e arbusti, nei pascoli e ai margini dei terreni coltivati nelle zone subtropicali e semi-temperate. Sopra la linea degli alberi, vive anche nei crateri dei vulcani spenti. Frequenta le praterie erbose, purché abbiano alcuni alberi isolati come cipressi, agavi e pini e, a volte, si stabilisce alla periferia dei villaggi.
Turdus rufiventris Sedentaria Frequenta tutti i tipi di habitat aperti e leggermente boscosi, dalla macchia ai margini delle foreste, attraverso boschetti, savane e regioni del chaco e della pampa. Si trova anche nei terreni agricoli che presentano gruppi isolati di alberi o di arbusti, in villaggi, radure, parchi, giardini e aree urbane e periferie di centri abitati. Nelle regioni aride, si incontra vicino a punti d'acqua. Vive fino a 2.200 metri sul livello del mare.
Turdus rufopalliatus Sedentaria Frequenta boschi misti e di caducifoglie, margini di aree boschive, fitte macchie di arbusti e macchia, piantagioni e giardini. Vive generalmente nelle pianure delle regioni tropicali e subtropicali, ma si trova anche fino a 1.500 metri sul livello del mare, in collina e nelle valli di media montagna. A Città del Messico, tra i 2.200 e i 2.500 metri, vi sarebbero popolazioni in cattività tornate in libertà.
Turdus sanchezorum Sedentaria Abita foreste allagate stagionalmente, margini di foreste e habitat semiaperti fino a 1.100 metri di altitudine.
Turdus serranus Migratrice Abita foreste montane umide e aree boscate nella regione subtropicale tra 1.500 e 2.800 metri di altitudine. Può salire occasionalmente fino a 3.000-3.500 metri. Si può osservare anche lungo i bordi e nelle radure e in ampi giardini dall’habitat favorevole. Nel sud-est dell'Ecuador, così come nel nord-ovest del Perù, si insedia, forse stagionalmente, anche in foreste secche composte da alberi decidui.
Turdus subalaris Sedentaria Frequenta foreste umide e le aree boschive con una chioma ben fornita. Tuttavia, in alcune parti del suo areale si trova anche nelle piantagioni, nei parchi, nei villaggi e nei giardini con grandi alberi.
Turdus swalesi Sedentaria Frequenta la fitta vegetazione che compone il sottobosco delle foreste pluviali e delle foreste nebulose, al di sopra dei 1.360 metri sugli alti crinali della Hispaniola centrale. Si trova spesso dove crescono folti boschetti di bambù rampicante. A volte, vaga anche ai margini di terreni agricoli e giardini. Negli ultimi anni il suo habitat è notevolmente cambiato, tanto da entrare in contatto con il Turdus plumbeus con cui ormai compete per la condivisione delle risorse alimentari.
Ecozona oceaniana
Turdus poliocephalus Sedentaria La maggior parte vive ad alta quota, fino a 1.500 metri. Frequenta foreste pluviali, boschetti muschiosi e foreste di pini. Al di sopra del limite degli alberi, si trova in boscaglie più o meno fitte, eriche e felci arboree e prati alpini. Si incontra anche nel sottobosco dei burroni, sui pendii ripidi e ai margini dei boschi di alberi secchi. Una minoranza di sottospecie, soprattutto quelle che vivono in Polinesia, Micronesia e in alcune isole di Vanuatu, vive nelle foreste pluviali e umide a livello del mare, nelle aree boschive in fase di rigenerazione e nei giardini.

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

I membri del genere Turdus prediligono ambienti boschivi liberi per la nidificazione e ambienti aperti e semiaperti con facile accesso al suolo per il cibo. Una buona metà delle specie frequenta ambienti situati nella fascia altitudinale inferiore ai 2.000 metri, ma alcune possono spingersi oltre i 4.000 metri di quota. Alcune specie si sono adattate molto bene agli ambienti antropizzati, nidificando o trascorrendo la stagione invernale in piantagioni, giardini e parchi pubblici. La Tabella 2 offre i dettagli relativi alle singole specie.

Le specie distribuite alle alte e medie latitudini dell’emisfero settentrionale nidificano in un’ampia varietà di habitat, con una preferenza per le foreste con bordi erbosi o radure e boschi collinari o montani, spesso all'interno di zone umide e lungo i corsi fluviali ricchi di vegetazione arborea. D’inverno, si trovano a quote più basse del loro areale e nelle regioni adiacenti dal clima più temperato, dove frequentano habitat simili a quelli estivi. Tuttavia, il grosso dei contingenti soggiorna in ambienti boschivi e di macchia, brughiere, pascoli e aree agricole, nei paesi più meridionali.

Nell’ecozona afro-tropicale, la foresta più o meno densa è l’habitat di molte specie, che apprezzano anche aree aperte con relativamente pochi alberi o con radure e pascoli confinanti con i terreni coltivati. Nelle regioni aride o semiaride, si trovano principalmente in aree boschive rade di miombo e di mopane, nelle boscaglie secche di acacia e nelle zone di macchia, ma anche nelle savane e nelle brughiere, lungo i corsi d'acqua. In altitudine, abitano foreste umide montane, colline ricoperte di erica, arbusteti, brughiere, boschi in rigenerazione e distese di ginepro.

Nel resto dell'emisfero meridionale, occupano un’ampia varietà di habitat boschivi delle regioni tropicali e subtropicali, dalle foreste pluviali di pianura alle foreste nuvolose e a quelle di montagna prevalentemente umide, anche sopra la linea degli alberi. In inverno, si spostano in habitat simili, nelle aree limitrofe situate leggermente a sud, ma ad altitudini più modeste e in aree più aperte. Alle basse altitudini, frequentano praterie e radure ai bordi delle foreste umide, meglio se in prossimità di corsi d'acqua, o punteggiate di alberi sparsi, siepi, arbusteti e aree boschive in fase di rigenerazione.

Predatori e parassiti[modifica | modifica wikitesto]

Predatori[modifica | modifica wikitesto]

La Tabella 3 riporta la lista indicativa dei predatori di alcune specie di tordi nelle diverse ecozone. In sintesi, i corvidi (non solo la gazza e la ghiandaia), alcuni picchi, i mustelidi (donnola, ermellino, faina e martora), le volpi, le manguste, i ratti, i serpenti e perfino il grazioso scoiattolo si dedicano al saccheggio dei nidi. Negli ambienti fortemente antropizzati, il gatto domestico è un formidabile predatore, responsabile del prelievo a danno soprattutto dei pulcini, nel nido e dopo l’involo.

Durante il giorno, quando si alimentano sui prati, frugano nella lettiera nel bosco o si recano all’abbeverata, i tordi possono finire tra gli artigli di un astore o di una poiana in agguato, di un astuto sparviero o di un veloce falco pellegrino o contribuire alla crescita dei pulli dell’aquila reale o di altri nobili rapaci. Ma neanche quando si fa sera, possono sentirsi al sicuro: sono sul menù di civette e gufi. La natura ha stabilito un’inesorabile catena alimentare di cui fanno parte come attori, ma anche come vittime.

Tabella 3 - Predatori e parassiti della covata dei tordi

Ecozona Predatori[37] Parassita della covata e vittima[38]
Ecozona paleartica faina, gatto domestico, martora, procione, scoiattolo, gazza, ghiandaia, aquila reale, astore, civetta capogrosso, falco della Nuova Zelanda, falco pecchiaiolo, gufo comune, gufo di palude, sparviero, picchio rosso maggiore. Cuculus canorus: Turdus cardis,

T. torquatus, T. dissimilis, T. chrysolaus, T. merula, T. pilaris, T. iliacus, T. philomelos, T. viscivorus

Hierococcyx fugax: T. cardis, T. chrysolaus

Ecozona afrotropicale Chrysococcyx caprius:

T., Cuculus gularis: T. libonyana.

Cuculus solitarius: T. libonyana, T. olivaceus

Ecozona indomalese Clamator coromandus: T. dissimilis. Cuculus micropterus: T. merula, T. unicolor
Ecozona neartica aquila di mare testabianca, civetta delle nevi, falco di prateria, falco pellegrino, nibbio codadirondine, poiana calzata, sparviero striato, ghiandaia bruna, smeriglio, serpente ferro di lancia, serpente giarrettiera, serpente dei ratti. Molothrus aeneus: T. grayi, T. rufopalliatus.

Molothrus bonariensis: T. amaurochalinus, T. chiguanco, T. falcklandii, T. ignobilis, T. lherminieri, T. leucomelas, T. nigriceps, T. nudigenis, Turdus plumbeus, T. rufiventris, T. serranus[39]

Ecozona neotropicale falco plumbeo, gabbiano del Kelp, gufo pigmeo (Glaucidium brasilianum), tucano carenato, tucano becconero, aracari beccoflammeo, serpente frustino, serpente tigre, boiruna maculata.

Parassiti[modifica | modifica wikitesto]

I tordi sono parassitati da un cospicuo numero di ectoparassiti (acari, pidocchi e pulci), endoparassiti come acantocefali, nematodi (o vermi cilindrici), platelminti (o vermi piatti), protozoi (come il tripanosoma) ed Hemosporidae (come il plasmodio), batteri e virus. Tra questi, alcuni interessano anche l’uomo. Le zoonosi[40] vettore-trasmesse sono acquisite attraverso la puntura di artropodi ematofagi (insetti e aracnidi, tra cui le zecche) infetti[41]. Le zecche, oltre ad essere importanti vettori di microrganismi patogeni responsabili di un ampio gruppo di malattie, possono provocare nell’uomo reazioni allergiche fino allo shock anafilattico e paresi e/o paralisi. Presenti specialmente nei pascoli e nei boschi, le zecche infestano gli animali che si alimentano principalmente a terra, come taluni uccelli, tordi compresi. Gli uccelli svolgono un ruolo importante nel mantenimento dei cicli enzootici dei patogeni trasmessi dalle zecche influenzando la distribuzione spaziale e l'abbondanza sia delle zecche che dei patogeni da queste trasmessi, diffondendoli lungo le loro rotte di migrazione e dispersione[42][43][44].

Le principali zoonosi sono le seguenti: borrelliosi di Lyme, babesiosi, ehrlichiosi, febbre emorragica Crimea-Congo, meningoencefalite (TBE), ricketsiosi e tularemia. La meningoencefalite e la borrelliosi di Lyme sono le tra più comuni e le più rilevanti. Tutte sono trasmesse da zecche del genere Ixodes frequentemente riscontrate su uccelli del genere Turdus[37][45]. In particolare, le specie di questo genere avrebbero una probabilità significativamente maggiore di diffondere la borrelliosi di Lyme rispetto ad altri uccelli[46].

