Eclissi solare del 15 febbraio 1961

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Coordinate: 47°22′36″N 40°00′36″E / 47.376667°N 40.01°E47.376667; 40.01

Eclissi solare del 15 febbraio 1961
SE1961Feb15T.png
Mappa dell'eclissi
Tipo Totale
Gamma 0,8830
Magnitudine 1,0360
Coordinate eclissi massima 47°22,6'N, 40°00,6'E (Unione Sovietica)
Orari (UTC)
Inizio parziale 7:29:22 (UTC)
Eclissi massima 8:19:12 (UTC)
Fine parziale 9:08:45 (UTC)

L'eclissi solare del 15 febbraio 1961 fu un evento astronomico, avvenuto il suddetto giorno, con una magnitudine di 1.036[1]. Fu l'unica eclissi solare di tipo "totale" visibile dal suolo italiano del XX secolo (si escluda quindi l'eclissi di tipo "anulare" che avvenne l'11 novembre 1901, altresì soltanto visibile alle primissime luci dell'alba e soltanto da un piccolo lembo della Sicilia meridionale).
Partendo dal sud della Francia, il cono d'ombra della totalità di questa eclissi solare proseguì nel nord-centro Italia, poi in Jugoslavia, Romania, infine nell'Unione Sovietica, in Ucraina e in Russia meridionale, ove vi fu il massimo dell'eclisse, della durata di 2 minuti e 45,1 secondi, nei pressi della città di Novočerkassk. Il cono d'ombra proseguì per terminare, nel tardo pomeriggio, verso la Siberia settentrionale, nei pressi del Lago Pjasino.

In Italia, la totalità del fenomeno fu visibile soltanto da alcune aree delle regioni centro-settentrionali, le quali ebbero anche condizioni meteo favorevoli all'osservazione. La fascia della totalità ebbe luogo nelle prime luci del mattino, circa un'ora dopo l'alba, più precisamente dalle ore locali 08:38 alle ore 08:40 circa. La fascia d'ombra della totalità fu compresa in una ristretta porzione di territorio italiano compreso tra due linee immaginarie che collegano Torino sud-Parma sud-Comacchio e Isola d'Elba-Terni sud-Pescara sud. Tutte le altre aree geografiche al di fuori dalla suddetta fascia d'ombra, videro una eclissi solare soltanto di tipo parziale.

Francobolli rumeni emessi in occasione dell'eclissi del 15 febbraio 1961

L'eclissi avvenne di mercoledì, un giorno feriale, tuttavia, essendo un evento rarissimo, furono interrotte molte attività lavorative degli italiani coinvolti, almeno durante la totalità del fenomeno. L'Osservatorio astrofisico di Arcetri, più altri osservatori sparsi nella Toscana, una delle regioni coinvolte nella totalità del fenomeno, studiarono a fondo il fenomeno della polarizzazione della luce della corona solare[2][3], e vennero altresì eseguite delle misurazioni astrometriche di precisione per la determinazione degli istanti di contatto dell'eclissi[4].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Scena della crocifissione ripresa a Roccastrada (Grosseto) durante l'eclissi solare del 15 febbraio 1961 durante la realizzazione del film Barabba (regista Richard Fleischer).

Questa eclissi venne ripresa nella scena della crocifissione (girata a Roccastrada in provincia di Grosseto) durante la realizzazione del film epico "Barabba", di Richard Fleischer (1961).

L'eclisse del 15 febbraio 1961 fu poi ispiratrice per altri due film: "L'eclisse", di Michelangelo Antonioni, e Mille bolle blu, di Leone Pompucci[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Total solar eclipse of 1961 Feb 15 (GIF), su NASA. URL consultato il 16 marzo 1951.
  2. ^ (EN) Massimo Fracassini e Margherita Hack, Intensities, Polarization and electronic Density of the solar corona during the total solar Eclipse of 1961, February 15, in Memorie della Societa astronomica italiana, vol. 33, fascicolo 3, 1962.
  3. ^ (EN) Massimo Fracassini e Margherita Hack, Intensities, Polarization and electronic Density of the solar corona during the total solar Eclipse of 1961, February 15 (Final results), in Memorie della Societa astronomica italiana, vol. 34, fascicolo 3, 1963.
  4. ^ Edoardo Proverbio, Determinazione fotografica di precisi istanti dei contatti durante l'eclisse totale di Sole del 15 febbraio 1961, in Atti della VII Riunione della Soc. Astr. It., Milano, 1962.
  5. ^ Francesco Battistelli (a cura di), Speciale eclisse 1961 - Curiosità cinematografiche, su Associazione Marchigiana Astrofili. URL consultato il 16 marzo 1951.

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