Palazzo di Caterina

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Palazzo di Caterina
Catherine palace.JPG
Il Palazzo di Caterina in estate
Ubicazione
Stato Russia Russia
Località Puškin
Indirizzo Carskoe Selo
Coordinate 59°42′57″N 30°23′44″E / 59.715833°N 30.395556°E59.715833; 30.395556Coordinate: 59°42′57″N 30°23′44″E / 59.715833°N 30.395556°E59.715833; 30.395556
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1752-1756
Inaugurazione 30 luglio 1756
Distruzione parzialmente 1944
Ricostruzione 2003
Stile Barocco russo
Realizzazione
Architetto Bartolomeo Rastrelli
Proprietario storico Elisabetta di Russia
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall’UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palazzo di Caterina
(EN) Palace of Catherine
Catherine Palace in Tsarskoe Selo.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iv) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1990
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il palazzo di Caterina (in russo: Екатерининский дворец?, noto anche col nome di Grande Palazzo di Carskoe Selo) era la residenza estiva degli zar di Russia, eretta in stile rococò e facente parte del complesso architettonico di Carskoe Selo, nella città di Puškin a circa 25 km, o meglio 24 verste a sud-est di San Pietroburgo.

L'edificio, iniziato ufficialmente nel 1717 su ordine dell'imperatrice russa Caterina I (da cui il nome), venne più volte ricostruito nel corso del XVIII secolo sino a giungere alla forma attuale. Dopo il crollo della monarchia zarista, l'Unione Sovietica aprì il palazzo come museo. Durante la seconda guerra mondiale il palazzo fu gravemente danneggiato. Il suo recupero ha richiesto molti anni e ancora non è terminato. Il ripristino è oggi guidato scuola di restauro di Leningrado su base strettamente scientifica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del palazzo[modifica | modifica wikitesto]

La creazione del palazzo di Caterina trae le proprie origini certamente da una struttura presente qui già prima della costruzione del sito. Già nell'antichità queste terre erano appartenute alla Russia che le aveva comprese nella regione di Izhora, ma nel XVII secolo esse erano state occupate dal Regno di Svezia che già nelle proprie mappe indicava il sito col nome di "Sarishoff" o "Saarismoisio", che tradotto dal finlandese significa "maniero su un punto elevato", fatto che lascia chiaramente intuire come in precedenza qui vi fossero dei fortilizi per la difesa militare dell'area.

Immediatamente dopo la fine della campagna della Neva nel 1702, il castello venne dato ad Alexander Menshikov che venne nominato governatore generale del territorio liberato, ma già dal 24 giugno 1710 venne trasferito in proprietà su ordine di Pietro il Grande alla sua futura moglie, Caterina (il loro matrimonio ufficiale ebbe luogo nel febbraio del 1712) con già incluse le terre che andranno poi a cosrtuire il nucleo del parco del palazzo.

Il palazzo di Caterina I[modifica | modifica wikitesto]

Caterina I di Russia iniziò la costruzione del palazzo nel 1717

Nel 1717 Caterina I aveva chiesto all'architetto tedesco Braunstein di costruirle un palazzo per passare l'estate, ma già nel 1743 l'imperatrice Anna chiese agli architetti Zemtsov e Kvasov di espandere il palazzo che oramai era dedicato alla zia Caterina.

La figlia di Caterina, Elisabetta, nuovamente trovò lo stile della reggia sorpassato e nel maggio 1752, chiese al suo architetto di corte, l'italiano Rastrelli (progettista di parte della città di San Pietroburgo e di molti edifici prestigiosi) di demolirla e sostituirla con un edificio ancor più magnifico, in uno stile rococò flamboyant. I lavori durarono circa 4 anni, e il 30 luglio 1756 l'architetto presentò all'imperatrice, a tutta la sua corte stupita e agli ambasciatori stranieri un nuovissimo palazzo con una facciata lunga ben 325 metri.

