Episodi de Il commissario Ricciardi

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Il commissario Ricciardi.

La prima stagione della serie televisiva Il commissario Ricciardi, composta da 6 episodi, è stata trasmessa in prima serata su Rai 1 dal 25 gennaio[1] al 1º marzo 2021.[2]

Titolo Prima TV
1 Il senso del dolore 25 gennaio 2021
2 La condanna del sangue 1º febbraio 2021
3 Il posto di ognuno 8 febbraio 2021
4 Il giorno dei morti 15 febbraio 2021
5 Vipera 22 febbraio 2021
6 In fondo al tuo cuore 1º marzo 2021

Il senso del dolore[modifica | modifica wikitesto]

Napoli, 25 marzo 1931. Durante un inverno particolarmente rigido, un evento scuote l'opinione pubblica: il grande tenore Arnaldo Vezzi, artista di fama mondiale e amico del Duce, viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo. Per risolvere il caso viene chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi; l'uomo possiede una capacità che tiene nascosta a chiunque: è in grado di percepire gli spettri delle vittime di morte violenta (sia incidenti che omicidi) in un'immagine evanescente nei luoghi del decesso, che continuano a ripetere ossessivamente la frase che stavano dicendo o pensando nel momento della morte. Entrato nel camerino, Ricciardi sente il fantasma di Vezzi, che si stava preparando al ruolo di Canio per la rappresentazione di Pagliacci, pronunciare «Io sangue voglio, all'ira m'abbandono, in odio tutto l'amor mio finì».

Vezzi è morto per dissanguamento e presenta un'ecchimosi sullo zigomo sinistro; il colpo mortale pare essere stato inferto da un mancino, ma l'anatomopatologo Bruno Modo dubita che qualcuno possa aver impresso una tale forza su un pezzo di vetro preso dallo specchio rotto senza ferirsi, dato che sull'impugnatura non ci sono tracce di sangue. Il cadavere è stato ritrovato intorno alle 22, al termine della rappresentazione di Cavalleria rusticana, e quando il tenore è stato visto vivo l'ultima volta erano le 20; stranamente, stavolta la porta del suo camerino era chiusa a chiave, mentre Vezzi la teneva sempre accostata. Il direttore di scena Lasio racconta a Ricciardi del carattere molto difficile di Vezzi, che era solito discutere con qualcuno. Il mattino seguente, Ricciardi parla con don Pierino, prete appassionato di opere liriche che assiste agli spettacoli da dietro le quinte, il quale gli racconta di aver visto Vezzi, col suo caratteristico abbigliamento, entrare nel camerino poco prima delle 21; successivamente interroga Bassi, l'assistente del tenore, il quale rivela a Ricciardi che Vezzi era un donnaiolo che addirittura preferiva le donne già impegnate per il gusto di sottrarle ad altri, inoltre gli aveva chiesto l'orario del tram N.2, cosa assai strana perché non faceva un passo senza il suo autista. Questo tram è noto come "Carrozza degli innamorati" perché le coppie lo prendono per andare in alcuni alberghi in riva al mare per avere intimità; Ricciardi incarica il fedele brigadiere Maione di ripercorrerne il tragitto.

Ricciardi incontra l'affascinante Livia Lucani, moglie del defunto, e l'accompagna da Bruno per il riconoscimento della salma. Prima di partire, Ricciardi le chiede perché ha fatto annunciare il suo arrivo da Roma, dato che l'aveva intravista fuori dal San Carlo la sera dell'omicidio; Livia risponde che era venuta perché a fine spettacolo voleva dire al marito che intendeva lasciarlo, ma quando vide la confusione creatasi cambiò idea e se ne andò. Gli racconta inoltre che era una soprano e si è esibita nei più importanti teatri del mondo, ma che dopo aver conosciuto Vezzi rinunciò alla sua carriera per stare accanto a lui; voleva lasciarlo da tempo, ma la paura dello scandalo l'aveva sempre trattenuta. I due avevano anche avuto un figlio, morto giovanissimo; accanto al marito, che non le dava amore, Livia si sentiva morire ogni giorno un po' di più.

Successivamente, Ricciardi viene a sapere da Maione che la proprietaria della "Pensione Belvedere" ricorda che nel periodo natalizio Vezzi affittava spesso una stanza insieme a una donna, la cui identità non è nota. Ricciardi è convinto che la sera dell'omicidio don Pierino non avesse visto Vezzi, ma l'assassino, che potrebbe aver sottratto gli abiti dall'armadio dopo aver ucciso Vezzi, poi ripensandoci e lasciandoli nella stanza, rubando la chiave e scappando dalla finestra. Non torna però il fatto che uno dei cuscini del divano sia rimasto perfettamente pulito, perciò sopra doveva esserci qualcosa che poi è stato fatto sparire. Ricciardi e Maione visitano il magazzino dei vestiti, dove il responsabile rivela di aver trovato un paio di scarpe infangate (saltando dalla finestra, l'assassino si sarebbe dovuto sporcare su una pozzanghera) da uomo, di numero grande. Ricciardi, dopo aver inizialmente sospettato di Livia e aver constatato la sua estraneità ai fatti, le chiede scusa.

Ricciardi torna da don Pierino, il quale parlandoci lo informa del fatto che Cavalleria rusticana e Pagliacci vengono spesso rappresentate insieme per via della loro brevità e del tema in comune: la gelosia di un marito tradito dalla moglie. Inoltre, quando Ricciardi cita la frase udita dal fantasma di Vezzi, don Pierino gli dice che essa fa parte di Cavalleria rusticana ed è cantata dal personaggio di Alfio, che era stato interpretato dal promettente baritono Michele Nespoli. La sera stessa, Ricciardi torna al San Carlo con Maione e don Pierino; grazie all'aiuto dei due, Ricciardi arriva alla conclusione che Michele potrebbe aver ucciso Vezzi. Al termine dell'opera, Michele viene interrogato e afferma di aver ucciso lui Vezzi perché era una persona sgradevole e lo denigrava pesantemente, fino a fargli perdere la pazienza. Con l'arresto di Michele il caso sembra essere chiuso, tuttavia Bruno dice a Ricciardi che i risultati dell'autopsia hanno rivelato che il pugno a Vezzi era stato sferrato quando era già morto. Ricciardi inizia così a dubitare della colpevolezza di Michele e crede che stia coprendo una donna; chiede quindi a Maione di andare dal suo informatore di fiducia, il pettegolo femminiello Bambinella: da lui, Maione scopre che Michele è fidanzato con Maddalena, una delle sarte del San Carlo, che è incinta. Ricciardi ha un'intuizione e capisce che l'assassino di Vezzi è Maddalena.

