Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Hǎijūn

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中国人民解放军海军
Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Hǎijūn
Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione
Descrizione generale
Attiva 1946
Nazione Cina
Tipo Marina militare
Parte di
Simboli
Bandiera Naval Ensign of the People's Republic of China.svg
Bandiera navale

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La Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione (cinese: 中国人民解放军海军, Zhōngguó Rénmín Jiěfàngjūn Hǎijūn; inglese: People's Liberation Army Navy) è il servizio navale dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese.

La forza navale, presente su tutta l'estensione della costa cinese, è nata inizialmente come forza di difesa costiera ma si è evoluta negli anni, grazie anche a cospicui investimenti in acquisti all'estero ed alla crescita dell'industria bellica cinese, in una forza navale capace di operazioni al di fuori delle acque territoriali, come dimostra la recente missione contro la pirateria al largo delle coste somale che ha visto coinvolti due cacciatorpediniere ed una nave appoggio.

Negli anni intorno al 1970 e 1980, alcune operazioni sono state dirette contro la Marina militare vietnamita, come dapprima durante la guerra del Vietnam erano state dirette contro la marina del Vietnam del Sud, per contendere le isole Spratly e le Isole Paracel, come ad esempio l'azione del 14 marzo 1988. Successivamente vi sono state varie azioni sempre nelle Spratly anche contro forze filippine; le principali operazioni in potenza sono state a lungo dirette contro la Repubblica di Taiwan e la sua Marina della Repubblica cinese, considerate da Pechino una "provincia ribelle", con lanci di missili nelle acque dello stretto di Formosa e frequenti manovre navali con ampi dispiegamenti di mezzi navali ed aerei.

La marina cinese ha assunto una forte consistenza qualitativa con l'acquisizione di cacciatorpediniere della classe Sovremenny e della portaerei Liaoning, oltre che di vari moderni cacciatorpediniere e fregate; anche la consistenza numerica è assicurata da alcune decine di fregate e cacciatorpediniere operativi e ben armati, per quanto possano esserci dubbi sul piano qualitativo.

Altri confronti si sono avuti negli anni duemila per il controllo della zona economica esclusiva nel mar cinese meridionale e per ostacolare il pattugliamento elettronico statunitense, che ha coinvolto la nave AGI USNS Impeccable il 5 marzo 2009, durante una missione di monitoraggio di attività subacquee[1]; la Impeccable venne poi avvicinata da una fregata della Marina dell'esercito popolare di liberazione, che traversò la sua prua ad approssimativemente 50 m senza alcun contatto preliminare. Questo venne seguito meno di due ore dopo da un aereo cinese di tipo Y-12 che condusse 11 passaggi a bassa quota ad approssimativemente 200 m. Successivamente la fregata cinese traversò ancora la prua della Impeccable, questa volta ad una distanza di 400-500 m[2][3].

Il 7 marzo, una nave cinese da ricerca elettronica contattò la Impeccable via radio, definendo le sue operazioni illegali e ordinando alla Impeccable di lasciare l'area o di "sopportarne le conseguenze"[4].

L'ultimo impegno a tutto il giugno 2014 rimane la crisi sino-giapponese per le isole Senkaku particolarmente acuta nel 2012-13 (per quanto siano state prevalentemente usate navi di altri servizi statali come Guardia costiera e Vigilanza pesca)[5][6], che ha marginalmente coinvolto nel 2013 anche gli Stati Uniti quando due loro aerei B-52 hanno deliberatamente sorvolato le isole per riaffermare il diritto al libero passaggio[7][8]. Durante gli eventi, la portaerei Liaoning in addestramento era relativamente vicina alla zona, anche se il suo gruppo aereo a tutto il 2013 non era operativo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Officials: Ship in China spat was hunting subs MSNBC 2009-03-10
  2. ^ USNS Impeccable: Chinese Vessels Harass US Navy Ship, March 9, 2009
  3. ^ Pentagon says Chinese vessels harassed U.S. ship, CNN
  4. ^ Chinese Vessels Harass U.S. Navy Ship, Pentagon Says, Bloomberg L.P., March 9, 2009
  5. ^ (EN) Japan buys disputed islands, China sends patrol ships, sul sito della Reuters
  6. ^ (EN) Japanese firms shut China plants, U.S. urges calm in islands row, sul sito della Reuters
  7. ^ (EN) Japan buys disputed islands, China sends patrol ships, sul sito della Reuters
  8. ^ (EN) Japanese firms shut China plants, U.S. urges calm in islands row, sul sito della Reuters