Nella Tabella 4 sono elencati i principali parassiti e patogeni riscontrati nelle diverse ecozone.

Tabella 4 - Parassiti e patogeni dei tordi[37]

Ecozona Ectoparassiti Endoparassiti Patogeni Ospiti
Ecozona paleartica Acari: Ricinus elongatus;

Pidocchi: Brueelia oudhensis, antimarginalis, marginalis, marginata e jacobi; Philopterus bischoffi e nativus; Pulci: Ceratophyllus, Menacanthus eurysternus

Hemosporidae: Haemoproteus, Leucocytozoon e Plasmodium;

Protozoi: Trypanosoma; Platelminti: Anomotaenia, Dilepis undula, Lutztrema, Maritrema e Passerilepis

Batteri: Borreliella turdi, Escherichia coli e Yersinia enterocolitica;

Virus: Usutu, Whataroa, della encefalite trasmessa da zecche, della malattia di Newcastle e dell’encefalite equina dell'ovest

Acari: Ixodes frontalis, pavlovskyi, redikorzevi e Proctophyllodes musicus;

Platelminti: Dilepis undula, Lutztrema attenuatum, Passerilepis crenata, Passerilepis passeris; Hemosporidae: Haemoproteus minutus

Ecozona afrotropicale Hemosporidae: Haemoproteus, Plasmodium Virus: Usutu, della malattia di Newcastle e dell’encefalite equina dell'ovest Acari: Ixodes
Ecozona indomalese Pulci: Menacanthus eurysternus Hemosporidae: Plasmodium
Ecozona neartica Acari: Ricinus elongatus;

Pidocchi: Brueelia iliaci, Myrsidea emersoni, Sturnidoecus

Acantocefali; Nematodi: Porrocaecum ensicaudatum e Syngamus trachea, Lyperosomum; Platelminti: Dilepis undula, Passerilepis e Variolepis farciminosa Batteri: Coxiella burnetii, Chlamydia psittaci e Rickettsia rickettsii; virus dell’encefalite equina dell'est Nematodi: Oxyspirura petrowi
Ecozona neotropicale Pidocchi: Brueelia persimilis, addoloratoi e similis, Menacanthus eurysternus, Myrsidea abidae, Philopterus confusio e Sturnidoecus regalis Acantocefali: Lueheia inscripta; Hemosporidae: Haemoproteus e Plasmodium Virus: della malattia di Newcastle e dell’encefalite equina dell'ovest Acari: Ixodes auritulus;

Batteri: Chlamydophila psittaci

Status e conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Le popolazioni delle 84 specie del genere Turdus presentano uno stato di conservazione relativamente favorevole, infatti, 71 (84%) di esse sono classificate nella categoria Quasi minacciate (NT), sei A minor preoccupazione (LC), quattro Vulnerabili (VU), due In pericolo (CR) e una Estinta (EX) nella Lista Rossa delle Specie Minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN)[47]. Del totale delle specie, il 40% è in diminuzione, il 29% stabile e solo il 5% stimato in aumento, per il rimanente 27% non si dispone di sufficienti elementi di stima. La Tabella 5 fornisce dettagli, per specie e per ecozona, relativi alla frequenza di individui adulti, alle cause della diminuzione ed alle tendenze della popolazione.

Le cause della diminuzione degli effettivi sono state identificate principalmente nella distruzione e nel degrado dell'habitat, più specificamente nella espansione delle attività agro-zootecniche e nella deforestazione. Altri fattori di rischio comprendono la contaminazione da pesticidi e da sostanze inquinanti, che determinano una riduzione delle disponibilità alimentari e, in alcuni casi, la predazione da parte di specie alloctone e dell’uomo. Inoltre, i cambiamenti climatici potrebbero rappresentare una seria minaccia.

Le iniziative, invero piuttosto limitate, per la conservazione riguardano, principalmente, monitoraggio della evoluzione degli effettivi, programmi di educazione e sensibilizzazione e attività e piani di protezione ambientale.

Tabella 5 - Status ed evoluzione delle popolazioni del genere Turdus[47]

Nome scientifico Frequenza di individui adulti Tendenza della popolazione Cause della diminuzione Categoria nella Lista rossa IUCN
Ecozona paleartica
Turdus albocinctus comune localmente sconosciuta NT
Turdus atrogularis 100.000 - 110.000 sconosciuta NT
Turdus cardis abbastanza comune sconosciuta NT
Turdus celaenops 2.500 - 9.999 in diminuzione predazione dei nidi da donnola siberiana (alloctona), corvo beccogrosso e gatto domestico, degrado dell’habitat ed eruzioni vulcaniche. VU
Turdus chrysolaus comune ad abbastanza raro sconosciuta NT
Turdus eunomus comune sconosciuta NT
Turdus feae 2.500 - 9.999 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche e deforestazione. VU
Turdus hortulorum non quantificato sconosciuta NT
Turdus iliacus 98.000.000 - 151.000.000 in diminuzione abbassamento eccessivo delle temperature invernali. LC
Turdus kessleri generalmente piuttosto raro stabile NT
Turdus merula 110.000.000 - 174.000.000 in aumento NT
Turdus naumanni abbastanza comune a comune sconosciuta NT
Turdus obscurus abbastanza comune a comune sconosciuta NT
Turdus pallidus non quantificato sconosciuta NT
Turdus philomelos 75.000.000 - 118.000.000 in aumento NT
Turdus pilaris 71.000.000 - 143.000.000 stabile NT
Turdus ruficollis non quantificato sconosciuta NT
Turdus torquatus 597.000 - 1.200.000 stabile NT
Turdus viscivorus 13.750.000 - 29.800.000 in diminuzione pressione venatoria (in Spagna), deforestazione (in Finlandia) e abbassamento delle temperature invernali (in Olanda). NT
Ecozona afrotropicale
Turdus abyssinicus generalmente comune e talvolta abbondante sconosciuta NT
Turdus bewsheri abbastanza comune a comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus eremita 1.500 - 7.000 stabile predata dai ratti in passato, rimane vulnerabile. LC
Turdus helleri 930 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche e deforestazione. CR
Turdus libonyana comune a localmente non comune sconosciuta NT
Turdus (Psophocichla) litsitsirupa frequente a comune sconosciuta NT
Turdus ludoviciae 6.000 - 15.000 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche e deforestazione. VU
Turdus menachensis generalmente scarso in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche e deforestazione. LC
Turdus olivaceofuscus oltre 20.000 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche, deforestazione e attività venatoria NT
Turdus olivaceus generalmente comune e talvolta abbondante sconosciuta NT
Turdus pelios frequente a comune sconosciuta NT
Turdus roehli generalmente comune e talvolta abbondante in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche e deforestazione. LC
Turdus smithi generalmente comune e talvolta abbondante sconosciuta NT
Turdus tephronotus comune a localmente comune sconosciuta NT
Turdus xanthorhynchus 50 - 249 in diminuzione degrado dell'habitat: sviluppo dell’ecotourismo, pressione venatoria, predatori alloctoni (ratti) e deforestazione. CR
Ecozona paleartica
Turdus boulboul non quantificato in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus dissimilis comune a raro in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus mandarinus popolazione estremamente grande stabile NT
Turdus maximus popolazione estremamente grande stabile NT
Turdus mupinensis (Otocichla) non comune a comune localmente stabile NT
Turdus niveiceps 10.000 - 19.999 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus rubrocanus non quantificato sconosciuta NT
Turdus simillimus non quantificato stabile NT
Turdus unicolor comune negli Himalayas occidentali sconosciuta NT
Ecozona neartica
Turdus migratorius popolazione estremamente grande in aumento NT
Ecozona neotropicale
Turdus albicollis abbastanza comune stabile NT
Turdus amaurochalinus comune stabile NT
Turdus arthuri non quantificato stabile NT
Turdus assimilis 500.000 - 4.999.999 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus aurantius abbastanza comune stabile NT
Turdus chiguanco non quantificato stabile NT
Turdus falcklandii comune stabile NT
Turdus flavipes comune stabile NT
Turdus fulviventris non comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus fumigatus abbastanza comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus fuscater comune stabile NT
Turdus grayi popolazione estremamente grande in aumento NT
Turdus haplochrous 6.000 - 15.000 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche e deforestazione. LC
Turdus hauxwelli non comune ad abbastanza comune in diminuzione non disponibile NT
Turdus ignobilis non quantificato stabile NT
Turdus infuscatus meno di 50.000 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus jamaicensis abbastanza comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat NT
Turdus lawrencii non comune e distribuito a chiazze in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus leucomelas comune stabile NT
Turdus leucops abbastanza comune ma distribuito a macchie in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus lherminieri sconosciuta LC
Turdus maculirostris non comune ad abbastanza comune stabile NT
Turdus maranonicus abbastanza comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat NT
Turdus nigrescens abbastanza comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus nigriceps non quantificato sconosciuta NT
Turdus nudigenis abbastanza comune stabile NT
Turdus obsoletus abbastanza comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus olivater comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus plebejus popolazione molto grande stabile NT
Turdus plumbeus non quantificato stabile NT
Turdus ravidus estinto distruzione e degrado dell'habitat. EX
Turdus reevei abbastanza comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat NT
Turdus rufitorques meno di 50.000 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus rufiventris comune stabile NT
Turdus rufopalliatus abbastanza comune a comune stabile NT
Turdus sanchezorum comune localmente in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: espansione delle attività agro-zootecniche e deforestazione. NT
Turdus serranus abbastanza comune in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT
Turdus subalaris non quantificato sconosciuta NT
Turdus swalesi 1.500 - 7.000 in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat: deforestazione VU
Ecozona oceaniana
Turdus poliocephalus comune a raro in diminuzione distruzione e degrado dell'habitat. NT

Posizione nell’ecosistema[modifica | modifica wikitesto]

All’interno della catena alimentare, il tordo è preda di numerose specie di carnivori e dell’uomo e predatore e consumatore sia di animali che di prodotti vegetali. Come predatore, si ciba principalmente di invertebrati (in gran parte nocivi per l’agricoltura, come gasteropodi e insetti) e, occasionalmente, di pesci, rettili, anfibi e uccelli. Il consumo di prodotti vegetali interessa soprattutto ortaggi e frutti coltivati, semi e bacche selvatiche.

