La bisbetica domata (film 1942)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La bisbetica domata
Bisbedomata42 nazzari+silvi.jpg
Amedeo Nazzari e Lilia Silvi protagonisti del film
Titolo originale La bisbetica domata
Paese di produzione Italia
Anno 1942
Durata 82 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Ferdinando Maria Poggioli
Soggetto William Shakespeare
Sceneggiatura Sergio Amidei, Gherardo Gherardi, Ferdinando Maria Poggioli e (non accreditato) Aldo De Benedetti
Produttore Produzione Excelsa
Produttore esecutivo Carlo Bugiani
Fotografia Renato Del Frate
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Cesare A. Bixio, Felice Montagnini
Scenografia Gastone Medin
Interpreti e personaggi

La bisbetica domata è un film del 1942, diretto dal regista Ferdinando Maria Poggioli. Tratto molto liberamente dalla commedia di William Shakespeare, il cui nome tuttavia non compare nei titoli di testa, fu realizzato in una versione attualizzata negli stabilimenti di Cinecittà.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Catina Minola è una delle due figlie del sarto Battista. Quanto sua sorella Bianca, fidanzata con Luciano, è mite e remissiva, tanto lei è ribelle ed ostile ad ogni uomo. Battista riceve una lettera in cui Petruccio Belli, che da giovane era partito anni prima per l'America dove ha fatto fortuna, lo informa di voler tornare e chiede Catina in sposa. Ma Catina non ha nessuna intenzione di sposare uno che non conosce e con la scusa di una brutta caduta diserta la festa che Battista dà in onore di Petruccio. Ma costui non si dà per vinto e, con la complicità di un medico. sottopone la ragazza ad ogni sorta di cura non necessaria, compresa una doccia gelata.

Le rabbiose resistenze di Catina sono inutili ed un mese dopo si celebra il patrimonio. Di fronte alla sposa vestita di bianco, Petruccio si presenta con una lacera e sporca tuta da lavoro e con una macchina scassata che lei dovrà anche spingere. Arrivati ad un tetro castello, Catina chiede di dormire da sola e Petruccio non si oppone, ma fa in modo che durante la notte alla ragazza appaia un fantasma. Nel tentativo di fuggire Catina provoca un incendio e viene mandata a dormire nella stalla. Al castello arrivano anche Bianca e Luciano che sono fuggiti assieme e si sono sposati di nascosto. I due litigano sul loro futuro ed a quel punto sarà Catina, ormai domata, a richiamare la sorella ai suoi obblighi di obbedienza al marito.

Realizzazione del film[modifica | modifica wikitesto]

Soggetto e sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un articolo pubblicato su Cinema l'idea di ambientare una riedizione della notissima commedia di William Shakespeare in un quartiere periferico romano fu del regista francese Jean Renoir, durante un suo soggiorno alla fine degli anni trenta in quella città[1]. Invece, secondo Sergio Amidei, uno degli sceneggiatori, l'idea fu dello stesso Poggioli che era appena reduce dall'esperienza di Sissignora, film lodato per la sua ambientazione veritiera che il regista intendeva riproporre in una zona popolare della città[2]. Infatti, nonostante la sua derivazione classica, questo film restò uno dei soli due (l'altro fu Avanti c'è posto... di Bonnard) che nel periodo dal 1940 al 1943 portarono sullo schermo una Roma in guerra con gente accalcata nei rifugi antiaerei e soldati in partenza per la guerra[3]. Alla sceneggiatura collaborò anche, senza poter essere accreditato a causa delle leggi razziali, Aldo De Benedetti[4].

Paolo Stoppa, Amedeo Nazzari e Lilia Silvi in una scena del film

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La bisbetica domata, uno dei tre film prodotti nel 1942 dalla "Excelsa", fu realizzato negli studi di Cinecittà, mentre per gli esterni fu utilizzato un castello nella zona di Morena nei dintorni di Grottaferrata[2]. Le riprese, iniziate nel marzo 1942[5], terminarono nel successivo giugno [6]. Benché nei titoli di testa non vi sia alcun riferimento a Shakespeare (occorre considerare che in quegli anni l'Italia era in guerra con la Gran Bretagna), questo nesso ineliminabile apparve in diverse occasioni nelle presentazioni che annunciavano il film come «una bizzarra vicenda comico - sentimentale ion cui echeggiano motivi shakespeariani trasportati ai giorni nostri[6]».

Interpreti[modifica | modifica wikitesto]

Con questo film si riformò per la quarta (ed ultima) volta l'accoppiata di successo Nazzari - Silvi che la "Excelsa" aveva già impiegato per ben tre volte nei due anni precedenti in pellicole accompagnate da un buon esito commerciale. Ma la ripetitività dei ruoli con cui i due attori venivano riproposti suscitò il fastidio di diversi commentatori. «Lilia Silvi - scrisse Cinema - è di una stucchevolezza che stavolta supera ogni limite, mentre sul viso di Nazzari difficilmente si riescono ad individuare le pieghe almeno di un dignitoso mestiere[1]». Anche nei giudizi successivi, il personaggio della Silvi «rivedendone oggi i maggiori successi in coppia con Nazzari, rivela un sotto fondo di ansia depressiva, di rabbia e di isteria che ha poco a che fare con l'ironia elegante delle sue colleghe di oltre Oceano[7]». L'attrice riuscì in questo caso a far entrare nel cast del film, con il ruolo di assistente alla regia, anche il marito Luigi Scarabello. Da segnalare la partecipazione di Luciano Tajoli che canta una canzone dal titolo "Chitarrata a chi sente" rivolto a delle persone riparate in un rifugio antiaereo.

