Thomas Sankara

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« Non è possibile effettuare un cambiamento fondamentale senza una certa dose di follia. In questo caso si tratta di non conformità: il coraggio di voltare le spalle alle vecchie formule, il coraggio di inventare il futuro. Ci sono voluti i pazzi di ieri per permetterci di agire con estrema chiarezza oggi. Voglio essere uno di quei pazzi. Dobbiamo avere il coraggio di inventare il futuro. »

(Thomas Sankara[1])
Thomas Sankara
Sankara-Portrait-by RYU 2017.jpg
Ritratto di Thomas Sankara

Presidente della Repubblica dell'Alto Volta
dal 4 agosto 1984 1º Presidente del Burkina Faso
Durata mandato 4 agosto 1983 –
15 ottobre 1987
Predecessore Jean-Baptiste Ouédraogo
Successore Blaise Compaoré

Primo ministro della Repubblica dell'Alto Volta (Ad interim)
Durata mandato 10 gennaio 1983 –
17 maggio 1983
Predecessore carica di nuova istituzione
Successore carica abolita

Dati generali
Partito politico Congresso per la Democrazia e il Progresso
Thomas Isidore Noël Sankara
21 dicembre 1949 – 15 ottobre 1987
(37 anni)
Soprannome Il Che Guevara d'Africa, Il presidente ribelle[2]
Nato a Yako
Morto a Ouagadougou
Cause della morte omicidio (Colpo di Stato)
Luogo di sepoltura Cimitero di Dagnoen, Ouagadougou
Etnia Silmi-Mossi
Religione Cattolico[3]
Dati militari
Paese servito Alto Volta Alto Volta
Burkina Faso Burkina Faso
Forza armata Esercito burkinabé
Anni di servizio 1967 - 1987
Grado Capitano
Battaglie Guerre di confine contro il Mali (1972)
Guerra di Natale (1985)
Colpo di Stato contro Jean-Baptiste Ouédraogo (1983)
Colpo di Stato di Blaise Compaoré (1987)
Altre cariche politico
Fonti nel testo della voce
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Thomas Isidore Noël Sankara (Yako, Alto Volta, 21 dicembre 1949Ouagadougou, Burkina Faso, 15 ottobre 1987) è stato un militare, politico e rivoluzionario burkinabè.

Noto anche come Tom Sank, è stato un leader molto carismatico per tutta l'Africa Occidentale sub-sahariana. Cambiò il nome di Alto Volta in Burkina Faso, divenendone il primo presidente, e si impegnò molto per eliminare la povertà attraverso il taglio degli sprechi statali e la soppressione dei privilegi delle classi agiate. Finanziò un ampio sistema di riforme sociali incentrato sulla costruzione di scuole, ospedali e case per l'estremamente povera popolazione, oltre a un'importante lotta alla desertificazione con il piantamento di milioni di alberi nel Sahel.

Il suo rifiuto di pagare il debito pubblico di epoca coloniale, insieme al tentativo di rendere il Burkina autosufficiente e libero da importazioni forzate, attirò le antipatie di Stati Uniti d'America, Francia e Inghilterra, oltre che di numerosi paesi circostanti. Questo sfociò nel colpo di Stato del 15 ottobre 1987, in cui all'età di 38 anni il giovane capitano Sankara fu assassinato dal proprio vice, Blaise Compaoré, con la complicità dei suddetti stati. Celebre soprattutto per il suo discorso all'Organizzazione dell'unità africana contro imperialismo e neocolonialismo e per essere stato il primo presidente africano a riconoscere l'AIDS come grave piaga sociale, lanciando un'efficace campagna di vaccinazione e prevenzione. Rinunciò a qualunque beneficio personale come Presidente del Burkina Faso e al momento della morte gli unici beni in suo possesso erano un piccolo conto in banca di circa 150 dollari, una chitarra e la casa in cui era cresciuto. Figura carismatica e iconica per milioni di africani, è comunemente indicato come "Il Che Guevara africano"[2][4] o "Il presidente ribelle"[5].

Teorico del panafricanismo, fu l'ultimo presidente dell'Alto Volta e il primo del Burkina Faso dal 1983 al 1987.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Marguerite e Sambo Joseph Sankara, ferventi cattolici di etnia Silmi-Mossi, frequentò la scuola elementare a Gaoua e conseguì il diploma nel 1966 a Bobo-Dioulasso. I genitori lo incoraggiarono a farsi prete, ma fallito il tentativo di iscriversi a medicina scelse la carriera militare presso la scuola di Prytanée di Kadiogo e, a 19 anni, si trasferì in Madagascar, dove ricevette una formazione da ufficiale dell'esercito e dove poté assistere alle rivolte del 1971 e del 1972 contro il presidente Philibert Tsiranana. In Madagascar si avvicinò alle teorie marxiste e leniniste di Adama Touré (militante del Partito africano dell'indipendenza), che influenzarono il resto della sua vita[6]. Divenne caporedattore del giornale scolastico, il Club dell'informazione.

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Ritornò in Alto Volta nel 1972 e partecipò a una guerriglia al confine tra lo Stato natale e il Mali, salvo poi aderire al pacifismo, ritenendo i conflitti "inutili e ingiusti".[7]. In seguito divenne noto ad Ouagadougou come chitarrista del gruppo "Tout-à-Coup Jazz".