Preda di mammiferi, serpenti e soprattutto di rapaci diurni e notturni, contribuisce alla conservazione delle relative specie. Decisamente utile come regolatore delle popolazioni di invertebrati, può avere qualche impatto negativo su alcune specie di uccelli in aree molto localizzate, per predazione diretta (come nel caso del tordo delle Tristan, consumatore di uova e uccelli, e del tordo oliva in Africa), per competizione per le aree di alimentazione e di nidificazione e per il potenziale inquinamento genetico.

L’entità dei danni alle colture varia a seconda delle regioni e può essere, in alcuni casi, di qualche rilievo. Di fondamentale importanza è il ruolo del tordo nella propagazione delle specie vegetali che gli forniscono il nutrimento, per le implicazioni relative alla preservazione della biodiversità.

  • In rapporto alle attività agricole

Le relazioni dei tordi con l’ambiente differiscono per le specie e nelle regioni e sono oggetto di continui studi e valutazioni, per le importanti implicazioni, soprattutto di ordine economico ed ambientale. Il ruolo e le attività realizzate dall’uomo, in particolare quelle orientate allo sfruttamento delle risorse forestali e alla valorizzazione agricola del territorio, sono determinanti nella valutazione della valenza positiva o negativa dell’impatto di questi uccelli sull’ecosistema. Esemplare il caso del merlo. I risultati di una ricerca sul suo ruolo nella conservazione delle specie forestali in Ucraina ne evidenziano l'importanza nella gestione della popolazione di parassiti animali potenzialmente pericolosi[48]. Nell'Australia meridionale e in Nuova Zelanda, il merlo è viceversa responsabile di gravi danni a frutteti e vigneti[49], come il tordo oliva lo è nell’Africa meridionale e il tordo migratore americano nel Nord-America[50].

L’Enciclopedia Treccani sintetizza efficacemente il concetto: “Nei paesi nordici i tordi sono considerati uccelli utili all'agricoltura, tuttavia durante l'autunno e l'inverno, epoca nella quale sostano e passano attraverso l'Italia, possono riuscire dannosi al raccolto d'alcuni frutti e sopra tutto ai vigneti e agli oliveti.”[51]. Va comunque considerata anche la dimensione del fenomeno. A questo proposito, la Commissione delle Comunità europee ha stimato che, in media, un tordo (in questo caso, tordo bottaccio, cesena, tordo sassello e tordela) consumerebbe giornalmente da 6 a 12 grammi di cibo, di cui solo una parte consisterebbe di olive e di altri frutti[52] (quantità non significative, dunque, considerate le dimensioni delle popolazioni presenti nel bacino del Mediterraneo). I forti danni alla produzione olivicola sono, piuttosto, causati dagli sterminati stormi di storni, spesso malauguratamente confusi con i tordi.

  • In rapporto alla conservazione della biodiversità

C’è poi un aspetto molto importante in rapporto alla conservazione della biodiversità e del mantenimento dell’equilibrio ecologico del quale considerare le implicazioni positive e negative: il ruolo di questi uccelli nella propagazione delle specie vegetali. L'endozoocoria[53] è determinante per molte specie arboree e arbustive e i tordi sono tra i più importanti uccelli frugivori che provvedono alla disseminazione di molte delle specie vegetali che costituiscono le foreste e i boschi delle regioni di svernamento e di riproduzione, in tutte le ecozone del pianeta.

Gli esempi di impatto positivo sono numerosi. Turdus philomelos (come quasi tutti i suoi congeneri del Paleartico occidentale) è tra i principali veicoli per la disseminazione di numerosissime specie (Oleaceae, Mirtacee, Lauracee, Cupressacee, ecc.)[54], Turdus pallidus, T. obscurus, T. hortulorum, T. naumanni e T. eunomus in Eurasia hanno un ruolo fondamentale nella disseminazione di Phellodendron amurense [55][56], Turdus hortulorum in Cina[57], Turdus gurneyi e T. olivaceus in Africa orientale, quest'ultimo dissemina semi di essenze forestali utili quali Afrocrania volkensii (per rimboschimento), Syzygium guineense afromontanum (per fini alimentari) e Myrica salicifolia (per medicina tradizionale)[58], Turdus amaurochalinus, T. chiguanco e T. rufiventris in America meridionale[59][60] e Turdus falcklandii[61][62].

La predazione dei semi e il consumo di frutta possono avere un impatto significativo sulla demografia della popolazione delle piante aliene invasive - generalmente introdotte dall’uomo - e numerosi ne sono gli esempi. In Nuova Zelanda, il merlo e il tordo bottaccio (specie alloctone) hanno un ruolo negativo nella diffusione delle erbe infestanti[49][63][64]. Il già citato Turdus falcklandii è responsabile anche della diffusione di specie invasive (Rubus, tra le altre) nell'arcipelago Juan Fernández, in Cile[65]. Turdus merula, T. olivaceus e T. smithi contribuiscono alla diffusione di Pyracantha angustifolia[66][67].

In una prospettiva di lungo termine, è utile considerare che, tra le varie iniziative avviate in considerazione della rapidità con la quale il cambiamento climatico sta determinando la ridistribuzione della vita sulla Terra, è in corso la valutazione del potenziale rappresentato dagli uccelli migratori nella dispersione dei semi a lunga distanza. Uno studio condotto in aree forestali situate in Portogallo, Spagna, Regno Unito, Germania, Italia e Polonia, interessando 46 specie di uccelli e 81 piante, con la partecipazione di scienziati di 13 centri di ricerca, mostra che solo un terzo (35%) delle piante è disperso da uccelli che migrano verso nord in primavera. Al contrario, la stragrande maggioranza (86%) delle piante viene dispersa dagli uccelli quando migrano verso zone più calde in autunno. Gli uccelli con il maggior potenziale di dispersione delle piante europee verso latitudini più fredde sono specie paleartiche, come i merli, e diverse specie di tordi (sassello, bottaccio, cesena e merlo dal collare)[68].

  • In rapporto alla diffusione delle zoonosi

Negli ultimi anni, le malattie trasmesse da vettori si sono spostate in nuovi territori: molte malattie un tempo limitate alle zone tropicali e subtropicali sono ora sempre più presenti nelle aree temperate[69]. Attualmente questi vettori, tra cui le zecche hanno una posizione di rilievo, sono presenti a latitudini e altitudini maggiori, laddove in passato le stagioni erano troppo corte o troppo fredde per permettere la loro sopravvivenza, e questo trend è destinato a progredire. Il possibile incremento nella diffusione di particolari vettori è legato al semplice aumento delle temperature. I dati che si riferiscono a quest’ultimo tipo di fenomeno scarseggiano, tuttavia è già stato osservato che alcuni vettori mostrano una tendenza allo spostamento altitudinale più pronunciato[42]. Gli uccelli migratori sono capaci di diffondere le malattie su lunghe distanze, il loro ruolo nella diffusione delle malattie trasmesse dalle zecche è sottovalutato e le dinamiche e i modelli, conosciuti solo parzialmente, sono destinati a modificarsi a causa dei cambiamenti climatici[46].

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Undici specie di tordi fanno parte della fauna italiana. Nidificano in Italia la cesena, il merlo, il merlo dal collare, la tordela e il tordo bottaccio, mentre il tordo sassello è presente solo durante le migrazioni e lo svernamento. La cesena fosca, la cesena di Naumann, il tordo golanera, il tordo golarossa e il tordo oscuro, originari dei territori della Federazione Russa e della Mongolia, sono invece segnalati occasionalmente.

I contingenti che transitano o svernano in Italia provengono da un vasto bacino geografico, che si estende dalla Penisola Scandinava, la Finlandia e gli Stati Baltici alla Russia e alla Siberia, comprendendo l’Europa settentrionale e centrale. In Italia, vi sono popolazioni migratrici, con doppi passi in ottobre-novembre e a febbraio-marzo, e svernanti su tutto il territorio nazionale, isole maggiori comprese, nelle aree in cui non nevica o dove la neve è poco persistente, dal livello del mare ai 2.500 metri di altitudine, anche se con notevoli differenze di abbondanza a seconda della specie, della località e del periodo dell’anno. Le specie nidificanti depongono per lo più tra febbraio e luglio, di preferenza sui rilievi alpini e prealpini e sull’Appennino dai 150 ai 2.500 metri di quota; nel caso del merlo (che è parzialmente sedentario), sono note anche covate eccezionalmente precoci in gennaio e tardive, sino a fine novembre[3].

In Italia, tordela e il merlo dal collare sono protetti, sono cacciabili il merlo, la cesena, il tordo bottaccio e il tordo sassello. Il numero di tordi ucciso legalmente nel corso di ogni stagione in Italia sarebbe compreso tra 7.000.000 e 8.700.000. I tordi rappresentano una percentuale significativa del numero complessivo dei capi abbattuti[3].

La caccia notturna o praticata con reti e vischio non è permessa, ma praticata in alcune regioni; non si conosce l’entità delle uccisioni illegali di tordi, che avvengono soprattutto in Sardegna e nelle Prealpi. In Sardegna il bracconaggio è praticato principalmente nel Sulcis meridionale utilizzando reti, lacci e trappole. I tordi sono destinati alla preparazione di un piatto tipico, le ”grive” (i tordi in sardo) al mirto. Nelle Prealpi venete, in Friuli e nelle Prealpi lombarde (soprattutto a Brescia e a Bergamo) è diffuso l’impiego di trappole, reti e vischio[70].

Rapporti con l'uomo (in Europa)[modifica | modifica wikitesto]

Caccia, cattura e allevamento[modifica | modifica wikitesto]

  • Caccia

I tordi sono cacciati da tempo immemorabile, con trappole, reti, rapaci addestrati e, più di recente, con armi da fuoco. Nell’antica Grecia, venivano cacciati o catturati con trappole. Presso i Romani, erano catturati con le reti o con le trappole e poi venduti o trasferiti nelle uccelliere, in cui si potevano rinchiudere migliaia di uccelli. L’alimentazione si basava su fichi secchi mescolati con farina di farro, semi di mirto e di lentisco e bacche di oleastro e di edera e frutti di corbezzolo, usando il miglio per l’ingrasso. Era un’attività molto redditizia. Si dice che Lucullo, ricchissimo nobile, militare e politico romano (raffinato appassionato di culinaria, ricordato per le sue cene, appunto luculliane), ne abbia realizzato il primo allevamento, per poterli avere a disposizione tutto l'anno[71][72].