Il regista Ferdinando Maria Poggioli e l'attrice Lilia Silvi sul set de La bisbetica domata

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La bisbetica domata, la cui lavorazione terminò con l'estate 1942, uscì però sugli schermi italiani solo alla fine di quello stesso anno. Non ebbe buona accoglienza da quasi tutti i commentatori, e neppure conseguì un buon risultato commerciale.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver apprezzato il Poggioli di Sissignora, molti furono negativamente sorpresi dalla Bisbetica domata. Una delusione che Adolfo Franci espresse duramente parlando di «Poggioli scaduto al livello dei peggiori mestieranti; mi dolgo che da sì ricca e realistica materia egli abbia ricavato una pellicola tanto scialba ed anodina[8]». Non fu da meno il Corriere della sera che scrisse di «smaccata farsa, da giudicare adattissima ai ragazzi. A parte gli sforzi ed i meriti di Nazzari, lo stile è ancora quello della "comica finale" di trent'anni fa[9]». E negativo fu anche il giudizio di Film:«Tanto per essere sinceri è tutt'altro che un buon film. Poggioli si è trovato solo responsabile a dirigere un copione pieno di meschinità. Ne é venuta fuori una pellicola della quale non sappiamo che dire[10]».

Rievocando l'origine del film, Cinema espresse «grande nostalgia di fronte a questo adattamento di Poggioli, regista erede non si sa come di quella materia, se ripensiamo all'antico progetto e agli intenti che lo avevano promosso. Vorremmo chiedergli perché ha ambientato la vicenda shakespeariana in un luogo del quale non si riescono mai ad individuare i confini e dove i personaggi non hanno nulla di tipico. La banalità si intreccia ad ogni quadro di più con il cattivo gusto[1]». L'unico commento di simpatia venne da La Stampa che descrisse il film come una «commediola tenue e disinvolta, ravvivata da episodietti azzeccati, anche se in più di un punto un po' prevedibili[11]».

Esito commerciale[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base dei dati disponibili[12] il film diretto da Poggioli ebbe un introito di circa 1 milione e 300.000 lire dell'epoca. lontano non soltanto dai campioni di incasso del periodo (Bengasi di Genina oltrepassò i 16 milioni di introito), ma anche da altre pellicole contemporanee che ebbero risultati tra i 2 ed i 3 milioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Articolo di Giuseppe De Santis in Cinema, "Film di questi giorni", n. 155 del 10 dicembre 1942.
  2. ^ a b Amidei in Cinecittà anni Trenta, cit. in bibliografia, pag, 61.
  3. ^ E.G.Laura Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, pag. 113.
  4. ^ Il Mereghetti 2014, cit. in bibliografia.
  5. ^ Cinema, n. 137 del 10 marzo 1942.
  6. ^ a b Primi piani, n. 7 -8, luglio - agosto 1942.
  7. ^ Pistagnesi, Storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, pag 245.
  8. ^ L'Illustrazione italiana, n. 1 del 2 gennaio 1943.
  9. ^ Articolo a firma "Vice", Corriere della sera del 5 novembre 1942.
  10. ^ Diego Calcagno in Film, "Sette giorni a Roma", n. 48 del 5 dicembre 1942.
  11. ^ Recensione di m.g. [Mario Gromo], la Stampa del 23 ottobre 1942.
  12. ^ Non esistono dati ufficiali sugli incassi dei film italiani degli anni trenta e primi quaranta. Le somme indicate, si trovano nella Storia del cinema italiano, op. cit. in bibliografia, pagg 666 e seg., e sono dedotte indirettamente dai documenti relativi ai contributi alla cinematografia concessi dallo Stato in base alle norme incentivanti dell'epoca.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Collana Rosalba, n. 42. La bisbetica domata. Il racconto del film. MIlano, Editoriale Viano, 1942, ISBN non esistente
  • Le città del cinema. Produzione e lavoro nel cinema italiano (1930 - 1970), Roma, Napoleone, 1979, ISBN non esistente
  • Francesco Savio, Cinecittà anni Trenta. Parlano 116 protagonisti del secondo cinema italiano (3 voll.), Roma, Bulzoni, 1979, ISBN non esistente
  • Piero Pruzzo ed Enrico Lancia, Amedeo Nazzari, Roma, Gremese, 1983, ISBN non esistente
  • Storia del Cinema Italiano, vol. VI (1940-1944), Venezia, Marsilio e Roma, Edizioni di Bianco e nero, 2010, ISBN 978-88-317-0716-9
  • Paolo Mereghetti, Il Mereghetti 2014, Milano, Baldini e Castoldi, 2013, ISBN 978-88-6852-058-8

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema