Tina Lagostena Bassi

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Augusta Lagostena Bassi
TinaLagostenaBassi.jpg

Deputata della Repubblica Italiana
Legislature XII
Gruppo
parlamentare
Forza Italia
Coalizione Polo per le Libertà
Circoscrizione Toscana
Incarichi parlamentari
Membro della commissione giustizia

Dati generali
Partito politico Forza Italia
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocata

Augusta Bassi, coniugata Lagostena, detta Tina Lagostena Bassi (Milano, 2 giugno 1926[1]Roma, 4 marzo 2008), è stata un'avvocata e politica italiana.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Laureatasi in giurisprudenza all'Università di Genova, con il professor Giuliano Vassalli, iniziò la sua carriera come prima assistente alla cattedra di diritto penale sempre all'Università di Genova. In quegli anni divenne amica di Fabrizio De André. In seguito si specializzò divenendo titolare della cattedra di Diritto della Navigazione presso l'Università di Parma dal 1971 al 1972.

Col marito Vitaliano Lagostena fondò nel 1950 uno studio legale a Genova, poi trasferito a Roma nel 1973.[2]

Dal 1973 al 1975 lavorò all'ufficio riforme del Ministero di Grazia e Giustizia. Era la rappresentante italiana al Convegno Mondiale per la Pace svoltosi a Praga nel 1983.

Divenne nota nei tribunali italiani come una delle principali e più agguerrite avvocate per la difesa dei diritti delle donne, a tal proposito celebre l'aver difeso i diritti di Donatella Colasanti contro Angelo Izzo nel processo sul Massacro del Circeo, e della vittima di stupro nel primo Processo per stupro ad essere filmato e mandato in onda dalla RAI.

Celebri le sue arringhe in cui, con termini asciutti, descriveva la violenza subita dalle sue assistite rompendo così un muro di silenzio che esisteva sia nella società sia nel mondo dei tribunali sulla questione della violenza sessuale. In linea con il suo impegno per le cause femminili divenne una delle socie fondatrici del Telefono Rosa.

Nel 1994 si candidò alla Camera dei deputati con il sostegno dal Polo per le Libertà nel collegio uninominale Firenze 2 ove, avendo ottenuto il 19,9% dei voti, venne sconfitta dall'esponente dei Progressisti Sandra Bonsanti e per la quota proporzionale nelle liste di Forza Italia, ove invece risultò eletta nella circoscrizione XII-Toscana. Nella XII legislatura fu membro della Commissione Giustizia della Camera dei deputati e coautrice nel 1996 della legge contro la violenza sessuale n. 66/96.

Dal 1994 al 1995 ricoprì il ruolo di Presidente della Commissione Nazionale parità e pari opportunità uomo-donna presso la Presidenza del Consiglio dei ministri essendo inoltre componente del gruppo sulle pari opportunità della Comunità Europea.

Diresse la delegazione per l'Italia nei lavori preparatori della IV Conferenza Mondiale ONU sui diritti della donna svoltasi a Pechino nel 1995.

Nel 1998 fondò a Roma lo studio associato Lana - Lagostena Bassi, nato dalla fusione tra i due importanti studi legali di Firenze e Genova.[3], divenendo anche membro del direttivo dell'Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani.

Nel 2000 scrisse l'introduzione per il libro La Bugiarda (poi ritirato in quanto diffamatorio) in cui Carolina Tana accusava di pedofilia il proprio padre, assolto; nel 2015 Carolina descrisse il modo in cui era stata plagiata ad accusare falsamente il padre.[4][5]

Malata da tempo di un tumore al seno, si spense in una casa di cura privata a Roma la sera del 4 marzo 2008, dopo essere stata colpita da un'emorragia cerebrale. I suoi amici la ricordarono dedicandole una puntata di Forum intitolata "Ciao Tina!"

"Processo per stupro", RAI, 1979[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Processo per stupro.

Quello che ebbe luogo nel 1978 fu il primo processo per stupro mandato in onda dalla RAI, il 26 aprile 1979 e, a seguito di richieste di replica, nell'ottobre dello stesso anno. Ebbe una vastissima eco nell'opinione pubblica.