La falconeria, sport aristocratico praticato nell’Estremo Oriente già nel VII secolo a C. e diffusosi in Europa durante il Medioevo[73], si pratica ancor oggi in alcune regioni[74][75]. Per uccelli delle dimensioni del tordo si usa lo sparviero, dal volo veloce e dotato di grande capacità di manovra in aria (in questo caso, più propriamente si tratta di accipitria.)[76].

In diverse regioni, viene ancora praticata la cattura con le reti, sia per scopi alimentari – ma l’uccellagione è proibita in molti paesi - o per permettere la detenzione di uccelli a fini amatoriali o di richiamo per l’attività venatoria, che per l’inanellamento a fini scientifici. Altri metodi di cattura, anch’essi illegali in molti paesi, si basano sull’uso di trappole, quali cappi confezionati con filo di nylon o archetti costituiti da un laccio teso e sostenuto da un ramo elastico, vicino a un’esca. Proibito è anche l’impiego delle panie, che consiste nel posizionamento di un ramo cosparso di colla (di vischio o sintetica) in un cespuglio, presso punti di abbeveraggio, oppure in appostamenti fissi, sul quale gli uccelli che si posano rimangono attaccati. Tra gli appassionati a questa caccia, Niccolò Machiavelli che, nella lettera datata 10 dicembre 1513 al suo amico Francesco Vettori, descrive il trascorrere del tempo nel suo podere l'Albergaccio, a Sant'Andrea in Percussina, durante il periodo dell'esilio[77][78]. Un secolo più tardi, il padre di Bertoldo, Giulio Cesare Croce[79], fa cantare a Menghina l’allusivo strambotto Darotti ancor piacer, spasso e diletto, Pigliando tordi e merli al mio boschetto. Ma non è detto se si tratta di reti o di panie[80]. Di notte, per l’uccellagione i villici usavano metodi illegali[81] quali il frugnuolo (una lanterna per abbacinare gli uccelli) per colpirli poi con una paletta di legno, con una balestra o catturarli con il diavolaccio, una rete impaniata a forma di rete di ragno posta all'estremità di una pertica[82]. Lo scrittore toscano Ferdinando Paolieri dà una descrizione efficace della variante con il campanaccio[83].

Con le armi da fuoco, in uso a partire dalla seconda metà del XIX secolo, si seguono tre modalità diverse: da appostamento fisso, con richiami vivi (per attirare i propri simili a portata di tiro); da appostamento temporaneo con o senza richiami; e in caccia vagante. Per la caccia da appostamento, si utilizzano capanni posizionati in zone di transito obbligato o sul tragitto seguito dagli uccelli per recarsi sui luoghi di pastura e per tornarne. Gli appostamenti fissi sono costruiti in muratura o altro materiale solido, con preparazione del sito con piante da pastura, posatoi ed altro. Per l’appostamento temporaneo, si può utilizzare un’intelaiatura leggera con un telo mimetico, eventualmente mascherato con frasche; più spesso, il cacciatore sfrutta ripari naturali provvisori. La caccia vagante si pratica camminando lungo siepi, corsi d’acqua con rive alberate, margini di boschetti e zone di macchia, per fare alzare in volo gli uccelli nascosti tra la vegetazione, con o senza cane da riporto.

Nell’Unione Europea, delle 500 specie di uccelli residenti o migranti nei territori dei 27 paesi che la costituiscono, la caccia è permessa per 82 specie. L’attività venatoria nei paesi aderenti alla Unione Europea è regolata dalla Direttiva n. 2009/147/CE stabilisce all’Art. 7 i paesi nei quali i turdidi (tordo bottaccio, tordo sassello, cesena, tordela e merlo, il merlo dal collare è protetto in tutta l’Unione Europea) possono essere cacciati (i dettagli più sotto), all’Art. 8 i metodi vietati (metodi di cattura ed uccisione di massa o non selettiva, sorgenti luminose, esplosivi, veleni, il vischio, reti), nonché i casi di deroga a questo articolo (Art. 9)[84].

Paese / Specie Cesena Tordo bottaccio Tordo sassello Tordela Merlo
Cipro x x x x x
Francia x x x x x
Grecia x x x x x
Malta x x x x x
Portogallo x x x x x
Italia x x x x
Spagna x x x x
Romania x x x x
Svezia x x
Austria x
Estonia x
Finlandia x

Le uccisioni di uccelli migratori nell’Europa dei 25 sono state stimate per la stagione venatoria 2004[85]. Secondo lo studio citato, il totale opportunamente corretto degli uccelli migratori (dei Galliformi si è considerata la sola quaglia), cacciabili in 29 dei paesi aderenti alla Unione Europea (mancano i dati per Austria, Cipro, Finlandia, Portogallo e Svezia) assomma a 70,9 milioni, mentre per i soli turdidi, il carniere totale è di 30,2 milioni, ovvero il 42,6%. Di seguito, si presenta il dettaglio per specie e per paese del prelievo venatorio dei grandi turdidi nei paesi dell’Unione Europea (2004). In sintesi, quasi la metà di essi è abbattuta in Italia, seguita (nell'ordine) da Grecia, Francia e Spagna. Il tordo bottaccio costituisce la metà del carniere, seguito da merlo, tordo sassello, cesena e tordela.

Paese / Specie Merlo Bottaccio Cesena Sassello Tordela Totale
Italia 2.779.333 7.590.043 1.053.697 1.936.735 13.359.808
Grecia ? 3.751.514 1.436.296 1.350.546 607.384 7.145.740
Francia 984.820 2.382.429 912.130 857.674 358.727 5.495.780
Spagna 2.849.635 1.032.530 59.926 56.348 23.568 4.022.007
Malta 1.799 144.992 2.344 603 4.788 154.526
Cipro ? ? ? ? ?
Portogallo ? ? ? ? ?
Totale 6.615.587 14.901.508 3.464.393 4.201.906 994.467 30.023.335

Il prelievo illegale di uccelli rappresenta una preoccupazione crescente, si stima che ogni anno, nell’Unione Europea, siano uccisi illegalmente tra 25 e 50 milioni di uccelli mogratori[86]. Dei dati quantitativi sulle specie e sui paesi coinvolti, necessari per la stima del fenomeno, solo alcuni sono disponibili per taluni paesi europei, come ad esempio per Malta, per Cipro e per parti della Croazia e della Spagna e quindi il quadro della regione (di svernamento) mediterranea è ancora oscuro. I dati sono scarsi non solo per la regione mediterranea, ma anche per l’Europa centrale e settentrionale, la Penisola Araba e l’Asia Centrale, cosa che rende problematica la visione complessiva della situazione. Il totale stimato di uccelli migratori uccisi illegalmente ogni anno nella regione mediterranea è tra gli 11 e i 36 milioni, di questi, i tordi (prevalentemente bottaccio) sarebbero 1,76 milioni, uccisi a Cipro, in Italia, in Siria e in Spagna. Per gli altri paesi, non sono disponibili stime attendibili[87]. Secondo altre fonti, nella sola Comunità Valenciana (Spagna), i tordi catturati con trappole sarebbero tra 1,5 e 2 milioni[88].

Di seguito si riassume la situazione relativa alle tendenze della popolazione nidificante dei grandi turdidi cacciabili (in milioni di individui maturi) in Europa e relative categorie Red List (BirdLife International 2015)[89].

Specie Merlo Bottaccio(*) Cesena Sassello Tordela
Tendenza 1980 - 2013 In aumento In aumento Stabile In diminuzione(**) In diminuzione
Individui maturi 110,00 – 174,00 48,80 - 76,80 28,40 - 57,30 26,30 - 40,30 8,25 - 17,90
Categoria Red List Minor Preoccupazione Minor Preoccupazione Minor Preoccupazione Quasi minacciato Minor Preoccupazione

Note:

  • Non sono note misure di conservazione per queste specie.
  • (*) La specie è stata oggetto di caccia da molti decenni nel Mediterraneo, ma non ci sono prove evidenti che ciò abbia causato un declino.
  • (**) La maggior parte della sua popolazione si trova fuori dell'Europa. In Europa ha registrato cali moderati e si stima che la dimensione della popolazione diminuirà ad un tasso vicino al 30% in 15,6 anni (tre generazioni). Dovrebbero essere attuati controlli più severi sulla caccia nel Mediterraneo.


  • Allevamento

Oggi, i turdidi vengono allevati o semplicemente detenuti, per essere utilizzati come richiami per la caccia, per la partecipazione alle gare di canto e alle mostre e come uccelli da compagnia, per il piacere di ascoltarne il canto. Le specie maggiormente allevate sono quelle più pregiate e più cacciate: il tordo bottaccio ed il tordo sassello, che sono anche oggetto di un lucroso commercio. Le dimensioni minime delle gabbie da richiamo sono stabilite per legge: lunghezza trenta centimetri, larghezza e altezza venticinque centimetri. Per l’allevamento, si utilizza una voliera, destinata ad ospitare una sola coppia, delle dimensioni minime di due metri di lunghezza, un metro di larghezza e due metri di altezza. Generalmente costruite in metallo e rete zincata, le voliere presentano una parte scoperta, con un arbusto o un alberello sempreverde, per il libero esercizio del volo nelle belle giornate e una coperta, per il ricovero notturno e la protezione dalle intemperie. All’interno, una vaschetta per l’acqua e una per il mangime (pastone per insettivori, bigattini da pesca, camole del miele, tarme e vermi) e frutta fresca (mele, pere, more e uva) e bacche. In primavera, un nido di vimini e materiale per foderarlo. Essenziale è la gestione della durata del periodo di illuminazione giornaliera (fotoperiodo), per anticipare la stagione riproduttiva e aumentare il tasso di natalità.

Le competizioni canore, cui possono partecipare solo uccelli allevati e non catturati, sono riservate a merlo, tordo bottaccio, tordo sassello, cesena ed altre specie, tra cui allodola, cardellino, fringuello, lucherino, peppola e quaglia.

In sostituzione dei richiami vivi, si usano particolari strumenti a fiato, chiamati chioccoli; negli impianti di cattura per inanellamento si possono usare anche richiami elettromagnetici, riproducenti il canto e i versi delle varie specie[90].

