Tempio di San Fantino

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Tempio di San Fantino
Tempio di San Fantino - Taureana di Palmi.jpg
StatoItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
LocalitàPalmi-Stemma.pngPalmi
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Cristiana ortodossa
TitolareSan Fantino
Maria Santissima dell'Alto Mare
Diocesi Oppido Mamertina-Palmi
Fondatoreabate Pietro Militano (chiesa attuale)
Inizio costruzioneVI secolo (prima chiesa di cui si abbia documentazioni)
Completamento1857 (chiesa attuale)
Sito web

Coordinate: 38°23′31.63″N 15°51′56.88″E / 38.39212°N 15.8658°E38.39212; 15.8658

Tempio di San Fantino
Tempio di San Fantino - Taureana di Palmi.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàPalmi
IndirizzoLargo Conte Pietro Antonio Spinelli
Caratteristiche
TipoMuseo religioso
Sito web

Il tempio di San Fantino è una chiesa ottocentesca di Palmi, ubicata nel largo Conte Pietro Antonio Spinelli a Taureana, attualmente adibita a museo. Oltre al suddetto tempio, il complesso museale ospita i resti di una chiesa paleocristiana, di una medievale (costruita nel 1552) e la «cripta di San Fantino», luogo di culto cristiano più antico della Calabria[1] che conservava un tempo le spoglie dell'omonimo santo. Ad oggi il titolo di chiesa di San Fantino, a Taureana, è stato trasferito al nuovo luogo di culto parrocchiale realizzato nel 1963 antistante la via del Mare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 590, in una lettera di papa Gregorio Magno inviata al vescovo della diocesi di Tauriana Paolino, viena citata una chiesa ed un monastero maschile dedicati a San Fantino. Anche nel bios di San Fantino, scritto dal vescovo di Tauriana Pietro nell'VIII secolo, è citata una "basilica superiore", sopra la cripta, nella quale vi era la tomba del santo collocata all'interno dell'altare.

Si suppone che dal IX secolo il vescovo della diocesi di Tauriana risiedesse nella chiesa di San Fantino,[2] dando pertanto al luogo di culto il titolo di cattedrale. La basilica andò però distrutta, assieme alla città di Tauriana, nel 951 per mano dei saraceni che costrinsero la popolazione a trovare rifugio nei centri vicini.[1] Solamente un secolo dopo, nel 1080, la diocesi di Tauriana fu soppressa ed il suo territorio fu incorporato in quello della nuova diocesi di Mileto.

Anche se l'aggregazione nel 1086 della diocesi di Tauriana a quella di Mileto venne giustificata con il fatto che la città fosse stata devastata un secolo prima, e che la cattedra vescovile fosse vacante da lungo tempo, ciò non sembra corrispondere esattamente al vero, poiché risulterebbe che si officiava regolarmente nella cattedrale di Tauriana ancora negli anni 1112-1113.[3]

Nell'XI secolo i monaci basiliani ricostruirono un'abbazia nel luogo dove sorgeva l'antica cattedrale, e la dedicarono sempre a San Fantino. Ruggero II di Sicilia sottopose l'abbazia[4], nel 1134, all'archimandrita del cenobio del Salvatore di Messina.[5]

La chiesa è citata anche in alcuni atti del 1324 e del 1325.[6][7]

Nel XV secolo, per l'esiguo numero di monaci basiliani che vi vivevano, il convento di San Fantino cadde in abbandono.[6] Lo stato di abbandono in cui versava in quel periodo il convento è attestato in una relazione di Attanasio Calceopulo nella sua visita ai monasteri greci di Calabria, compiuta nel 1457-1458.[6][8] Poiché in quel periodo, nella zona di Taureana, vi era un altro luogo di culto dedicato a San Giovanni teologo,[9] il rettore della suddetta chiesa si rivolse a papa Martino V chiedendo l'abolizione del convento di San Fantino e la rendita di quest'ultima.[9] La concessione venne fatta dal successivo papa Eugenio IV nel 1431 che, inoltre, unificò il titolo delle due chiese intestando quella di San Giovanni teologo ai SS. Fantino e Giovanni Teologo.[9] La nuova chiesa fu amministrata da un abate dipendente dal papa ed in seguito, a causa di una nuova distruzione ad opera dei saraceni, venne anch'essa lasciata in stato d'abbandono.[9]

