Saitō Musashibō Benkei

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Saitō Musashibō Benkei

Saitō Musashibō Benkei[1] (西塔 武蔵坊 弁慶?), meglio conosciuto semplicemente come Benkei (弁慶?), (115515 giugno 1189) è stato un monaco buddhista e militare giapponese, vissuto tra la fine del periodo Heian e l'inizio del periodo Kamakura, uno degli ultimi morti prima che lo shōgun diventasse per quasi sette secoli il capo assoluto del paese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua storia è stata tramandata nella leggenda e nella tradizione popolare, soprattutto attraverso il teatro Nō e Kabuki, ed è ormai impossibile distinguere la verità storica dal mito.

L'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Le varie tradizioni pervenuteci descrivono la nascita di Benkei nei modi più disparati. Secondo una suo padre era a capo di un tempio e avrebbe stuprato sua madre, la figlia di un fabbro. Secondo un'altra sarebbe stato figlio di un kami. Molto spesso viene descritto con tratti demoniaci, un bambino mostruoso con capelli scompigliati e lunghi denti aguzzi. Secondo una tradizione da bambino venne soprannominato Oniwaka (鬼若? lett. "bambino oni").

Entrò in monastero in tenera età, e viaggiò molto tra i vari monasteri buddhisti del Giappone antico. In questo periodo, i monasteri erano anche importanti centri di amministrazione e cultura, e soprattutto delle vere e proprie potenze politiche e militari. Come molti altri monaci, scelse di ricevere un addestramento militare e di diventare un sōhei, un monaco combattente. Fu probabilmente addestrato nell'uso della naginata, che molte tradizioni gli attribuiscono come arma.

A diciassette anni, pare che fosse robusto e alto più di due metri: a quest'età lasciò il monastero e si unì agli yamabushi, i monaci itineranti di montagna, e indossò il loro caratteristico mantello nero, nel quale è ritratto in molte stampe giapponesi.

Lo scontro sul ponte di Gojo[modifica | modifica wikitesto]

Lo scontro sul ponte di Gojo, in un dipinto di Utagawa Kuniyoshi.

Nel 1173, Benkei si appostò sul ponte di Gojo, vicino al tempio di Kurama, a Kyoto, dove sfidava a duello chiunque del clan Taira volesse attraversarlo di notte, e dopo aver vinto gli sottraeva la propria arma. Secondo una tradizione, egli aveva chiesto a Kokaji Munenabu, un famoso armaiolo, di costruirgli un'armatura, e questi aveva accettato a patto che Benkei gli portasse mille spade. Sarebbe arrivato a collezionarne novecentonovantanove quando il giovane Minamoto no Yoshitsune, con una spada dorata al fianco, attraversò il ponte suonando il flauto in una notte di luna piena. Sconfitto magistralmente in duello per la prima volta, e da un avversario molto più giovane (aveva quattro anni in meno) e fisicamente più debole di lui, Benkei gli giurò eterna fedeltà e lo seguì per tutta la sua vita. Yoshitsune era l'ultimo figlio del signore della guerra Minamoto no Yoshitomo.

Al fianco del suo signore Yoshitsune, Benkei combatté la guerra Genpei contro il clan Taira. Le gesta di Yoshitsune e Benkei sono raccontate in toni epici, e a Yoshitsune le tradizioni popolari attribuiscono il merito della gran parte delle vittorie del clan Minamoto, e in particolare nella battaglia di Dan-no-ura.

La famosa morte in piedi[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Benkei a Hiraizumi, nella prefettura di Iwate.

Dopo il trionfo sui Taira, secondo le leggende Yoritomo, il fratello maggiore di Yoshitsune, vide la fama di Yoshitsune come una minaccia, e diede ordine di ucciderlo. Così, nel 1187, Benkei e Yoshitsune dovettero fuggire dagli uomini di Yoritomo e tornare a chiedere l'aiuto di Fujiwara no Hidehira. Là, nella provincia di Mutsu, due anni dopo, il suo signore fu tradito da Yasuhira, il figlio di Hidehira, e furono infine circondati nel castello di Koromogawa dai guerrieri di Yoritomo. Mentre Yoshitsune si ritirava all'interno per compiere seppuku insieme alla moglie e alla figlia, Benkei tenne impegnati gli assalitori sul ponte d'ingresso al castello, uccidendone da solo oltre trecento. Fu bersagliato di frecce, e in molti attraversarono il ponte per combatterlo, ma Benkei ebbe ragione di tutti. I soldati addestrati cominciarono ad avere paura di affrontarlo, ed aspettarono dall'altra parte del ponte che egli cedesse sotto il peso delle ferite subite.

Quando infine gli uomini attraversarono di nuovo il ponte principale, scoprirono che Benkei era già morto da qualche tempo, ma che non aveva cessato di rimanere in piedi nella sua posizione, consentendo così al suo signore di guadagnare il tempo necessario per uccidersi mantenendo intatto l'onore. Questo episodio è noto come la "Morte in piedi di Benkei" (弁慶の立往生 Benkei no Tachi Ōjō?).

Presenza nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Benkei e Yoshitsune.

La storia di Benkei ci è stata tramandata esclusivamente dalle tradizioni popolari, e la sua figura eroica è ancora molto popolare in Giappone, dove trova spazio in molte opere contemporanee, sempre a rappresentare l'immagine del ragazzo forte come un orso, ma dal cuore grande quanto la sua fedeltà verso l'amico-signore. Era noto per la gigantesca statura e la forza sovrumana, che gli consentiva di maneggiare con disinvoltura una lancia che un uomo normale nemmeno sarebbe riuscito a sollevare. La lealtà e l'onore di Benkei sono oggetto di molte opere.