Nel 1976 divenne comandante del centro di addestramento dell'esercito a . In quel periodo, durante la presidenza del colonnello Saye Zerbo, salito al potere dopo un colpo di Stato e con cui Sankara era in aperto contrasto[8], formò insieme ad altri giovani ufficiali, tra cui Blaise Compaoré, un'organizzazione segreta chiamata Regroupement des Officiers Communistes (ROC), cioè Gruppo degli Ufficiali Comunisti. Per attutire la tensione, Sankara venne nominato Segretario di Stato nel settembre 1981, ma rassegnò le dimissioni il 21 aprile 1982, in disaccordo con il regime, secondo lui troppo lontano dalle esigenze della popolazione[8]. Va inoltre detto che tutte le iniziative da lui proposte durante il suo periodo di Segretario di Stato furono ignorate, e bastarono pochi mesi perché Sankara si rendesse conto dell'incompatibilità del suo modo di vivere e fare politica rispetto a quello degli altri esponenti del governo. Di fronte al lusso esagerato in cui vivevano le alte sfere dell'esercito, Sankara mostrava infatti una semplicità più unica che rara, tanto da presentarsi in bicicletta alla prima riunione di governo subito dopo la nomina. Le successive inevitabili dimissioni e l'arresto del giovane capitano furono accompagnate da una frase, pronunciata alla radio, che lo rese presto celebre: “Guai a prendere in giro il popolo”[9].

Dopo un colpo di Stato nel novembre 1982 che portò al potere Jean-Baptiste Ouédraogo, questi non potendo ignorare la sua popolarità nell'esercito e in parte della popolazione, lo nominò Primo Ministro (Sankara rifiutò l'offerta di presidente).

In quest'ultimo periodo il giovane capitano riuscì ad allargare notevolmente le simpatie intorno alla sua persona, in forza di un modo di esprimersi semplice, tagliente ed efficace, e di un carattere che sembrava autenticamente vicino alle richieste delle fasce più deboli della popolazione. A rafforzare queste impressioni c'era anche la già accennata diversità nello stile di vita di Sankara rispetto a quello delle altre figure di governo. Il contrasto tra Ouédraogo e il suo primo ministro in un clima di crescente malcontento popolare e di manifestazioni di piazza portò però di nuovo alla destituzione e agli arresti domiciliari di Sankara e di altri esponenti della sua corrente in seguito alla visita[non è chiaro il nesso tra le due cose] di Jean-Christophe Mitterrand, figlio dell'allora presidente francese François Mitterrand. L'arresto di Sankara e di altri suoi compagni causò una rivolta popolare che alla fine lo liberò.

Sankara viaggiò molto in questo periodo: in Nigeria da Seyni Kountché, nella Libia di Gheddafi (di cui già aveva letto e fatto leggere il Libro Verde e dal quale ottenne la promessa di un aiuto finanziario per l'Alto Volta), in Corea del Nord, al forum dei non allineati di New Delhi, da Samora Michel in Mozambico, da Daniel Ortega in Nicaragua, da Mathieu Kérékou in Benin, da Indira Gandhi in India, da Chadli Bendjedid in Algeria, da Julius Nyerere in Tanzania, e da Jerry Rawlings in Ghana.

L'elezione alla presidenza[modifica | modifica wikitesto]

« C’è una categoria di antenati più immortale degli altri: le figure profetiche, capaci di incarnare le profonde ispirazioni di uguaglianza, di liberazione e di giustizia del loro popolo. Thomas Sankara è uno di loro. Visionario, Sankara si schierò con i più deboli, predicò le virtù dell’economia locale, respinse i prestiti della Banca mondiale e mise in moto l’autosufficienza alimentare e la produzione tessile. Più autonomia per le donne, le classi lavoratrici e i contadini che vivevano sotto il giogo dei capi villaggio. Abolizione del lavoro obbligatorio che colpiva i piccoli agricoltori, promozione dell’uguaglianza dei sessi, divieto dell’escissione e della poligamia »

(Abdourahman A. Waberi[10])

Nell'agosto del 1983 divenne presidente all'età di 35 anni, in seguito al colpo di Stato contro Jean-Baptiste Ouédraogo guidato dall'amico Compaoré, con l'appoggio della Libia. Esattamente un anno dopo il suo insediamento, nel 1984, cambiò il nome del Paese in Burkina Faso, che in More e Djoula, i due idiomi più diffusi nella nazione, significa "Terra degli uomini integri"[10]. Cambiò inoltre la bandiera e lo stemma nazionale e scrisse un nuovo inno, Une Seule Nuit.

Nel dicembre 1985 fu organizzato il censimento generale della popolazione burkinabé. Per errore, gli addetti al censimento sconfinarono in Mali, causando l'ira dei vertici di Stato del Paese maliano, che fecero pressione su Sankara. Le ostilità sfociarono in un conflitto, noto come "Guerra di Natale", che durò cinque giorni e che causò 100 morti, perlopiù nella città di Ouahigouya, bersagliata dagli aerei militari maliani.

All'ONU il Burkina votò per l'indipendenza della Nuova Caledonia, condannò l'Operazione Urgent Fury degli USA e l'invasione dell'Afghanistan da parte dei sovietici.

