Lizzola

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Lizzola
frazione
Lizzola – Veduta
Lizzola dall'alto
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
ComuneValbondione-Stemma.png Valbondione
Territorio
Coordinate46°01′26″N 10°00′52″E / 46.023889°N 10.014444°E46.023889; 10.014444 (Lizzola)Coordinate: 46°01′26″N 10°00′52″E / 46.023889°N 10.014444°E46.023889; 10.014444 (Lizzola)
Altitudine1 250 m s.l.m.
Superficie19,74 km²
Abitanti300
Densità15,2 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
Patronosan Bernardino da Siena
Giorno festivo20 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lizzola
Lizzola

Lizzola [liˈʦːɔːla] (Liddöla o Lissöla [liˈsøla] in dialetto bergamasco[1]) è una frazione del comune di Valbondione, in provincia di Bergamo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato della frazione è situato in una piccola conca, posta ad un'altezza di circa 1250 m s.l.m., dove confluiscono la valle dell'Asta, stretta tra il Passo della Manina ed il monte Sponda Vaga, e la valle Bondione, dove scorre l'omonimo torrente, inclusa tra i monti Pomnolo e Cimone sulla destra e dal monte Sasna sulla sinistra. Il nucleo abitativo è composto dalle contrade Ebondì, Cantone, Casa Oberti, Cima case, e Piazza, nonché da Lizzola Bassa, situata più a valle lungo il corso del torrente Bondione.

Il territorio è delimitato a Nord dal corso del fiume Serio, che lo divide dalle altre contrade Dosso e Gavazzo, mentre ad Est include l'intera valle Bondione. Quest'ultima, chiusa alla testata dal passo di Bondione, è compresa tra le creste dei monti Cimone e Pomnolo a Nord-Est, e dallo spartiacque orografico che va dal monte Sasna al passo della Manina a Sud-Est, che funge anche da confine amministrativo con Vilminore di Scalve. A Sud è invece la costa tra i monti Sponda Vaga e Vigna Soliva, area in cui si sviluppano la valle dell'Asta e la tributaria val Stretta, a suddividere le competenze territoriali con l'altra frazione Fiumenero.

Lizzola dal Pizzo Coca

La rete viaria è molto semplice ed è composta da una sola arteria, la strada provinciale SP49 dell'alta val Seriana, che si inerpica dal capoluogo Valbondione, da cui dista circa cinque chilometri, e termina presso l'abitato.

Vi sono inoltre numerosi sentieri e mulattiere che collegano il borgo con i centri vicini. Per ciò che concerne l'idrografia numerosi sono i piccoli corsi d'acqua che bagnano il territorio: per lo più si tratta di torrenti che si gonfiano solo in seguito ad abbondanti piogge e che raccolgono le acque in eccesso provenienti dai monti circostanti. Il principale di questi è il fiume Bondione, che dà il nome alla vallata e confluisce nel Serio da sinistra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La piana di Lizzola, posta a monte dell'abitato, nei pressi delle prime miniere

Si presume che fossero presenti sporadici insediamenti già nell'epoca romana, quando sui monti circostanti venne scoperta la presenza di giacimenti di ferro. A quel periodo risalgono infatti numerosi utensili utilizzati per l'estrazione, quali scalpelli e punte, rinvenuti nelle gallerie poste sulle pendici del monte Pomnolo. Queste portarono un ingente numero di schiavi (i cosiddetti da Plinio il Vecchio Damnati ad metalla)[2], le cui abitazioni avrebbero appunto creato il primo agglomerato urbano.[3]

Nei secoli successivi alla caduta dell'impero romano, la zona venne abitata da gruppi di persone che si spinsero fin qui per trovare scampo alle scorrerie ed alle incursioni delle tribù guerriere che imperversavano nei fondovalle.

Tra i primi documenti storici che riguardano la zona, vi è quello datato 962, nel quale l'imperatore Ottone I di Sassonia assegnava in feudo la val Seriana, inclusa la valle Bondione, al vescovo di Bergamo[4].

