Vaccino antinfluenzale

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Avvertenza
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Il vaccino per l’influenza è un vaccino inattivato trivalente, preparato con virus coltivati in embrioni di pollo, efficace verso il tipo A ed il tipo B del virus dell’influenza. Data l’elevata variabilità dei ceppi virali influenzali, è necessario adattare ogni anno i ceppi virali contenuti nel vaccino con quelli che si presuma caratterizzino la stagione influenzale in corso.

Il vaccino è detto trivalente in quanto fornisce copertura a tre sierotipi: i due sierotipi H1N1 ed H3N2 per il tipo A ed un sierotipo per il tipo B.

Il vaccino inattivato trivalente può essere distinto in vaccino a virus completo, vaccino ad antigene purificato (subunit-vaccine) e vaccino frammentato (split-virus). Il vaccino inattivato può essere formulato anche con l’aggiunta di un adiuvante (MF59, liposomi) che serve per amplificare la risposta anticorpale dell’uomo al vaccino e che permette di impiegare quantità minori di materiale virale.

Il vaccino per l’influenza stagionale è presente anche in formulazioni a virus vivo attenuato somministrate per inalazione (approvato dalla FDA).

Ceppi virali[modifica | modifica sorgente]

Si riporta una tabella con i dati riguardanti i ceppi virali contenuti nei vaccini per l'emisfero settentrionale, per stagione influenzale.

Stagione influenzale Ceppi virali Note
2010-2011 A/California/7/2009 (H1N1)
A/Perth/16/2009 (H3N2)
B/Brisbane/60/2008
Il ceppo A/Wisconsin/15/2009 è assimilabile al virus A/Perth/16/2009 (H3N2) ed è il vaccino 2010 nell'emisfero sud

L'A/California/7/2009 è rivolto alla pandemia influenzale del 2009

2009-2010 A/Brisbane/59/2007 (H1N1)
A/Brisbane/10/2007 (H3N2)
B/Brisbane/60/2008
A/Brisbane/59/2007 è un virus vaccinale; A/South Dakota/6/2007 (un simile a A/ Brisbane/59/2007)

è un virus vaccinale usato nei vaccini attenuati del 2009.
A/Brisbane/10/2007 e A/Uruguay/716/2007 (un virus simile a B/Brisbane/10/2007) sono virus vaccinali.
B/Brisbane/33/2008 è un virus simile a B/Brisbane/60/2008.

2008-2009 A/Brisbane/59/2007 (H1N1)
A/Brisbane/10/2007 (H3N2)
B/Florida/4/2006
A/Brisbane/10/2007 è un virus vaccinale 2008 nell’emisfero meridionale

B/Florida/4/2006 e B/Brisbane/3/2007 (simile a B/Florida/4/2006) sono i vaccini 2008 nell’emisfero meridionale.

2007-2008 A/Solomons Island/3/2006 (H1N1)
A/Wisconsin/67/2005 (H3N2)
B/Malaysia/2506/2004
Per l'H3N2 è disponibile in alternativa anche l'A/Hiroshima/52/2005
2006-2007 A/Nuova Caledonia/20/99 (H1N1)
A/Wisconsin/67/2005 (H3N2)
B/Malaysia/2506/2004
Per l'H3N2 è disponibile anche l'A/Hiroshima/52/2005

Per il tipo B è disponibile in alternativa il B/Ohio/1/2005.

2005-2006 A/New Caledonia/20/99(H1N1)
A/California/7/2004(H3N2)
B/Shanghai/361/2002
Per il tipo H3N2 è disponibile anche l'A/New York/55/2004
Per il tipo B sono disponibili anche B/Jilin/20/2003 e B/Jiangsu/10/2003

Vaccino per l'influenza della pandemia influenzale del 2009 detta "influenza suina"[modifica | modifica sorgente]

Il vaccino per il ceppo della pandemia influenzale del 2009 (detta colloquialmente "influenza suina"), sottotipo del virus influenzale A H1N1, contiene antigeni di superficie (molecole in grado di indurre la risposta degli anticorpi nell’uomo) del ceppo virale identificato con la sigla “A/California/7/2009 (H1N1)v (X-179A)”.