Elisabetta al palazzo di Caterina in un dipinto di Eugene Lanceray

Elisabetta era ancora in vita, e già l'edificio era molto famoso per le sue facciate estremamente lussuose: più di 100 kg d'oro sono stati usati per decorare il sofisticato fronte di stucchi e le numerose statue sul tetto: ai tempi si vociferava che addirittura l'intero tetto fosse ricoperto d'oro. Questi particolari dorati brillarono sulla facciata del palazzo fino al 1773, anno in cui Caterina II fece rimpiazzare l'oro con delle dipinture verde oliva, abbastanza banali e monotone. Il palazzo si raggiunge attraversando un grande giardino alla francese: centro di questo giardino è il padiglione dell'Hermitage, azzurro e bianco, a fianco al lago e progettato da Zemtsov nel 1744 e revisionato da Rastrelli solo un lustro dopo, e che trova il suo formale coronamento in una enorme statua dorata che rappresenta il ratto di Persefone. L'interno è arredato con tavoli da pranzo equipaggiati da meccanismi montavivande: l'entrata principale è fiancheggiata da due edifici di forma semicircolare e l'insieme ricorda vagamente piazza San Pietro, a Roma. Tutto il complesso è separato dalla città vera e propria di Tsarskoe Selo da una cancellata di ferro battuto decorata molto finemente.

Sebbene il palazzo sia comunemente associato a Caterina II, lei lo vedeva come un esempio di "architettura di panna montata" ormai fuori moda. Al momento della sua ascesa al trono, alcune statue del parco stavano per essere ricoperte d'oro, come la defunta zarina Elisabetta aveva ordinato, ma l'ordine che fu subito sospeso appena la nuova imperatrice venne a sapere quanto queste opere costassero; nelle sue memorie si dimostrò sempre molto contraria alle stravaganze estremamente dispendiose di colei che la precedette sul trono.

« Stavano ancora costruendo il palazzo, ma era come la tela di Penelope: ciò che oggi era edificato, sarà distrutto domani. Quella casa è stata buttata giù fino alle fondamenta sei volte, poi ricostruita nuovamente prima d'essere portata allo stato attuale. La somma di un milione seicentomila rubli venne spesa nella costruzione. Ci sono dei resoconti che lo provano; ma oltre a questa somma l'imperatrice vi spese molto denaro dalle sue proprie tasche, senza nemmeno contarlo. »

Per gratificare la sua passione per l'antico e l'arte neoclassica, Caterina chiamò l'architetto scozzese Charles Cameron che non solo rinnovò l'interno di un'ala nello stile palladiano in voga in quel periodo, ma fece anche edificare gli appartamenti privati dell'imperatrice, un modesto esempio di stile greco chiamato le stanze d'ambra, all'estrema sinistra dell'edificio principale. Conosciuto per i suoi elaborati decori in diaspro, l'appartamento venne progettato in modo da essere connesso alle altre opere di Cameron e, come Caterina impose, il parco venne trasformato in una specie di moderno parco dei divertimenti.

Un particolare della Camera d'ambra

In seguito alla morte della zarina, nel 1796, al palazzo di Caterina il nuovo zar preferì quello di Pavlovsk: i regnanti successivi preferirono soggiornare infatti al vicino castello di Alessandro, evitando, con due sole eccezioni, di farvi nuove aggiunte o modifiche, e trattandolo con il riguardo dovuto a un monumento alla ricchezze di Elisabetta e alla gloria di Caterina.