La ragazza, spinta da Ricciardi, racconta di essere diventata orfana da bambina e aver avuto una vita difficile, ed è stato grazie al talento nel cucito se ha potuto lavorare per uno dei teatri più rinomati del mondo. Era serena insieme a Michele, ma quando conobbe Vezzi quest'ultimo la sedusse, dicendole perfino che avrebbe lasciato sua moglie per stare con lei. Proprio quando si accorse di essere incinta, Michele le chiese di sposarlo, ma lei rifiutò; intanto Vezzi aveva smesso di cercarla e Maddalena lo poté rincontrare solo la sera della prima. Quando Maddalena gli disse che era incinta, Vezzi derise lei e Michele, che in quel momento si stava esibendo, sfottendolo; la ragazza capì quanto avesse sbagliato sul suo conto. A quel punto, Maddalena lo pugnalò alla gola con le sue forbici, poi si sedette sul divano per guardarlo morire (questo spiega il cuscino pulito), ma mentre stava aprendo la porta si trovò di fronte proprio Michele; lui entrò, ruppe lo specchio, ne infilò un pezzo nella gola di Vezzi, poi lo colpì al volto per simulare una ragione che potesse averlo fatto scontrare con lo specchio; dopo indossò i suoi vestiti, uscì per liberarsi del camice e delle forbici, e rientrò. Maddalena scambiò le scarpe sporche di Michele in magazzino, procurandosi anche un camice pulito, anche se di taglia più grande.

Ricciardi, non volendo che il nascituro nasca in carcere, col rischio da grande di finire nella mani della malavita, propone a Maddalena una soluzione: la legge punisce i delitti d'onore con al massimo tre anni di carcere, quindi lei dovrà sostenere che Michele l'ha salvata da una tentata violenza di Vezzi, che non l'ha detto subito perché è incinta e che il figlio che aspetta è di Michele. Ricciardi si affida a Livia, chiedendole di testimoniare in tribunale contro il marito, in modo da aiutare Maddalena, Michele e il bambino. Dopo averci riflettuto, Livia accetta.

La condanna del sangue[modifica | modifica wikitesto]

15 aprile. La settantenne cartomante Carmela Calise viene trovata morta ammazzata nel suo appartamento al quartiere Sanità. Nunzia, la custode del palazzo, racconta a Ricciardi che verso le 8 e mezza di quella mattina era salita per andare a prendere sua figlia Antonietta (che soffre di un grave ritardo mentale), la quale di tanto in tanto rimaneva a dormire dall'anziana, in quanto la cartomante era l'unica persona disposta a tenerla quando Nunzia lavora; l'ultima volta che l'aveva vista viva erano le 22 della sera prima. Entrando nell'appartamento, il commissario trova Antonietta sconvolta e rannicchiata su un divano, mentre il cadavere della Calise giace a terra. Ricciardi sente il fantasma della donna pronunciare «’O Padreterno nun è mercante ca pava ’o sabbato».

Sotto al divano viene trovata una scatola piena di cambiali: la Calise, infatti, era anche una strozzina; l'assassino, però, non ha rubato nulla. Nel frattempo Maione soccorre Filomena Russo, una bella e giovane vedova che è stata sfregiata in volto. La donna, come Maione scopre da Bambinella, viene ritenuta da molte persone una «puttana» per via della sua bellezza e del suo essere vedova, situazioni per le quali riceve spesso attenzioni indesiderate, ma al contrario è una donna molto seria; stranamente, Filomena non intende denunciare nessuno. Nunzia rivela a Ricciardi e Maione che la Calise iniziò a fare la cartomante dopo che l'artrite le impedì di continuare a cucire: era la portinaia stessa a scoprire, qualche giorno prima degli appuntamenti prefissati, informazioni sui clienti dell'anziana in modo da suggestionarli. I guadagni furono tali da consentire alle due di avviare anche l'affare dell'usura, anche se Nunzia afferma di averlo fatto per destinare la sua parte di denaro ad Antonietta, per quando lei non ci sarà più.

Bruno stabilisce che la Calise è morta tra le 22 e mezzanotte, colpita alla testa con un corpo contundente, ma che l'assassino ha solo anticipato i tempi: la donna sarebbe comunque morta entro qualche mese a causa di una brutta forma di tumore alle ossa. Maione convoca in Questura alcuni tra gli ultimi clienti della cartomante, e tra essi c'è Enrica Colombo, dirimpettaia di Ricciardi per la quale il commissario prova, ricambiato, un timido sentimento, che per il momento si limita a uno scambio di sguardi attraverso le finestre. Il loro primo incontro di persona è fonte d'imbarazzo per entrambi, soprattutto per Enrica, che risponde alle domande, poste da Maione, in malo modo e se ne va appena può, pur pentendosene una volta tornata a casa. Tonino Iodice, un pizzaiolo a cui la Calise aveva prestato del denaro, si pugnala all'addome prima che due poliziotti possano portarlo in Questura; purtroppo la ferita è fatale, e Tonino muore in ospedale. Maione viene invitato a cena da Filomena; il brigadiere le confida che sua moglie non è ancora riuscita a superare il dolore per la morte del loro primogenito Luca, anch'egli poliziotto, che venne ucciso da alcuni criminali due anni prima.

Il giorno dopo, in Questura si presenta la famiglia di Tonino: la moglie Concetta consegna la cambiale, sporca di sangue, che il marito era andata a recuperare la notte in cui la Calise venne uccisa, trovandola già morta. Prima di andarsene, la madre di Tonino dice «’O Padreterno nun è mercante ca pava ’o sabbato». Ricciardi, ricordandosi che anche il fantasma della Calise aveva pronunciato tale frase, ne chiede il significato a Maione: è un antico proverbio napoletano che vuol dire «Dio non è un mercante che paga il sabato», ovvero che se fai qualcosa Dio ti punisce o ti premia quando lo decide lui, non c'è una scadenza precisa come nei debiti degli uomini. L'ultima cliente a essere interrogata è Emma, la moglie dell'avvocato Ruggero Serra di Arpaja: la donna è stata dalla Calise moltissime volte nell'ultimo anno, come documentato dal quaderno della cartomante, ma né lei né il marito si mostrano collaborativi. Intanto Filomena viene importunata da un conoscente, che però la lascia perdere dopo che la donna gli mostra la cicatrice sul viso.

Invitandolo a bere una birra, Maione riesce a scoprire dal portiere dei Serra di Arpaja due cose molto importanti: la prima è che Emma ha una relazione extraconiugale con un attore di teatro, Attilio Romor, relazione nota a tutti, probabilmente anche al marito, e che negli ultimi giorni ha smesso di andare a vedere gli spettacoli interpretati dall'amante; la seconda è che l'informatrice della Calise riguardo i Serra di Arpaja era la loro domestica Teresa, della quale la Calise è zia da parte della madre. Teresa mostra a Ricciardi e Maione le scarpe dell'avvocato, sporche di sangue, poi rivela di aver incontrato sua zia molti anni dopo che se n'era andata dal loro paese d'origine, che la donna le raccontò tutto della sua attività e che in cambio del suo aiuto le passava un po' di soldi. Ruggero sapeva della frequentazione della moglie con la cartomante e del suo tradimento, ma faceva sempre finta di non sapere niente. Ufficialmente, la notte dell'omicidio Ruggero era a cena col prefetto, ma in realtà tornò a casa tardi, con le scarpe sporche di sangue, e disse a Teresa di non rivelare a nessuno di averlo visto.