L'idea di documentare un processo per stupro nacque in seguito ad un Convegno Internazionale femminista sulla "Violenza contro le donne", tenutosi nell'aprile del 1978 nella Casa delle donne in via del Governo vecchio, a Roma. In quel convegno emerse che ovunque nel mondo, quando aveva luogo un processo per stupro, la vittima si trasformava in imputata. Loredana Rotondo, programmista alla RAI, propose a Massimo Fichera, allora direttore di Raidue, di filmare un processo per stupro in Italia. Il documentario Processo per stupro, registrato al Tribunale di Latina, diretto da Loredana Dordi, fu seguito da nove milioni di telespettatori. Con il titolo inglese A Trial for Rape fu presentato al festival di Berlino, insignito del Prix Italia for documentaries e ricevette una nomination all'International Emmy Award. Se ne conserva oggi una copia al MOMA di New York[6]

La vittima del processo filmato era una giovane di 18 anni di Latina, Fiorella, che denunciò per violenza carnale di gruppo quattro uomini, fra cui Rocco Vallone, un conoscente. Fiorella, lavoratrice in nero, dichiarò di essere stata invitata da Vallone in una villa per discutere una proposta di lavoro stabile. Il processo fu reso difficile dal fatto che la vittima conosceva l'imputato principale e non presentava segni di percosse o maltrattamenti. Lagostena Bassi era difenditrice di parte civile[7].

In un'intervista del 2007, Lagostena Bassi sottolineò come la trasmissione in tv del processo fu scioccante perché si rendeva visibile come gli avvocati difensori potessero essere altrettanto violenti degli stupratori nei confronti delle donne, inquisendo sui dettagli della violenza e sulla vita privata della parte lesa, trasformandola in imputata: l'atteggiamento mentale che emergeva in aula era che una donna "di buoni costumi" non poteva essere violentata; che se c'era stata una violenza, questa doveva evidentemente essere stata provocata da un atteggiamento sconveniente da parte della donna; che se non c'era una dimostrazione di avvenuta violenza fisica o di ribellione, la vittima doveva essere consenziente[8].

In televisione[modifica | modifica wikitesto]

In ambito televisivo oltre a partecipare come giudice d'arbitrato nel programma Forum dal 1998 al 2008 è stata anche sceneggiatrice della Miniserie TV per la RAI L'avvocato delle donne tratto da un suo omonimo libro e interpretato da Mariangela Melato. Per Odeon TV ha ideato e condotto le trasmissioni Tinamite e Tinamite il Caso.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Tina Lagostena Bassi, Delle garanzie giurisdizionali nei provvedimenti di sospensione e revoca della patente a carattere penitenziale, Roma, Ars nova, 1960?.
  • Guido Gentile, Danti Guerreri, Tina Lagostena Bassi, Responsabilità: guida giurisprudenziale, Giuffrè, 1966.
  • Lucio Rubini, Tina Lagostena Bassi, La liquidazione del danno, Giuffrè, 1974-1981.
  • Tina Lagostena Bassi, La R.C. per la circolazione dei veicoli, la liquidazione del danno: appendice di aggiornamento, Milano, Giuffrè, 1977.
  • Tina Lagostena Bassi, Dizionario tecnico-giuridico delle assicurazioni e riassicurazioni, Roma, Edizioni giuridiche italiane, 1978.
  • Tina Lagostena Bassi, Agata Alma Cappiello, Giacomo F. Rech, Violenza sessuale: 20 anni per una legge, Istituto Poligrafico dello Stato, 1997.
  • Tina Lagostena Bassi, L'avvocato delle donne: dodici storie di ordinaria violenza, Mondadori, 1997, ISBN 88-04-34450-4.
  • Tina Lagostena Bassi, Manuale dei diritti e dei doveri del giovane cittadino, Mondadori, 2000, ISBN 978-88-04-47520-0.
  • Tina Lagostena Bassi, Così è deciso, Milano, Sperling & Kupfer, 2000, ISBN 978-88-200-2963-0.
  • Tina Lagostena Bassi, Germana Monteverdi, Una vita speciale, Casale Monferrato, Piemme, 2008, ISBN 978-88-384-8914-3.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2018 il Comune di Milano ha deciso che il suo nome venga iscritto nel Famedio, all'interno del Cimitero Monumentale[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tina Lagostena Bassi, Una vita speciale, Piemme edizioni, 2008, ISBN 978-88-384-8914-3
  • Processo per stupro, Videocassetta VHS, s.l., s.n., 1979, IT\ICCU\LO1\0822812
  • Maria Grazia Belmonti & al., Un processo per stupro. Dal programma della Rete 2 della televisione italiana, prefazione di Franca Ongaro Basaglia, Torino, Einaudi, 1980 IT\ICCU\REA\0018268.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN233708747 · ISNI (EN0000 0003 8535 3034 · SBN IT\ICCU\BVEV\003059 · LCCN (ENn97089871 · WorldCat Identities (ENn97-089871