L'attentato e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo numerosi attacchi al presidente francese Mitterrand, reo di appoggiare il governo di Pieter Willem Botha in Sudafrica, e dopo aver rifiutato l'appoggio militare a Charles Taylor, Sankara venne ucciso il 15 ottobre 1987 insieme a dodici ufficiali (Noufou Sawadogo, Amadé Sawadogo, Abdoulaye Guem, Der Somda, Wallilaye Ouédraogo, Emmanuel Bationo, Paténema Soré, Frédéric Kiemdé, Bonaventure Compaoré, Paulin Bamouni, Christophe Saba, Sibiri Zagré), in un colpo di Stato organizzato dall'ex-compagno d'armi e collaboratore Blaise Compaoré con l'appoggio di Francia, Stati Uniti d'America e militari liberiani[10].

Venne sepolto in una tomba anonima a Dagnoën, alla periferia di Ouagadougou[11], tuttavia in occasione del ventennale della sua morte la tomba è stata ricostruita e abbellita dai familiari, salvo poi essere danneggiata dai miliziani pro-Compaoré e nuovamente ricostruita a seguito della caduta del regime.[10]

Indagini e ipotesi sulla morte[modifica | modifica wikitesto]

La tesi più accreditata, sostenuta da un testimone oculare[10], è che Sankara e Compaoré la sera dell'uccisione stessero discutendo animatamente intorno ad un tavolo, con il presidente che accusava il collaboratore di essere un traditore. Improvvisamente, Compaoré avrebbe preso il suo revolver e avrebbe sparato due colpi, mortali, al petto di Sankara, che si sarebbe accasciato senza vita sulla sedia[10]. Compaoré ha sempre negato questa versione dei fatti, affermando inizialmente che quel giorno era a casa sua, malato, e che a uccidere il presidente fosse stata un'altra persona[10], salvo poi ritrattare, affermando che fu lui ad uccidere Sankara, ma che il colpo partì accidentalmente dalla pistola.

Un'altra tesi invece afferma che Sankara si trovasse a bordo di una Renault 5 insieme ai suoi collaboratori Paulin Bamoumi e Frederic Ziembie[12]. Ad un certo punto l'autovettura venne crivellata da colpi di AK-47, con i due collaboratori che morirono su colpo e Sankara che ne uscì illeso. Il presidente venne allora tirato fuori dal mezzo e a sua volta massacrato a colpi di mitraglietta dai miliziani pro-Compaoré[12].

Nell'aprile 2006 il Comitato per i Diritti Umani dell'ONU, a cui si è appellato a nome della famiglia il Collettivo Giuridico della Campagna Internazionale Giustizia per Thomas Sankara (CIJS), diede ragione ai ricorrenti e ordinò allo Stato burkinabé di fare chiarezza sulla morte di Thomas Sankara, di assicurare alla famiglia una giustizia imparziale, di rettificare il suo certificato di morte, di provare il luogo della sua sepoltura, di indennizzare la famiglia per il trauma subito e di divulgare pubblicamente le decisioni del comitato. Tuttavia, il 21 aprile 2008 il Comitato per i Diritti Umani dell'ONU chiuse il fascicolo senza muovere ulteriori inchieste[13].

Dopo la caduta di Compaoré il tribunale militare burkinabé ha emesso, il 4 dicembre 2014, un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti accusandolo dell'omicidio, l'assassinio e l'occultamento di Thomas Sankara.

Nell'aprile 2016 la Corte di Cassazione di Ouagadougou ha ritirato il mandato, poiché il tribunale avrebbe dovuto rivolgersi al commissario del governo prima di rilasciarlo. Il procuratore generale Ouedraogo ha comunque spiegato che «La cancellazione dei mandati non significa che sia finita. I giudici possono prendere in consegna e correggere le procedure attraverso mezzi validi. Queste sono lacune che possono essere colmate anche domani, se i giudici vogliono». Il fatto ha generato molto malcontento e si è diffusa la voce che Blaise Compaoré sia coperto da interessi internazionali, anche ora che non è più al potere.

Eredità e tentativo di censura di Compaoré[modifica | modifica wikitesto]

« È possibile che a causa degli interessi che minaccio, a causa di quelli che certi ambienti chiamano il mio cattivo esempio, con l'aiuto di altri dirigenti pronti a vendersi la rivoluzione, potrei essere ammazzato da un momento all'altro. Ma i semi che abbiamo seminato in Burkina e nel mondo sono qui. Nessuno potrà mai estirparli. Germoglieranno e daranno frutti.
Se mi ammazzano arriveranno migliaia di nuovi Sankara! »

(Thomas Sankara[10])

Thomas Sankara è oggi un eroe ed esempio per tutta l'Africa, considerato addirittura più popolare di Nelson Mandela. Simbolo di intelligenza, lealtà, umiltà, grande onestà e alta morale, la sua figura è conosciuta in occidente attraverso numerosi giornalisti e autori. Fiorella Mannoia ha dedicato il brano Quando l'angelo vola (dall'album Sud) a Thomas Sankara, promuovendo e raccontando la storia del rivoluzionario burkinabè durante i tour e le comparse in televisione. Numerose commemorazioni in giro per il mondo hanno cercato di presentarlo al pubblico internazionale.