Culinaria[modifica | modifica wikitesto]

Tra i volatili più apprezzati dai Romani, si distinguono i tordi. E il tordo era appunto, a giudizio di un buongustaio come Marco Valerio Marziale, il migliore tra i volatili[91]. Affreschi raffiguranti nature morte con ortaggi e frutta insieme a cacciagione, tra cui tordi, destinati alle mense sono stati ritrovati anche nelle ville di Ercolano[92] e di Pompei[93]. Questi uccelli erano serviti nei banchetti grandiosi (considerati anche i loro elevati prezzi fuori stagione), improntati spesso alla ricerca dello stupefacente. Petronio Arbitro ne descrive uno nel Satyricon. L’ospite è Trimalcione, un liberto divenuto ricchissimo, ma rimasto cafone. Durante questa cena è servito un enorme cinghiale intero che, una volta sventrato, lascia uscire dalla ferita un volo di tordi che si mettono a svolazzare nel triclinio, ma sono catturati dagli uccellatori, pronti con le reti, sotto lo sguardo compiaciuto dei commensali[94]. In un altro banchetto, tramandatoci questo da Orazio nelle Satire, offerto da Nasidieno, un nuovo arricchito, dopo una serie di stravaganti portate, ai convitati viene servita una ricercata prelibatezza: petti di merlo arrosto. Lampridio, nella sua storia di Eliogabalo, ci informa di un’altra singolare usanza: la degustazione, durante i banchetti a corte, di fegatini di triglia, teste di pappagallo, di fagiano e di pavone, oltre alle prelibate cervella di tordo[95].

I tordi sono così tanto apprezzati per la loro squisitezza, che Machiavelli invia al potente Giuliano de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, cui dedicherà Il Principe, alcuni dei tordi catturati nel suo podere, per esortarlo a non prestare orecchio alle maldicenze di cui era oggetto e a concedergli una completa riabilitazione dopo la scarcerazione (Machiavelli era stato ingiustamente accusato di aver congiurato contro Giuliano)[96][97].

Sul finire del Cinquecento e nei primi anni del Seicento, pittori italiani, francesi, spagnoli, e in particolare fiamminghi, ritraggono i tordi (soprattutto bottacci, sasselli, cesene e merli) appesi a frollare o riversi sui banconi in attesa di essere venduti o ammanniti, insieme a tanta altra selvaggina. Tra i pittori, alcuni dal XVII al XIX secolo: Caravaggio (scuola)[98], Frans Snyders[99][100], Paul de Vos[101], Clara Peeters[102], Frans Ykens[103], Sinibaldo Scorza[104], Cristoforo Munari[105], Jean-Baptiste Simeon Chardin[106], Mariano Nani[107], Bartolomé Montalvo[108] e José López Enguídanos[109]. L’altorilievo in marmo di un tordo sospeso a un chiodo di Jean-Antoine Houdon[110] costituisce un esempio di scultura non comune, per gli appartenenti al genere Turdus.

I tordi piacevano moltissimo a Giosuè Carducci, poeta amante della buona tavola e appassionato cacciatore, che li ricorda sovente nelle sue poesie[111] e li gusta nelle ribotte e nei banchetti nella sua amata Maremma[112][113]. Anche Giovanni Pascoli, da cacciatore e osservatore attento e appassionato della natura, presta il suo orecchio di poeta al merlo e al tordo[114], ma a tavola preferisce gli spippoli (nome dialettale della pispola) allo spiedo.

In Italia, tordi migliori si mangiano in autunno quando trovano abbondate cibo e soprattutto olive, che contribuiscono ad accrescere il leggero strato di grasso, che rende le loro carni tenere e profumate. Come tutta la selvaggina, i tordi vanno frollati; per la cottura alla brace è suggerito il legno di ginepro. Tra gli aromi, i più usati sono ginepro, mirto, olive, salvia, santoreggia e timo. Abbinamento classico è con la polenta, consigliato il vino rosso. Di ricette, se ne possono trovare in quantità, ma nessuna salsa di accompagnamento sarà così originale come quella proposta, per tordi o altri volatili ripieni, dal gastronomo, cuoco e scrittore romano Marco Gavio Apicio, il cui nome è legato alla raccolta di ricette De re coquinaria[115]. Per i crostini, si può considerare la ricetta descritta per i merli da Giosuè Carducci (grande estimatore della selvaggina da piuma): Furono messi in fusione quindici merli, con cipolla, odori, olive e funghi rinvenuti, grappa e aceto. Poi furon manipolati con salvia e ramerino, arroselliti in olio con metà rigaglie, spruzzati di vino rosso e lasciati cuocere con cincini d’acqua, in fine tritati e impastati con acciughe e panna[116].

Arti figurative[modifica | modifica wikitesto]

I tordi, a causa del piumaggio mimetico e poco appariscente, non sono stati raffigurati così spesso come altri, più variopinti ed eleganti, quali ad esempio, i galliformi (pollame, fagiani, faraone, pavoni, pernici e quaglie) e gli uccelli acquatici (anatre, cicogne, cigni, fenicotteri, gru e oche). Tra le più antiche raffigurazioni, gli affreschi della Tomba del triclinio risalenti all'inizio del V secolo a.C., conservati nel Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia, nei quali sono rappresentati un tordo che ricerca le olive e un merlo che becca le bacche di edera[117].

Più tardi, risalenti al 40 ed il 20 a. C., sono i realistici affreschi di elevatissimo livello trovati nel giardino nel ninfeo sotterraneo della Villa di Livia (la moglie dell’imperatore Augusto) a Prima Porta, che si possono ammirare presso il Museo Nazionale Romano. Flora e fauna, che vi sono dipinti con accuratezza, forniscono un prezioso catalogo ornitologico-botanico di 23 specie di piante e di 69 specie di uccelli, e ci sono anche un merlo ed un tordo, in rappresentanza del genere[118].

Nelle collezioni del Museo del Prado, oltre ai numerosi esempi di natura morta citati nella sezione Culinaria, sono esposte altre opere affollate di uccelli, in cui il genere è rappresentato dal merlo: L’entrata nell’Arca di Noè[119], Il concerto deli uccelli[120] e La predica agli uccelli di San Francesco[121].

Poesia e musica[modifica | modifica wikitesto]

Il merlo e il tordo (in genere non è specificata la specie, ma si sottintende sia il bottaccio) sono citati da scrittori e poeti in rapporto ai loro versi, ai loro comportamenti ed abitudini. La palma di cantore malinconico e raffinato spetta al tordo. Il poeta inglese Robert Browning parla addirittura di estasi osservando quanto il tordo sia saggio nel ripetere ogni canzone una seconda volta per timore che non si possa godere ancora dell’estasi provata al primo canto[122]. Così, lo troviamo a diffondere il suo canto melodioso dall’alto di una pianta, autorevole, in un parco ombroso[123] o, struggente, nel cimitero acattolico di Roma[124] o, malinconico, da caliginose maremme e praterie[125], ma anche a schiamazzare nei boschi e a spilluzzicare dolci bacche[126][127][128]. E il merlo, onnipresente e simpatico, riscuote l’attenzione e l’ammirazione dei poeti con il suo fischio sonoro[129] e con il suo ciangottio petulante[130].

Nelle composizioni musicali si trovano soprattutto merli. Nelle Petites esquisses d'oiseaux (in italiano "Piccoli abbozzi di uccelli"), brevi brani per piano del 1985, di Olivier Messiaen, il tordo bottaccio si distingue per le sue ripetizioni incantatorie, mentre il merlo canta alcune strofe solari, quasi vittoriose. Nel 1952 Messiaen compone un altro brevissimo brano di musica da camera per flauto e pianoforte, Le Merle noir. Il merlo è ancora protagonista nella composizione Blackbird del 1950 di Henri Dutilleux, per piano. Il brano ne riflette il carattere disinvolto, cianciuso[131], descrivendone il comportamento, da quando scende dall’albero e saltella vigile e furtivo, frugando a colpi di becco tra le foglie, a quando riguadagna veloce il suo rifugio nel bosco[132]. Di umore decisamente più malinconico sono gli Oiseaux tristes, di Maurice Ravel del 1928, uccelli (c’è ancora un merlo!) persi nel torpore di una foresta molto buia durante le ore più calde dell'estate. Ispirato alle vicende del popolo nero e al suo difficile percorso verso l'integrazione è il capolavoro di Paul McCartney Blackbird, il merlo ovvero l'uccello nero[133]. Ma l'uccello nero può rappresentare qualsiasi essere fragile e oppresso, che può trovare la forza di volare.

Non contento di imitare i vocalizzi degli uccelli, l'uomo ha sempre cercato di insegnare loro a cantare delle arie musicali, un passatempo divenuto popolare nei secoli XVII e XVIII; tra i vari trattati e manuali, The Bird Fancyer’s delight, pubblicato nel 1715, che è una raccolta di brani per insegnare agli uccelli a cantare, tordo e merlo compresi, composti appositamente per ogni uccello in base alle sue capacità, usando il flauto e l’organetto a cilindri[134].

Fiabe e favole[modifica | modifica wikitesto]

Le fiabe e le favole riguardanti il merlo ed il tordo sono molte, di seguito se ne indicano alcune:

  • Il merlo lavoratore[135]
  • La Fiaba del merlo[136]
  • Il merlo e il bruco[137]
  • Il fischio del merlo, di Italo Calvino[138]
  • Il merlo goloso da Fiabe e racconti, di Italo Calvino e La leggenda dei giorni della merla[139]
  • Il tordo, di Esopo[140]
  • I tordi e la civetta, di Leonardo Da Vinci[141]

Proverbi e modi di dire[modifica | modifica wikitesto]

  • Essere grasso come un tordo.
  • Chi gioca al Lotto è un gran merlotto.
  • Chi ha pazienza, ha i tordi grassi a un quattrin l'uno.
  • Disse la merla al tordo: sentirai la botta se non sei sordo: se sei distratto ti accorgerai solo quando sarà troppo tardi.
  • Essere un merlo: essere ingenui, creduloni; farsi raggirare o incantare facilmente. Allude al carattere di quest'uccello, di natura curiosa e socievole, che per questo risulta facile da catturare e da addomesticare.
  • Essere un tordo: essere facili da raggirare, così come è abbastanza facile cacciare quest'uccello nascondendosi dietro un riparo qualsiasi.
  • Fischiare ai tordi: fare una fatica inutile, parlare senza riuscire a farsi intendere, magari perché si dicono cose che l'interlocutore non capisce. Allude al fatto che non basta imitare il fischio del tordo per farlo accorrere nel punto voluto, o perché l'uccello comprenda quello che si vorrebbe dirgli.
  • In mancanza di tordi, si mangiano i merli; non avendo ottenuto ciò che ci aspettavamo, dobbiamo accontentarci di quel che c’è.
  • Meglio un fringuello in gabbia che un tordo in frasca.
  • Prendere il tordo: cogliere in fallo qualcuno, oppure riuscire a raggirarlo, come se si prendesse al laccio un tordo cui si dà la caccia.
  • Quando a tordi, quando a grilli: ci sono momenti fortunati e altri meno.
  • Quando canta il merlo siamo fuori dell’inverno.
  • Raccontare la favola del tordo: si dice per esortare qualcuno a dar peso, valore, alla sostanza di una cosa e non alla sua apparenza; considerare i fatti e non le parole.