La contrada di Lizzola, fin dal 1486 era un società di fatto, ma il vero atto di fondazione, avviene nel 1575, in cui vengono elencati i beni posti in società dei vicini di Lizzola ad uso comune. La frazione assume proprio in questo periodo, diversi nomi "Vicìnia di Lizzola, Società Vicìni di Lizzola o semplicemente Contrada di Lizzola".

Il passo della Manina, storico collegamento con la val di Scalve

Tuttavia per gran parte del periodo medievale Lizzola, al pari degli altri piccoli centri della Valle Bondione, gravitò costantemente sia in campo amministrativo che in quello religioso nell'ambito della Val di Scalve. Nonostante questa fosse posta sull'opposto versante orografico e raggiungibile soltanto tramite il passo della Manina ed il passo di Bondione, entrambi posti lungo angusti sentieri, legò a sé Lizzola nell'istituzione denominata Comunità Grande di Scalve, facendola inoltre dipendere dalla chiesa prepositurale di Vilminore.

Nel 1628 vi fu una carestia molto diffusa, quindi il Comune dei dieci denari (Valbondione), distribuì a Lizzola 80 scudi per i suoi 336 abitanti. Due anni dopo arrivò la peste. Per prevenire il contagio, la Comunità della Valle di Bergamo decise di chiudere l'ingresso ai forestieri. Furono messi cancelli con guardie armate. Nonostante questi provvedimenti, la peste arrivò e fece numerose vittime.

Nel corso del XVII secolo vi fu un discreto sviluppo del borgo, al punto che nel 1680 la locale chiesa di san Bernardino venne elevata a rango di parrocchiale, distaccandosi da Bondione. Il primo parroco di Lizzola fu don Pietro Tagliaferri, scelto dai capifamiglia della Contrada (o Società di Lizzola).

Atto di vendita, redatto nel 1387, in cui si attesta la cessione, tra abitanti di Lizzola, di diritti di legna su un bosco sito nel paese (dall'archivio Pietro Pensa[5]

In quegli anni la comunità cominciò a spingere affinché le venisse riconosciuta anche l'autonomia amministrativa, situazione che si verificò contestualmente al passaggio dalla Serenissima alla napoleonica Repubblica Cisalpina, avvenuto nel 1797. In questo ambito Lizzola venne inclusa nel Circondario di Clusone, anche se già nella successiva riorganizzazione territoriale del 1805 perse l'autonomia, venendo accorpata a Bondione (nelle carte di allora citato come Dieci Denari) e Fiumenero nell'entità denominata Valbondione, dipendente a sua volta dal comune di Castione.

In seguito alla Restaurazione del 1816, l'intera regione passò all'austriaco Regno Lombardo-Veneto, che definì nuovamente i confini ripristinando il comune di Lizzola.

L'ultimo passo fu quello di svincolarsi dalla valle di Scalve anche in ambito religioso, passando dalla vicaria foranea di Scalve a quella di Ardesio, avvenuto nel 1852.

Nel 1873 la Prefettura di Bergamo, riconobbe Lizzola come "Ente Giuridico Privato", nello stesso periodo, Il Decreto napoleonico, prescrisse lo scioglimento della Società Vicìnia di Lizzola, la Contrada ricorse contro le ingiunzioni, dimostrando con documenti alla mano, che essa era un ente giuridico privato. Il borgo vinse contro il Decreto e per tale motivo i Lizzolesi vengono ancora chiamati "gli avvocati". Da quel Momento, il borgo, portò il nome di "Società Contrada di Lizzola Alta".

La vita del comune continuò per oltre un secolo, fino a quando nel 1927 il regime fascista, nell'ambito di un'opera di soppressione dei piccoli centri in favore dei più grandi, ne decise la fusione con i vicini Fiumenero e Bondione, andando a formare Valbondione.

Il periodo compreso tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XX vide un periodo molto florido per il borgo, con la popolazione che crebbe dai 230 residenti del 1776 ai 474 del 1853, raggiungendo quota 612 nel 1861 e 746 nel 1911. Il tutto grazie alle molteplici possibilità di lavoro che il territorio offriva: oltre alle miniere, costantemente utilizzate anche dopo l'età veneta, vi era sia l'indotto ad esse legate (vedasi gli altiforni presenti nelle zone limitrofe), ma anche le professioni di boscaiolo e carbonaio.

