Amore e Psiche

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Amore e Psiche, gruppo scultoreo del Canova

Amore e Psiche sono i due protagonisti di una nota storia narrata da Apuleio all'interno della sua opera Le Metamorfosi, anche se è considerata risalire ad una tradizione orale antecedente all'autore.

Nella vicenda narrata da Apuleio, Psiche, mortale dalla bellezza eguale a Venere, diventa sposa di Amore-Cupido senza tuttavia sapere chi sia il marito, che le si presenta solo nell'oscurità della notte. Scoperta su istigazione delle invidiose sorelle la sua identità, è costretta, prima di potere ricongiungersi al suo divino consorte, a effettuare una serie di prove, al termine delle quali otterrà l'immortalità. Altre versioni, differenti da quella di Apuleio, narrano invece la morte della ragazza prima dell'ultima prova.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Cupido e Psiche durante uno dei loro incontri notturni, raffigurati da Jacques-Louis David

Psiche, una bellissima fanciulla che non riesce a trovare marito, diventa l'attrazione di tutti i popoli vicini che le offrono sacrifici e la chiamano Venere (o Afrodite). La divinità, saputa l'esistenza di Psiche, gelosa per il nome usurpatole, invia suo figlio Eros (o Cupido) perché la faccia innamorare dell'uomo più brutto e avaro della terra e sia coperta dalla vergogna di questa relazione, ma il dio sbaglia mira e la freccia d'amore colpisce invece il proprio piede ed egli si innamora perdutamente della fanciulla. Intanto, i genitori di Psiche consultano un oracolo che risponde:

« "Come a nozze di morte vesti la tua fanciulla ed esponila, o re, su un'alta cima brulla. Non aspettarti un genero da umana stirpe nato, ma un feroce, terribile, malvagio drago alato che volando per l'aria ogni cosa funesta e col ferro e col fuoco ogni essere molesta. Giove stesso lo teme, treman gli dei di lui, orrore ne hanno i fiumi d'Averno e i regni bui."(IV, 33) »

Psiche viene così portata a malincuore sulla cima di una rupe e lì viene lasciata sola. Con l'aiuto di Zefiro, Cupido la trasporta al suo palazzo dove, imponendo che gli incontri avvengano al buio per non incorrere nelle ire della madre Venere, la fa sua; così per molte notti Eros e Psiche bruciano la loro passione in un amore che mai nessun mortale aveva conosciuto; Psiche è prigioniera nel castello di Eros, legata da una passione che le travolge i sensi.

Psiche scopre l'identità dell'amante e fa cadere una goccia di olio bollente, Jacopo Zucchi

Una notte Psiche, istigata dalle sorelle, che Eros le aveva detto di evitare, con un pugnale ed una lampada ad olio decide di vedere il volto del suo amante, nella paura che l'amante tema la luce per la sua natura malvagia e bestiale. È questa bramosia di conoscenza ad esserle fatale: una goccia d'olio cade dalla lampada e ustiona il suo amante:

« … colpito, il dio si risveglia; vista tradita la parola a lei affidata, d'improvviso silenzioso si allontana in volo dai baci e dalle braccia della disperata sposa (V, 23) »

Fallito il tentativo di aggrapparsi alla sua gamba, Psiche straziata dal dolore tenta più volte il suicidio, ma gli dei glielo impediscono. Psiche inizia così a vagare per diverse città alla ricerca del suo sposo, si vendica delle avare sorelle e cerca di procurarsi la benevolenza degli dei, dedicando le sue cure a qualunque tempio incontri sul suo cammino. Arriva però al tempio di Venere e a questa si consegna, sperando di placarne l'ira per aver disonorato il nome del figlio.

Venere sottopone Psiche a diverse prove: nella prima, deve suddividere un mucchio di granaglie con diverse dimensioni in tanti mucchietti uguali; disperata, non prova nemmeno ad assolvere il compito che le è stato assegnato, ma riceve un aiuto inaspettato da un gruppo di formiche, che provano pena per l'amata di Cupido. La seconda prova consiste nel raccogliere la lana d'oro di un gruppo di pecore. Ingenua, Psiche fa per avvicinarsi alle pecore, ma una verde canna la avverte e la mette in guardia: le pecore diventano infatti molto aggressive con il sole e lei dovrà aspettare la sera per raccogliere la lana rimasta tra i cespugli. La terza prova consiste nel raccogliere acqua da una sorgente che si trova nel mezzo di una cima tutta liscia e a strapiombo. Qui viene però aiutata dall'aquila dello stesso Giove.

Eros risveglia Psiche dal sonno provocato dal dono di Proserpina, raffigurato da Anthonis van Dyck

L'ultima e più difficile prova consiste nel discendere negli Inferi e chiedere alla dea Proserpina (o Persefone) un po' della sua bellezza. Psiche medita addirittura il suicidio tentando di gettarsi dalla cima di una torre; improvvisamente però la torre si anima e le indica come assolvere la sua missione. Durante il ritorno, mossa dalla curiosità, apre l'ampolla (data da Venere) contenente il dono di Proserpina, che in realtà altro non è che il sonno più profondo. Questa volta verrà in suo aiuto Eros, che la risveglia dopo aver rimesso a posto la nuvola soporifera uscita dall'ampolla e va a domandare aiuto a suo padre.