Sagre e fiere[modifica | modifica wikitesto]

Alcune delle manifestazioni che comprendono esposizione, vendita di uccelli da canto e gare canore sono riportate di seguito:

  • Sagra dei Osei a Sacile (PN), in settembre: esposizione e mercato di uccelli da canto (istituita nel 1274)[142]
  • Fiera degli uccelli a Terranuova Bracciolini (AR), in settembre: vendita e scambio di uccelli da richiamo, gare di canto e di imitazione[143]
  • Fiera Nazionale degli Uccelli a Capannoli (PI), in settembre: gare di canto[144]
  • Fiera degli Uccelli a Sarzana (SP), in settembre: vendita di richiami vivi e gare di canto[145]
  • Fiera degli Uccelli a Villongo (BG), in settembre: gare di canto[146]
  • Fiera degli Uccelli dell’Altopiano a Clusone (BG), in luglio: gare di canto[147]
  • Sagra di uccelli da richiamo a Lenna (BG), in agosto: gare di canto[148]
  • Fiera dei osei a Tezze di Piave (TV), in aprile: gare di canto[149]
  • Fiera degli uccelli a Rustignè di Oderzo (TV), in luglio: gare di canto ed esposizioni[150]
  • Fiera degli uccelli a Crespina (PI), in settembre: gare di canto[151]
  • Concours International d'imitation du chant des oiseaux a Aubagne (FR) (a turno in Italia, Francia e Spagna): gare di imitazione di canto[152]
  • Championnat d’imitation des chants d’oiseaux a Saint-Etienne les Orgues (FR), in luglio: gare di imitazione di canto[153]
  • Imitation des chants d'oiseaux a Bagnols-en-Forêt, Château-Gombert ed altre località(FR): gare di imitazione di canto[154]

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Tordo sassello
Turdus iliacus
Merlo comune
Turdus merula
Tordo bottaccio
Turdus philomelos
Merlo dal collare
Turdus torquatus

