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Tsukuyomi

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Rara opera d'arte di Tsukuyomi-no-Mikoto

Tsukuyomi (ツクヨミ, 月讀? anche noto come Tsukuyomi-no-mikoto ツクヨミノミコト,月夜見尊), è il dio della Luna nello Shintoismo e nella mitologia giapponese.

Per alcuni studiosi il nome Tsukuyomi (月読, Tsukuyomi-no-Mikoto) deriva dall’unione dei kanji 月 (tsuki) e 読 (yomi). Il primo kanji può significare sia “luna” sia “mese”, poiché i mesi del calendario tradizionale giapponese erano determinati dalle fasi lunari. Il secondo kanji deriva dal verbo yomu, che significa “leggere”, ma può anche assumere il senso di “contare” o “misurare”, in particolare in contesti legati al tempo o al calendario. Combinati, i due kanji danno un significato simile a “colui che legge la luna” o “colui che conta i mesi”, riflettendo il ruolo di Tsukuyomi come divinità associata alla luna e al controllo del tempo lunare nella mitologia giapponese[1].

Un’altra interpretazione del nome Tsukuyomi suggerisce che possa derivare dalla combinazione di “notte illuminata dalla luna” (Tsukiyo) e del verbo “guardare” (miru). In questo senso, il nome indicherebbe una divinità che osserva o veglia sulla notte illuminata dalla luna, sottolineando il suo legame con la luna e la dimensione notturna nella mitologia giapponese[2] .

Inoltre, si è ipotizzato che il Kanji per "arco" (弓, yumi) possa essere stato confuso con quello di "yomi". In alcune interpretazioni, "yomi" potrebbe riferirsi all'oltretomba giapponese, sebbene questa interpretazione sia considerata tra le meno probabili.[3]

Tsukuyomi era il secondo dei “tre nobili bambini” nati quando Izanagi, il kami che creò la prima terra, Onogoro-shima, si stava purificando dai peccati mentre si lavava dopo essere fuggito dall'Oltretomba e dalle grinfie della sua defunta moglie Izanami. Tsukuyomi nacque quando Izanagi lavò il suo occhio destro. In un’altra versione della leggenda, Tsukuyomi nacque da uno specchio di rame bianco tenuto nella mano destra di Izanagi.[4]

Dopo essersi arrampicato su una scala celestiale, Tsukuyomi risiedette nel paradiso, noto anche come Takamagahara, insieme a sua sorella Amaterasu, la dea del Sole. [5]

Tsukuyomi fece infuriare Amaterasu quando uccise Uke-Mochi, la dea del cibo. Secondo la leggenda, Amaterasu inviò Tsukuyomi a rappresentarla a un banchetto organizzato da Uke-Mochi. La dea creò il cibo girandosi verso l'oceano e sputando un pesce, poi verso la foresta da cui fece uscire selvaggina, e infine verso una risaia, da cui ottenne una ciotola di riso. Sebbene il cibo fosse squisito, Tsukuyomi fu disgustato dal modo in cui era stato prodotto e decise di uccidere Uke-Mochi. [5] [6]

Un santuario dedicato a Tsukuyomi, a Kyoto

Presto, Amaterasu venne a sapere dell’accaduto e si infuriò a tal punto da rifiutarsi per sempre di vedere Tsukuyomi, trasferendosi in un’altra parte del cielo. Questo mito è spesso utilizzato per spiegare perché il giorno e la notte non coesistono nello stesso momento. In una versione successiva della leggenda, Uke-Mochi viene invece uccisa da Susanoo. [7]

Nella cultura moderna, Tsukuyomi appare nella light novel ː

ː "Tsuki ga Michibiku Isekai Douchu come la divinità che governa la Luna e che ha il compito di trasferire Makoto Misumi dalla Terra a un altro mondo. Tsukuyomi conferisce anche la sua benedizione del potere a Makoto e lo assiste successivamente, dopo che la dea lo abbandona nella Terra Desolata del nuovo mondo." [8]

  1. Carmellini Duarte, Nihon Shoki: The Narrative of the Divine Empire (Religiões do Mundo).
  2. The Japan Box, su thejapanbox.com.
  3. (EN) Japanese Mythology (PDF), su enryo.ro.
  4. (EN) JStore The Pedigree of Myths, su jstor.org.
  5. 1 2 Divinità giapponesi, su yoursecretjapan.com. URL consultato il 4 gennaio 2026.
  6. Il racconto degli dei, su wecreatejapan.com.
  7. Amateratsu, su britannica.com.
  8. Fandom Tsukuyomi, su tsukimichi.fandom.com.

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