Palazzo Laderchi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Palazzo Laderchi
Palazzo Laderchi.jpg
Palazzo Laderchi, fronte principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Faenza
Indirizzo corso Garibaldi 2
Coordinate 44°17′10.7″N 11°53′02.31″E / 44.286305°N 11.883974°E44.286305; 11.883974Coordinate: 44°17′10.7″N 11°53′02.31″E / 44.286305°N 11.883974°E44.286305; 11.883974
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1780
Realizzazione
Architetto Francesco Tadolini
Proprietario Comune di Faenza
Proprietario storico Conti Laderchi

Palazzo Laderchi è un palazzo di Faenza della fine del Settecento, situato all'angolo tra via XX Settembre e corso Garibaldi.

Il palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Laderchi, fronte su Corso Garibaldi

Fu commissionato nel 1780 dal conte Ludovico Laderchi all'architetto bolognese Francesco Tadolini e costruito in forme neocinquecentesche.

Gli affreschi della volta della "Grande galleria" vennero completati da Felice Giani il 4 giugno del 1794: dieci grandi riquadri in stile neoclassico narrano il mito di Amore e Psiche. Sulle pareti si trova una decorazione eterogenea costituita da lesene in stucco di Antonio Trentanove e da festoni verticali dipinti con nastri svolazzanti, fiori e frutta, opera di un anonimo maestro, probabilmente Giovanni Ugolini.

Nel proprio appartamento da scapolo, il fratello del conte Ludovico, Achille Laderchi, commissionò all'architetto Giovanni Antonio Antolini uno studio a pianta ellittica, il "gabinetto di astronomia", realizzato e decorato da Felice Giani nel 1797. Altri ambienti furono fatti sistemare intorno al 1840 dal conte Francesco Laderchi con decorazioni di Romolo Liverani e del fratello Antonio, tra le quali di particolare interesse storico la lunetta, che raffigura la villa dei Laderchi nella frazione di Prada con annesso mulino a vapore, il primo apparso nello Stato Pontificio.

Nel 1857, alla morte del conte Francesco, il palazzo fu venduto ai conti Zauli Naldi, e da questi nel 1875 al marchese Camillo Zacchia Rondinini, che lo restaurò. Nel 1905 diviene di proprietà del comune di Faenza e negli anni venne adibito a diversi usi: sede di uffici governativi, casa del Fascio, scuola, sede dell'assessorato alla cultura. Oggi è sede di diversi enti e associazioni, tra cui la Società torricelliana di scienze e lettere, e di musei.

La famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia dei Conti Laderchi

La famiglia Laderchi proviene dall'antica località di Laderchio (Riolo Terme). Giacomo Laderchi fu il tutore dell'ultimo Signore di Faenza, Astorgio III Manfredi; Pier Gentile, giureconsulto, nel 1523 fu incaricato di redigere i nuovi statuti della città. Il Conte Ludovico Laderchi fu Podestà durante il dominio francese, mentre il fratello Conte Achille fece parte dell'Amministrazione Centrale e del Corpo Legislativo della Repubblica Cisalpina.

Il Conte Francesco Laderchi fu un illustre patriota risorgimentale (come ricorda la grande lapide a destra del portone del palazzo), egli nel 1847 ospitò nel palazzo la Guardia Civica e, quando questa fu trasferita in altra sede, rifiutò fermamente il rimborso, ad opera della municipalità, per i danni arrecati dalla "soldataglia". Durante la rivoluzione della Repubblica Romana del 1849 fu nominato Preside della Provincia di Forlì. Il figlio Conte Comm. Achille Laderchi (1830-1906), fu anch'egli tra i più grandi protagonisti del risorgimento faentino, combatté giovanissimo gli austriaci a Vicenza nel 1848 e per due volte fu Sindaco di Faenza: dal 1861 al 1863 e dal 1901 al 1902.

La famiglia Laderchi fece costruire anche Villa Laderchi detta "Rotonda", una villa vicino al fiume Lamone detta "Il Prato" e l'antica villa a Prada di Russi, non più esistente.

I musei[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del palazzo è situato il Museo torricelliano, raccolta di cimeli e carte di Evangelista Torricelli, con una biblioteca di oltre duemila tra volumi e riviste. L'edificio ospita anche il Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea di Faenza, inaugurato nella nuova sede nel 2009: una raccolta di cimeli e documenti che riguardano personaggi ed eventi storici di Faenza e dintorni a partire dal 1790, data dell'arrivo delle truppe napoleoniche a Faenza, fino al 1945.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Orinzia Sacrati Per le faustissime nozze della signora Pazienza nata contessa Porcia de Brugnera col signor Pietro Laderchi anacreontica offerta all'ornatissima dama Orintia Romagnoli Sacrati che avendo ordito questo auspicatissimo nodo, si prese per alcuni mesi in cura l'amabilissima sposa. Venezia, stamperia Vitarelli, 1807.
  • Achille Laderchi Primi effetti dei Pensieri di un romagnolo. Bologna: Regia tipografia, 1872.
  • Antonio Montanari Palazzi e origine delle famiglie nobili faentine in Guida Storica di Faenza. Faenza: tip. di Angelo Marabini, 1882.
  • Gaetano Ballardini Il conte Achille Laderchi n. 2 maggio 1830, m. 9 giugno 1906. Estratto da: Romagna, fascicolo 6, 1906.
  • Piero Zama Ancora del mulino del conte F. Laderchi. Faenza, stabilimento grafico Fratelli Lega, 1935.
  • Piero Zama Il conte Francesco Laderchi preside delle Romagne, in Fatti e teorie: quaderni di scienze storiche e sociali diretti da Luigi dal Pane, n. 11/12, 1950.
  • Antonio Corbara Il mulino del conte Laderchi: una pagina di illuminato Risorgimento scoperta nel Palazzo Zacchia, articolo da Il Resto del Carlino del 13 marzo 1964.
  • Remo Ragazzini Caro fratello qui a Parigi sta per scoppiare una rivoluzione. Faenza, Tools, 1991.
  • Marcella Vitali Palazzo Laderchi (con contributi di Pietro Lenzini, Bice Montuschi Simboli). Faenza, Edit Faenza, 1998.
  • Remo Ragazzini L'inquietante vicenda di una principessa in Romagna: 1807-1811 - la storia di un matrimonio di convenienza tra il Conte Pietro Laderchi e la Principessa Pazienza Porcia conclusosi tragicamente. Cesena, Il ponte vecchio, 2003.
  • Domenico Savini Maria dei conti Laderchi e la sua famiglia, in Arte e genius loci: la donazione Elsbeth Ottenbacher Rasponi: una famiglia alla ricerca del bello, una comunità alla sua riscoperta, a cura di Nadia Ceroni. Ravenna, Provincia di Ravenna, 2004.
  • Paola Casta e Giorgio Cicognani Museo del Risorgimento e dell'età contemporanea di Faenza. Ravenna, Provincia di Ravenna, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]