Nel 1552 la chiesa venne riedificata, con bolla rilasciata il 29 settembre 1542 da papa Paolo III,[9] dal conte di Seminara Pietro Antonio Spinelli, feudatario di Palmi.[9] Il luogo di culto, con annesso un convento di monache basiliane, fu dedicato a «SS. Maria dell'Alto Mare» e risultava jus patronato della famiglia Spinelli.[9] Le indicazioni di come fossero la chiesa ed il monastero sono contenute in una platea redatta nel 1645 dal notaio Marcantonio De Paola di Seminara.[6][10] Successivamente la chiesa venne menzionata, nel 1740, nella deposizione dell'arciprete della parrocchia di San Nicola, don Bruno Trifiletti, per l'elevazione della chiesa Madre di Palmi a collegiata.[11][12]

La chiesa venne distrutta dal violento terremoto del 1783 e fu ricostruita nel 1857 dall'abate Pietro Militano.[1] Il luogo di culto venne riedificato con l'entrata rivolta a sud, così come si trova tuttora.[1]

Nel 1937 il vescovo della diocesi di Mileto mons. Paolo Albera assegnò la chiesa di San Fantino alla guida spirituale dei frati minori conventuali della parrocchia del Rosario. Il 1º novembre 1952 invece la chiesa di San Fantino venne eretta a parrocchia autonoma e nel 1953 venne inaugurato a Taureana un nuovo luogo di culto che, pertanto, fece chiudere e lasciare in stato di abbandono il vecchio tempio ottocentesco.

Nonostante lo stato di abbandono del tempio, in quegli anni iniziarono degli scavi archeologici intorno all'edificio.[13] Questi scavi nel 1952 portarono alla luce, in maniera del tutto fortuita, la cripta di San Fantino, nella quale probabilmente era sepolto il santo.[13]

Nel periodo 1993-1994 vennero effettuati nuovi scavi archeologici nel complesso paleocristiano-bizantino ed, inoltre, si iniziò il restauro della chiesa ottocentesca ad opera del "Movimento Culturale San Fantino", associazione di volontariato culturale che nel 1998 ottenne l'adozione del complesso.[14] I lavori di ristrutturazione del tempio terminarono nel XXI secolo.

Descrizione del complesso archeologico[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa ottocentesca[modifica | modifica wikitesto]

I resti della basilica bizantina[modifica | modifica wikitesto]

I resti della basilica bizantina[15] del VI secolo-VIII secolo sono sovrapposti alla cripta, orientati verso est, e si trovano all'esterno dell'attuale tempio, nella parete est. Dietro la chiesa, nello scavo del 1993,[16] sono emerse le pavimentazioni e due absidi della suddetta basilica.

La chiesa medievale[modifica | modifica wikitesto]

Negli scavi del 1993 emersero le pavimentazioni anche della chiesa ricostruita nel 1552 dal conte Pietro Antonio Spinelli feudatario di Seminara e Palmi. Di questa chiesa sono state rinvenute le mura interne, allineate sull'asse est-ovest con ingresso a nord.[17] Sull'intonaco vi sono tracce di colore. Gli scavi continuarono dalla parte esterna di sinistra della chiesa e sotto le pareti emersero le strutture delle due chiese bizantine e medievale e alcune tombe (attualmente coperte), probabilmente di religiosi del monastero costruito del 1552. Tali scoperte hanno confermato le notizie storiche contenute nel "bios" di San Fantino.