Il vaccino deriva da un precedente vaccino “mock up” (vaccino prototipo) in cui il ceppo virale originario, virus influenzale A H5N1 (A/Vietnam/1194/2004) oppure (A/Vietnam/1203/2004) è stato sostituito con il ceppo virale A H1N1, A/California/7/2009 (H1N1)v. Il vaccino “mock up” contiene antigeni non conosciuti da parte del sistema immunitario dell’uomo perché appartenenti ad un virus diverso da quelli che circolano nella stagionale influenzale. Questo tipo di vaccino permette di raccogliere informazioni relative a efficacia e sicurezza/tollerabilità in una popolazione che non ha avuto contatti precedenti con il virus vaccinale. Le informazioni raccolte sono rilevanti per i vaccini pandemici.

La maggior parte dei dati di efficacia e tollerabilità per il vaccino pandemico derivano dagli studi clinici eseguiti con il vaccino “mock up” H5N1 (A/Vietnam/1194/2004) oppure (A/Vietnam/1203/2004).

Avvertenze[modifica | modifica sorgente]

Vaccino influenza stagionale[modifica | modifica sorgente]

Profilassi non farmacologica verso il virus influenzale stagionale: poiché la trasmissione uomo-uomo dell’infezione influenzale si verifica per via aerea, tramite le gocce di saliva emesse con la tosse o lo starnuto e con il contatto delle mani con superfici contaminate, il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha focalizzato le seguenti raccomandazioni non farmacologiche per ridurre la diffusione del virus influenzale: 1) lavaggio della mani (in assenza di acqua usare gel con un contenuto di alcol almeno pari al 60%) spesso e sempre dopo aver toccato naso o bocca. Questa indicazione costituisce una delle principali raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per limitare la diffusione delle infezioni in ambito ospedaliero; 2) coprire naso e bocca ogni qualvolta si tossisce o starnutisce (le gocce di saliva possono spargersi fino a diversi metri di distanza); 3) rimanere a casa con la comparsa di malattie respiratorie febbrile specialmente durante i primi giorni; 4) impiego di mascherine da parte delle persone con sintomi influenzali in ambito ospedaliero [1].

Modalità di somministrazione e conservazione: il vaccino antinfluenzale non deve essere mai somministrato per via endovenosa. I vaccini in forma di sospensione liquida o quelli ricostituiti prima dell’uso vanno agitati bene per garantire l’uniformità della soluzione da iniettare. La sede preferenziale per l’iniezione intramuscolare è la faccia antero-laterale della coscia per i bambini fino a 12 anni ed il muscolo deltoide per i soggetti di età superiore. Conservare il vaccino a temperature comprese fra i 2° ed 8 °C, al riparo dalla luce. Il vaccino non deve essere congelato. I vaccini ricostituiti e la dose di vaccino non utilizzata presente in fiale multidose devono essere utilizzati entro l’intervallo raccomandato dalla scheda tecnica; i vaccini non impiegati devono essere distrutti per incenerimento e registrati [1].

Pazienti pediatrici: si consiglia di impiegare il vaccino da virus frammentato o da antigene purificato in pazienti con età inferiore a 13 anni. Somministrare 2 dosi di vaccino a distanza di almeno 4 settimane l’una dall’altra. Il vaccino vivo attenuato intranasale nei bambini sembra più efficace rispetto al vaccino inattivato. È oggetto di dibattito la possibilità di estendere la vaccinazione antinfluenzale a tutti i bambini e non solo alle categorie a rischio di complicanze. L’estensione della vaccinazione a tutta la popolazione pediatrica rivestirebbe un importante ruolo anche a livello epidemiologico: i bambini, infatti, avendo tassi di infezione molto alti costituiscono un importante veicolo di trasmissione nella popolazione generale. Per la stagione 2010-2011, la American Academy of Pediatric (AAP) raccomanda il vaccino antinfluenzale trivalente annuale per tutti i pazienti da 6 mesi a 18 anni, inclusi i soggetti sani, quelli a rischio di complicazioni dovute all’influenza, come quelli affetti da malattie croniche e immunosoppressione, le donne in stato di gravidanza, persone a contatto con pazienti come il medico generico e gli operatori sanitari, bambini con condizioni di salute ad alto rischio e bambini sani al di sotto dei 5 anni. Le nuove raccomandazioni sulle dosi del vaccino influenzale trivalente sono basate sull’età: - nei bambini dai 9 anni in su che non hanno ricevuto precedentemente il vaccino trivalente può essere somministrata solo una dose nella loro prima stagione di vaccinazione; - nei bambini con età inferiore ai 9 anni che ricevono la vaccinazione per la prima volta deve essere somministrata una seconda dose di vaccino influenzale durante la stessa stagione, 4 settimane dopo la prima dose; - nei bambini con età inferiore ai 9 anni che hanno ricevuto solo una dose di vaccino durante la prima stagione in cui sono stati vaccinati possono essere somministrate 2 dosi del vaccino nella stagione seguente e una dose da quel momento in poi per ogni stagione [1].

Pazienti anziani: i soggetti con età superiore a 65 anni sono maggiormente a rischio di complicanza da virus influenzale. Nei pazienti anziani i titoli anticorpali sierici dopo somministrazione del vaccino influenzale inattivato possono scendere al di sotto dei livelli protettivi in 4 mesi o meno contro i 6 mesi dei pazienti adulti più giovani. La somministrazione di dosi maggiori di vaccino inattivato (60 mcg di antigene emoagglutinina per ciascun ceppo virale contenuto nel vaccino) ha determinato titoli anticorpali più elevati nei pazienti anziani rispetto alla dose di vaccino inattivato standard (15 mcg di antigene emoagglutinina per ciascun ceppo virale) [2][3][4]. Non è noto però se il maggior titolo anticorpale si traduce in una maggiore efficacia clinica verso l’infezione o la malattia influenzale (non sono disponibili trial clinici relativi all’efficacia clinica del vaccino a dose maggiore) [1].

Trasmissione del virus dal vaccino vivo: si raccomanda ai soggetti vaccinati con il vaccino vivo influenzale (vaccino intranasale) di evitare il contatto con pazienti immunodepressi nei 21 giorni successivi alla vaccinazione. In letteratura sono riportati casi di trasmissione uomo-uomo da soggetto immunocompetente vaccinato con vaccino vivo a soggetto immunodepresso [1].

Co-somministrazione di più vaccini: il vaccino vivo attenuato intranasale non deve essere somministrato simultaneamente ad altri vaccini. Il vaccino antiinfluenzale adiuvato con virosoma può essere somministrato contemporaneamente ad altri vaccini (in arti differenti); la co-somministrazione può portare a un aumento delle reazioni avverse. Le vaccinazioni antinfluenzale e antipneumococcica possono essere somministrate nella stessa seduta in siringhe separate e separati siti di iniezione [1].

Farmaci antivirali: i farmaci antivirali per l’influenza (amantadina, rimantadina, oseltamivir, zanamivir) non dovrebbero essere somministrati nelle 2 settimane successive la vaccinazione per l’influenza stagionale con vaccino vivo attenuato (vaccino intranasale) [1].

Affezioni febbrili, infezioni acute: l’immunizzazione con virus influenzale deve essere rimandata nei pazienti con affezioni febbrili o infezioni acute, eccetto quando, a giudizio del medico, il mancato uso del vaccino non comporti un rischio maggiore [1].

Otite media acuta (AOM): il vaccino antinfluenzale non sembra prevenire l’insorgenza di otite media acuta (AOM) nei bambini piccoli, sebbene alcuni effetti protettivi si manifestino nei bambini più grandi durante il periodo di maggior diffusione del virus influenzale [1].

Disturbi lievi: raffreddore, tosse, otite media, diarrea lieve e altri disturbi frequenti nei primi anni di vita del bambino, non rappresentano una controindicazione alla vaccinazione con virus influenzale. In presenza di disturbi di lieve entità, sia l’American Academy of Pediatrics (AAP) che i Centers for Disease Control (CDC) di Atlanta raccomandano di vaccinare il bambino [1].

Soggetti allergici: i soggetti con tendenze a manifestare allergie possono ricevere il vaccino antinfluenzale stagionale a meno che non presentino un’allergia specifica verso uno degli eccipienti del vaccino o verso sostanze che possono trovarsi in tracce perché impiegate nella preparazione del vaccino influenzale. In caso di allergia alle proteine dell’uovo, il problema esiste solo per alcuni vaccini (es. antinfluenzale, febbre gialla) per la possibile presenza di proteine dell’uovo non completamente asportate nel processo di purificazione del vaccino. Le uniche manifestazioni allergiche che controindicano realmente le vaccinazioni sono le reazioni di ipersensibilità immediate anafilassi, edema laringeo, altri problemi respiratori) comparse in occasione di una precedente dose di vaccino o, per i vaccini contenenti gelatina, pregresse reazioni anafilattiche all’esposizione a gelatina [1].

Assetto HLA: in caso di somministrazione del virus influenzale non occorre valutare preliminarmente il profilo di istocompatibilità del sistema HLA perché non esiste un profilo specifico che possa essere considerato una controindicazione alla somministrazione di vaccini [1].

Terapia antibatterica: una terapia antibiotica in corso non rappresenta generalmente una controindicazione alla vaccinazione con virus influenzale. Le eccezioni riguardano altri vaccini, non quello antinfluenzale: il vaccino antitifico non deve essere somministrato con antibiotici attivi contro la Salmonella; il vaccino antitubercolare (vaccino BCG) non deve essere somministrato con farmaci antitubercolari; il vaccino antirabbico non deve essere somministrato con clorochina [1].

Convalescenza: il periodo successivo alla dimissione dall’ospedale e il contatto ripetuto con pazienti affetti da malattie infettive non rappresentano una controindicazione alla vaccinazione con il vaccino influenzale stagionale [1].

Particolari condizioni familiari: una storia familiare di allergie, convulsioni, malattie neurologiche, morte improvvisa del lattante (Sudden Infant Death Syndrome-SIDS), o effetti indesiderati a vaccini non influisce sulla risposta immunitaria del soggetto che deve essere sottoposto a vaccinazione con vaccino influenzale stagionale. Alcuni vaccini, come quello per l’influenza e la varicella, trovano anzi una particolare indicazione nei conviventi di pazienti immunodepressi per ridurre la possibile esposizione al virus di questi ultimi [1].

Diabete: il diabete rappresenta una indicazione per la vaccinazione influenzale stagionale, sia per gli adulti, sia per i pazienti pediatrici. I disturbi virali e batterici sono associati infatti a una maggiore mortalità nei pazienti con diabete: l’influenza e le sue complicazioni possono causare una perdita del controllo metabolico inducendo un aumento delle proteine seriche glicosilate; la chetoacidosi può portare a un aumento del numero di ricoveri, del tasso di mortalità e di complicazioni protratte [5]. La maggior parte dei pazienti diabetici che riceve una sufficiente immunità cellulare e umorale risulta protetta dalle infezioni [6]. Più del 70% dei pazienti con diabete di tipo I (insulino-dipendente) produce una risposta soddisfacente alla vaccinazione antinfluenzale; nei pazienti con diabete di tipo II (non insulino-dipendente) la risposta anticorpale è simile ai pazienti sani [7].

Immunodepressione (cancro, infezione da virus HIV, emofilia): nei pazienti oncologici è raccomandata la vaccinazione con il vaccino influenzale stagionale; in questa classe di pazienti i disturbi immunologici sono dovuti sia al decorso della malattia sia al trattamento terapeutico (radio e chemioterapia). Sia nei pazienti adulti sia in quelli pediatrici è stato osservato un aumento dell’incidenza dell’influenza che tende ad essere più prolungata [8][9][10]. Il vaccino influenzale stagionale è raccomandato nei pazienti affetti dal virus HIV [10] per ridurre il rischio di complicazioni post-influenzali, come la polmonite [11][12]. Secondo alcuni dati non confermati successivamente era stato ipotizzato un coinvolgimento del vaccino influenzale stagionale nella replicazione del virus HIV nel plasma o nelle cellule mononucleate del sangue aumentando la suscettibilità delle cellule non infette all’infezione del virus HIV [13][14]. Anche i pazienti con emofilia devono essere immunizzati contro l’influenza ogni anno [10].