Nel 1817 lo zar Alessandro chiamò Vasily Stasov perché rimodernasse alcuni degli interni del palazzo della nonna nello stile più à la page in quel periodo, lo stile impero. Circa 20 anni più tardi, la cosiddetta scala Stasov rimpiazzava la vecchia scala circolare che portava alla cappella di palazzo: sfortunatamente, la maggior parte degli interni di Stasov, in particolar modo quelli costruiti durante il regno di Nicola, non sono stati restaurati dopo i saccheggi anche nella seconda guerra mondiale. Durante la Rivoluzione di Ottobre del 1917, infatti, il palazzo venne dapprima saccheggiato e successivamente si pensò di convertirlo col parco in un museo da aprire al pubblico da parte delle autorità nazionali e in parte utilizzato come orfanotrofio, rinominando di conseguenza l'intero complesso nel 1918 come Detskoye Selo ovvero "Villaggio dei bambini". Il 9 giugno del 1918 venne ufficialmente inaugurato il museo. Nel 1937, per commemorare il 100° anniversario della tragica morte dello scrittore russo Alexander Pushkin che aveva studiato presso il vicino liceo istituito dallo zar Alessandro I, il villaggio venne così chiamato in suo onore. Nel gennaio del 1983 il palazzo ed il parco ottennero lo status di parco nazionale e nel 1990 venne istituita la riserva nazionale di Tsarskoye Selo.

Durante la ritirata che seguì l'assedio di Leningrado, l'esercito tedesco distrusse intenzionalmente buona parte del palazzo, lasciandolo come un guscio svuotato di quegli arredi che erano stati lasciati dai russi incaricati di nasconderli per preservarli. Soltanto una piccola parte è stata salvata in questo modo, ma ha già rivestito una grande importanza nel restauro del palazzo, terminato in quasi totalità per il tricentenario della città nel 2003.

Il palazzo[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata principale.

Nonostante gli interni neoclassici di Stasov e Cameron siano meravigliosi esempi del gusto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, questo palazzo è conosciuto principalmente per la sua caratteristica enfilade, chiamata Infilata Dorata, che consiste sostanzialmente in un susseguirsi di stanze, comunicanti tra loro, lungo un unico asse. Inizia nella spaziosa sala da ballo, che ha uno stupendo soffitto dipinto e, attraverso una serie di numerose stanze più piccole finemente decorate, termina nella riproduzione della camera d'ambra.[1] La sala da ballo, progettata da Rastrelli tra il 1752 e il 1756 con pareti bicolori, e utilizzata in caso di ricevimenti, pranzi importanti o anche balli in maschera, copriva un'area di circa 1000 m²: occupa l'intera ampiezza del palazzo e le finestre sulla facciata orientale guardano sul parco interno al palazzo stesso, mentre quelle ad ovest si affacciano sul piazzale antistante. Al tramonto, 696 lampade venivano accese sui candelieri che si trovano vicino agli specchi. La stanza adiacente, un piccolo spazio contemporaneo alla sala da ballo, sempre opera dell'italiano, con grandi porte finestre e finte porte a specchio per rendere lo spazio più ampio e luminoso, è decorata con stucchi dorati e fiori stilizzati, ispirata al mito greco del dio del sole e del dio dell'alba, Elio e Eos. Di fronte a questa stanza, dopo la scala principale, si trova la stanza da pranzo bianca, con una copia de il trionfo di Apollo, del XVI secolo di Guido Reni.

C'è poi la stanza dei ritratti, di un centinaio di metri quadri di superficie, le cui pareti sono ricoperte da grandi ritratti delle imperatrici Caterina I e II ed Elisabetta, come anche della sorella di Pietro il grande, Natalya, mentre il pavimento è ricoperto di essenze pregiate. Il salotto di Alessandro, all'interno dell'appartamento privato dello zar, si differenzia dalle altre per le pareti completamente coperte di seta cinese: è arredato anche con porcellane giapponesi, cinesi e tedesche. La sala da pranzo verde, che aveva rimpiazzato un giardino di Rastrelli nel 1773, è la prima stanza dell'ala nord del palazzo di Caterina, disegnata da Cameron per il futuro zar Paolo e la moglie. Tutta la stanza, con le sue mura color pistacchio, è stata gravemente danneggiata in un incendio nel 1820, condividendo il destino degli arredi di Cameron: è stata restaurata sotto la direzione di Stasov.