Emma rivela a Ricciardi che qualche tempo prima litigò col marito perché lei voleva lasciarlo, inoltre gli disse che era incinta di Attilio, l'unica cosa che la cartomante non aveva saputo prevedere, infatti glielo disse lei stessa per capire cosa fare. Era stata la Calise a spingerla verso Attilio, con cui sarebbe dovuta scappare, ma proprio a quel punto le carte dissero che non lo doveva vedere più. Ricciardi e Maione incontrano Attilio a teatro, dove la sera stessa si terrà l'ultima replica del suo spettacolo: l'uomo rivela che Ruggero gli aveva offerto dei soldi per sparire, e che al termine della replica partirà insieme a Emma. Ricciardi decide quindi di assistere personalmente allo spettacolo, cui presenzieranno anche Emma e il marito, e ordina a Maione di far preparare una squadra di agenti in borghese. Maione torna a trovare Filomena che, facendosi promettere di non rivelarlo ad altri, gli racconta cosa sia realmente successo: a ferirla al viso è stato suo figlio Gaetano, su sua richiesta. Lei non è mai stata libera, nemmeno quando era sposata, c'era sempre qualcuno che provava a molestarla e rovinarle la reputazione; sopraffatta da tutto questo, dopo essersi ricordata che un tempo una volpe finita in una trappola di suo padre si strappò una zampa pur di tornare in libertà, decise di fare altrettanto e chiese al figlio di ferirla, perché «una donna sfregiata non la vuole nessuno». Tornato a casa, Maione trova la moglie cambiata, finalmente di nuovo con il sorriso.

Ricciardi ha l'intuizione di portare con sé Antonietta. Non appena Attilio entra in scena, Antonietta si mette a urlare e a gridare più volte «’O Padreterno nun è mercante ca pava ’o sabbato!»; Attilio si getta tra la folla, ma viene prontamente arrestato dalla squadra di agenti presenti tra il pubblico. In Questura, Attilio racconta che da piccolo la madre lo mise in un istituto per poter lavorare, programmando la sua vita e dicendogli che non si doveva sapere che era suo figlio (per questo lui la andava a trovare solo di sera). Fu sempre lei a spingere Emma tra le sue braccia con lo scopo di sottrarle denaro, ma la sera in cui l'amante gli disse che non potevano più vedersi, Attilio andò a trovare sua madre per chiederle spiegazioni. Non vide però la donna buona che credeva, ma una «vecchia strega» che gli disse di lasciar crescere il bambino di Emma dalla sua ricca famiglia e fargli avere una bella vita, mentre loro non se la potevano rovinare: Emma ha un cognome importante, e data la sua gravidanza è diventata intoccabile. Preso dall'ira, Attilio gettò via la scatola con le cambiali, e mentre la madre le stava raccogliendo la colpì mortalmente alla testa con una statuetta, il tutto mentre Antonietta li stava guardando. Attilio, che mostra evidenti disturbi, afferma di aver cacciato la «vecchia strega» da sua madre aprendole la testa, e che quando lei tornerà tutto si metterà a posto, perché lei sì che è sangue del suo sangue.

Ruggero ringrazia Ricciardi per il lavoro svolto e per non essersi lasciato influenzare da nessuno, nemmeno da lui, spiegandogli che quando era andato dalla Calise l'aveva trovata già morta e s'era impaurito. Quella sera a teatro si era portato una pistola con cui si sarebbe tolto la vita se Emma (che ha finalmente capito di essersi lasciata ingannare da Attilio e da sua madre) gli avesse detto che preferiva stare con l'amante piuttosto che con lui. Ruggero ha capito che spetta solo a lui riprendere in mano la sua vita e il suo matrimonio. Tornato a casa, Ricciardi si affaccia dalla finestra e incrocia lo sguardo con Enrica: si sorridono a vicenda lasciandosi alle spalle la piccola discussione avuta in Questura. Intanto Livia, su suggerimento di un'amica, decide di prendersi un periodo di vacanza e sceglie di tornare a Napoli, soprattutto per stare accanto a Ricciardi, del quale ormai si è innamorata.

Il posto di ognuno[modifica | modifica wikitesto]

23 agosto. In una notte particolarmente calda, l'alta società napoletana viene turbata dall'omicidio della spregiudicata duchessa Adriana Musso di Camparino. Giuseppe, il portiere dello stabile (dove, oltre ai duchi, abitano anche lui e la sua famiglia), racconta di aver sentito gridare la governante Concetta, che aveva trovato la duchessa morta. Non ci sono uscite alternative che l'assassino avrebbe potuto prendere per fuggire. Concetta spiega che la sera, prima di andare a dormire, chiude sempre il cancello davanti alla porta con una catena, anche se la duchessa non è ancora tornata, dato che le chiavi le hanno solo loro due. L'ultimo piano dello stabile conduce alle stanze di Ettore, figlio che il duca Matteo ha avuto dalla prima moglie, Virginia. Entrando nella stanza della duchessa, Ricciardi sente il fantasma della donna pronunciare «L'anello l'anello, hai tolto l'anello».

Adriana è stata uccisa da uno sparo in fronte con una Beretta 7,65 (del tipo dato in dotazione agli ufficiali nel '17), il cui rumore è stato attutito da un cuscino posto sopra il suo volto. Il vicequestore Angelo Garzo informa il commissario che la duchessa intratteneva una relazione extraconiugale con Mario Capece, noto giornalista del Roma. Durante una festa celebrata a teatro la sera prima dell'omicidio, Garzo e gli altri ospiti videro Mario litigare con Adriana, che si stava vedendo con uno dei suoi numerosi amanti: dopo averla insultata, Mario le sfilò dalla mano sinistra un anello che le aveva regalato e le diede uno schiaffo, poi se ne andò senza più tornare; la duchessa, come sempre, mostrò una totale indifferenza e, anzi, parve piuttosto divertita. Poco dopo, in Questura si presenta Livia, annunciando la sua intenzione di prendersi una vacanza; confidandosi con Ricciardi, gli rivela di aver superato il lutto del figlio (fino ad allora, per il dolore non riusciva a guardare gli altri bambini) e di sentirsi più libera a Napoli, dove non viene riconosciuta, che a Roma.

Maione dice a Ricciardi che lo sparo non è stato sentito dagli altri ospiti perché la festa è andata avanti fino a notte fonda; i duchi vivevano praticamente come estranei, e Adriana, che era l'infermiera della duchessa Virginia, ne occupò il posto dopo la sua morte. Bruno spiega a Ricciardi e Maione che la vittima (uccisa tra mezzanotte e le 2) presenta due fratture, al lobo frontale e occipitale, e che suo il cuore batteva ancora quando è stata colpita: evidentemente l'assassino voleva avere la sicurezza che Adriana fosse morta; inoltre la duchessa indossava un altro anello, oltre a quello strappatole la sera della festa da Mario, sottrattole dopo la sua morte. Intanto, Livia viene sorpresa in casa da un uomo che si presenta semplicemente come Falco, il quale afferma di essere stato inviato dalla sua amica Edda Ciano per offrirle protezione. Ricciardi e Maione incontrano Ettore, il quale si mostra molto contento della morte della matrigna, che odiava per la sua falsità e promiscuità; l'uomo si rifiuta di dire dove fosse la notte dell'omicidio. L'anziano e malato duca Matteo spiega di essere morto interiormente dopo la scomparsa dell'amata prima moglie, e che si risposò con Adriana pur consapevole del fatto che lei puntasse esclusivamente al suo status sociale e al denaro; rivela anche di averle donato un anello che la donna indossò al dito medio (l'anello sottrattole dopo la morte), che vuole sia restituito a Ettore.

Enrica viene invitata a pranzo da Sebastiano, un ragazzo con cui sua madre spera di vederla sistemata; nel ristorante, Enrica nota la presenza di Ricciardi insieme a Livia, cosa che la rende gelosa, e nell'andarsene alza la voce facendosi notare dai due, cercando di suscitare la gelosia di Ricciardi. Il commissario e Maione interrogano Mario, il quale ammette che, dopo aver litigato con Adriana, se ne andò da solo per bere al lungomare; non vuole però dire se possiede una pistola. Falco rivela a Livia che Ricciardi è sotto osservazione. Durante una passeggiata notturna, il commissario scorge Ettore mentre si scambia effusioni con Achille Pivani, funzionario del Partito. Maione scopre da Bambinella che Adriana e Mario intrattenevano una relazione segreta da sei anni, e per saperne di più lo indirizza da una sua conoscente, la prostituta Juliette: ella spiega che quando era a servizio dai Capece stava molto bene ed era affezionatissima ai due figli, Andrea e Giovanna; l'ultima volta che andò a visitarli, due anni prima, quando trovò la casa immersa in un'atmosfera mortifera, stranamente la signora Sofia, anziché farla entrare in cucina come al solito, la fece accomodare in salotto e si mise a parlare del passato, con uno sguardo assente e vuoto. Inoltre, i Capece posseggono una pistola custodita in una cassaforte, la cui chiave ce l'ha solo Mario.

Ricciardi viene invitato a cena da Livia, la quale esprime il desiderio di stabilirsi definitivamente a Napoli e intona Era de maggio. Sulla via del ritorno con Livia, Ricciardi viene non troppo velatamente minacciato da quattro squadristi (già incontrati prima di un breve colloquio con Achille), ma li induce ad andarsene dopo aver ripetuto le parole udite dal fantasma di un povero mutilato che era stato ucciso da loro; Livia lo saluta dandogli un bacio sulle labbra. Ricciardi e Maione si recano presso l'abitazione dei Capece: Sofia sostiene che la notte dell'omicidio si trovavano tutti a casa, ma il figlio maggiore Andrea afferma che stava dormendo e non sa se è vero, mostrando un certo fastidio verso il padre. Mario apre la cassaforte per mostrare la sua pistola (una Beretta 7,65), ma l'arma è sparita. Ricciardi torna da Achille (che, venuto a conoscenza dello scontro con gli squadristi, lo assicura che non capiterà più) e lo intima di rivelargli dove stava la notte del delitto, se vuole evitare il processo: infine, Achille ammette di avere una relazione omosessuale con Ettore; quest'ultimo, pur di non rovinare la reputazione dell'amante, è disposto ad andare in carcere. Il commissario gli promette che, se verrà trovato il colpevole, nessuno saprà di questa storia. Achille informa Ricciardi che la notte dell'omicidio, il giovane Andrea venne visto mentre usciva di casa con un involto di giornale, presumibilmente riposto in uno scantinato dietro casa poiché tornò indietro a mani vuote. Maione perquisisce lo scantinato e trova nell'incarto la pistola scomparsa.

Andrea ammette a Ricciardi e Maione di aver nascosto la pistola per proteggere sua madre, autrice del delitto, che ha commesso per il dolore del tradimento del marito. Sofia confessa: le provò tutte per riconquistare il marito, ma lui era totalmente preso dall'amante; quando Mario scoprì che Adriana lo stava tradendo con un altro, fece una scenata e le strappò l'anello (che in realtà era proprio di Sofia, regalatole dal marito quando nacque Andrea); Sofia sa tutto questo perché era presente anche lei a teatro, nascosta dietro il guardaroba. Poco dopo, Adriana e l'amante andarono a cena in pubblico. Questo avrebbe reso Mario uno zimbello, perciò Sofia decise di fare qualcosa per impedirlo: prese la pistola con l'intento solo di spaventare la duchessa ma, quando la vide stramazzata sul divano col cuscino sopra al viso, convinta che fosse talmente ubriaca da non riuscire neanche ad arrivare al letto, non ci vide più dalla rabbia e le sparò. Ricciardi si confida con don Pierino, pregandolo di stare vicino a Mario e i figli. Enrica dice a sua madre di non voler più vedere Sebastiano dato che è innamorata di un altro. Maione si scusa con Lucia per averla trascurata per un po', perché geloso per via di un complimento che la moglie aveva rivolto al fruttivendolo Ciruzzo. Ettore ringrazia Ricciardi per la sensibilità dimostrata e ammette che, dopo aver visto Adriana morta e aver fatto uscire tutti, le strappò via l'anello di sua madre con tutta la forza che aveva, perché non sopportava di vedere la matrigna indossare quel gioiello.

Durante una messa di don Pierino in cui il prete fa delle allegorie con le catene, Ricciardi ha un'intuizione e corre subito a Palazzo Camparino, scoprendo che uno degli anelli della catena del portone della duchessa è modificato, e interroga Giuseppe. L'uomo ammette che, infastidito dallo spreco che si faceva in quella casa, di tanto in tanto la sera prendeva qualcosa dalla dispensa per sfamare la sua povera famiglia; una sera la duchessa lo scoprì e lo cacciò, e lui si disperò pensando alla miseria cui la sua famiglia sarebbe andata incontro. Dopo che Adriana chiuse la catena, lui aspettò un attimo e tolse l'anello del meccanismo; appena lo vide, la donna lo guardò con odio, quindi Giuseppe prese un cuscino e lo premette con forza contro il suo viso, fino a che smise di dimenarsi. Dopo essere sceso per mettere a letto il figlio, che lo aveva chiamato (nel mentre arrivò Sofia che, nel vedere la duchessa col cuscino sulla faccia, le parve ubriaca e le sparò, uccidendola), tornò indietro per chiudere silenziosamente il portone. Giuseppe chiede di poter salutare i suoi figli prima di essere portato in galera, allora Ricciardi afferma che in questa storia ci sono già due figli (Andrea e Giovanna) che stanno pagando per colpe che non hanno commesso, e che il loro sacrificio basta per tutti. I suoi figli hanno bisogno di lui, e vengono prima della giustizia; lo avverte però che non avrà una seconda occasione.

Ricciardi, dopo aver saputo dalla sua governante Rosa che Enrica ha rifiutato il fidanzamento voluto dalla madre, decide infine di scriverle una lettera d'amore.

Il giorno dei morti[modifica | modifica wikitesto]

28 ottobre. È un autunno piovoso, e Napoli è sotto una coltre di nuvole e di nebbia. Quando la città si appresta a celebrare il Giorno dei Morti, al Tondo di Capodimonte viene trovato il cadavere di un bambino, Matteo Diotallevi, da tutti chiamato Tettè per via della sua balbuzie, uno dei tanti scugnizzi che vivono di espedienti nei vicoli. A prima vista Matteo sembra morto di stenti, ma Ricciardi non ne è convinto e ordina un esame necroscopico. Inoltre il delitto deve essere avvenuto altrove perché, diversamente dal solito, Ricciardi non riesce a percepire il fantasma della vittima sul luogo del ritrovamento.

