Malattia da siero

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Malattia da siero
Specialitàmedicina d'emergenza-urgenza
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM999.5
ICD-10T80.6
MeSHD012713
MedlinePlus000820
eMedicine332032

La malattia da siero (o reazione da siero; codice MeSH: D012713) è una reazione avversa a un antisiero, il meccanismo patogenetico della quale consiste in una ipersensibilità mediata da immunocomplessi.

La malattia da siero ha una notevole importanza storica, essendo stata la prima affezione a patogenesi immunitaria riconosciuta, e ha importanza teorica in quanto offre un modello paradigmatico per le reazioni patologiche da «immunocomplessi», ossia aggregati di antigene (Ag) e anticorpo (Ac) in circolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La patologia venne descritta per la prima volta nel 1905 da Clemens von Pirquet e dal suo collaboratore Béla Schick i quali svolgevano la loro attività all'Universitätsinstitut für Serotherapie (Istituto Universitario di Sieroterapia) diretto a Vienna da Rudolf Kraus. In seguito ai lavori di Behring e Kitasato, già all'inizio del XX secolo la sieroterapia era ormai entrata nella terapia medica corrente e gli antisieri immunizzanti, generalmente di cavallo, erano somministrati per via parenterale. Pirquet e Schick non solo diedero una descrizione corretta della sintomatologia e del decorso della sindrome, ma soprattutto mostrarono i rapporti cronologici intercorrenti tra la somministrazione del siero e la comparsa dei sintomi. All'incirca 8-13 giorni dopo la somministrazione parenterale di antitossina di cavallo anti-difterite, nei pazienti insorgeva una sindrome caratterizzata da eruzione cutanea, febbre, artralgia, linfadenopatia regionale, edema facciale e albuminuria[1]. Un quadro clinico simile veniva rilevato anche dopo l'iniezione di altre antitossine o antiveleni ottenuti da animali differenti dal cavallo.

A differenza della maggior parte delle altre forme di ipersensibilità, la malattia da siero era scatenata da una sola somministrazione di siero eterologo. Nel caso il soggetto fosse già stato esposto in passato all'antigene, ne risulta una patologia caratterizzata da un periodo di latenza più corto, sintomi più eclatanti e un decorso clinico più breve[2].

Delle patologie clinicamente simile alla malattia da siero insorgono talora dopo somministrazione parenterale di sostanze non-proteiche, di solito farmaci come le penicilline o alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei: "reazioni simili alla malattia da siero" (in inglese: "serum sickness–like reaction", sigla SSLR). La patogenesi della SSLR non è dovuta tuttavia necessariamente a immunocomplessi[3].

Patogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Quando viene somministrato un antisiero, il sistema immunitario umano può confondere le proteine presenti con antigeni dannosi. Il corpo produce anticorpi, che si combinano con queste proteine per formare complessi immunitari. Questi complessi precipitano, entrano nelle pareti dei vasi sanguigni e attivano la cascata del complemento, iniziando una risposta infiammatoria e consumando gran parte del componente 3 del complemento disponibile (C3). Il risultato è una vasculite leucocitoclastica. Ciò provoca ipocomplementemia, un basso livello di C3 nel siero. Possono anche causare più reazioni con conseguenti sintomi tipici di malattia da siero.

Gran parte delle conoscenze sulla fisiopatologia delle reazioni da immunocomplessi deriva da studi sperimentali, svolti a partire dalla fine dagli anni cinquanta, che prevedevano la somministrazione di antigeni proteici eterologhi nell'animale[4] talora marcati con Iodio radioattivo 131I[5]. Dagli studi sperimentali si concluse che la malattia da siero fosse una patologia da complessi immuni, e che il tipo di complesso immune dipendeva dalle dimensioni della molecola, dalla carica, dalla struttura, dal titolo e dalla valenza dell'antigene. Tipicamente, i pazienti producono immunoglobuline del tipo di IgG contro le proteine eterologhe formando complessi immuni; quelli con le IgM sono meno comuni e vengono rimossi più velocemente dal sistema reticoloendoteliale. Ammine vasoattive, con la mediazione delle IgE, possono causare eruzioni cutanee simili all'orticaria e possono innescare ulteriormente l'attivazione del complemento.

Dopo una singola iniezione di proteine eterologhe, l'antigene è in equilibrio tra sangue e tessuti. Si sviluppa una risposta anticorpale primaria, con piccoli complessi immuni solubili formati in eccesso di antigene. Questi complessi sono rimossi facilmente dal circolo senza provocare ulteriori processi infiammatori. Nella fasi successive aumenta la formazione di questi immunocomplessi di piccole dimensioni che si depositano nei piccoli vasi e attivano il complemento. Le cellule endoteliali aumentano l'espressione di adesione delle molecole, e citochine proinfiammatorie sono rilasciate da monociti e macrofagi. Di conseguenza, viene arruolato un numero maggiore di cellule infiammatorie, e si sviluppa necrosi dei piccoli vasi. La sintomatologia si sviluppa di solito 1-2 settimane dopo l'iniezione dell'antigene. In alcuni pazienti con malattia da siero possono essere presenti crioglobuline sieriche che in realtà sono complessi immuni circolanti in vivo. Col trascorrere del tempo gli antigeni liberi nel sangue continuano a diminuire e i complessi immuni sono progressivamente rimossi dai macrofagi circolanti. Alla fine l'antigene non è più determinabile, mentre il titolo degli anticorpi circolanti continua a salire. La guarigione clinica è di solito evidente dopo 7-28 giorni, quando i complessi immuni di piccole dimensioni in eccesso sono eliminati dal sistema reticoloendoteliale[6].