Blaise Compaoré ha provato in ogni modo a cancellare il ricordo di Thomas Sankara distruggendo la sua tomba, evitando di menzionarlo, cancellandolo dagli archivi storici e proclamando festa nazionale il 15 ottobre per distrarre la popolazione. Nel 2007 (a vent'anni dalla morte), Compaoré distribuì soldi e premi per allontanare la gente dal cimitero di Dagnoen, luogo in cui riposano il capitano e gli altri dodici collaboratori uccisi durante il colpo di Stato. Ma fallì perché un'enorme folla si recò lo stesso alla tomba di Sankara a rendere omaggio. Il ricordo del giovane presidente rimane vivo nella nuova generazione con il racconto e la diffusa distribuzione di file multimediali contenenti i suoi celebri discorsi.

Il 31 ottobre 2014 un'incontenibile rivolta popolare costrinse Blaise Compaoré a rinunciare alla propria carica e a fuggire in direzione della Costa d'Avorio. Manifesti e cartelli inneggianti a Sankara si diffusero ovunque, diventando il simbolo della nuova rivoluzione.

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

« Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel »

(Thomas Sankara[10])

Ispirato a Fidel Castro (che incontrò durante una visita di stato), Che Guevara, Jerry Rawlings e Karl Marx, promosse la "Rivoluzione Democratica e Popolare", definendo la sua ideologia anti-imperialista nel suo Discorso di Orientamento Politico tenuto il 2 ottobre 1983. In un discorso tenuto ad Addis Abeba, in Etiopia, suggerì l'istituzione di un nuovo fronte economico africano che si potesse contrapporre a quello europeo e statunitense. Inoltre cercò di convincere, invano, gli altri capi di Stato africani a rifiutarsi di saldare i debiti con gli Stati Uniti e i paesi europei, poiché era convinto che i soldi da restituire agli altri Stati potevano essere reinvestiti in riforme sanitarie e scolastiche[10].

Durante un suo discorso all'ONU il 4 ottobre 1984[14], avanzò la richiesta di sospensione di Israele e di espulsione del Sudafrica dalle Nazioni Unite, che all'epoca deteneva in prigione Nelson Mandela. Inoltre fece costruire la ferrovia del Sahel, che tuttora collega Burkina Faso e Niger, la principale arteria di comunicazione del Paese, successivamente ampliata. Fornì due pasti e cinque litri d'acqua al giorno a ciascun cittadino burkinabé, fornendo assistenza sanitaria e una massiccia campagna di vaccinazioni, incentivò la costruzione di scuole ed ospedali, promosse una campagna di rimboschimento (10 milioni di alberi vengono piantati per contrastare l'avanzata del Sahel), la ridistribuzione delle terre ai contadini, la soppressione delle imposte agricole[15], e creò un Ministero dell'Acqua, con funzioni ecologiche[10].

Principali provvedimenti[modifica | modifica wikitesto]

Riduzione della spesa pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Con una campagna per la riduzione della spesa pubblica e una drastica lotta alla corruzione, tolse numerosi privilegi a politici e militari, e vendette tutte le Mercedes in dotazione ai ministri, sostituendole con le più economiche Renault 5[10], mentre i voli fuori dal paese per motivi diplomatici si potevano solo fare in classe turistica[9]. Si decurtò inoltre lo stipendio, arrivando a guadagnare 450$ al mese. Molte volte era costretto a chiedere prestiti ai familiari poiché non aveva denaro[10]. Decise la chiusura dei night club, dove la piccola borghesia faceva una fortuna con la vendita di Coca-Cola, il cui prezzo si aggirava tra i 1.500 e i 2.000 franchi per litro, escludendo così la popolazione. I night club furono sostituiti con piste da ballo diurne aperte a tutti, con musica popolare e prezzi accessibili (il costo medio di un drink non superava i 50 franchi)[16].

La posizione su donne e AIDS[modifica | modifica wikitesto]

« Noi dobbiamo fare di tutto per dare a ogni donna un lavoro.
Dobbiamo dare a ogni donna i mezzi per realizzare una vita onesta e dignitosa »

(Thomas Sankara[10])

Il programma politico di Sankara comprendeva soprattutto il miglioramento delle condizioni delle donne. Sankara assegnò a numerose donne il ruolo di ministro e le cariche militari, cosa rara in Africa[10]. Le incoraggiò a ribellarsi al maschilismo e a rimanere a scuola in caso di gravidanza. Sankara fu il primo presidente africano a mettere in guardia la popolazione dall'AIDS, invitando i compatrioti a usare dei contraccettivi per evitare eventuali sieropositività[17]. Abolì la poligamia e vietò l'infibulazione[15], pratiche ampiamente diffuse e tollerate in tutta l'Africa.

Importante fu l'attenzione dedicata alla prostituzione. Sankara riteneva importante non punire o incarcerare le prostitute come accadeva in molti paesi, ma aiutarle a evadere dalla situazione di schiavitù fisica in cui si trovavano, dando loro un'occupazione vera. Chiarì questo programma nel telex inviato al Congresso mondiale delle prostitute, il 2 dicembre 1986.