In Procura il vicequestore Garzo, ritenendo il caso della morte del bambino una cosa da niente, oltre al fatto che la città è in preparazione per l'imminente visita del Duce, solleva Ricciardi da ulteriori indagini; questi però, grazie all'aiuto di Livia, incaricata di preparare il ricevimento per il Duce, con uno stratagemma si fa dare un permesso di ferie per proseguire da solo l'indagine. In seguito, si presenta in Procura don Antonio Mansi, prete di una parrocchia che ospita gli orfani di quartiere in un ambiente dietro la canonica: don Antonio è convinto che il bambino trovato sia Matteo perché fino a due giorni prima si presentava sempre. Ricciardi e Maione accompagnano il prete in ospedale, dove Bruno ha accertato che la causa di morte di Matteo è l'avvelenamento (forse attraverso veleno per topi), che gli ha provocato convulsioni e una morte lenta e molto dolorosa, che però è avvenuta in maniera accidentale dato che non ci sono segni di forzatura, quindi Matteo ha ingerito volontariamente il veleno. Don Antonio mostra a Ricciardi il luogo nel quale vengono ospitati i bambini e gli presenta Cristiano, l'unico amico, oltre a un cagnolino, che Matteo aveva. Cristiano racconta al commissario che l'amico era vittima di crudeli maltrattamenti da parte degli altri bambini, i quali tra l'altro rubavano a Matteo tutti i regali che riceveva da una delle benefattrici; inoltre, Matteo era anche colui che più volte veniva messo in punizione in uno stanzino freddo e sporco per colpe che lui non commetteva, ma che gli altri bambini facevano ricadere su di lui. Cristiano porta Ricciardi a un deposito di alimentari dove ogni tanto lui e gli altri compagni prendono qualcosa; Vincenzo, il proprietario, conferma al commissario di acquistare regolarmente del veleno per topi per preservare la merce. Livia chiede a Falco (agente dell'OVRA, la polizia segreta fascista) di cercare informazioni su Ricciardi.

Conversando con una delle dame di carità, il commissario viene a sapere che la signora Carmen Fago di San Marcello, affezionatissima a Matteo, non è venuta all'appuntamento di giovedì in parrocchia a causa del dolore provato. Ricciardi scopre che Matteo faceva l'apprendista presso un commerciante e chiede a Maione di indagare sull'identità dell'uomo, oltre a scoprire qualcosa di più anche su don Antonio. Falco consegna temporaneamente a Livia una scheda con le informazioni sul commissario. Don Pierino confida a Ricciardi che don Antonio, pur amministrando benissimo la sua parrocchia, invia la maggior parte del denaro ricevuto in beneficienza direttamente alla Curia in modo da mettersi in lustro con i potenti, e che per questo dovrebbe stare attento con lui (tra l'altro don Antonio, rimasto scandalizzato dall'autopsia eseguita sul cadavere di Matteo su richiesta di Ricciardi stesso, ha fatto rapporto alla Curia). Dopo aver parlato con Cosimo, il commerciante presso cui Matteo "lavorava" (in realtà veniva obbligato a derubare le clienti durante i loro acquisti), Maione visita Bambinella: quest'ultimo racconta che un suo amico aveva notato il bambino in compagnia di un uomo zoppo ed elegante. Bambinella è molto toccato da questa vicenda poiché egli stesso fu un bambino orfano, abbandonato per strada, senza nessuno a cui importasse della sua sorte.

Ricciardi si reca al funerale di Matteo e conosce Carmen: la donna gli spiega che, essendo sterile, si era affezionata moltissimo a Matteo, ritenendolo il figlio che non ha mai potuto avere; passavano molto tempo insieme ed erano felici. Ricciardi la informa che sul corpo di Matteo sono stati trovati numerosi segni di percosse e bruciature. Ricciardi viene anche a sapere dall'ambiguo sagrestano Nanni che due settimane prima venne un uomo zoppo ed elegante, il quale voleva parlare con Matteo, e che in cambio gli diede dei soldi; questo è successo tre o quattro volte, lui accompagnava il bambino fuori dalla chiesa e l'uomo lo portava via. Maione legge una commovente lettera del defunto figlio Luca; il figlio Giovanni, che spera anch'egli di diventare poliziotto, propone al padre di andare con tutta la famiglia a visitare la tomba di Luca.

Ricciardi si reca a casa di Carmen, e lei conferma che l'uomo con cui Matteo si incontrava è Edoardo Sersale, fratellastro di suo marito, alla continua ricerca di denaro per saldare i suoi debiti. Carmen si era sempre rifiutata di concedergli prestiti; crede che Edoardo, il quale disse che gliel'avrebbe fatta pagare, abbia ucciso Matteo per vendicarsi, impedirle di adottarlo e mantenere intatta la sua parte di eredità. Ricciardi, dopo aver salvato Edoardo da un'aggressione, gli svela di essere a conoscenza degli incontri segreti con Matteo; l'uomo spiega di essere un reduce di guerra (infatti la gamba destra si azzoppò al fronte), che è pieno di debiti con gli strozzini e che nella vita ha commesso molti sbagli, ma che non farebbe mai del male a un bambino. Edoardo ammette di essersi avvicinato a Matteo perché qualche tempo prima era entrato in possesso di alcune lettere compromettenti che la cognata si scambiava con il medico che aveva in cura il suo fratellastro; questa relazione extraconiugale durava da anni e, contando sul fatto che non fosse ancora finita, la seguì per coglierla sul fatto, così da poterla ricattare. Durante i pedinamenti notò che Carmen s'incontrava spesso con Matteo e, ritenendo che il bambino fosse nato da questa relazione segreta, pagò il sagrestano per poter parlare con il bambino e ottenere ulteriori informazioni contro Carmen.

Falco incontra Garzo e gli "consiglia" di sorvegliare le conoscenze di Ricciardi, soprattutto la sua amicizia con Bruno, dichiaratamente antifascista. Ricciardi, preda di una terribile febbre e tormentato dalle visioni di fantasmi del passato (oltre che di quelli delle sue recenti indagini), sviene in mezzo alla Piazza del Plebiscito durante un violento temporale. Livia lo soccorre, lo porta a casa sua e, dopo aver iniziato a baciarlo, trascorrono una notte d'amore; quando la mattina seguente Livia si sveglia, il commissario se n'è già andato.

1º novembre. Ricciardi giunge al cimitero, dove informa Carmen del suo incontro con Edoardo. La donna afferma che la storia delle lettere compromettenti non le interessa più e di aver avuto una storia d'amore con il medico di suo marito (anch'egli era sposato e infelice), che fu una storia bellissima ma che è terminata già da molti anni; l'unica cosa di cui è amaramente pentita è non aver adottato Matteo. Carmen offre un passaggio in automobile a Ricciardi, ma non appena il commissario vi si siede, vede e sente il fantasma di Matteo sul sedile posteriore pronunciare «Ti voglio bene, sai, mamma: tu sei il mio angelo. Grazie per i biscotti». Ricciardi ripete a Carmen la frase, e lei ammette finalmente di essere la madre naturale del bambino, di averlo partorito lontano da tutto e da tutti, e di averlo chiamato Matteo, lo stesso nome del suo ex amante. Affidò Matteo a un contadino, e quando quest'ultimo morì, lo portò da don Antonio: se lo avesse tenuto, la famiglia di suo marito l'avrebbe estromessa da tutto, lei sarebbe rimasta sola, con un figlio e senza soldi; inoltre, suo cognato la stava pressando con richieste e minacce, e temeva che presto la verità sarebbe venuta a galla. Carmen sentì di non avere scampo, e allora pensò di far scegliere al destino: preparò quattro biscotti, due avvelenati e due no: se Matteo avesse scelto quelli sani, avrebbero lottato per stare insieme tutta la vita; purtroppo, il bambino prese quelli avvelenati e morì. Carmen, presa da un attacco di isteria, inizia a gridare contro Ricciardi chiamandolo «diavolo» e perde il controllo dell'automobile, che finisce per schiantarsi: Carmen muore sul colpo, mentre Ricciardi riporta una grave ferita alla testa.