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Turdidae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  2. ^ a b (EN) Peter G. Ryan and Robert A. Ronconi, "The Tristan Thrush Nesocichla eremita as Seabird Predator" pp. 247-250, su doi.org, Ardea 98(2). URL consultato il 25 giugno 2021. ''T. eremita'' ha un robusto becco e particolare lingua con la punta a pennello, che gli permette di consumare agevolmente il contenuto delle uova.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m Alessandro Andreotti, Simone Pirrello, Sara Tomasini e Federico Merli, I Tordi in Italia Biologia e conservazione delle specie del genere Turdus, su isprambiente.gov.it, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ISBN 978-88-448-0457-2. URL consultato il 1º giugno 2021.
  4. ^ Le note che si riferiscono al Rapporto I Tordi in Italia... di Alessandro Andreotti et al. sono riferite rispettivamente alle pagine indicate di seguito: “Descrizione” p. 109, “Biologia” p. 110, “Alimentazione” p. 72, “Riproduzione” p. 95, “Migrazioni” p. 24, “Tabella 2”: T. merula p. 111, T. philomelos p. 71, T. pilaris p. 98, T. torquatus p. 128, T. viscivorus p. 60, In Italia p.40
  5. ^ (FR) Mutations des grives - Mutations des merles, su Grives.net. URL consultato il 13 agosto 2021.
  6. ^ (EN) T. atrogularis x T. ruficollis, su Avibase - The World Bird Database. URL consultato il 16 agosto 2021.
  7. ^ (EN) T. eunomus x T. naumanni, su Avibase - The World Bird Database. URL consultato il 16 agosto 2021.
  8. ^ (EN) T. eunomus x T. naumanni, su BirdsDK. URL consultato il 16 agosto 2021.
  9. ^ (EN) T. iliacus x T. pilaris, su EurekMag.com. URL consultato il 16 agosto 2021.
  10. ^ (EN) Turdus iliacus x T. pilaris, su BurningCrusade. URL consultato il 16 agosto 2021.
  11. ^ (EN) T. ruficollis ruficollis x T. naumanni, su Birds Korea. URL consultato il 16 agosto 2021.
  12. ^ (EN) T. smithi x T. olivaceus, su Beautyofbirds.com. URL consultato il 16 agosto 2021.
  13. ^ Vale la pena di citare il caso della cesena, che mantiene un comportamento sociale anche nel periodo riproduttivo e nidifica in nuclei di 10-20 coppie.
  14. ^ (EN) Fieldfare Turdus pilaris, su oiseaux-birds.com. URL consultato il 30 giugno 2021.
  15. ^ (EN) Turdus migratorius American robin, su Animal Diversity Web (ADW). URL consultato il 25 giugno 2021. È stato stimato che la dieta del 'tordo migratore consiste mediamente, a seconda della stagione e dell’ambiente, per il 40% di invertebrati.
  16. ^ Le lumache possono rappresentare una risorsa alimentare di rilievo, soprattutto quando il suolo, indurito dalla siccità o dal gelo, non permette la ricerca di vermi o altri invertebrati. Per mangiare le parti molli delle chiocciole, il tordo bottaccioe ed altri suoi congeneri trattengono il guscio con il becco e, effettuando movimenti rapidi di testa e collo, lo percuotono ripetutamente su un sasso fino a romperlo, quindi puliscono accuratamente il corpo del mollusco, prima di mangiarlo.
  17. ^ (FR) Le Merle d'Amérique, su Faune et flore du Pays. URL consultato il 25 giugno 2021., Il tordo migratorio americano e la cesena catturano pesci di piccola taglia lungo la riva del mare con la bassa marea o entrando in acque poco profonde fino al petto.
  18. ^ Tra le piante frequentate: Acrocarpus fraxinifolius, Bombax ceiba, Erythrina lithosperma, Spathodea campanulata e rododendro.
  19. ^ a b (FR) Famille des Turdidés, su Oiseaux.net. URL consultato il 16 agosto 2021.
  20. ^ T. olivaceus. T. falklandii e T. merula, rispettivamente in Africa. In America e in Europa, non disdegnano le mangiatoie artificiali e cercano il cibo frugando tra i rifiuti domestici.
  21. ^ Ad esempio, per il tordo pettochiaro, il tordo africano e il tordo maggiore.
  22. ^ Tra queste: tordo aligrigie, tordo castano, tordo collobianco, tordo dorsogrigio, tordo della Cina, tordo del Giappone, tordo isolano, tordo pettonero, T. eunomus, T. simillimus
  23. ^ https://animalivolanti.it/uccelli/uccelli-canori/
  24. ^ L’ecozona paleartica comprende Europa, Asia non tropicale e Africa settentrionale; l’ecozona neartica comprende Groenlandia, Canada, Stati Uniti d'America e regioni centrosettentrionali del Messico; l’Ecozona indomalese si estende sulle regioni tropicali e subtropicali dell'Asia ad esclusione del Medio Oriente; l’Ecozona australasiana comprende Australia, Nuova Guinea e Nuova Zelanda; l’ecozona neotropicale comprende Messico meridionale, America centrale, Caraibi e America meridionale; l’ecozona afrotropicale comprende Africa non mediterranea, Penisola arabica meridionale e Madagascar; l’ecozona oceanica include Polinesia, Micronesia e isole Figi; e l’ecozona antartica comprende Antartide e alcune isole dell'Oceano Atlantico meridionale e dell'Oceano Indiano.
  25. ^ Vanno comunque citati il merlo ed il tordo bottaccio, che sono stati introdotti in Australia sud-orientale, Tasmania, isole Norfolk e Lord Howe intorno agli anni ’60 del XIX secolo.
  26. ^ La migrazione altitudinale è a breve distanza, da quote più basse a quote più elevate e viceversa e si verifica probabilmente in risposta ai cambiamenti climatici e della disponibilità di cibo.
  27. ^ (FR) Le Merle d'Amérique, su "Faune et flore du Pays". URL consultato il 27 maggio 2021.
  28. ^ (EN) IUCN 2021. The IUCN Red List of Threatened Species. Version 2021-1., su iucnredlist.org.. URL consultato il 16 giugno 2021.
  29. ^ Salvo diversa indicazione
  30. ^ La linea degli alberi è il limite altitudinale che coincide con la quota più elevata oltre la quale gli alberi non possono sopravvivere.
  31. ^ (FR) Turdus kessleri, su solene.ledantec.free.fr. URL consultato il 15 luglio 2021.
  32. ^ (EN) Yemen Thrush, su observation.org. URL consultato il 15 luglio 2021.
  33. ^ La foresta nuvolosa o foresta tropicale umida, è presente nelle regioni tropicali e subtropicali, caratterizzate da abbondante vegetazione sempreverde coperta da muschi e da una densa nuvolosità intrappolata in modo persistente, nella vegetazione.
  34. ^ (FR) Turdus jamaicensis, su oiseaux-birds.com. URL consultato il 15 luglio 2021.
  35. ^ (EN) Turdus nudigenis, su oiseaux-birds.com. URL consultato il 15 luglio 2021.
  36. ^ (EN) Turdus plumbeus, su oiseaux-birds.com. URL consultato il 15 luglio 2021.
  37. ^ a b c (EN) EOL - Encyclopedia of Life, su eol.org. URL consultato il 22 giugno 2021.
  38. ^ (EN) Peter E. Lowther, Host List of Avian Brood Parasites – 2 Cuculiformes - Old World cuckoos (PDF), su fieldmuseum.org, Field Museum version 26 Apr 2013. URL consultato il 22 giugno 2021.
  39. ^ Il vaccaro o mòlotro (Molothrus aeniensis, M. ater, M. bonariensis), come il cuculo, pratica il parassitismo delle covate deponendo le sue uova in nidi di altri uccelli, tra cui quelli dei tordi.
  40. ^ Le malattie trasmesse dagli animali all’uomo vengono dette zoonosi.
  41. ^ Il sangue costituisce infatti la via principale attraverso cui, nella maggior parte dei casi, gli artropodi trasmettono gli organismi patogeni (batteri, virus e parassiti).
  42. ^ a b D’Amico Wanda, De Merich D., Di Renzi S., D’Ovidio M.C., Martini A., Melis P., Tomao P., Vonesch N., Zoonosi trasmesse da zecche (PDF), su inail.it, INAIL 2018. URL consultato l'11 settembre 2021.
  43. ^ (EN) P. F. Humair, N. Turrian, A. Aeschlimann, L. Gern, Ixodes ricinus immatures on birds in a focus of Lyme borreliosis, su pubmed.ncbi.nlm.nih.gov, National Library o Medecine. URL consultato il 10 aprile 2021.
  44. ^ (EN) Dieter Heylen et al., Pathogen communities of songbird-derived ticks in Europe’s low countries, su Parasites & Vectors. URL consultato il 10 aprile 2021.
  45. ^ Ad esempio, Turdus olivaceus (Ixodes), T. migratorius (I. auritulus), T. pallidus e T. naumanni (I. turdus), T. iliacus, T. viscivorus e T. pilaris (I. ricinus), T. merula (I. frontalis e I. ricinus), T. philomelos (I. frontalis, I. ricinus e I. redikorzevi.)
  46. ^ a b (EN) New study identifies bird species that could spread ticks and Lyme disease, su nsf.gov, Research News. URL consultato il 10 aprile 2021.
  47. ^ a b (EN) IUCN 2021. The IUCN Red List of Threatened Species. Version 2021-1, su iucnredlist.org. URL consultato il 16 agosto 2021.
  48. ^ a b (EN) Steve Csurhes and Anna Markula, Invasive animal risk assessment - Blackbird, 2016 (PDF), su daf.qld.gov.au, Department of Agriculture and Fisheries Biosecurity Queensland - State of Queensland.. URL consultato il 21 agosto 2021.
  49. ^ (EN) "Hinterland Who’s who" p. 5 (PDF), su hww.ca. URL consultato il 25 giugno 2021.
  50. ^ Augusto Toschi, Tordo, su Treccani, Enciclopedia Italiana (1937). URL consultato il 21 agosto 2021.
  51. ^ CONCLUSIONI DELL'AVVOCATO GENERALE L.A. GEELHOED presentate il 9 settembre 2004 - Causa C-79/03 Commissione delle Comunità europee contro Regno di Spagna «Inosservanza degli artt. 8 e 9 della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici – Tolleranza da parte delle autorità spagnole della cattura, nella regione di Valencia, di quattro specie di tordi (Turdus philomelos, T. pilaris, T. iliacus e T. viscivorus) mediante il sistema “parany” (con vergelli)», su curia.europa.eu. URL consultato il 20 agosto 2021.
  52. ^ dispersione dei semi tramite gli escrementi o il rigurgito di animali
  53. ^ Edito da Beti Piotto e Anna Di Noi, Propagazione per seme di alberi e arbusti della flora mediterranea, marzo 2021 (PDF), su isprambiente.gov.it, ANPA - Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente Dipartimento Prevenzione e Risanamento Ambientali. URL consultato il 16 agosto 2021.
  54. ^ apprezzato per il suo legno forte e resistente, per i suoi frutti e per gli usi nella medicina tradizionale cinese
  55. ^ V. A. Nechaev, A. A. Nechaev, The birds-consumers of the fruits and disseminators of Phellodendron Rupr. seeds in the south of Russian Far East, su doaj.org, Сибирский лесной журнал. URL consultato il 16 agosto 2021.
  56. ^ contribuisce validamente alla disseminazione della pianta medicinale Taxus chinensis
  57. ^ (EN) DOWSETT-LEMAIRE Françoise, Fruit choice and seed dissemination by birds and mammals in the evergreen forests of upland Malawi, su documents.irevues.inist.fr. URL consultato il 16 agosto 2021.
  58. ^ Carla Andrea Reati, Emisarios del bosque serrano. Aves como potenciales dispersores de semillas nativas en la Reserva Natural Vaquerías, Córdoba, Argentina, Marzo 2019, su rdu.unc.edu.ar, UNIVERSIDAD NACIONAL DE CÓRDOBA. URL consultato il 16 agosto 2021.
  59. ^ Caziani, Sandra Mónica, Interacción plantas-aves dispersoras de semillas en un bosque chaqueño semiariado Tesis de Doctor (PDF), su digital.bl.fcen.uba.ar, Facultad de Ciencias Exactas y Naturales. Universidad de Buenos Aires. 1996.. URL consultato il 16 agosto 2021.
  60. ^ residente in Cile e in Argentina, che è tra i principali dispersori di semi del bosco temperato australe. In particolare, i semi dei frutti di Myrceugenia planipes (albero sempreverde che cresce in Cile e in Argentina, con requisiti di luce diffusa inferiori rispetto ad altre piante forestali) riescono a germinare solo se le sue bacche sono digerite da questo tordo. La capacità germinativa dei semi può migliorare attraversando l’apparato digerente dei tordi.
  61. ^ José I. Orellana, Carlos E. Valdivia, La importancia del zorzal austral Turdus falcklandii en la germinación de semillas de pitra Myrceugenia planipes, su sciencedirect.com, Revista Mexicana de Biodiversidad June 2017. URL consultato il 16 agosto 2021.
  62. ^ tra le quali Asparagus asparagoides, Chrysanthemoides monilifera, Pittosporum undulatum e Rubus fructicosus. Il merlo, inoltre, rappresenta una minaccia per alcuni uccelli autoctoni come Zoothera lunulata e Gallirallus sylvestris, poiché queste specie competono per risorse alimentari simili, consumano alcuni invertebrati in via di estinzione e possono ibridarsi con specie come quella dell'isola di Norfolk Turdus p. poliocephalus
  63. ^ (EN) MacFarlane Archie E. T., Kelly D,, Briskie J., Introduced blackbirds and song thrushes: useful substitutes for lost mid-sized native frugivores, or weed vectors?, su doi.org, New Zealand Journal of Ecology (2016) 40(1): 80- 87. URL consultato il 16 agosto 2021.
  64. ^ (ES) Cecilia Smith-Ramírez, Gisella Arellano, Erin Hagen, Rodrigo Vargas, Jessica Castillo & Alejandro Miranda, El rol de Turdus falcklandii (Aves: Passeriforme) como dispersor de plantas invasoras en el archipiélago de Juan Fernández (PDF), su redalyc.org, Rev. chil. hist. nat. vol.86 no.1 Santiago mar. 2013. URL consultato il 25 giugno 2021.