Il parco[modifica | modifica wikitesto]

Filare di piante che costeggia il parco del Palazzo di Caterina

Il parco del Palazzo di Caterina è suddiviso in due parti tra loro stilisticamente diverse: una si presenta in stile classico (vecchio giardino) mentre l'altra è in stile inglese (nuovo giardino). Il vecchio giardino (chiamato anche giardino olandese) si dice sia stato progettato originariamente dallo stesso Pietro I, ma venne ad ogni modo completamente riformato dai maestri giardinieri Jan Roosen e Johann Vocht negli anni '20 del Settecento con una disposizione su tre terrazze proprio di fronte al palazzo. Nella medesima epoca venne creato anche lo specchio d'acqua presente nella terza terrazza chiamato Vangaza seguito poi dal Grande Stagno e dallo Stagno del Mulino (poi incorporato in un sistema di cascate dello Stagno Basso).

A metà del XVIII secolo, coi restauri di Bartolomeo Rastrelli, il giardino venne ingrandito e completamente rimodellato e ridecorato con la costruzione dell'Hermitage e della Grotta, oltre ad una collina artificiale. Nel Grande Stagno venne costruita la Lusthaus (padiglione dei divertimenti) su un'isola artificiale a cui venne data forma esagonale. Negli anni '70 del medesimo secolo, inoltre, Vasily Neyelov e suo figlio Ilya costruirono il giardino del complesso dell'Ammiragliato. Il canale che si estende longitudinalmente nel mezzo del giardino (Cascata) incorpora dodici vasche in tutto.

Nel contempo venne creato anche il giardino all'inglese nell'area a sud del palazzo attorno al Grande Stagno. Il lavoro iniziò sotto la supervisione di Vasily Neyelov e venne completato dal maestro giardiniere inglese John Bush. Oggi parte del giardino nuovo, il Grande Stagno venne rimodellato e convertito in un lago; le linee rettangolari dello Stagno Basso vennero ammorbidite. Sulla terza terrazza venne creato lo Stagno della Mezzaluna, che qui rimase sino alla ricostruzione di questa parte del parco negli anni '60 del Novecento. All'epoca di massimo splendore del palazzo, le pozze d'acqua occupavano un quinto dell'intero terreno del parco ed uno dei suoi elementi più significativi, arricchito recentemente dalla presenza di un gran numero di cascatelle realizzate sfruttando alture naturali ed artificiali.

Caterina II volle decorare il giardino con una serie di monumenti che commemorassero i momenti storici della storia della Russia e per questo, ad esempio, realizzò un monumento per la vittoria dei russi sui turchi nella guerra tra gli anni '70 e '80 del Settecento, oltre alle colonne di Morea e Crimea, l'Obelisco di Kagul, il Chiosco Turco e la Cascata Turca (detta anche Cascata Rossa).

Il gusto raffinato dell'imperatrice si dimostrò anche nel padiglione delle Terme Fredde con la Sala d'Agata, la Galleria Gameron, la Sala dei Concerti e altre strutture classiche. La costruzione di elementi in ferro come lo splendido cancello gotico sono la testimonianza più tangibile dell'alto livello artigianale raggiunto dall'industria russa dell'epoca, tramutando quindi anche il giardino da mero luogo di piacere a vetrina aperta sulla società russa dell'epoca.

All'inizio del XIX secolo, nuovi monumenti vennero apportati come la porta "ai miei camerati" dedicata alla vittoria su Napoleone e la costruzione del padiglione del Bagno Turco. Nel 1865, infine, venne realizzata una fontana di marmo e un pergolato di stile italiano.

Il palazzo nei media[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Peter Bruhn, Das Bernsteinzimmer in Zarskoje Selo bei Sankt Petersburg, ib.hu-berlin.de.

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