All'ospedale giungono, oltre a Maione (che ha soccorso il commissario), anche Rosa, Enrica, Livia e Garzo. Enrica fa voto alla Madonna di rinunciare al suo amore purché Ricciardi sopravviva. Fortunatamente Ricciardi, operato da Bruno, si riprende.

Vipera[modifica | modifica wikitesto]

1932. Manca una settimana a Pasqua. Al Paradiso, esclusivo bordello in via Chiaia, Vipera, la prostituta più famosa della città, viene ritrovata morta soffocata con un cuscino. Lily, collega di Vipera, dichiara che mentre stava andando nel salone trovò la sua porta socchiusa, ed entrando la vide stesa sul letto priva di vita, poi andò a chiamare Madame Yvonne, la tenutaria del bordello. Ricciardi chiede a Maione di scoprire chi era presente a parte Madame Yvonne e le altre ragazze, poi entra nella stanza di Vipera. Ricciardi sente il fantasma della ragazza pronunciare «Frustino. Frustino. Il mio frustino».

Dato che la stanza di Lily si trova al piano di sopra e quindi non era di passaggio, Ricciardi le chiede chi sta coprendo, e Madame Yvonne risponde per lei: Vipera è stata trovata morta dal cavaliere Vincenzo Ventrone, commerciante di arredi sacri. Bruno esclude che la causa del decesso sia dovuta a una pratica sadomasochistica, anche perché la ragazza indossava ancora gli indumenti intimi. Ricciardi chiede l'elenco di tutti i clienti presenti il giorno della morte di Vipera a Madame Yvonne, dalla quale apprende che l'ingresso laterale dei fornitori porta in cucina, perciò se fosse entrato uno sconosciuto lo avrebbero visto. In Procura si presenta Giuseppe Coppola, accompagnato dal fratello minore Pietro. Giuseppe spiega al commissario che lui e Maria Rosaria (vero nome di Vipera) erano vicini di casa e si amavano sin da bambini; un giorno, purtroppo, la grande bellezza di Maria Rosaria attirò l'attenzione del violento sindaco del loro paese, che abusò di lei; Giuseppe la perse di vista per anni e, quando venne a sapere che aveva avuto un figlio, si dedicò con tutto sé stesso all'attività ortofrutticola di famiglia. Rincontrò Maria Rosaria mentre effettuava una consegna al Paradiso, e da allora tornò da lei ogni giorno; poco prima della sua morte le chiese di sposarlo. Intanto Enrica confessa a don Pierino di essersi pentita del voto fatto alla Madonna, e il sacerdote la esorta a non privarsi della possibilità di essere felice.

Ricciardi interroga Vincenzo, che risulta essere l'ultimo cliente di Vipera prima della sua morte, il quale sostiene di averla trovata già deceduta con un cuscino in faccia; quando corse fuori per chiede aiuto, s'imbatté in Lily, che lo accompagnò da Madame Yvonne, dopodiché gli fu consigliato di andarsene subito per evitare pettegolezzi. Egli sapeva della proposta di matrimonio ricevuta da Vipera, ma è convinto che non avrebbe mai accettato perché crede che la lussuria e il benessere le piacessero troppo per lasciare quella vita. Ricciardi scopre da Madame Yvonne che Vipera aveva solo due clienti, i quali pagavano tutta la sua disponibilità: Vincenzo (che, prima dell'arrivo di Vipera, era cliente abituale di Lily) e Giuseppe. Lily spiega al commissario che lei e Vipera non si volevano bene, anche se si rispettavano, e le risate che si facevano alle spalle degli uomini erano l'unica consolazione che avevano per uscire dalla galera della prostituzione; quando Maione le mostra una spazzola trovata nella stanza di Vipera, Lily nega che sia sua. A pranzo, Bruno spiega a Ricciardi che Vipera aveva due costole incrinate dovute alla pressione di un ginocchio sull'addome, e di recente non aveva avuto rapporti sessuali; al loro tavolo si aggiunge anche Livia, ma Ricciardi si mostra ancora molto freddo e distante nei suoi confronti, al punto da offenderla con una battuta riferita alle sue amicizie, portandola ad andarsene.

Maione viene a sapere da Bambinella che da qualche tempo il Paradiso ha problemi con i fornitori, che non vengono pagati: infatti Madame Yvonne paga i debiti del figlio Tullio (sorvegliante del bordello), che gioca d'azzardo, per evitare che faccia una brutta fine come il padre. Tornando a casa Ricciardi incontra Enrica, che era andata a trovare Rosa; quest'ultima, che da un po' di tempo non si sente granché bene e soffre di tremori alle mani, informa il commissario di aver chiamato sua nipote Nelide per sostituirla quando lei non ci sarà più. Vincenzo si offre di pagare il funerale di Maria Rosaria, al quale tuttavia non presenzierà per non compromettere la propria reputazione. Durante il corteo funebre, gli squadristi con cui Ricciardi si è scontrato in precedenza iniziano a importunare le ragazze, e Bruno interviene spingendo a terra il loro capo, Mastrogiacomo. Bruno, che non ha mai fatto mistero del proprio pensiero antifascista nonostante i continui avvertimenti del commissario, risponde a una minaccia dello squadrista sputando per terra. Lucia passa in Procura per informare Ricciardi e il marito che Bruno è stato rapito dai fascisti; Ricciardi si rivolge ad Achille Pivani, il quale gli suggerisce di parlare con Livia, che è sottoposta a uno stretto controllo svolto da un funzionario che nella vicenda potrebbe avere una via preferenziale. Ricciardi si scusa con Livia per essersi comportato male con lei e afferma che se la tiene lontana da lui è solo per il suo bene, poi la informa che Bruno sta per essere portato al confino a Ventotene: Ricciardi la supplica di contattare l'uomo che è incaricato di proteggerla, e Livia accetta. Prima di andarsene, il commissario le rivela di non aver dimenticato ciò che c'è stato tra di loro, e Livia gli promette che scoprirà la causa delle sue sofferenze. Enrica, dopo aver visto Livia riaccompagnare a casa Ricciardi, non appena la donna si allontana prende coraggio, raggiunge il commissario e gli dà un bacio.