Tuttavia a partire dal termine della prima guerra mondiale cominciò ad entrare in crisi l'industria estrattiva, con pesanti ripercussioni sulla vita degli abitanti. Gli anni seguenti videro infatti una progressiva diminuzione della popolazione che, dopo aver raggiunto le 786 unità rilevate nel censimento del 1921, scese fino alle 100/200 attuali. Soltanto nella seconda parte del XX secolo il territorio comunale venne interessato da un nuovo sviluppo dovuto all'incremento dell'industria turistica, grazie alla presenza di piste da sci, ma anche agli itinerari naturalistici ed alla tranquillità del posto.

Lo statuto di Lizzola[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1730, vennero convocati tutti i capifamiglia della Vicìnia di Lizzola, allo scopo di amministrare i beni della Società. Nacque uno Statuto firmato dal notaio Marcantonio Albrici di Vilminore. Lo statuto prevedeva la presenza di "sindaci", i quali potevano restare in carica per due anni. Alla scadenza, i vecchi sindaci avevano l'obbligo di predisporre le pratiche per l'elezione di quelli nuovi. Chi rifiutava di diventare Sindaco senza motivo, poteva essere multato di due scudi. La vendita dei beni poteva avvenire solo con i voti di tutti i membri della Contrada. Se qualche forestiero veniva scoperto a danneggiare i beni della Società, veniva denunciato in Tribunale da tutta la Contrada.

La casa parrocchiale era di proprietà della Contrada, la quale aveva l'obbligo di effettuare tutti i lavori di manutenzione necessari e di mantenere il Parroco con uno stipendio annuo.

Le miniere[modifica | modifica wikitesto]

Dalle memorie trasmesse dagli antenati, sembra che già da secoli veniva estratto il minerale del ferro sulle sommità dei monti: Flesio, Manina, Vigna Soliva, Colle, Pomnolo e Posso - Lupi. In zona Passevra, vi sono dei resti di muri e di una fornace per la cottura del minerale del ferro. Ci sono ancora, sulle cime del Colle, Pomnolo, Manina e Flesio, dei piccoli fornelli nei quali i nostri antenati cuocevano il ferro a mezzo di legna e carbone, che poi selezionato e diviso dal quarzo, veniva trasportato a valle con le slitte e in seguito veniva fuso nei forni di Bondione.[6]

Nei primi tempi (siamo intorno al 1600), non avendo ancora scoperto la polvere da sparo, il minerale veniva estratto a forza con lo scalpello. Con l'arrivo, più tardi, della povere da sparo e con rudimentali Bussole, si è iniziato lo scavo delle gallerie così denominate: Capuccina, Flesio, Ribasso Maria e Chioccia. La polvere da sparo si costruiva localmente con un miscuglio di carbone di legna, zolfo e salnitro.

Nelle gallerie il lavoro era molto faticoso. Si lavorava con un lume a base di olio di lino (di produzione locale), il quale mandava poca luce e aveva un odore nauseante. Le gallerie erano strette e basse (1,20 metri di altezza per 1,10 di larghezza). Il materiale veniva portato all'imbocco per mezzo di carriole rustiche e pesanti. Più tardi si sono scavati dei pozzi, e per portare al piano della galleria il minerale, si adoperavano scale rudimentali, percorse da giovani ragazzi (dai 9 ai 15 anni), i quali trasportavano il materiale dentro pesanti gerle. Le baracche dei minatori erano molto basse e a rischio valanghe, poiché poste lungo il versante del monte. Il cibo era molto semplice: polenta, formaggi, uova, burro e lardo. Si dormiva su quattro assi con un po' di paglia e si coprivano con degli stracci.

A Lizzola vi fu anche la lavorazione dell'ardesia. In un documento del 1486 si parla dei prati della Piodera, ovvero il luogo principale dove veniva lavorato questo materiale. Individuata la zona con la conformazione rocciosa adatta, venivano usate le mine ligére (mine deboli) per staccare dalla parete il materiale. Utilizzando grossi cunei, si scindeva il masso in porzioni grossolane e poi ulteriormente diviso con cunei più piccoli. Le ardesie si vendevano o quantificavano misurandole in Pàss, un quadrato dai lati di m. 1,70.

Coltivazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'altitudine e i lunghi inverni non permiso molte coltivazioni. La coltivazione della patata ha rivestito una grande importanza per la sopravvivenza dei lizzolesi. Quasi tutti gli abitanti avevano un piccolo appezzamento destinato a questo tubero, il quale veniva cucinato in tutte le modalità possibili. C' era anche la coltivazione del lino. Le piantine, i cui semi venivano tolti dalle impurità, venivano portati alla volta di Schilpario per torchiare la semente. Dal torchio si tornava con l'ole de linda (olio di lino).

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Lizzola sovrastato dal pizzo Redorta

Esistono due teorie formulate dagli studiosi riguardo l'origine del nome. La prima vorrebbe farlo derivare dal gentilizio romano "Alletius", traslato prima in "Litius", poi in "Liccius", a cui venne applicato il suffisso diminutivo "-olus", da cui "Licciolus". L'altra, meno probabile, ricondurrebbe invece l'etimo alla voce latina Ilicea, derivante da ilix e ilicis, (indicante l'albero di leccio), poi traslata nella voce tardo-latino "liciola", che starebbe ad indicare un boschetto di lecci[7].

Basandosi sul dialetto locale (variante del bergamasco) appare però molto più semplice far derivare Liddöla da Lédda (slitta usata per il trasporto della legna).[6]

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Bernardino[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa parrocchiale di San Bernardino, custodisce al proprio interno interessanti opere d'arte. L'unica navata della chiesa presenta sull'altare l'affresco opera diEnrico Albrici e due tele ovali eseguite del pittore Giovanni Raggi nella seconda metà del XVIII secolo. Nella cappella di sinistra vi sono le sculture lignei opere di Giovanni Piccini. Trattasi di un altare di legno intagliato e dorato sormontato da due colonne ove si trova l'effige della Madonna del Rosario a cui l'altare è dedicato. La volta è ornata dall'affresco realizzato da Giovanni Battista Brighenti di Clusone raffigurante l’Assunzione di Maria al Cielo, la santissima. Trinità, la Natività di Gesù Cristo, l' Annunciazione e il Battesimo di Gesù.
Antonio Brighenti, pure di Clusone, figlio di Battista, firmò la tela realizzata per la lunetta di fronte all'organo. Questa tela rappresenta Gesù che cade in vista del Calvario datata 1866. Lizzola possiede un piccolo gioiello marmoreo della Bottega dei Caniana. Si tratta dell'altare di sant Antonio di Padova, ubicato a destra della navata. Lo scultore Cristoforo Bettinelli di Bergamo, scolpì nel 1884 la statua di san Luigi, nel 1885 quella di san Bernardino da Siena e nel 1887 il Cristo processuale. Nel 1995, la chiesa di Lizzola, si è arricchita delle opere di valore di Alberto Meli di Luzzana. Si tratta dell'altare dell'Annunciazione, struttura con una fusione tra bronzo e legno.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Le cinque contrade di Lizzola

Nel passato, le cinque contrade di Lizzola (Cantù, Ebònd, Cà d'Obert, Piaza e Simicà) erano ben distinte e distanziate tra loro, ma in seguito, con l'espansione urbanistica, si sono avvicinate e quindi fuse. Filastrocche e narrazioni antiche raccontano la storia e le caratteristiche delle differenti contrade. Si deduce che la contrada Simicà veniva classificata come contrada pericolosa, a causa del rischio slavine. La gente di Piaza avesse una salute precaria forse a causa della forte umidità proveniente dal torrente Bondione, e gli abitanti di Cantone venissero commiserati come diavoli. Ebònd e Cà d'Obert furono sempre descritte come contrade piene di splendore.