La partecipazione dell'esercito nella vita economica[modifica | modifica wikitesto]

« È il popolo che decide per la pace, quando non è possibile continuare la guerra, è il popolo che decide costi e funzioni dell'esercito. L'esercito non dev'essere un'aristocrazia al di sotto della quale c'è il popolo.
Vogliamo rompere con questo sistema, e desideriamo riformare anche i gradi, perché i militari siano parte del popolo »

(Thomas Sankara[10])

Sankara si fece fautore e promotore di una totale rottura con la tradizione, che vedeva i soldati e soprattutto le cariche dell'esercito in posizione di netto vantaggio rispetto al popolo. Una delle sue prime mosse fu quella di coinvolgere le caserme nella produzione agricola e industriale. L'addestramento militare, ridotto da 18 a 12 mesi, fu implementato a funzioni lavorative che occuparono ben 3/4 del tempo totale. Ad esempio, l'ordine prevedeva inizialmente la costruzione di pollai e l'allevamento di galli e galline (un quarto per ogni soldato, come minimo). Il risultato non venne solo raggiunto ma ampiamente superato, con caserme che raggiungevano mezzo pollo per persona a settimana o addirittura uno intero, e chiedevano di poter fare di più. Questo successo economico garantì un miglioramento delle condizioni alimentari, e un rilevante abbassamento dei prezzi nel mercato della carne bianca per la popolazione civile. Ci fu anche un grande incremento della coltivazione di patate, a tal punto da raggiungere la sovrapproduzione.

Valorizzazione delle piccole imprese[modifica | modifica wikitesto]

Il Burkina Faso era il paese più povero dell'Africa insieme alle isole di Capo Verde. Sankara intuì l'importanza delle uniche vere risorse: cotone, ortaggi, legumi, agrumi e allevamento (oltre a una buona quantità d'oro, che però verrà scoperta solo durante la dittatura di Blaise Compaoré). Decise di dare slancio alle piccole unità produttive, a metà strada tra l'artigianato e l'industria, come manifatture a atelier, per impiegare manodopera minimamente formata da espandere sul territorio, far nascere vicino alle zone di produzione ed essere facilmente sostenibile. Furono ribattezzate touf-touf e largamente preferite alle macchine elettroniche, per offrire possibilità coniugate con coloro che già altrove si erano lanciati in questo genere d'impresa. Sankara non era un autarchico e voleva dare rilievo all'impresa privata, a patto che questa non si imponesse sulla sovranità popolare. Fu ben aperto a investitori stranieri, come la Svizzera, che volevano associarsi con i privati o il governo del Burkina. Le principali collaborazioni furono per il formaggio (latte) e i pomodori destinati a salse e pelati in scatola, ma ci furono una serie di altre infinite possibilità economiche.

Abbassamento del prezzo della carne e delle materie prime[modifica | modifica wikitesto]

Come già accennato, Sankara lavorò molto per abbassare i prezzi e rendere accessibili alla popolazione molti tipi di prodotti solitamente riservati alle élite borghesi. Tra questi, in particolare, la carne. Ouagadougou prosperava di supermercati e salumerie con prosciutto venduto a peso d'oro, poiché importato, nonostante ci fossero tutti i presupposti per produrlo anche in Burkina. Questo lo rendeva un alimento inaccessibile alla stragrande maggioranza. Sankara invertì l'ordine delle cose mettendo a disposizione di produttori esteri, ad esempio per la stagionatura, maiali e montoni con cui creare carne a buon mercato e permettere un'espansione del consumo interno.

Per costruire dighe grazie a cui manovrare l'acqua di cui il Burkina aveva un disperato bisogno, i cantieri dovevano importare ferro e cemento dai paesi vicini, i quali però avevano cominciato a bloccarne la vendita per colpire economicamente un governo guardato male per le sue politiche liberiste e vicine al popolo. In particolare le griglie, che importate erano sei volte più care rispetto alla produzione nazionale. I cantieri volevano solo la materia prima per poter realizzare poi in Burkina il prodotto finito, ma furono ostacolati. Sankara si concentrò molto in questa direzione mandando in missione informativa funzionari col compito di chiarire la posizione pacifica del paese, ma anche di informare che la persistenza di questi comportamenti sarebbe stata considerata un atto di ostilità.

Sviluppo dell'edilizia[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato forniva direttamente l'argilla con cui costruire le case e ingegneri agronomi erano posti a capo delle opere pubbliche per dettare istruzioni agli operai. Sankara, affezionato al gesto simbolico, si recava spesso in zone di lavoro per incoraggiare le squadre mettendosi egli stesso all'opera, parlando con le persone coinvolte, esaminando la realtà e venendo direttamente a conoscenza di eventuali problemi da risolvere.

Lotta alle importazioni inutili[modifica | modifica wikitesto]

« Ci sono dei sacrifici necessari nella nostra rivoluzione. Sacrifici che riguardano i nostri privilegi, i nostri agi, i nostri gusti »

(Thomas Sankara[10])

Uno dei principali motivi di povertà del Burkina era appunto la dipendenza da importazioni estere. E per la maggior parte si trattava di prodotti inutili o sacrificabili, che aggiungevano solo debiti su debiti. Tra questi, vestiti di marchi come Levi's e accessori estetici (ad esempio il rossetto). Sankara dichiarò pubblicamente che se qualcuno avesse voluto organizzare un colpo di Stato in Burkina Faso non avrebbe dovuto mandare un esercito, perché sarebbe bastato smettere di vendere tutte queste cose al paese per gettare la popolazione nel caos. C'erano alcune eccezioni per cui non si poteva fare a meno di importare, come determinate materie prime, ma il resto andava necessariamente messo da parte o la pressione fiscale non avrebbe allentato la presa. Sankara promosse dunque una campagna anti-materialista per incentivare il popolo a essere orgoglioso di ciò che ha, senza vergognarsi di mostrare al mondo che il Burkina è un paese povero. L'obiettivo era soprattutto danneggiare la potente piccola-media borghesia che deteneva il controllo di questi mercati.