  • Alla figura di Benkei è ispirato il personaggio ricorrente Gilgamesh nella serie Final Fantasy, da cui eredita le dimensioni gigantesche, il collezionismo delle armi dei nemici, la tendenza a combattere su un ponte e il trucco kabuki.
  • Benkei e Yoshitsune sono i protagonisti dei cortometraggi d'animazione Benkei tai Ushiwaka del 1939 e Benkei to Ushiwakamaru del 1999.
  • In un'opera di kabuki, Benkei si trova nel dilemma morale di dover scegliere se mentire per proteggere il suo signore e permettergli di attraversare un ponte. Alla fine il monaco sceglie di rinnegare il suo onore per compiere il suo dovere. In un'altra opera di kabuki, Kanjinchō, portata al cinema da Akira Kurosawa nel 1945, in Gli uomini che mettono il piede sulla coda della tigre, Benkei deve picchiare il suo signore per evitare di smascherarlo alla barriera di Ataka.
  • In un caso della serie manga e anime Detective Conan, il protagonista suggerisce che la morte in piedi di Benkei potrebbe non essere del tutto leggendaria perché, quando i muscoli hanno compiuto grandi sforzi, può accadere che il rigor mortis cominci subito dopo la morte, conservando il corpo nella sua posizione.
  • Nella serie animata Ken il guerriero, il protagonista si scontra contro un'aberrazione di Benkei: ogni persona che avesse voluto oltrepassare un sistema viario sopraelevato in rovina al centro di un'area desertica che egli presidiava doveva pagare come pegno la vita. Il vestito di questo personaggio, un abile assassino tirapiedi del re di Hokuto, richiamava quello dei monaci combattenti. Il suo obiettivo era sconfiggere, e quindi uccidere, diecimila uomini. Kenshiro doveva essere il decimillesimo ma, colpendo con la tecnica Hokuto alcuni suoi particolari punti di pressione, fece sì che l'assassino, il cui nome era Jumoni, non fosse più padrone dei suoi movimenti. Jumoni finisce per giustiziare se stesso con le due gigantesche katane che utilizzava come armi, diventando così la sua decimillesima vittima. In seguito, alla fine del duello finale tra Kenshiro e Raoul, questi termina la sua vita espellendo tutta la poca forza vitale rimastagli per sgombrare il cielo dalle nuvole, poi muore col braccio puntato in alto restando in piedi.
  • È anche presente nell'animazione robotica giapponese, Getter Robot, sia anime che manga. I personaggi di Musashi Tomoe e di Benkei Kuruma sono ispirati a lui e, nell'ultima serie, Getter Robot RE-MODEL, il nome Benkei Musashibo ricopre il ruolo di entrambi.
  • Nella serie manga e anime One Piece, il pirata Edward Newgate, dopo aver preso parte alla battaglia di Marineford contro la marina (nemico principale del manga), viene ucciso dalla Ciurma di Barbanera. Ciò nonostante, dopo aver subito innumerevoli ferite, muore in piedi sotto gli occhi dei suoi uomini e dei capi più alti della marina.
  • Nella serie manga e anime I Cavalieri dello zodiaco - The Lost Canvas - Il mito di Ade, il cavaliere Hasgard del Toro, per salvare il protagonista Tenma di Pegaso, sacrifica la sua vita in un ultimo tremendo colpo. A ricordare la sua tenacia e incrollabile volontà, Hasgard non crolla a terra con lo spegnersi della sua vita. Analogamente nella serie originale, I Cavalieri dello zodiaco, quando gli specter di Hades attaccano il Santuario di Atena, Aldebaran del Toro resta in piedi in posizione di attacco dopo essere stato ucciso da uno specter, che morirà in seguito per le conseguenze dell'ultimo colpo di Aldebaran.
  • Nel settimo film della serie anime Detective Conan, le vittime dell'assassino facevano parte di un'organizzazione criminale i cui membri portavano i nomi dei discepoli di Yoshitsune. Lo si vede spesso in flashback e Heiji Hattori, il migliore amico del protagonista, viene paragonato a lui per la sua grande fedeltà all'amico.
  • Benkei compare nell'episodio 24 del cartone animato Lamù. Nell'interpretazione dell'autrice, Rumiko Takahashi, il monaco si trova sul ponte non per sfidare chiunque lo attraversi, ma per aggredire e sfigurare solo le donne, fino ad arrivare a mille. Questo perché, in linea col carattere demenziale della serie, viene rappresentato come molto brutto, e quindi ha deciso di sfogare così la propria rabbia verso le donne che continuamente fuggono alla sua vista. Le somiglianze con la leggenda proseguono, perché Benkei dichiara di aver aggredito fino a quel momento 999 passanti, quindi gliene manca solo una per riuscire nel suo proposito. Lamù gli chiede di aggredire e "fare in modo che non possa procreare" Wakamaru, un guerriero che sta per attraversare il ponte con Ataru Moroboshi. Benkei accetta e, ingannato dal travestimento di Wakamaru, lo scambia per una donna e lo aggredisce. Questi dimostra la propria abilità sfuggendo agli attacchi di Benkei che, sconfitto, gli giura eterna fedeltà e accetta la sua proposta di allearsi per sconfiggere assieme il clan Taira, al quale ci si riferisce con il nome Heike.
  • Nell'episodio 102 della serie anime Le nuove avventure di Lupin III, una ragazza di Londra si traveste da Benkei per rubare cento pistole, ma viene battuta dall'ultima vittima, Lupin III.
  • È uno dei protagonisti della serie televisiva Yoshitsune del 2005.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per i biografati giapponesi nati prima del periodo Meiji si usano le convenzioni classiche dell'onomastica giapponese, secondo cui il cognome precede il nome. "Saitō Musashibō" è il cognome.

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