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Indira Gandhi

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Indira Gandhi
Indira Gandhi 1977.jpg

Primo ministro dell'India
Durata mandato 24 gennaio 1966 - 31 ottobre 1977
Predecessore Gulzarilal Nanda
Successore Morarji Desai

Durata mandato 14 gennaio 1980 - 31 ottobre 1984
Predecessore Charan Singh
Successore Rajiv Gandhi

Dati generali
Partito politico Congresso Nazionale Indiano
Firma Firma di Indira Gandhi

Indira Priyadarshini Nehru-Gandhi (Hindi: इन्दिरा प्रियदर्शिनी गान्धी) (Allahabad, 19 novembre 1917Nuova Delhi, 31 ottobre 1984) è stata una politica indiana.

Fu il primo Primo ministro donna indiano e rappresentò una figura centrale nel Congresso Nazionale Indiano. Indira Gandhi, che lavorò in politica dal 1966 al 1977 e poi di nuovo dal 1980 fino al suo assassinio nel 1984, fu il secondo ministro per anzianità di servizio e l'unica donna a ricoprire questa carica.

Indira Gandhi fu l'unica figlia del Primo ministro indiano, Jawaharlal Nehru. Fu designata Capo di stato maggiore dell'amministrazione capeggiata da suo padre tra il 1947 e il 1964 e arrivò a esercitare una notevole influenza, seppur non ufficiale, al governo. Fu eletta presidente del Congresso nazionale indiano nel 1959. Fino alla morte di suo padre nel 1964, la Gandhi rifiutò di gareggiare per la presidenza del partito e al contrario decise di diventare capo di gabinetto nel governo capeggiato da Lal Bahadur Shastri. Nelle elezioni di partito tenutesi all'inizio del 1966 (dopo la morte di Shastri), sconfisse il suo rivale Morarji Desai, per diventare leader del partito e quindi succedette a Shastri come Primo ministro indiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu l'unica figlia di Kamla e Jawaharlal Nehru, il Primo Ministro dell'India. Prese il nome dal marito Feroze Gandhi, il quale non era in alcun modo imparentato con il Mahatma Gandhi. Ebbe due figli, uno dei quali, Rajiv Gandhi, divenne suo successore come primo ministro.

Fu nominata Primo Ministro dell'India il 18 gennaio 1966. Nel 1967, per la prima volta, il Partito del Congresso subì un forte calo di consensi dovuto alla forte presenza di correnti di estrema sinistra in alcuni governi regionali. Il partito si divise in due tronconi, uno conservatore e l'altro progressista.

In questa situazione di incertezza Indira Gandhi agì in maniera apparentemente non coerente: dapprima usò la forza per abbattere[non chiaro] i governi di sinistra dell'Uttar Pradesh e del Bengala Occidentale; successivamente, dopo la vittoria della destra nelle consultazioni elettorali del 1968-69, sembrò assumere posizioni più vicine alle sinistre poiché, nel giro di pochi giorni, procedette alla nazionalizzazione di una decina di banche d'affari al fine di assicurarsi il consenso di socialisti e comunisti in vista delle elezioni presidenziali che si sarebbero tenute nel 1969.

Nel 1975, un tribunale la ritenne colpevole di brogli elettorali e la condannò all'interdizione dai pubblici uffici per sei anni. Nello stesso anno il paese fu attraversato da spinte secessioniste, che portarono la Gandhi a proclamare lo stato d'emergenza nazionale e a prendere misure severe contro le opposizioni.
Quando il paese tornò alle urne nel 1977, il suo partito venne sconfitto e Indira, un anno dopo, fu addirittura incarcerata per alcuni giorni.
Ma si riorganizzò e in pochi mesi fondò un nuovo partito, il Congresso nazionale indiano (Indian National Congress), che vinse le elezioni del gennaio 1980 e le consentì di ritornare alla guida del governo. Il suo secondo mandato iniziò il 14 gennaio di quell'anno.

All'inizio degli anni '80 si sviluppò in India un movimento estremista sikh che perseguiva l'indipendenza del Punjab indiano. Indira Gandhi decise di intervenire con l'esercito, ed espugnò il Tempio sacro dei sikh con un bombardamento e una sanguinosa occupazione, uccidendo molti sikh che si erano radunati quella giornata per il martirio del Guru Arjan Dev Ji, allo scopo di evitare future spinte indipendentistiche del Punjab.

L'assassinio[modifica | modifica wikitesto]

Indira Gandhi morì il 31 ottobre 1984, uccisa dalle sue due guardie del corpo sikh, come ritorsione per aver ucciso molti innocenti sikh con Operazione Blue Star.

La sera del 30 ottobre, Indira Gandhi era appena tornata da un faticoso giro elettorale nell'Orissa. In quell'occasione aveva concluso il discorso con queste parole:

« Non ho l'ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l'India. »
Indira Gandhi con il Mahatma Gandhi durante lo sciopero della fame del 1924

La mattina del 31 ottobre del 1984, alle 9.08, Indira scese i tre gradini della residenza per raggiungere il giardino. Vestita di un sari arancione (uno dei colori della bandiera nazionale dell'India) si avviò verso le due guardie responsabili della sua sicurezza, e fece loro un cenno di saluto. La Gandhi conosceva bene uno dei due, il trentaquattrenne Beant Singh. L'altro era il ventunenne Satwant Singh, in servizio da pochi mesi.

Non appena ebbe salutato le due guardie, Beant Singh (1950-1984), impugnando una pistola Walther P38, esplose tre colpi in direzione della Gandhi. Immediatamente, anche Satwant Singh (1962-1989) esplose tutte le trenta pallottole del suo mitra Sten. Non meno di sette proiettili la colpirono all'addome, una decina al petto, alcuni perforarono il cuore. Indira Gandhi non ebbe neanche il tempo di gridare. Morì sul colpo.

I giorni seguenti per l'India e il popolo indiano, furono giorni di lutto, di tragedia, di disperazione, di disorientamento.

Lo scrittore e giornalista Javier Moro ha descritto l'assassinio di Indira Gandhi nel suo libro biografico Il sari rosso (capitoli 33-34). Molto critico nei suoi confronti fu invece il famoso scrittore Salman Rushdie, che nel romanzo "I figli della mezzanotte" (1981) riferì dell'uso della tortura durante il proclamato stato di emergenza. Le sue posizioni si ritrovano ribadite, sia pure quasi di passaggio, nell'omonimo film (2013), che la regista indiana Deepa Mehta ha tratto dall'opera.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Premio Lenin per la Pace - nastrino per uniforme ordinaria Premio Lenin per la Pace
— Mosca, 1983-84
Collare d'oro dell'Ordine olimpico - nastrino per uniforme ordinaria Collare d'oro dell'Ordine olimpico
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • PSDM - Una donna al potere: approfondimento
Predecessore Primo ministro dell'India Successore Flag of India.svg
Gulzarilal Nanda 24 gennaio 1966 - 24 marzo 1977 Morarji Desai
Predecessore Primo ministro dell'India Successore Flag of India.svg
Choudhary Charan Singh 14 gennaio 1980 - 31 ottobre 1984 Rajiv Gandhi
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