Madame Yvonne confida Ricciardi e Maione di ritenere che l'unico che avrebbe potuto uccidere Vipera è "Peppe 'a frusta", ovvero Giuseppe, così soprannominato dalla ragazza. Ricciardi e Maione si recano a casa dei Coppola, dove prima parlano con Pietro, il quale si sarebbe dovuto sposare a giugno con Ines, ma ha dovuto rimandare perché non se la sente con il fratello depresso; Giuseppe crede che sia stato Vincenzo a uccidere Maria Rosaria per averla tutta per sé, dopo aver saputo della proposta di matrimonio. Il commissario chiede a Giuseppe l'origine del suo soprannome "Peppe 'a frusta", e Giuseppe risponde che deriva dai cavalli, dei quali ora si occupa Pietro. Fortunatamente l'intervento di Falco ha avuto buon esito e Bruno viene rilasciato. Mentre Bruno racconta un aneddoto su un carrettiere che ha posto sulla testa di una statua del Duce (non sapendo che rappresentasse lui) una parrucca fatta coi peli della coda del suo asino, Ricciardi ha un'illuminazione e insieme a Maione si reca nuovamente a casa dei Coppola per parlare con Pietro. Quest'ultimo, messo alle strette dal commissario, confessa: racconta che conosceva Maria Rosaria fin da piccolo, e che la ragazza quando vedeva lui e il fratello diceva sempre «Eccoli qua, Peppe 'a frusta avanti e 'o frustino appresso»; da quando rivide Maria Rosaria al Paradiso, Giuseppe smise di lavorare e iniziò a spendere tutti i loro soldi per lei, dicendo al fratello che lui e Ines non potevano sposarsi; Pietro andò da Maria Rosaria per sapere se volesse sposare o meno il fratello, e quando lei rispose di sì e che avrebbe aspettato Pasqua per dirglielo, lui, temendo che il denaro rimasto non sarebbe potuto bastare per il suo matrimonio con Ines, prese il cuscino e la soffocò. La spazzola ritrovata era in realtà la striglia per cavalli usata da Pietro.

Enrica confida a Rosa di credere che ci sia qualcosa che trattenga Ricciardi dall'esprimerle apertamente i propri sentimenti, e Rosa le spiega che la baronessa Marta, madre del commissario, temeva che il figlio soffrisse del suo stesso male. Ricciardi accompagna Livia a una serata al San Carlo, al termine della quale, riaccompagnandolo a casa, lei gli dà un bacio; Enrica, affacciata alla finestra, li vede e ci rimane male.

In fondo al tuo cuore[modifica | modifica wikitesto]

12 luglio. Mentre Napoli è in fermento per l'imminente celebrazione della Festa della Madonna del Carmine, viene ritrovato il cadavere del noto ginecologo Tullio Iovine del Castello, morto dopo essere caduto dalla finestra del suo studio. Ricciardi sente il fantasma di Iovine pronunciare «L'amore è Sisinella. Sisinella è l'amore».

La caposala Ada informa Ricciardi e Maione che il medico le aveva detto che si doveva trattenere più del dovuto per incontrare una persona, senza tuttavia dirle chi fosse. Nella scrivania vengono trovati due anelli (uno con inciso all'interno il nome della moglie Maria Carmela, per il suo onomastico, l'altro con inciso "Sisinella") e la ricevuta di pagamento. Renato, il primo assistente di Iovine, rivela che recentemente il medico ha effettuato un'operazione importante su una primipara: la donna purtroppo è deceduta, ma sono riusciti a salvare la neonata; il marito, l'ex guappo Giuseppe Graziani detto "Peppino il Lupo", ha giurato che l'avrebbe ammazzato. Ricciardi e Maione comunicano la notizia della morte alla vedova, secondo la quale il marito non aveva alcuna ragione per suicidarsi. Rosa presenta al commissario sua nipote Nelide, che la sostituirà. Intanto Enrica, nell'inutile tentativo di dimenticarsi di Ricciardi (credendo erroneamente, avendolo visto insieme a Livia, di non essere ricambiata), accetta di insegnare presso una colonia estiva a Ischia; durante una gita in spiaggia, Enrica fa la conoscenza del maggiore tedesco Manfred Kaspar von Brauchitsch, appassionato di pittura, il quale ne rimane affascinato e inizia a corteggiarla.

In Questura viene convocato l'orefice Nicola Coviello, autore dei due anelli trovati nello studio del medico, il quale afferma di aver notato nel corridoio un giovane uomo che sembrava in attesa. Bambinella spiega a Maione che "Sisinella" è il nome della nuova amante di Iovine, il cui vero nome è Teresa Luongo, che prima di conoscerlo faceva la prostituta e che ora vive in un appartamento compratole dal medico. Bambinella non conosce però l'indirizzo della ragazza, già chiestogli da Giuseppe, furioso perché Iovine, il giorno in cui sua moglie Rosina si sentì male mentre stava per partorire, era insieme all'amante; sa inoltre che da un po' di tempo Teresa ha un nuovo fidanzato, suonatore di pianino. Giuseppe conferma questi fatti a Ricciardi e Maione, aggiungendo di aver mandato i suoi amici a cercare il medico per tutta Napoli, e che quando lo trovarono per sua moglie purtroppo non ci fu più nulla da fare; Giuseppe ammette che per la furia aveva provato ad aggredire Iovine, ma che non è stato lui a ucciderlo perché si trovava insieme alla figlia neonata, come possono confermare i suoi famigliari e la gente del quartiere.

Ricciardi e Maione parlano con Teresa, la quale ammette di aver iniziato da tempo una relazione con Salvatore, che suona per strada al Vomero (per questa ragione aspettava il momento giusto per dire a Iovine che voleva lasciarlo), il quale si trovava con lei la notte dell'omicidio. Nel frattempo, le condizioni di Rosa si aggravano al punto da essere ricoverata in ospedale a causa di una crisi apoplettica, che Bruno teme possa evolversi in un'emorragia cerebrale. Rosa immagina di vedere e dialogare con la madre di Ricciardi, la baronessa Marta, assicurandole che da ora in poi suo figlio verrà assistito da sua nipote Nelide; Marta afferma che suo figlio è solo perché sa quanto è difficile amare quando si vive con la dannazione che ha afflitto lei o poi lui, ma quando Rosa le chiede di cosa si tratta, risponde che è meglio di no dato che non capirebbe. Dopo essere stati alla bottega di Nicola (dove la svagata madre di quest'ultimo accenna alla sua fidanzata tornata dopo tanto tempo), Ricciardi e Maione tornano da Maria Carmela, la quale fa intendere di essere a conoscenza della tresca del marito e presenta loro il figlio Federico; successivamente interrogano Salvatore, che vede Teresa ancora come una «puttana», sebbene gli facesse comodo frequentarla soprattutto per i soldi che la ragazza gli dava dopo averli ricevuti da Iovine.

