Polizia ferroviaria

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Polizia di Stato.

Polizia ferroviaria
Logo ferroviaria.jpg
Scudetto Omerale
Descrizione generale
Attiva1945 – oggi
NazioneItalia Italia
ServizioStemma della Polizia di Stato 2007.svg Polizia di Stato
TipoPolizia ferroviaria
CompitiOrdine pubblico
Controllo di mezzi e infrastrutture ferroviari
Indagine e repressione dei reati in ambito ferroviario
Pronto intervento
Dimensionecirca 4 400 unità
SoprannomePolfer
La ferroviaria
Comandanti
Voci di forze di polizia presenti su Wikipedia

La Polizia ferroviaria, detta anche Polfer è una delle quattro specialità della Polizia di Stato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Compiti[modifica | modifica wikitesto]

La polizia ferroviaria è l'unico reparto di polizia ad operare nelle stazioni e lungo la rete ferroviaria. I suoi compiti sono principalmente quello di garantire la sicurezza nelle stazioni ferroviarie, a bordo dei treni e delle infrastrutture ferroviarie; più in generale si occupa della prevenzione e repressione dei reati e della tutela dell’ordine e la sicurezza pubblica in ambito ferroviario.

Un mezzo della Polfer alla Stazione di Roma Termini

Inoltre è competente per la rilevazione e le indagini sugli incidenti ferroviari, ed indaga su tutti i reati che avvengono in ambito ferroviario, con apposite squadre investigative; effettua la scorta a treni viaggiatori e treni tifosi, ed è quindi una specialità della Polizia di Stato.

Organico[modifica | modifica wikitesto]

La polizia ferroviaria si avvale di un organico di circa 4.400 unità distribuite su 15 compartimenti con competenza regionale, di 17 sezioni e 24 sottosezioni con sede nelle principali stazioni italiane e di 143 posti di polizia nelle altre stazioni che assicurano una copertura capillare nel territorio.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il personale della polizia ferroviaria si avvale, insieme a quello delle altre "specialità" della Polizia di Stato, del Centro di addestramento di Cesena.

Operazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 23 aprile del 2010 la Polizia ferroviaria di Genova, durante un normale controllo, ha arrestato Daniel Nieto, considerato uno dei capi del Clan dei marsigliesi. I poliziotti avevano notato un geco tatuato sul collo del latitante ormai anziano, accompagnato nei locali della polizia, dopo circa 12 ore di controlli scoprirono la reale identità del soggetto. Nieto era stato condannato a 18 anni di reclusione e rinchiuso nel carcere di Volterra per aver sequestrato Giovanna Amati; dopo circa di 10 anni di reclusione riuscì a sfuggire grazie a un permesso premio, rimanendo latitante fino all'arresto avvenuto a Genova.[1][2]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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