Solo alla fine, lacerata nel corpo e nella mente, Psiche riceve con l'amante l'aiuto di Giove: mosso da compassione il padre degli dei fa in modo che gli amanti si riuniscano: Psiche diviene una dea e sposa Eros. Il racconto termina con un grande banchetto al quale partecipano tutti gli dei, alcuni anche in funzioni inusuali: per esempio, Bacco fa da coppiere, le tre Grazie suonano e il dio Vulcano si occupa di cucinare il ricco pranzo.

Più tardi nasce la figlia, concepita da Psiche durante una delle tante notti di passione dei due amanti prima della fuga dal castello. Questa viene chiamata Voluttà, ovvero Piacere.

L'asino d'oro[modifica | modifica sorgente]

Amore e Psiche è la più nota delle fiabe contenute nell'opera Le metamorfosi di Apuleio e si estende per tre degli undici libri di cui è costituito il romanzo. La favola, come il resto de Le metamorfosi, ha nel libro un significato allegorico: Cupido - identificato con il corrispondente greco Eros, signore dell'amore e del desiderio -, unendosi a Psiche - ossia l'anima - le dona l'immortalità. Tuttavia questa, per giungervi, dovrà affrontare quattro durissime prove, tra cui quella di scendere agli Inferi per purificarsi.

Già il nome Psiche (in greco ψυχή significa "anima") allude al significato mistico della storia, e riconduce alle prove che la donna dovrà affrontare nel corso della storia, simbolo delle iniziazioni religiose al culto di Iside.

Anche la posizione centrale della favola nel testo originale aiuta a capire lo stretto legame che lega questo racconto nel racconto con l'opera principale; è infatti facile scorgervi una "versione in miniatura" dell'intero romanzo: come Lucio, protagonista de Le Metamorfosi, anche Psiche è una persona simplex et curiosa; inoltre, entrambi compiono un'infrazione, alla quale seguirà una dura punizione. Solo in seguito a molte peripezie potranno raggiungere la salvezza.

Una fiaba berbera[modifica | modifica sorgente]

Amore e Psiche dipinti da William-Adolphe Bouguereau

Apuleio non faceva mistero di essere mezzo numida e mezzo getulo, anche se la lingua in cui componeva le sue opere letterarie era il latino.

La fiaba di Amore e Psiche è indubbiamente debitrice al genere della fabula Milesia e i riferimenti letterari delle sue opere siano perlopiù relativi alla cultura greco-latina, ma è altrettanto indubbio che può essere riscontrato anche qualche elemento nordafricano.

L'antropologia culturale ha oggi gli strumenti per tentare tale recupero a posteriori: in verità, della cultura letteraria indigena di quei tempi ben poco si sa, dal momento che si espresse prevalentemente a livello orale. Amore e Psiche, per la sua natura esplicitamente dichiarata di "fiaba" (che nel romanzo viene raccontata da una vecchina), ha molte probabilità di riflettere aspetti di questa cultura orale.