Poliradicoloneurite post vaccinale: una storia di poliradicoloneurite dopo vaccinazione con vaccino influenzale stagionale controindica la somministrazione di dosi successive di vaccino [1].

Sclerosi multipla: la vaccinazione con vaccino influenzale stagionale non è controindicata nei pazienti con sclerosi multipla. Il vaccino non aumenta la frequenza di ricadute. In uno studio randomizzato in doppio cieco su 104 pazienti con sclerosi multipla, il rischio di relapse o progressione della malattia in un periodo di follow-up di 6 mesi è risultato simile nei pazienti esposti a vaccino antinfluenzale o a placebo [15]. In un ampio studio caso-crossover che ha utilizzato i dati di 643 pazienti inclusi nel Database Europeo per la Sclerosi Multipla, non è stato riscontrato un aumento del rischio di relapse nei 2 mesi successivi alla vaccinazione per influenza, epatite B e tetano in confronto ai periodi controllo senza vaccinazione [16]. Il vaccino influenzale stagionale non deve essere somministrato durante i periodi di ricaduta della malattia e, preferibilmente, non nello stesso giorno in cui si assumono farmaci (incluso interferone) per la sclerosi multipla [1].

Artrite reumatoide/lupus eritematoso sistemico: il vaccino influenzale stagionale non è risultato esacerbare i sintomi di queste patologie [17][18][19].

Recente somministrazione di sangue o emoderivati: è consigliabile posticipare la vaccinazione con vaccini vivi, incluso il virus influenzale vivo attenuato, se la persona da vaccinare ha ricevuto derivati del sangue o immunoglobuline nel corso dei 3-11 mesi precedenti; l’ampia variabilità della risposta anticorpale è in funzione del quantitativo complessivo di immunoglobuline ricevuto [1].

Displasia broncopolmonare: la displasia broncopolmonare rappresenta un’indicazione per la vaccinazione con vaccino influenzale stagionale. Le infezioni del tratto respiratorio infatti possono indurre un’esacerbazione dei disturbi respiratori cronici in pazienti con displasia broncopolmonare (BPD). La reattogenicità del vaccino antinfluenzale nei pazienti con BPD è bassa e sono state osservate solamente reazioni avverse lievi [20][21]. I bambini con BPD ottengono una sieroconversione favorevole dopo la vaccinazione contro l’influenza [1].

Asma: nei pazienti affetti da asma, l’influenza può causare esacerbazione dell’asma stessa con ostruzione del flusso d’aria nelle vie respiratorie aumentando il rischio di mortalità. È quindi raccomandata la vaccinazione con vaccino influenzale nei pazienti con asma [22]. La vaccinazione antinfluenzale stagionale deve essere somministrata quando il paziente asmatico è in fase di remissione. Dovrebbe essere differita nei pazienti in terapia con dosi elevate di corticosteroidi, impiegati in caso di esacerbazione dell’asma (prednisone in dosaggi superiori o uguali a 20 mg/die). Gli effetti avversi indotti dal vaccino influenzale stagionale sono lievi ed includono essenzialmente un’aumentata irritabilità delle vie respiratorie; il rischio di complicazioni polmonari correlato alla vaccinazione è raro [1].

Pazienti con disturbi renali: l’influenza è più grave nei soggetti con disturbi renali cronici; è quindi raccomandata in questa classe di pazienti la vaccinazione annuale con il vaccino influenzale stagionale [22]. Tuttavia ci sono discrepanze tra i risultati di diversi studi sulla risposta immunitaria alla vaccinazione antinfluenzale in pazienti con disturbi renali. Alcuni studi confermano una buona risposta serica al vaccino influenzale, mentre altri indicano una significativa diminuzione dei livelli di anticorpi rispetto ai soggetti sani. In pazienti con disturbi renali il numero dei linfociti e i livelli serici di IgG, IgM e IgA sono generalmente compresi nel range normale, ma la risposta specifica umorale è compromessa [23][24]. Il disturbo immunologico in questi pazienti è connesso a diversi fattori, tra cui le tossine uremiche, l’ipoproteinemia cronica e l’ipoglicemia causata da un catabolismo intensificato e da una deficienza cronica di microelementi; tutti questi elementi possono portare ad una scarsa risposta immunitaria al vaccino influenzale [1].

Gravidanza: nelle pazienti in gravidanza la vaccinazione con vaccino influenzale stagionale è raccomandata nel secondo e terzo trimestre di gravidanza. Nessuna relazione causa-effetto è stata evidenziata fra impiego del vaccino antinfluenzale stagionale e difetti congeniti. Per ridurre al minimo ogni teorica possibilità di rischio per il feto, il vaccino è comunque raccomandato a partire dal quarto mese di gravidanza. Non somministrare vaccini con virus vivi [1].

Tiomersale: è un conservante contenente etilmercurio, presente in alcune formulazioni di vaccino influenzale inattivato. Il tiomersale contiene mercurio per circa il 50% in peso; possiede attività antibatterica e antifungina. In particolare tali attività dipendono dall’etilmercurio, un composto rilasciato dal tiomersale per idrolisi spontanea o enzimatica. In vivo il tiomersale è convertito in etilmercurio e acido tiosalicilico. L’etilmercurio mostra elevata affinità verso i gruppi sulfidrilici degli aminoacidi, legandosi quindi a polipeptidi e proteine. La tossicità neurologica attribuita al tiomersale dipende dall’etilmercurio. L’etilmercurio presenta un profilo di tossicità sovrapponibile a quello di un altro composto contenente mercurio, il metilmercurio. Rispetto a quest’ultimo, l’etilmercurio è eliminato dall’organismo più rapidamente. La maggior parte dei dati di tossicità acuta e cronica reperibili nella letteratura specializzata, relativi al mercurio presente nei composti organici (mercurio organico), si riferiscono al metilmercurio.

Il tiomersale può causare allergia da contatto che si manifesta con sintomi dermatologici in circa l’1,5% degli adolescenti e degli adulti (dati europei), ma il 90% dei soggetti con allergia da contatto verso il tiomersale non manifestano reazioni allergiche dopo vaccinazione. La comparsa di reazioni allergiche, quindi, in seguito a vaccinazione con vaccini che contengono tiomersale, può essere considerato un evento raro.

La possibile correlazione che era stata erroneamente ipotizzata fra l’uso di vaccini contenenti tiomersale e lo sviluppo di autismo è stata ripetutamente dimostrata come falsa e infondata, ed è ormai del tutto esclusa dal consenso scientifico mondiale[25].

La quantità di tiomersale nei vaccini non supera i 50 mcg/dose; supponendo una conversione completa a etilmercurio, quest’ultimo arriva ad una concentrazione massima per dose di vaccino di 32,5 mcg (corrispondente a 25 mcg di Hg). La quantità massima di mercurio, che può essere assunta nel primo anno di vita, da fonti diverse dalla dieta, è stata fissata a 120-130 mcg/anno. I limiti di sicurezza per i vaccini contenenti tiomersale sono stati definiti pari a 3,3 mcg/kg/settimane dall’OMS e pari a 0,7 mcg/kg/settimane per l’EPA (Environmental Protection Agency) [26][27].

In Italia non sono più in commercio vaccini per l’infanzia contenenti tiomersale[1].

Conservazione del vaccino: il vaccino influenzale stagionale deve essere conservato ad una temperatura compresa fra 2 °C e 8 °C e non deve essere congelato. In queste condizioni la stabilità chimico-fisica è stata validata per 12 mesi [1].

