Ferrovia Bolzano-Caldaro

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Ferrovia transatesina
Überetscher Bahn/Ferrovia transatesina
Bolzano-Caldaro railway map.JPG
Inizio Bolzano
Fine Caldaro
Stati attraversati Italia Italia
Lunghezza 18,9 km
Apertura 1898 (Bolzano-Caldaro)
1903 (Caldaro-Sant'Antonio)
Chiusura 1971
Gestore Ferrovia del Renon Spa
Precedenti gestori Eisenbahn Tirols (1898-1918)
Ferrovie dello Stato (1918-1923)
Società Anonima Ferrovia Transatesina (1923-1959)
Scartamento 1435 mm
Elettrificazione 1100 V cc
Diramazioni Caldaro-Sant'Antonio
Note un tratto con terza rotaia laterale
Ferrovie

La ferrovia Bolzano-Caldaro (Bozen-Kaltern Eisenbahn), nota anche come ferrovia elettrica transatesina (in tedesco: Überetscher Bahn), era una linea ferroviaria in concessione, elettrificata, a scartamento normale. Congiungeva la città di Bolzano con Caldaro, in provincia autonoma di Bolzano e fu in esercizio dal 1898 al 1971.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Treno in sosta a Bolzano

Alla fine dell'Ottocento emerse la necessità di collegare i comuni dell'Oltradige con la rete ferroviaria europea: lo scopo era da un lato facilitare l'esportazione di frutta e vino, e dall'altro di favorire il nascente turismo.

Per evitare di dover trasbordare le merci presso la stazione di Bolzano, ove avveniva l'interconnessione con la rete ferroviaria nazionale, si decise di utilizzare per la nuova infrastruttura lo scartamento normale di 1435 millimetri. L'avvio del progetto fu possibile grazie all'importante finanziamento del banchiere bolzanino ebreo Sigismund Schwarz. Il 15 dicembre 1897 venne costituita la Aktiengesellschaft Überetschbahn con sede a Bolzano[1].

La linea tra Bolzano e Caldaro fu costruita dalla ditta Stern & Hafferl, presso la quale lavorava come assistente nel controllo della costruzione l'ingegnere bolzanino Josef Riehl che sarebbe poi diventato un personaggio importante nel mondo delle costruzioni ferroviarie e divenne in seguito responsabile della costruzione della vicina ferrovia del Renon.

Il 16 dicembre 1898 la ferrovia Bolzano-Caldaro fu venne ufficialmente inaugurata a cura della Eisenbahn Tirols[2], divenendo in breve nota localmente come "Kaltererbahnl", "Lepsbahnl" o con il soprannome di "La Vacca di Caldaro"[3].

Il 19 ottobre 1903[2], in occasione della costruzione della funicolare della Mendola, fu inaugurato il prolungamento da Caldaro fino alla frazione di Sant'Antonio (563 m s.l.m.); quest'ultima sezione, in considerazione della forte pendenza, era elettrificata in corrente continua a 650 V, prima ferrovia elettrica a scartamento ordinario del regno austungarico. Nel 1911 la trazione elettrica, elevata a 1200 V, venne estesa all'intero percorso[4].

L'ex stazione di Appiano-Cornaiano

Al termine della prima guerra mondiale, con il passaggio dell'Alto Adige dall'Austria all'Italia, l'esercizio della linea passò provvisoriamente in carico alle Ferrovie dello Stato alle quali, nel 1923, subentrò a sua volta la neocostituita Società Anonima Ferrovia Transatesina (SAFT)[5]. Nei successivi trent'anni non si ebbero ulteriori miglioramenti né investimenti. Le sei coppie giornaliere programmate nel 1921 aumentarono fino alle dieci del 1955, di cui due su percorsi limitati[2].

Il 1º gennaio 1960 la Società per Azioni Ferrovia del Renon (FEAR) subentrò nell'esercizio della ferrovia[4] mutando nome da Ferrovia Elettrica dell'Alto Renon a Ferrovie Elettriche ed Autoservizi Riuniti[6]; la stessa nell'agosto 1963, in considerazione del cattivo stato di rotabili e impianti, cessò il servizio passeggeri sostituendolo con autocorse. Per alcuni anni proseguì il trasporto merci. Il 28 giugno 1971 fu effettuato l'ultimo viaggio.