E difatti, numerosi elementi ricompaiono, identici o con minimi scarti, anche nelle fiabe di tradizione orale del Nordafrica raccolte e messe per iscritto in tempi recenti. Mouloud Mammeri ha più volte sottolineato l'affinità tra la fiaba di Apuleio e un racconto cabilo assai noto, L'uccello della tempesta. A sua volta, tale racconto ha forti affinità con un'altra trama nordafricana, diffusa soprattutto in Marocco, vale a dire Ahmed Unamir (dove peraltro i generi sono invertiti: l'eroe è un maschio e la consorte misteriosa una femmina). Entrambe le fiabe si limitano alla prima parte del racconto, e si concludono quindi con la cacciata, senza più speranza di ritorno, del coniuge troppo curioso. Ma esistono anche versioni più "complete", per esempio Fiore splendente, della Cabilia orientale, che prosegue fino al lieto fine conclusivo. Interessanti sono qui le congruenze con le peripezie dell'eroina in cerca dello sposo presso la suocera, che in questo caso non è la dea Venere, bensì l'orchessa Tseriel. Nel suo peregrinare, la fanciulla (Tiziri "Chiaro di Luna") si imbatte, tra gli altri in alcuni pastori che le mostrano greggi che sarebbero state riservate a lei, se solo non fosse stata troppo curiosa. Questo dettaglio, perfettamente inserito nella fiaba odierna, potrebbe forse spiegare la presenza, abbastanza slegata dal contesto, del dio Pan (il dio pastore) nel punto corrispondente di Amore e Psiche.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Traduzioni
  • Italiano
    • traduzione classica di Agnolo Firenzuola (1540 circa)
    • traduzione di Ettore Paratore, Firenze, La nuova Italia, 1948;
    • traduzione di Gian Franco Pasini, Fògola, Torino, 1983;
    • traduzione di Claudio Moreschini, Programma, Padova, 1991;
    • traduzione di Massimo Bontempelli, Sellerio Editore, 1992;
    • traduzione di Angela Cerinotti, Demetra, Bussolengo, 1993;
    • traduzione di Gabriella D'Anna, Newton Compton, Roma, 1995 (Testo latino a fronte). Dal 2010 con premessa di Francesco Piccolo;
    • traduzione di Daniele Piccini, come La novella di Amore e Psiche, prefazione di Paolo Lagazzi, Medusa Edizioni, Milano, 2005 (Leggera variante del titolo originale) (Testo latino a fronte);
    • traduzione di Lara Nicolini; prefazione di Daniele Piccini, BUR, Milano, 2012
  • Francese
Letteratura
  • la versione romanzata di Jerzy Żuławski (1906)
  • Umberto Marchi, Amore e Psiche, Tesoretto, Milano, 19435
  • Erich Neumann, Amore e Psiche: un'interpretazione nella psicologia del profondo, Astrolabio, Roma, 1989 (titolo originale Amor und Psyche, 1952)
  • C.S. Lewis, Till we have faces, romanzo (1956)
  • Teresa Mantero, Apuleio filosofo neoplatonico, Bozzi, Genova, 1969
  • Raffaele La Capria, Amore e psiche (1973), poi in Tre romanzi di una giornata (1982), e in Opere, a cura di Silvio Perrella, Mondadori, Milano 2003
  • Teresa Mantero, Amore e psiche: struttura di una 'fiaba di magia', Istituto di Filologia Classica e Medievale, Genova, 1973
  • Specchio doppio. Testo teatrale di Maura Del Serra dedicato al mito di Amore e Psiche, in "Astolfo", 2, 1994, pp. 19-33 (Premio "Magna Grecia")
  • Sonia Cavicchioli, «Le metamorfosi di Psiche. L'iconografia della favola di Apuleio», Marsilio, Venezia, 2002 (Rapporto tra la favola di Apuleio e gli artisti, che, in ogni tempo, ne sono stati influenzati. Il saggio contiene anche il racconto di Apuleio, Metamorfosi, IV, 28-VI, 24);
  • Rafael López-Pedraza, Su Amore e Psiche: una favola per l'anima, a cura di Marina Gasparini Lagrange, postfazione di Maria Fernanda Palacios, traduzione di Giorgia Delvecchio, Moretti & Vitali, Bergamo, 2005
  • Lionello Sozzi, Amore e Psiche: un mito dall'allegoria alla parodia , Il mulino, Bologna, 2007
  • Ivan Bedini, Eros e Psiche. Viaggio dell'Anima nelle terre dell'amore verso la coscienza della propria assolutezza: analisi filosofica e psicologica dei simbolismi presenti nel mito di Apuleio, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2007
  • Miriam Mirolla, Amore e Psiche. Storyboard di un mito, Electa, Milano, 2008
  • La favola di Amore e Psiche. Il mito nell'arte dall'antichità a Canova, a cura di Maria Grazia Bernardini e con la collaborazione di Marina Mattei per la sezione archeologica, L'Erma di Bretschneider, Roma, 2012
  • Amore e psiche. La favola dell'anima, a cura di Elena Fontanella. Saggi di Pietro Citati, Elena Fontanella, Donatella Puglia, Paolo Moreno, Loredana Mancini, Ave Appiano, Sonia Cavicchioli, Giancarlo Malacarne, Massimo Rizzardini, Mario Guderzo, Maria Fratelli e Nicoletta Serio, Miriam Mirolla, Cludio Moreschini, Stefano Salzani, Igor Candido, Elisabetta De Troja, Alessia Gennari, Giorgio Barberi Squarotti, Gian Paolo Caprettini, Laura Mosco, Giovanni Reale, Giuseppe Girgenti, Giancarlo Lacchin, Diego Fusaro, Gianfranco Ravasi, Giuseppina Antinucci, Paolo Berruti, Gian Mario Benzing, Bompiani, Milano, 2013
Altro

Oltre a opere pittoriche (di Polidoro da Caravaggio, Antoine Coypel, Raffaello Sanzio, François Boucher, Jean-Honoré Fragonard, Jacques-Louis David, François Gérard, William Bouguereau, Pierre-Paul Prud'hon, François-Édouard Picot ecc.) e scultoree (su tutti Antonio Canova, ma anche Reinhold Begas, Auguste Rodin ecc.), il mito ha dato argomento anche a diversi balletti, opere drammatiche e liriche (per esempio di César Franck, Manuel de Falla o Jean-Baptiste Lully, o anche più di recente di Salvatore Sciarrino, su libretto di Aurelio Pes). Anche Luciano De Crescenzo ne ha fatto il soggetto di uno dei suoi I miti greci (1995), inclusa una versione a fumetti.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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