La cripta di San Fantino[modifica | modifica wikitesto]

Volta della cripta di San Fantino

La cripta è il luogo dove era inizialmente posta l'urna con le spoglie di San Fantino. Si tratta di un ampio locale interrato,[18] sottostante il tempio, che si supponeva fosse adibito a ninfeo già intorno al II secolo, quindi in epoca romana.[1] Nuove ipotesi più accreditate propongono una struttura tipo cisterna di epoca romana evidentemente riutilizzata alla morte del Santo come luogo di sepoltura. Gli esperti concordano comunque che la cripta di San Fantino a Taureana di Palmi è comunque il luogo di culto cristiano più antico della Calabria.[1]

La sua struttura assomiglia a quella di una vasca. Le due pareti longitudinali sono scandite ciascuna da quattro archi ciechi. Anche nella parete orientale vi è un arco cieco delineato a diaframma nel muro. Nel suo fondo reca, in alto, un'apertura trapezoidale che era la parte terminale, verso l'interno, di una condotta d'acqua affluente dall'esterno. Alcune iscrizioni, del IV secolo, fanno presupporre una utilizzazione dell'ambiente come luogo di sepoltura cristiano.

Le pareti e la volta sono in opera laterizia mista. Molti mattoni recano dei bolli di fabbrica con la scritta "TAYPIANOIM" e "APMOAICKOY".[1] Come detto la cripta è citata nel bios di San Fantino, che parla di una «tomba inferiore» dove affluiva dell'acqua e dove un tempo erano deposte le reliquie del santo. La presenza dell'acqua, attestata nella vita e nei miracoli del santo, è ritenuta tutt'oggi benedetta e miracolosa.[1] Le pareti dovevano essere affrescate, e come tali apparvero nel 1952, all'epoca della scoperta. Risultava ben visibile la figura di San Giovanni Crisostomo,[19] oggi in gran parte cancellata, ed i santi Basilio e Gregorio.[20] Vi erano anche frammenti di pavimento a mosaico.[1]

La nuova chiesa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Fantino[21]
Tempio di San Fantino - Taureana di Palmi.jpg
StatoItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
LocalitàPalmi-Stemma.pngPalmi
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSan Fantino
Maria Santissima dell'Alto Mare
Diocesi Oppido Mamertina-Palmi
Consacrazione1953
Stile architettonicomoderno
Completamento1953
Sito web

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Istituita, come detto, la parrocchia nel 1952, la chiesa venne realizzata in seguito ad opera di maestranze locali.[21]

Nel 1965 venne effettuato l'adeguamento liturgico, con l'aggiunta di una mensa al centro del presbiterio.[21]

Nel 1993 fu rifatto il manto di copertura, mentre nel periodo 2015-2016 vi è stata la completa ristrutturazione del luogo di culto, ad opera dell'ing. Paolo Martino, con la rimozione dei pannelli lignei che rivestivano le pareti della navata e del presbiterio, la tinteggiatura di interni ed esterni, l'impermeabilizzazione del tetto, e la sostituzione delle vetrate. Inoltre sono stati realizzati, in marmo, il nuovo altare maggiore (con il nuovo tabernacolo), l'ambone e le sedute.[21]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La nuova chiesa presenta una facciata a capanna lineare e semplice che prospetta su di un ampio sagrato. Una scalinata precede l'ingresso, sormontato da una grande vetrata, che si sviluppa verticale occupando una buona parte della facciata stessa.[21]

Il tetto è a due falde con manto di copertura in tegole canadesi.[21]

Il campanile, a pianta quadrata, è collocato a fianco della facciata, in posizione leggermente arretrata, e ripete le cornici del prospetto.[21]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Al suo interno l'edificio è costituito da un'unica navata a pianta rettangolare. Il presbiterio è rialzato di due gradini, con porta nella parete di fondo conducente alla sacrestia. Le pareti laterali sono divise da una serie di pilastri in cinque campate rettangolari. Per ognuna di esse si aprono in alto coppie di piccole vetrate. Il soffitto è a capriate in cemento armato.[21] La pavimentazione è in piastrelle di graniglia di marmo per la navata e in liste di marmo disposte a giunti alternati per il presbiterio. Dello stesso tipo di marmo è la zoccolatura, che copre l'intero perimetro.[21]

Le opere d'arte custodite sulle pareti laterali della chiesa sono le seguenti:

La statua della Madonna dell'Alto Mare.

Sopra il presbiterio e l'altare maggiore vi sono invece le seguenti opere:

Festività e ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Il Tempio Di San Fantino, su arteculturafotoin.it. URL consultato il 6 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2013).
  2. ^ Mazza, pag. 19
  3. ^ Minuto, p. 324
  4. ^ Assieme alla abbazia di Sant'Elia di Enna sul monte Aulinas.
  5. ^ De Salvo, pagg. 25 e 26
  6. ^ a b c d Periodico "Madre Terra News" n. 24 - Dicembre 2011 Pagg. 12-13
  7. ^ Tra le informazioni contenute negli atti risulta che nell'abbazia di San Fantino vi vivevano due abati di nome Gelasio e Girasimus.
  8. ^ Nella relazione Attanasio Calceopulo riportò di aver visitato il monastero di Sancti Infantini, che era circondato di spine e ridotto in rovine.
  9. ^ a b c d e f g De Salvo, pagg. 148-149
  10. ^ Si trattava di una chiesa a croce greca con due archi di fabbrica, orientata verso nord ovest-sud est, con l'ingresso principale rivolto verso la torre di Pietrenere.
  11. ^ De Salvo, pag. 237
  12. ^ L'autore del memoriale riferisce che la chiesa era «ubicata fuori le mure della città di Palme».
  13. ^ a b Scheda sul Tempio di San Fantino, su campingsanfantinopalmi.it. URL consultato il 14 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2013).
  14. ^ Nel 1998 vi fu la firma del protocollo d'intesa, tra la Soprintendenza Archeologica, la Soprintendenza ai Beni A.A.A.S. della Calabria, il Comune di Palmi (proprietario dell'immobile) e l'associazione di volontariato culturale "Movimento Culturale San Fantino", con la quale si sancì l'adozione del complesso archeologico-architettonico da parte dell'associazione stessa.
  15. ^ Guida Touring, pag. 629
  16. ^ Gli scavi archeologici, all'interno e all'esterno, sono stati effettuati nel 1993 dagli archeologi Giorgio Di Gangi e Chiara Maria Lebole.
  17. ^ Ogni ricostruzione non ripeteva l'orientamento originario della chiesa precedente, ma cambiava per una questione di rispetto, e cioè per non sovrapporre una chiesa nuova alle tracce di un chiesa antica che aveva già una sua veneranda tradizione, facendo comunque sorgere una nuova chiesa sempre in un luogo già santificato.
  18. ^ È una camera di 8 metri per 4 metri, situata a circa 7 metri sotto il livello di calpestio naturale.
  19. ^ Nel sottarco fra il vano ed il pilastro si intuisce, dall'abito episcopale e dalla didascalia residua, la raffigurazione di S. Giovanni Crisostomo.
  20. ^ Nel vano e nell'altro sottarco si intravedono gli abiti episcopali degli altri due Gerarchi (San Basilio e San Gregorio). Nel sottarco, in alto, ci sono disegni geometrici. Nel pilastro si intravede una rappresentazione architettonica in color seppia e accanto, in parte sovrapposto, un tratto verticale di colore vivace blu e rosso.
  21. ^ a b c d e f g h i Chiesa di San Fantino <Taureana, Palmi>, su http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/. URL consultato il 20 novembre 2017.
  22. ^ Palmi (RC) Festa della “Madonna dall’Alto mare e di San Fantino”, su costaviolaonline.it. URL consultato il 12 giugno 2013.
  23. ^ L'icona di san Fantino, su sanfantino.org. URL consultato il 30 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]