  65. ^ pianta invasiva che ostacola l’utilizzazione del pascolo in molti ambienti, di potenziale diffusione nei climi mediterranei, tropicali e subtropicali, in particolare in Europa, Africa subsahariana e nelle Americhe
  66. ^ (EN) Lenin Dzibakwe Chari et al., Biology of Invasive Plants 1. Pyracantha angustifolia, su cambridge.org, Published online by Cambridge University Press. URL consultato il 21 agosto 2021.
  67. ^ (EN) González-Varo, J.P., Rumeu, B., Albrecht, J. et al., Limited potential for bird migration to disperse plants to cooler latitudes, su doi.org, Nature 595, 75–79 (2021).. URL consultato il 16 agosto 2021.
  68. ^ (EN) Global Vector Control Response 2017–2030 - A strategic approach to tackle vector-borne diseases, su World Health Organization. URL consultato il 17 settembre 2021.
  69. ^ Workshop ISPRA per lo sviluppo di un Piano d’Azione Nazionale 9-10 giugno 2016 Parco del Delta del Po Veneto – Rosolina a Mare (Rovigo) (PDF), su isprambiente.gov.it. URL consultato l'11 ottobre 2021.
  70. ^ Da una sola uccelliera di una villa della Sabina, furono venduti, in occasione di un banchetto offerto da Scipione Metello, 5.000 tordi a tre denari ciascuno, con un ricavo totale di 60.000 sesterzi, pari al reddito di un fondo di 400 iugeri (uno iugero equivale a 0,252 ha.)
  71. ^ Franco Malossini, Gli allevamenti animali nel fondo rustico dell’antica Roma. Atti Acc. Rov. Agiati, a. 261, 2011, ser. IX, vol. I, B: 145-215, p. . 189. (PDF), su museocivico.rovereto.tn.it. URL consultato il 25 luglio 2021.
  72. ^ Della prima metà del secolo XIII è il fondamentale trattato De arte venandi cum avibus di Federico II di Svevia.
  73. ^ La falconeria è stata riconosciuta patrimonio vivente dell’umanità nel 2016 e iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale come elemento transnazionale dei seguenti paesi: Arabia Saudita, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Corea, Emirati Arabi, Francia, Germania, Italia, Kazakhistan, Marocco, Mongolia, Pakistan, Portogallo, Qatar, Siria, Spagna e Ungheria.
  74. ^ Falconry, a living human heritage, su ich.unesco.org. URL consultato il 25 luglio 2021.
  75. ^ Falconeria, su treccani.it. URL consultato il 25 luglio 2021.
  76. ^ Leggere Machiavelli, cinquecento anni dopo, su CriticaLetteraria. URL consultato il 25 luglio 2021.
  77. ^ Ho insino a qui uccellato a' tordi di mia mano. Levavomi innanzi dí, impaniavo, andavone oltre con un fascio di gabbie addosso, che parevo el Geta quando e' tornava dal porto con i libri di Amphitrione; pigliavo el meno dua, el più sei tordi. E cosí stetti tutto settembre. Di poi questo badalucco, ancoraché dispettoso e strano, è mancato con mio dispiacere.” Poi, all’all'osteria dove gioca a carte e a dadi coi gaglioffi del borgo, per finire la serata, rivestiti i "panni curiali" in compagnia dei grandi amici del passato: i classici.
  78. ^ Sempre a proposito di tordi, si tratta dello scrittore e cantastorie cui piaceva Bologna e che scelse di vivervi con rape, e pane piuttosto che mangiar tordi in region lontane
  79. ^ Giulio Cesare Croce, Novella di Cacasenno figlio del semplice Bertoldino, su spazioinwind.libero.it. URL consultato il 25 luglio 2021.
  80. ^ Articolo 21° dell'Editto del 10 luglio 1826 emanato dal Cardinale Pier Francesco Galleffi della Santa Romana Chiesa, De' modi di far caccia permessi e vietati, da La caccia ai primi dell’ottocento nella Fano pontificia, su lavalledelmetauro.it. URL consultato il 7 ottobre 2021 : “Le cacce di notte fatte per via di lanterne o fiaccole o pertiche, campanacci, o come volgarmente si dice a diluvio o a diavolaccio, sono per sempre interdette.”.
  81. ^ Giulio Franceschi, Manuale del cacciatore (PDF), su earmi.it, Hoepli, 1893. URL consultato il 25 luglio 2021.
  82. ^ Ferdinando Paolieri, Bestie e cristiani p. 4 da Uomini e bestie, su intratext.com. URL consultato il 7 ottobre 2021 :“Un enorme ombrello di giunchi impaniati, una lanterna cieca in cima, e dietro qualcuno col campanaccio che imitando il don-don della mandra al pascolo toglie agli uccelli dormienti il sospetto. Spalancata la lanterna, quelli accecati dalla luce si precipitano dall'albero battuto con la pertica e vanno a impaniarsi nel diavolaccio che vien proteso verso di loro.”.
  83. ^ (FR) DIRECTIVE 2009/147/CE DU PARLEMENT EUROPÉEN ET DU CONSEIL du 30 novembre 2009 concernant la conservation des oiseaux sauvages (version codifiée), su eur-lex.europa.eu, 26.1.2010 Journal officiel de l’Union européenne L 20/7. URL consultato il 15 ottobre 2021.
  84. ^ (EN) Axel Hirschfeld, A. & Heyd A., Mortality of migratory birds caused by hunting in Europe: bag statistics and proposals for the conservation of birds and animal welfare. Ber. Vogelschutz 42: 47-74, 2005 (PDF), su komitee.de, Komitee gegen den Vogelmord e.V., Bonn. URL consultato il 15 ottobre 2021, Tabella 4.
  85. ^ (EN) EU Derogations, su The WAR ON WILDLIFE Project. URL consultato il 12 ottobre 2021.
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  88. ^ (EN) IUCN Red List for birds., su BirdLife International (2021). URL consultato il 18 ottobre 2021.
  89. ^ Nel 1998 è stato istituito il Campionato Europeo di imitazione del canto degli uccelli a bocca libera, cui partecipano Francia Italia e Spagna
  90. ^ dagli Epigrammi (libro XIII, ep. 92): … Inter aves turdus, si quid me judice certet; inter quadrupedes mattea prima lepus (che sarebbe: “Se il mio giudizio ha qualche valore, dirò che il miglior boccone fra gli uccelli è il tordo, fra i quadrupedi è la lepre”).
  91. ^ Tordi e funghi agarici nella Casa dei Cervi, su artsandculture.google.com. URL consultato il 25 luglio 2021.
  92. ^ Uova, tordi e stoviglie nella casa di Giulia Felice, su classicult.it. URL consultato il 25 luglio 2021.
  93. ^ Il maiale alla giardiniera (porcellum hortolanum), riempito di uccelli, tra cui tordi, era una portata classica – già in voga in Grecia - per sorprendere gli ospiti; per pranzi più modesti, la gallina ripiena di tordi ripieni di prugne
  94. ^ Alberto Jori, La cultura alimentare e l’arte gastronomica dei Romani (PDF), su accademianazionalevirgiliana.org, Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti Quaderni dell’Accademia 5 MANTOVA 2016. URL consultato il 25 luglio 2021.
  95. ^ Niccolò Machiavelli amante dell'osterie, su Taccuini Gastrosofici.it. URL consultato il 25 luglio 2021.
  96. ^ Io vi mando, Giuliano, alquanti tordi, / non perché questo don sia buono e bello, / ma perché un po’ del pover Machiavello / Vostra Magnificenza si ricordi. / E se d’intorno avete alcun che mordi, / li possiate nei denti dar con ello, / acciò che, mentre mangia questo uccello, / dilaniare altrui ei si discordi
  97. ^ Scuola del Caravaggio, Natura morta con uccelli, su culturaitalia.it. URL consultato il 25 luglio 2021.
  98. ^ Frans Snyders, Bodegon, su Hermitage, San Pietroburgo. URL consultato il 25 luglio 2021.
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  108. ^ José López Enguídanos, Bodegón con un melón y tordos, su academiacolecciones.com. URL consultato il 25 luglio 2021.
  109. ^ (EN) Jean-Antoine Houdon, The Dead Thrush, su The Horvitz Collection, Boston. URL consultato il 25 luglio 2021.
  110. ^ Ad esempio in Gin e ginepri: Quanto azzurro d’amori e di ricordi, / Gin, infido liquor, veggo ondeggiare / Nel breve cerchio onde il mio gusto mordi: / O dolci selve di ginepri, rare, / A cui fischian nel grigio ottobre i tordi / Lungo il patrio, selvaggio, urlante mare!” O anche: “Quando la rondin porta e il merlo torni, / torni fischiando a farsi istidionare, / potrai ver l’Asinella a i freschi giorni / Ronzinante e la lancia indirizzare. (Rime nuove)
  111. ^ come quello del 18 ottobre 1885 a Castagneto in Maremma, a base di tordi sacri al girarrosto e alla cazzaruola, squisitissimi e celebratissimi. Era il mese del vino nuovo, delle castagne e del passo dei tordi bottacci che a stormi scendono sulle macchie del ligustro e della fillirea, fra gli ulivi e i ginepri, «becchettando e zirlando, fin che dànno nelle pènere
  112. ^ Leopoldo Barboni, Col Carducci a Segalari citato in La cucina degli scrittori Letteratura e cibo in Emilia-Romagna (PDF), su online.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 25 luglio 2021.
  113. ^ . Tra gli altri, Tra i ginepri c’è un merlo che mi fischia (L’allodola); Che ieri io rincasava a notte piena,/ pensando ad altro, a non so che: zirlare / io sentiva nell’alta ombra serena./ Erano i tordi, che già vanno al mare,/ in alto, in alto, in alto. Io sentìa quelle/ voci dell’ombra, nel silenzio, chiare” (Il cacciatore); “i ginepri tra cui zirlano i tordi? / i bussi amari? quel segreto canto / misterïoso, con quel fiore, fior di morte?” (Digitale purpurea) e “chioccola il merlo, fischia il beccaccino;/ anch’io torno a cantare in mio latino (O vano sogno Pascoli)
  114. ^ .A pp. 315 e 333 di La cultura alimentare e l’arte gastronomica dei Romani: Farcire i volatili con polpa di olive, cucire in modo che la farcia non esca e far bollire per mezz’ora. La farcia di olive si può mescolare con una quantità equivalente di mollica di pane, bagnata nel latte e strizzata e rimanere nel tordo. Per la salsa di accompagnamento, occorre pepe, cumino abbrustolito, levistico, menta, sedano, santoreggia, uva passa snocciolata o prugne, un po’ di miele, vino al mirto, aceto, olio e garum.
  115. ^ Alla scoperta del Parco Letterario di Giosuè Carducci, su visittuscany.com. URL consultato il 25 luglio 2021.
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  120. ^ Juan Carreño de Miranda, San Francisco predicando a las aves, su Museo del Prado (Madrid). URL consultato il 25 luglio 2021.
  121. ^ That’s the wise thrush; he sings each song twice over, / Lest you should think he never could recapture / The first fine careless rapture!
  122. ^ Un anno fa respiravo l'aria italiana, / Eppure, mi sembra, questa primavera nordica è bella, / Questi campi indorati dal fiore di marzo, / Il tordo che canta sopra il piumato larice (Oscar Wilde)
  123. ^ Le camelie brillano con il loro intenso splendore tra l’alloro e il caprifoglio, il mirto è in fiore, e le bellissime rose intrecciano ghirlande / intorno ai fusti dei cipressi. Narcisi e gigli spuntano tra l’erba, / e il tordo sopra di essi canta l’addio scintillante della sera estiva al / giorno che muore. (Axel Munthe)
  124. ^ Una volta cantavo come il tordo al mattino | Canta fra i giunchi rugiadosi (Jack London); Nei remoti meandri del padule, / celato un timido uccello gorgheggia il suo canto. / Solitario il tordo, / l'eremita che vive in disparte, e che fugge le case, / canta a se stesso un canto (Walt Whitman)
  125. ^ Schiamazzavano i / tordi, e nelle paludi qualcosa di vivo / faceva un brusio, come se / soffiasse in una bottiglia vuota. (Anton Checov)
  126. ^ Caverà lesto il tordo saltellante / gli occhi neri di ribes nero, / ma i gorghi del vortice conservano memoria / di qualcuno o di qualcosa. (Evgenij Evtušenko)
  127. ^ Vivaci spigolatori di novembre, / I tordi, sul grappolo in lutto, / Hanno dimenticato quei bei grani d'ambra / Che bambini abbiamo bramato con gli occhi. (Alphonse de Lamartine)
  128. ^ Un uccello fischia tra i rami / E salta allegro, pieno di speranza, / Sull'erba, bianca di brina, / Con stivali gialli e marsina nera. / È un merlo, un cantante credulone / Ignorante del calendario, / Che sogna il sole, e intona / L'inno di aprile a febbraio. (Théophile Gautier); Quanto sono dolci le armonie del pomeriggio! Il merlo canta nella brezza solare Il suo antico canto di foglie. (Frederick Tennyson); – Ah, senti, senti i merli fischiare – / ella disse, fermandosi. Dal ciel crepuscolare / discendeva sui rami la nebbia violetta (Gabriele D’Annunzio)
  129. ^ Le grida rauche dei gabbiani, i loro scrosci chiocci, le loro risse stridenti, le loro pause galleggianti. Il battito di un motore marino. Il chioccolìo sciocco del merlo. (Gabriele D'Annunzio); Meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d’orto, / ascoltare tra i pruni e gli sterpi / schiocchi di merli, frusci di serpi (Eugenio Montale)
  130. ^ .… 'e n'àlbero a li ffrónne / addó' canta nu miérolo cianciuso (vezzoso, capriccioso) / e s'annascónne. / Miérolo affurtunato, viato a chi te sente.(Salvatore Di Giacomo)
  131. ^ (FR) Henri Dutilleux, Blackbird, su Lumni, La faunothèque. URL consultato il 25 luglio 2021.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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