Terrarossa

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Terrarossa
frazione
Terrarossa – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Massa-Carrara-Stemma.png Massa-Carrara
Comune Licciana Nardi-Stemma.png Licciana Nardi
Territorio
Coordinate 44°14′05″N 9°57′38″E / 44.234722°N 9.960556°E44.234722; 9.960556 (Terrarossa)Coordinate: 44°14′05″N 9°57′38″E / 44.234722°N 9.960556°E44.234722; 9.960556 (Terrarossa)
Altitudine 75 m, m s.l.m.
Abitanti 1 594 (2009)
Altre informazioni
Cod. postale 54016
Prefisso 0187
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti terrarossini
Patrono San Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Terrarossa
Terrarossa

Terrarossa è una frazione del comune di Licciana Nardi, nella Lunigiana, in provincia di Massa-Carrara.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Terrarossa si trova nella media Lunigiana, sulla sponda sinistra del fiume Magra, presso la confluenza con il torrente Taverone. Attualmente fa parte del comune di Licciana Nardi e della provincia di Massa e Carrara, in Toscana. Il paese si trova a 75 metri di altitudine sul livello del mare e, al 2009, conta 1594 abitanti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 maggio del 1202, a Terrarossa si celebrò un concordato con il cui atto si decisero le vertenze fra il Vescovo di Luni e i Marchesi Malaspina da una parte e i nobili di Vezzano dall'altra e dove prestarono il proprio consenso anche i consoli, i nobili e il popolo di Fosdinovo.[1]

Terrarossa fu feudo dei Malaspina di Villafranca a partire dal 1347. Nel 1599 il feudatario locale, Fabrizio Malaspina aveva stipulato un'accomandigia con il Granducato di Toscana e nel 1618 fu acquistato definitivamente dal granduca Cosimo II de' Medici. Dieci anni dopo, il suo successore, Ferdinando II de' Medici, lo infeudò a Manfredi Malaspina di Filattiera. Nel 1787, con la morte di Manfredi Malaspina, nipote del primo feudatario, il feudo tornò al granduca.

Con il decreto del 9 giugno 1808, Terrarossa, insieme a tutta la Lunigiana granducale che comprendeva anche le Comunità di Pontremoli, Calice, Bagnone, Albiano, Groppoli, Filattiera e Fivizzano, venne annessa all'Impero francese.[2]

Tra il marzo 1814 e il gennaio 1815 fu sottoposta a diverse autorità provvisorie: il tenente colonnello dello stato maggiore Joseph von Werklein che, nel giugno 1814, fu nominato plenipotenziario dei feudi imperiali di Lunigiana dal governo austriaco; il Consiglio amministrativo della città di Sarzana e suo circondario, incaricato dallo Stato di Genova di amministrare i territori delle comuni di Sarzana, Santo Stefano, Ortonovo, Castelnuovo, Fosdinovo, Aulla, Licciana, Terrarossa, Bolano, Albiano, Lerici, Ameglia e Trebiano; in ultimo il Governo provvisorio dei feudi imperiali di Lunigiana con sede ad Aulla, istituito il 13 giugno 1814 su iniziativa del plenipotenziario Werklein, e presieduto dal marchese di Mulazzo Luigi Malaspina.[3]

Appartenne al Granducato di Toscana fino al 1847, anno in cui entrò in vigore il trattato di Firenze; pertanto Terrarossa entrò a far parte del Ducato di Modena e Reggio. Con l'Unità d'Italia divenne un comune autonomo, ma nel 1869 venne soppresso ed aggregato al vicino comune di Licciana Nardi. Il comune si estendeva per circa 20 km², comprendeva il capoluogo e le frazioni di Fornoli, Merizzo e Riccò, confinava con i comuni di Licciana Nardi, Aulla, Podenzana, Tresana, Villafranca in Lunigiana e Bagnone ed aveva 1.031 abitanti quando fu soppresso.

Gli studiosi storici hanno ancora dubbi sul nome di Terrarossa nel antichità, la versione più accreditatà ad oggi è quello che Terrarossa sia antica Rubra citazione dell'Anonimo Ravennate, altri studiosi identificano Attuale Terrarossa come Borgo Novo, o Borgo Nuovo.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Terrarossa è sede di uno dei tanti castelli Malaspina in Lunigiana. Il castello di Terrarossa nasce, nel secolo XVI, per sostituire le funzioni residenziali di una vecchia fortificazione medievale, situata sopra un'altura che domina la confluenza del Civiglia nella Magra. I resti di questo antico castello, contraddistinto in origine dal toponimo Terrarossa, sono oggi inglobati in un edificio di civile abitazione denominato Castelletto. Nel XII secolo si sviluppa, lungo la via Francigena, che costeggia la sponda sinistra della Magra, nella pianura sottostante al vecchio Castello di Terrarossa, un nuovo insediamento definito dalle fonti scritte Borgonuovo.

Questo insediamento, descritto nel 1126 come circondato da mura e dotato di chiesa dedicata a San Giovanni, dipendente dall´Abbazia di Aulla, si sviluppa sui due fronti della strada. Nel tempo Borgonuovo accoglie la popolazione che originariamente abitava attorno al castello medievale, ereditandone il toponimo: Terrarossa. Ancora nel secolo XVI le due località di Borgonuovo e Terrarossa risultano distinte nella documentazione scritta.

L'attuale strada statale non segue il vecchio tracciato che attraversava interamente il borgo, ma lo interseca isolando dal contesto edilizio originario l'imponente residenza Malaspiniana, costruita nella seconda metà del secolo XVI per iniziativa del primo marchese di Terrarossa. Anche Terrarossa è soggetto alle mutevoli condizioni politiche dei feudi malaspiniani, i cui confini subiscono continue modificazioni pur nel corso di brevi spazi temporali. Durante i secoli XV -XVI Terrarossa fa parte di diversi feudi malaspiniani tra i quali Olivola, fino al 1407, poi Villafranca, Bastia, Filattiera e Monti subendo due occupazioni genovesi, nel 1416 e nel 1463. Al 1581 risale l'istituzione del feudo indipendente di Terrarossa, assegnato a Fabrizio Malaspina, già marchese di Pontebosio. La morte dell´unico figlio maschio spinge Fabrizio Malaspina a vendere il feudo al granduca di Toscana, il quale lo ricede, dopo alcuni anni, nel 1628, a Bernabò Malaspina di Filattiera. Risale al 1617 una interessante descrizione del feudo e del castello, eseguita per conto del granduca, dalla quale si apprende che la costruzione del castello avviene per iniziativa dello stesso marchese Fabrizio Malaspina. Ecco alcuni brani dello scritto riprodotti nell´opera di Eugenio Branchi: "Attaccato alla terra di Terrarossa, che è sulla strada maestra Romana, vi è un castello fabbricato alla moderna con quattro baluardetti et stanze comode per abitare, ancorché non sia finito del tutto.

Innanzi a detto castello v´è una piazza grande con giardino, vigne e praterie; attaccato a esso Castello et terra di Terrarossa v´è l´hosteria; quale terra altre volte era cinta di buone muraglie, e vi si veggono ancora per tutto alte fuora dal terreno... La fabbrica, cioè la fortezza, se ne rimette alla stima di persone perite e confidenti, et hora esso la stima in questo conto sette mila scudi... Il Signor Marchese si contenta , quando si farà l'istrumento et darà il possesso, che li paghi di contanti solo il prezzo delli suoi poderi et fabbrica, che in questo non ci accade l'assenso di S. Maestà, essendo beni allodiali et la fabbrica fatta fare da esso dai fondamenti". Lo stesso Eugenio Branchi nel riportare il documento accenna alla figura del marchese Fabrizio: "Nel tempo che il Marchese Fabrizio stette in Lunigiana non fu inoperoso a curare la cose sue; si dié somma premura nel far coltivare i proprj terreni con disboscamenti e piantagioni utilissime, fra le quali merita special menzione quella dei gelsi, fomite grande di ricchezza serica, al cui scopo per quanto sembra (per educare i fuligelli) fece costruir vaste sale, che tuttora si veggono nel palazzo o castello che dai fondamenti eresse in Terrarossa. ... Se per avventura le sale di cui si parla venissero in seguito distrutte o variate, può vedersi la pianta del Castello e palazzo di cui si tratta, disegnata per occasione della vendita al granduca nel 1617, che si conserva nell´Archivio mediceo, affari concernenti la Lunigiana, Filza 2720 ...".

L'imponente castello (si tratta di una delle più ampie residenze malaspiniane esistenti) viene realizzato su di uno schema quadrilatero, il medesimo adoperato probabilmente dallo stesso marchese per la costruzione del castello di Pontebosio. Infatti Fabrizio Malaspina prima di ottenere il possedimento di Terrarossa ha in feudo Pontebosio, tra il 1574 ed il 1581, il cui castello presenta un analogo schema planimetrico quadrangolare. Le proporzioni del castello di Terrarossa appaiono, al confronto con quello di Pontebosio, imponenti e la fabbrica di Terrarossa è talmente grande che il marchese ed i suoi successori non riescono a portarla a termine lasciando incompiuti diversi elementi architettonici tra i quali alcuni baluardi. Il castello occupa una superficie di circa 1.250 metri quadrati, con una cubatura di 7.800 metri cubi, per un complesso di 43 vani. Una bella veduta del castello e del feudo compare in una pregevolissima rappresentazione conservata nel fondo Malaspina 238 dell´Archivio di Stato di Firenze.

Persone legate a Terrarossa[modifica | modifica wikitesto]

Terrarossa ha dato i natali ad Igino Cocchi e Dino Viola, noto imprenditore diventato presidente della Roma scudettata nel 1983.

Igino Cocchi (1827-1913), laureato a Pisa, insegnò geologia all'Istituto Superiore di Firenze e diresse la sezione di Geologia del Museo universitario; fu tra i fondatori della Società Geologica Italiana e del CAI. Associò a questi studi scientifici l'interesse per la Finlandia e la sua cultura, traducendo in italiano il poema epico Kalevala. Una targa lo ricorda in Via Nazionale davanti al numero 41 con questa iscrizione " DA QUESTA CASA DEI SUOI MAGGIORI IGINO COCCHI SALÌ IN ALTA FAMA COME GEOLOGO COME PALEONTOLOGO MENTRE DELLA FINLANDIA COME POETA CON LUME DI GLORIA DISVELAVA GLI EROICI MITI DEL KÀLEVALA MIRABILMENTE!

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di Terrarossa ha una propria squadra di calcio denominata A.S.D. Atletico Terrarossa fondata ufficialmente nel 1956, anche se la nascita come Polisportiva Ciclistica e Calcistica Terrarossa risale agli anni 1930. Dino Viola ha militato come giocatore negli anni 30 nel allora Polisportiva Terrarossa. I colori sono il bianco-azzurro in onore a Fausto Coppi e il simbolo è un pallone bianco e blu.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Dadà, Guida di Fosdinovo, La Spezia, Giacché, 2010, p. 36.
  2. ^ Paola Cervia, L'archivio storico comunale di Fosdinovo - Inventario della sezione preunitaria (1615 - 1870), p. 8.
  3. ^ Paola Cervia, L'archivio storico comunale di Fosdinovo - Inventario della sezione preunitaria (1615 - 1870), p. 9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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