Negli anni successivi la ferrovia fu progressivamente smantellata, e dopo il 2000 sul percorso tra Ponte Adige e Caldaro fu realizzata una pista ciclabile nonostante i progetti di riapertura ventilati negli anni precedenti[7][8].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La linea, a scartamento ordinario, era lunga complessivamente 18,9 km. Elettrificata in origine alla tensione continua di 650 V, la stessa venne in seguito elevata al valore standard di 1200 V[9].

L'intero percorso superava un dislivello di 280 metri, con una pendenza massime del 31 per mille nella tratta Bolzano-Caldaro e del 62 per mille fino a Sant'Antonio[2].

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Stazioni e fermate
Continuation backward
per Brennero
Station on track
Bolzano 266 m s.l.m.
Unknown route-map component "xABZlf" Continuation to right
per Verona e Merano (dal 1980)
Unknown route-map component "exHST"
Ponte Roma/Rombrücke 261 m s.l.m.
Unknown route-map component "exHST"
Ponte Resia/Reschenbrücke 248 m s.l.m.
Unknown route-map component "xABZrg" Continuation to right
per Bolzano (dal 1980)
Continuation to left Unknown route-map component "xABZrf"
0+000 Bivio per l'Oltradige/Überetscher Abzweigung, per Merano
Unknown route-map component "exWBRÜCKE"
0+410 Fiume Adige
Unknown route-map component "exHST"
0+950 Castel Firmiano/Sigmundskron-Überetsch
Unknown route-map component "exTUNNEL2"
1+302 Galleria Castel Firmiano (145,5m)
Unknown route-map component "exTUNNEL2"
3+824 Galleria S. Paolo ( 123,8m)
Unknown route-map component "exHST"
4+750 San Paolo/St. Pauls
Unknown route-map component "exBHF"
6+135 Appiano-Cornaiano/Eppan-Girlan 402 m s.l.m.
Unknown route-map component "exHST"
Ganda/Gand
Unknown route-map component "exHST"
8+900 Monticolo-Pianizza/Montiggl-Unterplanitzing
Unknown route-map component "exSTRrg" Unknown route-map component "exABZrf"
Unknown route-map component "exSTR" Unknown route-map component "exKBHFe"
10+428 Caldaro/Kaltern
Unknown route-map component "exHST"
11+783 Seligo/Sallegg
Head station Unknown route-map component "exKBHFe"
12+850 Sant'Antonio/St. Anton 509 m s.l.m.
Continuation forward
Funicolare della Mendola

La ferrovia aveva origine presso la stazione di Bolzano e utilizzava il binario della Bolzano-Merano, in seguito abbandonato per una variante di tracciato, fino a poco prima di Ponte Adige (Sigmundskroner Brücke); lungo tale tratta erano servite le fermate denominate Rombrüke ("Ponte Roma") e Reschebrücke ("Ponte Resia").

In località Kaiserau[4] la linea si diramava verso sinistra attraversando l'Adige mediante un ponte metallico ad arco che costituiva una delle principali opere d'arte incontrate lungo il percorso e iniziava a salire.

Treno in sosta a Caldaro

Erano dunque servite, nell'ordine, le fermate di Schloss Sidmundskron ("Castel Firmiano" e St. Pauls (San Paolo) con una tratta che comprendeva altresì due tunnel, per giungere alla stazione di Eppan-Girlan (Appiano-Cornaiano). All'interno di una galleria si trovava l'ingresso all'opera 22 appartenente allo sbarramento Bolzano Sud[10].

Il percorso riprendeva la salita alla volta della fermata di Planitzing ("Pianizza") e della stazione di Caldaro, di testa, primitivo capolinea.

Da qui il prolungamento del 1923 raggiungeva la frazione di Sant'Antonio, terminando a fianco della stazione a valle della funicolare della Mendola che porta all'omonimo passo.

