Milizia ferroviaria

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Milizia ferroviaria
Descrizione generale
Attiva30 ottobre 1924 - 6 dicembre 1943[1]
NazioneItalia Italia
ServizioEmblem of Italian Blackshirts.svg MVSN
TipoPolizia ferroviaria
ColoriNero
Battaglie/guerreGuerra d'Etiopia
Occupazione dell'Albania
Seconda guerra mondiale
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La Milizia ferroviaria era una specialità della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, istituita nel giugno 1923 in seguito allo scioglimento dei nuclei di Polizia ferroviaria sorti dopo la marcia su Roma, su iniziativa del governo fascista per ricondurre l'ordine e la disciplina nei trasporti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Milizia ferroviaria fu istituita con decreto legge del 30 ottobre 1924[2]. Il personale era tratto dai funzionari e dagli agenti dell'amministrazione delle Ferrovie dello Stato, preferibilmente iscritti al Partito Nazionale Fascista e all'Associazione Fascista Ferrovieri. Gli elementi che prestavano servizio continuativo erano quindi distaccati dall'azienda ferroviaria alla milizia per tutta la durata di questo speciale servizio e venivano conseguentemente restituiti alle loro normali mansioni non appena cessavano le ragioni del loro impiego nella milizia.

Durante questo servizio, che era volontario, camicie nere e ufficiali continuavano a percepire lo stipendio e a godere i diritti relativi alle mansioni temporaneamente abbandonate nell'amministrazione ferroviaria.

L'impiego era regolato dal Ministero delle Comunicazioni ed i compiti di questa milizia erano, dalla sua costituzione:

  • prevenzione e repressione degli abusi nei trasporti delle persone e delle cose;
  • sorveglianza al personale;
  • perlustrazioni alle linee;
  • servizio di guardia agli scali merci e nei parchi di materiale mobile;
  • scorta ai treni in sostituzione dei Reali Carabinieri;
  • polizia politica solo nell'ambito ferroviario.

Durante la seconda guerra mondiale fu mobilitata e servì in particolare nel teatro balcanico, dove operava a bordo dei treni armati del Regio Esercito e sui vagoni armati di scorta ai convogli[3].

Dopo la caduta del fascismo e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, venne riorganizzata la Guardia Nazionale Repubblicana Ferroviaria su nove legioni, ventritré nuclei, ottantuno comandi di stazione, una scuola (a Ballabio) ed un ispettorato.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Fino al novembre del 1928, unitamente alla Milizia portuaria e postelegrafonica, essa fu alle dipendenze del disciolto Ispettorato generale reparti speciali e passò nel 1929 alla dipendenza diretta del Comando gruppo legioni ferrovieri, con sede a Roma. Detto comando era composto, oltre che dallo stato maggiore, di tre uffici:

  • segreteria;
  • personale;
  • amministrazione.

La Milizia ferroviaria era composta di quattordici legioni, corrispondenti ai tredici compartimenti ed alla delegazione sarda delle Ferrovie dello Stato. I comandi di coorte erano quarantatré, i comandi di stazione centoventuno ed i posti fissi centotrentaquattro. In totale si raggiunsero nel 1928 oltre i ventitremila uomini.

Ogni legione aveva una biblioteca e una banda musicale. Allo sport venne dato un grande impulso, perciò in questa milizia si formarono ottime squadre di ciclismo, scherma e pugilato.

Uniforme ed equipaggiamento[modifica | modifica wikitesto]

Il personale della Milizia ferroviaria vestiva l'uniforme grigioverde della MVSN, con gambali in cuoio nero e bandoliera di cuoio marrone. Si distingueva per le filettature cremisi delle fiamme nere, dei fregi e delle controspalline[4] e per la ruota alata su entrambe le maniche della giubba, d'argento per i militi e i capisquadra, d'oro per gli ufficiali. Sui polsi, solamente per i militi, gli alamari neri quale distintivo di agente di polizia giudiziaria. Come per tutta la MVSN, i fascetti littori sostituivano sulle fiamme le stellette delle Regie Forze Armate.

Il fregio, portato sul fez nero e sul berretto rigido, era costituito da un fascio littorio su una ruota alata, racchiuso tra due rami d'ulivo sormontati dalla corona d'Italia. Nel tondino nero posto sotto il fascio era riportato il numerale romano del reparto.

Gli ufficiali erano armati di pistola o rivoltella. Gli aiutanti (marescialli) erano armati di pistola a rotazione Bodeo Mod. 1889. Gli altri sottufficiali e le camicie nere erano armati di moschetto Carcano Mod. 91 per cavalleria e di pistola a rotazione sempre Mod. 1889. Benché dismessa dall'esercito, la milizia impiegò sino alla fine della guerra la mitragliatrice leggera SIA Mod. 1918 per la difesa dei convogli.

Ordinamento[modifica | modifica wikitesto]

Comando e Ispettorato della Milizia Ferroviaria (Roma):

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R.D.L. n. 15 del 6 dicembre 1943.
  2. ^ * DL 30 ottobre 1924.
  3. ^ I treni armati del Regio Esercito - da avantisavoia.
  4. ^ Regolamento uniformi della MVSN.
  5. ^ Intitolata ad un ferroviere Medaglia d'Oro al Valor Militare - vedi http://www.combattentiliberazione.it/movm-grande-guerra-1915-1918/ferro-emanuele
  6. ^ Intitolata al un ferroviere Medaglia d'Argento al Valor Militare, deceduto nell'inseguimento di banditi slavi autori di una grave rapina
  7. ^ Intitolata ad un ferroviere fascista assassinato da un militante anarchico, vedi https://www.chiamamicitta.it/22-maggio-1921-eccidio-fascista-santa-giustina/
  8. ^ Intitolata al nome del primo comandante della legione, invalido di guerra, cinque volte decorato al valore e morto nel 1924 per malattia contratta sui campi di battaglia nel periodo della Grande Guerra
  9. ^ intitolata ad un "ardito" e centurione della 176ª Legione camicie nere "Cacciatori di Sardegna", morto in Libia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Attilio Teruzzi, La Milizia delle Camicie Nere, Milano, Mondadori, 1939.
  • Lucas-G. De Vecchi, Storia delle unità combattenti della M.V.S.N. 1923-1943, Roma, Giovanni Volpe Editore, 1976.
  • Indro Montanelli, L'Italia in camicia nera, Milano, Rizzoli, 1976.
  • Lucio Ceva, Storia delle Forze Armate in Italia, Torino, UTET Libreria, 1999.
  • Giorgio Vecchiato, Con romana volontà, Marsilio, 2005.
  • Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, 2002.
  • Carlo Rastrelli, Un esercito in camicia nera, Storia Militare n. 129, giugno 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]