Donazione di sangue[modifica | modifica wikitesto]

« Spesso si sente dire che alla banca del sangue manca il sangue. Che cosa significa? Una banca in deficit rischia di finire davanti al TPR! Il sangue non può mancare se tutti lo abbiamo in abbondanza. Donare è un dovere di chiunque »

(Thomas Sankara[10])

Sankara fu un sostenitore della donazione del sangue e la promosse attraverso gesti simbolici come il prelievo personale per incoraggiare la popolazione.

La partecipazione del popolo alla vita giuridica: le Case del popolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Burkina Faso fu il primo paese africano a indire i tribunali popolari, chiamati Case del popolo, con una corte presieduta da un giudice di carriera, due giudici non professionisti, un militare e quattro membri dei Comitati di difesa della rivoluzione. La gente poteva recarsi ai processi presenziando come pubblico e partecipando al dibattito. Il clima era alleggerito dalla distribuzione di bibite e snack da parte di piccoli commercianti locali.

Celebre fu il processo a Saye Zerbo, ex presidente dell'Alto Volta, per appropriazione indebita. L'enorme cifra, 427 milioni di franchi, era stata misteriosamente fatta sparire dai conti statali proprio durante il suo governo. Zerbo verrà condannato a quindici anni di prigione e al rimborso dell'intera cifra mediante confisca di beni e proprietà. Anche un ex ministro del governo, coinvolto in un ingente affare sul vino, sarà condannato.

I processi sono perlopiù inerenti a scandali finanziari e sottrazioni alla cosa pubblica. Ogni rappresentante del popolo ha l'obbligo di rendicontare le proprie spese. Il popolo partecipa con interesse. Chi si è intascato denaro a scapito del popolo finisce in tribunale.

Non furono attuati provvedimenti contro i membri dei precedenti governi, a meno che non fossero esplicitamente colpevoli di specifici reati. È il caso di Jean-Baptiste Ouédraogo, rovesciato dal colpo di Stato di Sankara, ma lasciato stare in quanto non colpevole di alcun reato.

L'operazione uffici verdi[modifica | modifica wikitesto]

« Come può un responsabile comandare un dipartimento ministeriale a favore del popolo se non ne conosce le preoccupazioni? »

(Thomas Sankara[10])

Secondo Sankara un lavoro attento era possibile solo in ambienti puliti, ordinati e allegri. Le piante entrarono così in tutti gli uffici a cominciare dal suo, in una campagna di sensibilizzazione dell'ambiente. Ogni due settimane si trascorreva una mattinata a riordinare gli uffici, in particolare l'archivio. A ogni ministero venne assegnato un campo da coltivare. Sankara riteneva importante che in un paese composto per il 98% da contadini e agricoltori, i rappresentanti dovessero provare per primi cosa significasse il lavoro nei campi, in modo da essere più vicini al popolo.

La "radio entrate e parlate"[modifica | modifica wikitesto]

Lo sforzo di far partecipare tutti i burkinabé alla rivoluzione si concretizzò permettendo loro di entrare la mattina nei locali della radio nazionale per parlare in diretta, criticare e proporre idee. Fu sviluppato un circuito di radio rurali che diffondevano programmi di alfabetizzazione e divulgazione agricola.

La lotta ai prestiti[modifica | modifica wikitesto]

« L'aiuto di cui abbiamo bisogno è quello che ci aiuti a fare a meno degli aiuti »

(Thomas Sankara[10])

Sankara dava grande importanza alla cooperazione internazionale, ma riteneva fosse da riformare. Criticò gli esperti di economia e i burocrati, unici veri ideatori nonché proponitori di strategie, che in cambio della consulenza agli stati si facevano pagare cifre d'oro. La rivoluzione rifiutava l'aiuto che serviva a far comprare i prodotti dei donatori e ad aprire conti in banca in occidente, arrivando più volte a scontrarsi con potenze come gli Stati Uniti d'America.

Quando l'ambasciatore americano "suggerì" a Sankara di non denunciare più le aggressioni in Centroamerica per evitare di inimicarsi Washington, il presidente rispose con un secco no.

Sicurezza personale e attentati[modifica | modifica wikitesto]

Il capitano era consapevole di rischiare la vita ogni giorno a causa dei numerosi nemici che si era creato. Per questo motivo veniva protetto da strategie di copertura, come la segretezza dei suoi spostamenti o l'annunciazione del luogo delle riunioni solo due ore prima. Teneva sempre con sé tre pistole da usare in caso di pericolo e gli uomini della scorta cambiavano costantemente. I rischi erano concreti.