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo raffigurante una delle locomotive della linea

Le prime motrici furono due locomotive a vapore con rodiggio C del gruppo 32d1[4], ottenute in prestito dalla Südbahn.

Con il prolungamento su Caldaro del 1903 vennero immesse in servizio due automotrici elettriche a due assi SB AC 1-2 e due vetture passeggeri prodotte dalla Grazer Waggonbaufabrik. Sia le motrici che le vetture avevano cassa in legno e arredamento interno a salone[5].

Le caratteristiche elettromotrici della linea

Nel 1911 furono acquisite due ulteriori elettromotrici analoghe alle precedenti, numerate SB AC 3-4[5], mentre sei carrozze già in uso con la trazione a vapore furono adattate per il nuovo servizio[4]. Il primo viaggio con motrici elettriche avvenne il 14 settembre 1911.

L'elettrificazione in corrente alternata trifase della ferrovia Bolzano-Merano, avvenuta nel 1935, comportò una difficoltà tecnica dovita al differente sistema di alimentazione: lungo il tratto fra Bolzano e Ponte Adige fu posata una terza rotaia laterale per l'alimentazione delle elettromotrici SAFT, le quali vennero un pattino collettore di corrente; la rotaia era protetta da una vistosa protezione in legno[11] Nel restante tratto fra Ponte Adige e Sant'Antonio le motrici utilizzavano la preesistente linea aerea.

Gli ultimi veicoli immessi in servizio sulla linea furono due locomotive Diesel di costruzione Jenbacher Werke utilizzate dal 1963[12] per il traffico merci svolto negli ultimi anni di esercizio[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda storica sulla Mendel- e Überetschbahn
  2. ^ a b c d FENIT 1946 1996, op. cit., p. 95.
  3. ^ Andrea Rovaran, Ricordi ferroviari... in stazione a Bolzano mezzo secolo fa, in Tutto Treno, n. 24, aprile 2010, pp. 20-25.
  4. ^ a b c d e f La ferrovia Bolzano-Caldaro, in Mondo Ferroviario, n. 80, speciale monografico sulla ferrovia del Brennero, febbraio 1993, pp. 109-113.
  5. ^ a b c Giovanni Cornolò, Automotrici elettriche dalle origini al 1983, Duegi Editrice, 2011, pp. 291-293. ISBN 978-88-95096-05-6
  6. ^ Un viaggio in treno nel passato: da Trento a Bolzano e ritorno, passando per la Mendola, 17 maggio 2014. URL consultato nell'ottobre 2016.
  7. ^ Notizia su Mondo Ferroviario, n. 47, maggio 1990, p. 60.
  8. ^ Notizia su Mondo Ferroviario, n. 55, gennaio 1991, p. 84.
  9. ^ Ferrovia Bolzano - Bivio per l'Oltradige - S. Antonio. URL consultato nell'ottobre 2016.
  10. ^ Alessandro Bernasconi, Prünster Heimo, L'occhio indiscreto - Das indiskrete Auge, curcuegenovese, 2016, p. 168, ISBN 978-88-6876-121-9.
  11. ^ Immagine su I Treni Oggi, n. 75, ottobre 1987, p. 26.
  12. ^ Fabrizio Sozzi, Jenbach in Italia (prima parte), in I Treni, n. 395, settembre 2016, pp. 14-21.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Alexander Von Egen, Arnold Dissertori e Martin Sölva, Die mendelbahn in Kaltern, Athesia, Bolzano, 1988. ISBN 9788870144925.
  • (DE) Martin Sölva, Die Überetscher Bahn, Bozen - Kaltern, Caldaro, Verein für Kultur- und Heimatpflege Kaltern, 1998.
  • (DE) Elisabeth Baumgartner, Eisenbahnlandschaft Tirol - Verkehrsgeschichte zwischen Kufstein und Ala im Spannungsfeld von Tourismus, Politik und Kultur, Innsbruck, Haymon, 1989. ISBN 3-85218-065-1
  • FENIT 1946 1996, FENIT - Roma, 1996.
  • (DE) Museumsführer - Führer durch das Lokalbahnmuseum der Tiroler Museumsbahnen, 1991.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]