Dino Viola

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Dino Viola
Dino Viola - AS Roma.jpg
Viola con una delle Coppe Italia vinte dalla Roma nel corso degli anni 1980

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature IX
Gruppo
parlamentare
Democratico Cristiano
Coalizione Pentapartito
Circoscrizione Lazio
Collegio Roma V
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico DC
Professione imprenditore

Dino Viola, all'anagrafe Adino (Terrarossa, 22 aprile 1915Roma, 19 gennaio 1991), è stato un imprenditore, dirigente sportivo e politico italiano, presidente dell'Associazione Sportiva Roma dal 1979 al 1991.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Terrarossa, frazione di Licciana Nardi in Lunigiana, piccola località in provincia di Massa-Carrara, viene mandato a Roma dalla famiglia per studiare, sin dall'adolescenza. Fratello minore di Ettore Viola, medaglia d'oro della prima guerra mondiale.

Nella capitale cominciò anche a giocare all'inizio degli anni 1930, al Campo Testaccio, quando era allenatore Herbert Burgess. Viola si laureò in ingegneria, e nel dopoguerra aprì in Veneto un'industria di parti meccaniche per armamenti.

Entrato nei quadri dirigenziali dell'Associazione Sportiva Roma nei primi anni 1970, sotto la presidenza Anzalone, rilevò la squadra in grandi difficoltà il 16 maggio 1979, portandovi grandi ambizioni e capacità di investimento. Aveva fatto da sempre della Roma la sua seconda famiglia e, pur guardato con scetticismo dai "salotti" del calcio professionistico, dimostrò sempre di non avere alcun complesso di inferiorità.

Nei suoi oltre undici anni di presidenza la Roma vinse un campionato italiano (1982-1983), a quarantuno anni di distanza dal precedente, e quattro Coppe Italia (1979-1980, 1980-1981, 1983-1984 e 1985-1986), raggiungendo inoltre la prima e fin qui unica finale di Coppa dei Campioni del club. Nel 1986, a seguito dello "scandalo Vautrot" (il tentativo di corruzione dell'arbitro Michel Vautrot, in occasione della semifinale di Coppa dei Campioni del 25 aprile 1984 tra Roma e Dundee Utd)[1] il Grand Jury d'appello della UEFA lo squalificò per quattro anni;[2] la Corte Federale della FIGC invece lo assolse per sopravvenuta prescrizione, pur riscontrando da parte di Viola «un comportamento gravemente censurabile».[3]

Viola sfruttò la sua popolarità come presidente della Roma scudettata per candidarsi come senatore, nelle file della Democrazia Cristiana. Una volta eletto, sedette in Senato dal 1983 al 1987, politicamente vicino alla corrente di Giulio Andreotti.[1][4]

Morì a Roma il 19 gennaio 1991 per un tumore all'intestino. Il Comune di Roma gli ha dedicato, a Trigoria, il piazzale Dino Viola. Il 10 novembre 2009 è morta la moglie Flora Viola, che riposa insieme a lui nel Cimitero del Verano a Roma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Stefano Olivari, Roma-Dundee e lo stile di Dino Viola, su blog.guerinsportivo.it, 18 marzo 2011. URL consultato il 19 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2017).
  2. ^ Viola: «100 milioni all'arbitro Vautrot. Ecco perché...», in La Gazzetta dello Sport, 18 marzo 2011.
  3. ^ Scandalo Roma-Dundee: "L'arbitro fu pagato", su repubblica.it, 17 marzo 2011.
  4. ^ Stefano Olivari, Lo sport di Andreotti, su blog.guerinsportivo.it, 7 maggio 2013. URL consultato il 19 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2017).

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