  • Ol Roertài

A Lizzola, si racconta che le sposine in passato, subito dopo il loro matrimonio, tornavano alla casa paterna per una decina di giorni. Il motivo non è ancora ben chiaro, forse tornavano per sistemare la dote da portare nella nuova dimora oppure era un modo per rendere meno traumatico il distacco con la famiglia.

  • La banda di campanacci

Quando si sposavano vedovi/e o persone anziane, a cerimonia compiuta, questi venivano accolti dalla Banda dei Campanacci, un gruppo di persone che, attraverso l'uso di pentole, mestoli, etc., facevano un gran fracasso fuori dalla chiesa. Si voleva così ironizzare intorno ad una scelta che sembrava fuori dal tempo.

  • Rimedi e medicamenti naturali

Linuda: era una polvere derivante dal lino. La si pestava finemente e si otteneva una pappa. Era usata in piccole porzioni che si spalmavano tiepide su un pezzo di cotone bianco e si appoggiavano sulla parte dolorante;

Acqua di giansana (Genziana Maggiore): era un decotto da bere. Si diceva che avesse effetti rivitalizzanti;

Ol lichene (Licheni): venivano bolliti e l'acqua di bollitura si lasciava raffreddare; coagulando formava una specie di panna viscida da bere e veniva usata contro le bronchiti. Veniva dato anche alla mucche quando erano malate.

Colanine: si infilavano su uno spago tanti spicchi di aglio, fino a creare una collana che veniva usata per curare l'érem (acetone).

  • Posa delle croci sulle vette

Croce di Sasna Nel 1982, ad un gruppo di amici di Ranica, viene l'idea di posare una croce sulla cima del Monte Sasna. Luigi Bassanelli, uno del gruppo, fu poi il creatore della croce vera e propria, la quale venne costruita nel 1983. A luglio dello stesso anno, i cosiddetti "Sherpa del Sasna", raggiungono la cima per creare il basamento. La posa risulta veramente difficile, poiché l'unica pozza d'acqua utile per la sabbia ed il cemento si trova molto più in basso rispetto alla cima, quindi è un continuo salire e scendere sotto il sole. La giornata si conclude con la messa celebrata da don Walter. Il 7 agosto 1983, dopo aver portato e assemblato la croce sulla vetta. è il momento dell'innalzamento. Pochi giorni dopo, in occasione dell'Assunzione di Maria in cielo, viene celebrata la benedizione e l'inaugurazione con un numero considerevole di partecipanti.

Nel 2018, a causa di una forte tempesta, la croce è caduta ed è stata sistemata nell'estate del 2020.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Impianti di sci[modifica | modifica wikitesto]

La principale attrazione di questo borgo è la presenza degli impianti per la pratica dello Sci alpino. Le piste sono poste ai pendici del monte Sponda Vaga e si trovano al confine con la Val Sedornia.

Downhill[modifica | modifica wikitesto]

Dall'estate 2012 è possibile praticare downhill attraverso un bikepark con tre tracciati, utilizzando le seggiovie per trasportare in quota le biciclette. È possibile noleggiare le biciclette in biglietteria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  2. ^ Plinio il Vecchio, su treccani.it. URL consultato il 3 marzo 2019.
  3. ^ Giovanni Targioni Tozzetti, Relazione di alcuni viaggi, in In FirenzeMDCCLII.
  4. ^ Giuseppe Ronchetti, Memorie storiche della città e chiesa di Bergamo.
  5. ^ Archivio Pietro Pensa
  6. ^ a b Miniere di Lizola (Valbondione), Valseriana cose da fare. URL consultato il 3 marzo 2019.
  7. ^ Zanetti, p 130.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Umberto Zanetti, Paesi e luoghi di Bergamo. Note di etimologia di oltre 1.000 toponimi, Bergamo, 1985.
  • Paolo oscar e Oreste Belotti, LXX, in Atlante storico del territorio bergamasco, Monumenta Bergomensia.
  • Lizzola la gente si racconta - Felice Bellini - Walter Pinessi
  • Tignì a memòrgia. Memorie di vita della gente di Lizzola - Eugenio Piffari
  • Martino Compagnoni, Tarcisio Pacati, deputato cattolico della montagna bergamasca, Bergamo, Novecento Grafico, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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