Livia decide di organizzare un ricevimento in grande stile la sera della Madonna del Carmine, durante la quale tornerà a cantare dopo molto tempo, suscitando l'entusiasmo di Falco, che le rivela di essere suo grande ammiratore e di aver chiesto, per questo, di essere lui a sorvegliarla. Maione raggiunge Teresa (la quale ha lasciato Salvatore poiché rimasta profondamente delusa dalla considerazione che ha di lei, e ha deciso di andarsene dalla città per rifarsi una vita secondo le sue regole) e le dà l'anello con inciso il suo nomignolo. Renato spiega a Ricciardi che Iovine è sempre stato molto determinato e ambizioso, che era il pupillo del dottor Albese, che morì di cuore ancora giovane, e ne sposò la moglie, Maria Carmela. Ricciardi e Maione vengono chiamati con urgenza da Sergio, l'assistente di Nicola: quest'ultimo infatti si è suicidato impiccandosi; Ricciardi sente il suo fantasma pronunciare «In fondo al tuo cuore». Ultimamente Sergio aveva visto Nicola sorridere, cosa che non faceva mai, e lavorare a un ex voto d'oro a forma di cuore sormontato da una fiamma; l'ultimo lavoro completato prima della morte erano i due anelli per Iovine, subito dopo la visita di una signora col volto coperto da una veletta, alla quale Nicola disse «Domani non ci sono piroscafi che partono», ma da lì iniziò a rifiutare altri lavori. Nella bottega viene rinvenuto un biglietto con su scritto «Finalmente posso partire».

Maione, che per un po' ha temuto che Lucia si vedesse di nascosto con l'avvocato Pianese, viene rassicurato da Bambinella sul fatto che in realtà lui ha intrecciato una torbida relazione con una marchesa, e che Lucia si è fatta assumere nella sartoria del palazzo dove abita l'avvocato, lavorando due ore nel pomeriggio per portare a casa un po' più di denaro (aveva infatti scoperto un libretto del marito dove erano redatte le spese). Osservando i preparativi per la Madonna del Carmine, Ricciardi ricorda che nella bottega di Nicole vi era un'effigie, pensando che avesse fretta di terminare l'ex voto prima della festa. Recatosi con Maione alla Basilica del Carmine, Ricciardi visiona gli ex voto ancora da esaminare prima dell'esposizione; uno di essi è proprio quello a cui stava lavorando Nicola, e voltandolo il commissario scopre un nome inciso: Maria Carmela.

Interrogata a casa propria, Maria Carmela racconta che quando erano bambini lei e Nicola spesso andavano al porto per vedere partire i piroscafi verso l'America; tutti dicevano che erano destinati a stare insieme, ma dopo che Maria Carmela ebbe l'opportunità di ricevere un'ottima istruzione grazie a una ricca zia, tornò diversa, s'innamoro e sposò il medico Rosario Albese. Rosario morì quando Maria Carmela era incinta di tre mesi, e fu allora che Tullio iniziò a frequentarla e corteggiarla; a un certo punto Maria Carmela perse il bambino, e alla fine lo sposò, perché grazie alle sue conoscenze sapeva che anche lui avrebbe fatto carriera e lei avrebbe continuato a vivere bene. Quando vennero a cercarlo a casa e lui non c'era, ebbe la certezza che la tradiva, e quando il giorno dopo gliene chiese conto lui disse di essersi innamorato; Maria Carmela non ne fu gelosa ma offesa, perché non era stato mai capace di amare, neppure loro figlio, mentre ora si diceva travolto dall'amore per quella donna. Quando Maria Carmela minacciò di rovinargli la reputazione, Tullio rise e le rivelò una scioccante verità: fu lui a uccidere Rosario aggiungendo ogni giorno alla sua tisana alcune gocce di un estratto vegetale, una dose letale per un cardiopatico; inoltre, non volendosi fare carico del figlio di un altro, fu sempre lui a farla abortire avvelenando anche la sua tisana. Tullio sostenne che non poteva dimostrare nulla, ma che ora sapeva di cosa era capace e che tutto doveva rimanere come prima, altrimenti avrebbe rovinato lei e loro figlio. Allora Maria Carmela andò a trovare Nicola, che dopo tutti quegli anni lo aspettava ancora; lo baciò e si sentì rispondere che c'era solo lei in fondo al suo cuore. È stato Nicola a uccidere Tullio su sua tacita richiesta, poi togliendosi la vita pur di scagionarla fino in fondo, infliggendole la condanna più dura che potesse immaginare.

Giulio, padre di Enrica, dopo aver ricevuto alcune lettere dalla figlia, decide di parlare faccia a faccia con Ricciardi e gli fa capire che Enrica viene corteggiata da un altro uomo, che è combattuta perché prova ancora sentimenti per lui; Giulio incoraggia il commissario a chiarirsi con sua figlia, prima che entrambi si pentano rischiando di vivere una vita infelice, e gli lascia un biglietto con l'indirizzo di Enrica. Purtroppo Rosa, dopo una lunga agonia, muore. Al ricevimento, di fronte agli ospiti Livia canta Passione, continuando a guardarsi intorno nella speranza di scorgere Ricciardi, e rimanendoci piuttosto male nel capire che non è lì. Manfred mostra a Enrica un suo ritratto e le dice di voler costruire una famiglia insieme a lei, e proprio quando la ragazza sta per dirgli che è innamorata di un altro, lui la bacia; Ricciardi, giunto alla spiaggia pochi attimi prima, li osserva tristemente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lino Guanciale è il "Commissario Ricciardi", RAI Ufficio Stampa, 25 gennaio 2021. URL consultato l'8 febbraio 2021.
  2. ^ Su Rai1 le indagini del "Commissario Ricciardi", RAI Ufficio Stampa, 28 febbraio 2021. URL consultato il 1º marzo 2021.
  3. ^ Mattia Buonocore, Ascolti TV | Lunedì 25 gennaio 2021. Parte forte Il Commissario Ricciardi (5,9 mln – 24.1%) che arresta il GF Vip (3,3 mln – 19.5%). Bene Daydreamer (19%), su davidemaggio.it, 26 gennaio 2021. URL consultato il 26 gennaio 2021.
  4. ^ Mattia Buonocore, Ascolti TV | Lunedì 1 febbraio 2021. In 5,7 mln per Il Commissario Ricciardi (23.5%), GF Vip 20.3% (3,4 mln). Il Rosario delle 18 al 5%, su davidemaggio.it, 2 febbraio 2021. URL consultato il 2 febbraio 2021.
  5. ^ Stefania Stefanelli, Ascolti TV | Lunedì 8 febbraio 2021. Il Commissario Ricciardi vince con il 22.9%. Il GF Vip 21.2%, Quarta Repubblica 6.1%, Presa Diretta 5.2%, su davidemaggio.it, 9 febbraio 2021. URL consultato il 9 febbraio 2021.
  6. ^ Mattia Buonocore, Ascolti TV | Lunedì 15 febbraio 2021. Ricciardi vince con il 23.2% (5,6 mln), GF Vip 20% (3,5 mln). Gruber al 10% con Casalino, su davidemaggio.it, 16 febbraio 2021. URL consultato il 16 febbraio 2021.
  7. ^ Mattia Buonocore, Ascolti TV | Lunedì 22 febbraio 2021. Bene Ricciardi (5,8 mln – 23.88%), GF Vip 20.68% (3,6 mln). In daytime: Bortone supera il 13%, Matano leader (16.97%), Uomini e Donne tocca il 23.54%, su davidemaggio.it, 23 febbraio 2021. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  8. ^ Mattia Buonocore, Ascolti TV | Lunedì 1 marzo 2021. In 5,9 mln per Il Commissario Ricciardi (24.7%), GF Vip chiude bene (25.4% – 4,3 mln), su davidemaggio.it, 2 marzo 2021. URL consultato il 2 marzo 2021.

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