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

L'incidenza delle reazioni da siero sta diminuendo poiché la somministrazione di antigeni eterologhi nella terapia medica è stata perfezionata. In un recente trial clinico, teso a valutare l'efficacia e la sicurezza di anticorpi monoclonali ricombinanti murini sul fattore alfa di necrosi tumorale umana in pazienti con sepsi, reazioni di malattia da siero furono notate in 15 su 645 (2.3%) pazienti del gruppo di trattamento[7]. La frequenza della malattia da siero è correlata alla dose. In uno studio, sviluppò malattia da siero il 10% di pazienti che ricevano 10 mL di antitossina del tetano, mentre la somministrazione di 80 mL, o più, di siero determinò la malattia in pressoché tutti i pazienti[8]. La frequenza della malattia da siero varia anche in funzione del tipo di antigene. Il siero antirabbia determinò un'incidenza di malattia da siero più alta (16.3%) dell'antitossina contro il tetano (2.5-5%)[2].

Prevenzione[modifica | modifica wikitesto]

Evitare le antitossine che possono causare la malattia da siero è il modo migliore per prevenire la malattia da siero. Sebbene, a volte, i benefici superino i rischi nel caso di un morso o una puntura potenzialmente letali. Antistaminici o corticosteroidi profilattici possono essere usati in concomitanza con l'antitossina. I test cutanei possono essere eseguiti in anticipo per identificare le persone che potrebbero essere a rischio di reazione. I medici devono sensibilizzare i loro pazienti sui farmaci o sulle antitossine a cui sono allergici in caso di reazione. Il medico sceglierà quindi un'antitossina alternativa se è appropriata o continuerà con le misure profilattiche.[9]

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

La sintomatologia può esordire da otto a quattordici giorni dopo l'esposizione e può comprendere:

Anche se di talora (raramente) si hanno forme molto gravi, risultato di glomerulonefriti o di gravi complicanze neurologiche, la malattia da siero di solito si autolimita e la guarigione è la regola[10].

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

La diagnosi si basa sull'anamnesi fornita dal paziente, compresi i farmaci recentemente assunto.[11]

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Con l'interruzione dell'agente o degli agenti offensivi, i sintomi di solito scompaiono entro 4-5 giorni.

I corticosteroidi, antistaminici e analgesici sono la principale linea di trattamento. La scelta dipende dalla gravità della reazione.

È stato anche descritto l'uso della plasmaferesi .[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Clemens Peter Freiherr Pirquet von Cesenatico e Béla Schick, Die Serumkrankheit. Wien : F. Deuticke, 1906
  2. ^ a b Karliner JS, Belaval GS., Incidence of reactions following administration of antirabies serum; study of 526 cases., in JAMA., vol. 193, Aug 2 1965, pp. 359-362, PMID 14313890.
  3. ^ Brucculeri M, Charlton M, Serur D, Serum sickness-like reaction associated with cefazolin., in BMC Clin Pharmacol, vol. 6, Feb 26 2006, p. 3, DOI:10.1186/1472-6904-6-3, PMID 16504095. URL consultato il 26 marzo 2009.
  4. ^ Dixon FJ, Vazquez JJ, Weigle WO, Cochrane CG., Pathogenesis of serum sickness., in AMA Arch Pathol., vol. 65, n. 1, Jan 1958, pp. 18-28, PMID 13487025.
  5. ^ Weigle WO., The nature of antigen-antibody complexes formed in rabbits during an immune response to bovine serum albumin. (PDF), in J Exp Med., vol. 107, n. 5, 1º maggio 1958, pp. 653-63, PMID 13525577. URL consultato il 26 marzo 2009.
  6. ^ Jackson R, Serum sickness., in J Cutan Med Surg, vol. 4, n. 4, ottobre 2000, pp. 223–5.
  7. ^ Abraham E, Wunderink R, Silverman H, Perl TM, Nasraway S, Levy H, Bone R, Wenzel RP, Balk R, Allred R, et al., Efficacy and safety of monoclonal antibody to human tumor necrosis factor alpha in patients with sepsis syndrome. A randomized, controlled, double-blind, multicenter clinical trial. TNF-alpha MAb Sepsis Study Group., in JAMA., vol. 273, n. 12, Mar 1995, pp. 934-41, PMID 7884952.
  8. ^ Vial T, Pont J, Pham E, et al., Cefaclor-associated serum sickness-like disease: eight cases and review of the literature., in Ann Pharmacother., vol. 26, n. 7-8, Jul-Aug 1992, pp. 910-914, PMID 1504397.
  9. ^ (EN) Eapen A, Kloepfer Km, Serum Sickness-Like Reaction in a Pediatric Patient Using Omalizumab for Chronic Spontaneous Urticaria, su Pediatric allergy and immunology : official publication of the European Society of Pediatric Allergy and Immunology, 2018-06. URL consultato il 22 marzo 2020.
  10. ^ Todd DJ, Helfgott SM., Serum sickness following treatment with rituximab., in J Rheumatol., vol. 34, 2007, pp. 430-3.
  11. ^ (EN) Ko Jh, Chung Wh, Serum Sickness, su Lancet (London, England), 19 gennaio 2013. URL consultato il 22 marzo 2020.
  12. ^ (EN) Andrew L. Lundquist, Ravi S. Chari e James H. Wood, Serum sickness following rabbit antithymocyte-globulin induction in a liver transplant recipient: Case report and literature review, in Liver Transplantation, vol. 13, n. 5, 2007, pp. 647–650, DOI:10.1002/lt.21098. URL consultato il 22 marzo 2020.

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