Il 28 maggio 1984 viene sventato un colpo di Stato organizzato da sette cospiratori: il colonnello Didier Tiendrebeogo (ex sindaco di Ouagadougou), due luogotenenti, un uomo d'affari, un maggiore della gendarmeria, un sergente e un pilota. Saranno giustiziati l'11 giugno. La Corte marziale rivoluzionaria condanna ai servizi sociali altri cinque accusati, indicando 14 persone i cui nomi figurano nella lista di un prossimo eventuale governo. Sankara li convoca nel suo ufficio spiegando che ogni tentativo di rovesciare il governo sarebbe stato represso.

I risultati[modifica | modifica wikitesto]

In quattro anni di Thomas Sankara, nel Burkina Faso furono:

  • Vaccinati 2.500.000 bambini contro morbillo, febbre gialla, rosolia e tifo. L'Unicef stesso si complimentò con il governo.
  • Creati Posti di salute primaria in tutti i villaggi del paese.
  • Aumentato il tasso di alfabetizzazione.
  • Realizzati 258 bacini d'acqua.
  • Scavati 1.000 pozzi e avviate 302 trivellazioni.
  • Stoccati 4 milioni di metri cubi contro 8,7 milioni di metri cubi di volume d'acqua.
  • Realizzate 334 scuole, 284 dispensari-maternità, 78 farmacie, 25 magazzini di alimentazione e 3.000 alloggi.
  • Creati l'Unione delle donne del Burkina (UFB), l'Unione nazionale degli anziani del Burkina (UNAB), l'Unione dei contadini del Burkina (UPB) e ovviamente i Comitati di difesa della rivoluzione (CDR), che seppur inizialmente registrarono alcuni casi di insurrezione divennero ben presto la colonna portante della vita sociale.
  • Avviati programmi di trasporto pubblico (autobus).
  • Combattuti il taglio abusivo degli alberi, gli incendi del sottobosco e la divagazione degli animali.
  • Costruiti campi sportivi in quasi tutti i 7.000 villaggi del Burkina Faso.
  • Soppressa la Capitazione e abbassate le tasse scolastiche da 10.000 a 4.000 franchi per la scuola primaria e da 85.000 a 45.000 per quella secondaria.
  • Create unità e infrastrutture di trasformazione, stoccaggio e smaltimento di prodotti con una costruzione all'aeroporto per impostare un sistema di vasi comunicanti attraverso l'utilizzo di parte di residui agricoli per l'alimentazione.

Quasi tutte queste riforme, estremamente innovative per un paese africano degli anni ottanta, furono annullate dal regime di Blaise Compaoré.

Il carisma personale[modifica | modifica wikitesto]

Thomas Sankara era un uomo estremamente carismatico, come hanno raccontato molti suoi amici e collaboratori. Non aveva mai soldi con sé e spesso doveva chiedere ai parenti di prestarglieli. Nel poco tempo libero amava andare in bicicletta tra le strade di Ouagadougou per osservare con i suoi occhi la povertà. Sankara sosteneva la collaborazione tra le persone, e detestava la competitività, che innalza uno per abbassare l'altro. Uomo sempre gioioso ma al tempo stesso tenacemente determinato nel conseguimento degli obiettivi, aveva una grande umiltà. La sua casa era ricolma di libri letti e riletti più volte, e ne pagava regolarmente il mutuo. Detestava qualunque forma di ingiustizia sociale e si mosse sempre in questa direzione, esprimendo con estrema franchezza il proprio pensiero in ogni circostanza, senza mai perdere quel tocco di perspicace ironia che lo contraddistingueva e ne caratterizzava la genialità.

Durante la visita di François Mitterrand in Burkina Faso, Sankara lo accusò indirettamente ma pubblicamente di aver permesso a un criminale come Pieter Willem Botha di aggirarsi liberamente in Francia. Questo incrinò definitivamente i rapporti, e Mitterrand accentuò la sua già evidente antipatia per il giovane presidente.

Il discorso pronunciato all'Organizzazione dell'unità africana contro il debito sovrano fu un'altra grande prova di coerenza, ma contribuì ad attirargli ulteriori antipatie.

Per tutte queste caratteristiche, Sankara ha sempre riscontrato il favore delle masse e il rispetto dei conoscenti. Nonostante ciò era contro il culto della personalità e non desiderava, ad esempio, essere oggetto di canzoni popolari, considerandosi un presidente "di passaggio", come si definì lui stesso. I regali che riceveva come presidente del Burkina li distribuiva tra i suoi collaboratori ed era solito fare visite a sorpresa nelle istituzioni per monitorarne il corretto funzionamento.

