La fiera della vanità (film 2004)

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La fiera della vanità
La fiera delle vanità.jpg
Reese Witherspoon in una scena del film
Titolo originale Vanity Fair
Paese di produzione USA
Anno 2004
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Mira Nair
Soggetto dall'omonimo romanzo di William Makepeace Thackeray
Sceneggiatura Matthew Faulk, Mark Skeet, Julian Fellowes
Fotografia Declan Quinn
Montaggio Allyson C. Johnson
Musiche Mychael Danna
Scenografia Maria Djurkovic
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La fiera della vanità (Vanity Fair) è un film del 2004 diretto da Mira Nair. È stato presentato in concorso alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di William Makepeace Thackeray.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Gran Bretagna, durante il XIX secolo. Rebecca Becky Sharp è figlia di un pittore e di una cantante d'opera francese. Dopo essere uscita dal collegio con la sua amica Amelia Sedley, il suo obiettivo diventa quello di sposarsi con un nobile ricco in modo da avere fortuna nella vita. Per prima cosa mira al fratello della sua migliore amica, Joseph, che ha fatto fortuna in India. La storia tra loro due naufraga perché il fidanzato di Amelia, George Osborne, convince Joseph che Becky non ha un ruolo sociale adeguato.

Becky trova quindi lavoro come istitutrice in casa di un nobile decaduto. Lì, fa in modo di essere indispensabile in ogni attività della casa e, dopo aver conosciuto il secondogenito, un giovane ufficiale prossimo ad ereditare, lo sposa in segreto. La zia di lui, saputo il colpo di testa di Rawdon, il nipote, lo cancella subito dal suo testamento. Rimasti senza un soldo, Becky e Rawdon sono costretti ad arrangiarsi come possono per sopravvivere.

Anche Amelia si sposa. Nonostante la sua famiglia abbia subito un tracollo finanziario che ha spinto il vecchio Osborne a consigliare il figlio a rompere con la fidanzata, George finisce per sposarla, spinto da Dobbin, il suo più caro amico che, in segreto, è perdutamente innamorato di Amelia che, a tutti costi, vuole rendere felice. George, dal canto suo, trascura invece la giovane moglie, mettendosi a corteggiare Becky. Una sera, a un ricevimento ufficiale, le infila un bigliettino dove le fissa un appuntamento galante al quale nessuno dei due si presenterà perché arriva la notizia che la guerra è scoppiata e il reggimento di George e di Dobbin deve partire immediatamente.

George muore in battaglia e Amelia, che aspetta un bambino, diventa una vedova inconsolabile, persa nel ricordo di quello che lei considera un uomo meraviglioso e perfetto. Anche Becky è diventata madre e, per tirare avanti, si appoggia al marchese di Steyne, un vicino di casa che l'ammira apertamente. I due cominciano a collaborare: lei rende i salotti di lui divertenti con danze e canti; lui la introduce nell'alta società londinese, arrivando a presentarla al sovrano in persona.

Per Amelia, che vive in povertà, le cose si fanno sempre più difficili. Anche se Dobbin cerca di aiutarla, lei si vede alla fine costretta a ricorrere al suocero, affidandogli il nipote che lui non ha mai conosciuto. Infatti il vecchio Osborne, che aveva sempre disapprovato il matrimonio di George con lei, aveva rotto ogni rapporto con Amelia, né l'aveva mai aiutata dopo la morte del figlio. Così, quando accetta di prendersi cura del bambino, pone come clausola l'allontanamento di Amelia.

Rawdon, sommerso dai debiti, viene arrestato e messo in prigione. Potrebbe essere liberato subito se qualcuno pagasse il debito. Lui manda un messaggio a casa per avvertire Becky. Ma lei, impegnata con il marchese, rimanda il tutto al giorno dopo. Lady Jane, la cognata di Rawdon, corre invece subito alla prigione. Rawdon, tornato a casa furioso con la moglie, l'accusa di essersi venduta al marchese che butta fuori di casa, gettandogli dietro i gioielli e i regali che ha fatto a Becky. Scopre, nel portagioie della moglie, una grossa somma che lei avrebbe potuto usare per pagare i debiti e che invece gli ha tenuto nascosta. Ormai la loro unione è alla fine.

Dopo aver lasciato la moglie, Rawdon è costretto ad accettare un incarico - sollecitato per lui dal vendicativo marchese de Steyne - in un'isola desolata, una landa colpita dalla malaria dove Rawdon finirà i suoi giorni consumato dalle febbri.

Il figlio di Becky, inizialmente mandato in un collegio di élite grazie ai buoni uffici del marchese, viene cresciuto dalla famiglia di Rowdon, mentre la madre, ormai caduta in disgrazia senza la protezione di de Steyne, lascia Londra per trasferirsi sul continente.

Alcuni anni dopo, Becky, che adesso lavora in un casinò di Baden Baden, vede entrare il figlio di Amelia, oramai grande, accompagnato da Dobbin. Il ragazzo sembra intrigato da lei, ancora bella e frizzante, mentre Dobbin - ancora innamorato senza speranza di Amelia - disapprova visibilmente la condotta d'avventuriera della donna. Tanto da avere, poco dopo, uno scontro con Amelia che difende la vecchia amica. Il litigio tra loro due sembra incrinare il loro rapporto e Dobbin decide di andarsene per sempre.

L'indomani Becky va a fare visita ad Amelia che trova ancora in lutto, dopo tanti anni, per il marito morto. Becky, rendendosi conto che Amelia resterà sola se Dobbin se ne andrà, le racconta delle avances che George le aveva fatto la sera della partenza, mostrandole il biglietto che le aveva mandato. Per Amelia è come se si squarciasse un velo: corre alla ricerca di Dobbin che raggiunge proprio mentre sta lasciando la casa. Becky, dal canto suo, deve ritornare al suo lavoro al casinò, che lei affronta con un coraggioso sorriso. Ma, questa volta, avrà la sorpresa di trovare tra i clienti anche Joseph, il suo vecchio ammiratore, il fratello di Amelia che è ritornato dall'India solo per lei. Joseph, che non l'ha mai dimenticata, le chiede di sposarlo. Becky, a quella proposta che prevede anche un viaggio in India, si entusiasma all'idea e, senza alcun rimpianto, parte per la nuova avventura.

Differenti versioni cinematografiche e televisive[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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