Monella

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Monella
Monella.png
Lola (Anna Ammirati) in una scena del film
Titolo originaleMonella
Paese di produzioneItalia
Anno1998
Durata120 min
Generecommedia, erotico
RegiaTinto Brass
SoggettoTinto Brass
SceneggiaturaTinto Brass, Carla Cipriani
Casa di produzioneCalifornia Film
FotografiaMassimo Di Venanzo
MontaggioTinto Brass
MusichePino Donaggio
ScenografiaCarlo De Marino
CostumiIvan Crnojevic
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Tinto Brass: Patrick Mower

Monella è un film del 1998 diretto da Tinto Brass.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Lola è una sensuale e disinibita ragazza che sta per sposare Masetto, fornaio geloso che ha deciso di "rispettarla", essendo la ragazza ancora vergine.

Lola però non sta più nella pelle, smania e non vede l'ora di fare l'amore, non intendendo arrivare al matrimonio impreparata. Per questo motivo cerca di ribellarsi al fidanzato e gira con fare provocante per le strade e le campagne alla ricerca di un maestro d'amore. Tra schermaglie e battibecchi amorosi tra i due giovani amanti, Lola riesce a trovare chi le darà lezioni d'amore, grazie alla sua perversa attrazione verso il seducente ed adulto André, il cinquantenne amante della prosperosa madre Zaira.

A seguito della ennesima lite tra i fidanzati, Lola tende una trappola a Masetto e gli fa credere di essere stata violentata da un uomo. Masetto, preso dalla rabbia, abbandona le proprie buone intenzioni e finalmente fa l'amore con lei. I ragazzi si sposano, e tutti gli amici sono invitati al pranzo di nozze.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato valutato dalla critica con la stessa freddezza di altri film di Tinto Brass, appartenenti al filone voyeuristico del regista, sempre pronto ad andare a mettere l'occhio nel buco della serratura. Lietta Tornabuoni su La Stampa, ha definito quella del regista una "passione vera per il sedere femminile". Massimo Bertarelli su Il Giornale ha invece definito il regista un "autentico genio nella scoperta, nel senso più ampio del termine, di giovani virgulti femminili".[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Bertarelli, Il Giornale, 19 aprile 2001.

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