Discorso sul debito (Oua, Addis Abeba, 29 luglio 1987)[modifica | modifica wikitesto]

« Perciò vorrei proporre, signor presidente, che stabilissimo dei livelli di sanzione per i capi di stato che non rispondono all'appello. Facciamo in modo che attraverso un sistema di punti di buona condotta quelli che vengono regolarmente, come noi, ad esempio, possano essere sostenuti in alcuni dei loro sforzi. Per esempio: ai progetti che presentiamo alla Banca africana di sviluppo deve essere attribuito un coefficiente di africanità. I meno africani saranno penalizzati. Così tutti verranno alle riunioni qui.
Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l'Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c'entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici. Anzi, dovremmo invece dire "assassini tecnici". Sono loro che ci hanno proposto dei canali di finanziamento, dei finanziatori. Un termine che si impiega ogni giorno come se ci fossero degli uomini che solo sbadigliando possono creare lo sviluppo degli altri. Questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandati. Ci hanno presentato dei dossier e dei movimenti finanziari allettanti. Noi ci siamo indebitati per 50, 60 anni e più. Cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per 50 anni e più. Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata dall'imperialismo, è una riconquista dell'Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee. In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo tout court, di quelli che hanno avuto l'opportunità, l'intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l'obbligo di rimborso [CONTINUA] »

Frasi celebri[modifica | modifica wikitesto]

  • « La rivoluzione è anche vivere nell'opulenza, vivere nella felicità. Ma opulenza e felicità per tutti, non solo per qualcuno »
  • « L'imperialismo è un sistema di sfruttamento che si verifica non solo nella forma brutale di chi viene a conquistare il territorio con le armi. L'imperialismo avviene spesso in modi più sottili. Un prestito, l'aiuto alimentare, il ricatto. Stiamo combattendo questo sistema che permette a un pugno di uomini di governare l'intera specie »
  • « Dobbiamo decolonizzare la nostra mentalità e raggiungere la felicità nei limiti del sacrificio che siamo disposti a fare. Dobbiamo ricondizionare la nostra gente ad accettarsi per come è e a non vergognarsi della sua situazione reale »
  • « La rivoluzione e la liberazione delle donne vanno di pari passo. Non parliamo di emancipazione delle donne come atto di carità o ondata di compassione umana. Si tratta di una necessità alla base della rivoluzione. Le donne reggono l'altra metà del cielo »
  • « I nemici di un popolo sono coloro che lo tengono nell'ignoranza »
  • « Mentre i rivoluzionari in quanto individui possono essere uccisi, nessuno può uccidere le idee »
  • « Tutto ciò che l'uomo immagina, lo può creare »
  • « Ci dicono di rimborsare il debito. Non è un problema morale. Rimborsare o non rimborsare non è un problema d'onore »
  • « La disuguaglianza può essere sconfitta attraverso la definizione di una nuova società, in cui gli uomini e le donne potranno godere di pari diritti, derivanti da uno sconvolgimento dei mezzi di produzione in tutti i rapporti sociali. Pertanto, la condizione delle donne migliorerà solo con l'eliminazione del sistema che le sfrutta »
  • « Lo spirito è soffocato, per così dire, dall'ignoranza. Ma non appena l'ignoranza è distrutta, lo spirito risplende, come il sole privo di nuvole »

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Internazionale[modifica | modifica wikitesto]

  • Thomas Sankara Speaks: The Burkina Faso Revolution, 1983-87, by Thomas Sankara, Pathfinder Press, 1988, ISBN 0-87348-527-0
  • We Are the Heirs of the World's Revolutions: Speeches from the Burkina Faso Revolution 1983-87, by Thomas Sankara, Pathfinder Press, 2007, ISBN 0-87348-989-6
  • Women's Liberation and the African Freedom Struggle, by Thomas Sankara, Pathfinder Press, 1990, ISBN 0-87348-585-8

Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Thomas Sankara Quotes, azquotes.com.
  2. ^ a b Thomas Sankara, il Che Guevara africano, historychannel.it
  3. ^ Tuttavia alcuni collaboratori sostengono che sia in seguito diventato ateo.
  4. ^ Reuters
  5. ^ Alessandro Anconetani, Thomas Sankara, su www.pagoni.it. URL consultato il 26 ottobre 2016.
  6. ^ Sankara, 1987
  7. ^ (EN) Antonio de Figueiredo, The true visionary Thomas Sankara, Thomas Sankara webSite. URL consultato il 7 febbraio 2016 (archiviato il 22 febbraio 2013).
  8. ^ a b Aruffo, 2007
  9. ^ a b Chi era Thomas Sankara?, su www.infoaut.org. URL consultato il 17 aprile 2016.
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Ombre africane - prima puntata, "C'era una volta", Rai 3, 15 luglio 2009
  11. ^ (EN) Thomas Sankara: the Upright man, newsreel.org. URL consultato il 7 ottobre 2014.
  12. ^ a b (EN) Thomas Sankara, il "Che Guevara" africano ucciso nella terra degli uomini integri, repubblica.it. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  13. ^ Giustizia per Thomas Sankara Giustizia per l'Africa - [Thomas Sankara webSite]
  14. ^ Thomas Sankara, la ricerca della felicità - CINEMAFRICA | Africa e diaspore nel cinema
  15. ^ a b Sostiene Sankara, Comitato Sankara XX, 2014, edizioniBeccoGiallo, ISBN 978-88-97555-89-6
  16. ^ Carlinho U., Thomas Sankara: Sacrifici per una Rivoluzione, 09 marzo 2015. URL consultato il 26 ottobre 2016.
  17. ^ Thomas Sankara: Discorso sulle donne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Alto Volta Successore Flag of Upper Volta.svg
Jean-Baptiste Ouédraogo 4 agosto 1983 - 4 agosto 1984 carica abolita
Predecessore Presidente del Burkina Faso Successore Flag of Burkina Faso.svg
carica creata 4 agosto 1984 - 15 ottobre 1987 Blaise Compaoré
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