Vaccino per la pandemia influenzale del 2009 detta "influenza suina"[modifica | modifica sorgente]

Patologie per le quali si raccomanda la vaccinazione per l'influenza A H1N1 variante pandemia 2009: un soggetto rientra nelle categorie definite “a rischio” per l'influenza A H1N1 se presenta una delle seguenti patologie:

Pazienti pediatrici: i dati di letteratura disponibili per il vaccino “mock up” e per i vaccini pandemici A H1N1 nei pazienti pediatrici sono limitati, in particolare nei bambini di età inferiore ai 3 anni. Sulla base delle percentuali di risposta immunologica, mentre nei bambini con 10 o più anni, la somministrazione di una singola dose sembra conferire sufficiente protezione immunologica, nei bambini più piccoli le dosi da somministrare sono due e anche in questo caso il titolo anticorpale tende a variare. L'andamento della distribuzione del virus influenza A H1N1 sembra privilegiare la popolazione più giovane rispetto agli “over 60”, diversamente da quanto osservato con l'influenza stagionale. In Messico, paese di origine dell'influenza pandemica, sono stati segnalati un numero maggiore di casi nei bambini con età >/= 5 anni rispetto a bambini di età inferiore [29]. Sembrerebbe che il rischio di contrarre il virus influenzale pandemico, tra i 5 e i 14 anni, sia 14 volte superiore a quella riscontrata nei pazienti con più di 60 [30]. Questa caratteristica è stata confermata anche dai dati del Nord America e dell'Europa [28] ; risulta tuttavia ovvia se si considerano le normali condizioni/abitudini che caratterizzano la fascia di età scolare: molte ore in ambienti chiusi e affollati, come quelli scolastici, dove il contagio è naturalmente più facile.

Febbre severa e/o infezione acuta: se il paziente presenta febbre severa e/o infezione acuta si consiglia di rimandare la vaccinazione antinfluenzale, a patto che le condizioni della pandemia lo permettano [28].

Somministrazione sottocutanea o endovena: il vaccino per l'influenza A H1N1 in nessuna condizione deve essere somministrato per via sottocutanea o endovenosa [28].

Trombocitopenia, disturbi della coagulazione: valutare con attenzione il rapporto rischio/beneficio nei pazienti con patologie emorragiche per i quali è generalmente controindicata la somministrazione di farmaci per via intramuscolare [28].

Immunodepressione: nei pazienti con immunodepressione endogena o iatrogena la risposta anticorpale al vaccino risulta insufficiente [28].

Swich vaccinale: non sono disponibili dati di sicurezza, immunogenicità ed efficacia che possano supportare l'intercambiabilità fra vaccini pandemici A H1N1. Si raccomanda pertanto di proseguire lo schema vaccinale con lo stesso tipo di vaccino [28].

Vaccino influenza stagionale: il vaccino per l'influenza A H1N1 variante pandemica 2009 (colloquialmente chiamata "influenza suina") non sostituisce il vaccino influenzale stagionale trivalente per la stagione 2009-2010 e viceversa perché i ceppi virali utilizzati per la preparazione dei vaccini sono tra loro diversi (vaccino pandemico, ceppo virale A/California/7/2009 (H1N1) v (X-179A; vaccino stagionale trivalente, ceppo A/Brisbane/59/2007 (H1N1) più ceppo A/Brisbane/10/2007 (H3N2) più ceppo B/Brisbane/60/2008). È possibile co-somministrare i due tipi di vaccino, pandemico e stagionale, utilizzando due sedi distinte (uno in un braccio, l'altro nell'altro) (Consiglio Superiore di Sanità). È importante che, in caso di co-somministrazione, il vaccino influenzale stagionale non contenga adiuvanti [28]. Si noti che il ceppo A/California/7/2009 è stato poi inserito nel vaccino influenzale stagionale trivalente per la successiva stagione 2010-2011.

Gravidanza, allattamento: non sono disponibili dati di letteratura relativi alla somministrazione dei vaccini pandemici A H1N1 (Focetria, Pandemrix, Celvapan) nelle donne in gravidanza. L'esperienza clinica dei vaccini inattivati, non-adiuvati per l'influenza stagionale conferma l'assenza di effetti tossici embriofetali. Non solo, la vaccinazione antinfluenzale stagionale nel terzo trimestre di gravidanza protegge anche il neonato: il vaccino riduce del 63% l'incidenza di influenza e del 29% l'incidenza di complicazioni respiratorie fino al sesto mese di vita. I vaccini pandemici possono essere somministrati nel periodo dell'allattamento [28].

Tiomersale: la formulazione farmaceutica in contenitore multidose presenta come eccipiente il tiomersale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tiomersale.

Note[modifica | modifica sorgente]

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]