Pandemia influenzale del 2009

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La pandemia influenzale del 2009 (chiamata anche influenza A/H1N1 o febbre suina), causata da una variante fino ad allora sconosciuta del virus H1N1, è una pandemia che ha causato centinaia di morti e decine di migliaia di contagi nel mondo, concentrati per la maggior parte nel continente americano. Nell'aprile 2009 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e il Centers for Disease Control and Prevention hanno lanciato l'allarme, sostenendo come il virus ora si trasmetta direttamente tra uomini (senza quindi che sia necessario il contatto con l'animale infetto), arrivando a definire possibile una pandemia influenzale[1][2].

██ 5 000+ casi

██ 500+ casi

██ 50+ casi

██ 5+ casi

██ 1+ casi

Alla notevole contagiosità si contrappone una pericolosità decisamente bassa. In Centro-America molti ospedali sono utilizzati per la quarantena dei potenziali contagiati.

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

Da aprile 2009 sono stati accertati focolai di infezione nell'uomo in Messico. Il numero dei casi, la presenza di morti accertati e la trasmissione da uomo a uomo hanno fatto salire il livello di allarme. Casi sporadici sono sospettati anche in altri paesi americani. Il virus sembra colpire caratteristicamente le persone adulte sane e molto meno, al contrario della influenza classica, anziani e bambini. Questo è probabilmente dovuto al fatto che bambini e anziani sono in gran parte vaccinati contro l'influenza stagionale, e sembra che questa protezione diminuisca la capacità di infezione su questi individui.[3] L'alimentazione a base di carne suina non aumenta le probabilità di contrarre l'infezione che si trasmette da uomo a uomo per via aerea come le comuni influenze. Secondo il prof. Calvielli Giu i casi di virus di origine animale mutati e trasmissibili da uomo a uomo sono dovuti ai metodi di allevamento del bestiame nutrito a base di mangimi animali[4]. Anche se alcuni Stati hanno autorizzato l'abbattimento di maiali indiscriminato nel loro territorio, consumare carne di maiale cotta ad almeno 70 gradi sembra azzerare la probabilità di trasmissione maiale-uomo della malattia attraverso carne di suino infetta. È deducibile che questa pandemia è stata oggetto di un "bombardamento" mediatico. Stando a risultati di analisi statistica, si può tranquillamente dedurre che la semplice influenza stagionale, produce un numero di vittime di gran lunga superiore a quelle provocate dal virus A/H1N1.

Sintomi[modifica | modifica wikitesto]

Oggi i sintomi hanno molti tratti in comune con quelli della normale influenza, prevalentemente a carattere respiratorio, accompagnati talvolta da nausea, vomito e diarrea. Tuttavia al momento non si conosce perfettamente né l'estensione né si hanno sufficienti informazioni sul particolare ceppo d'influenza umana derivata da quella suina[5]. Sembra che i sintomi siano diversi a seconda delle zone in cui il virus si è attivato. Mentre nella zona di probabile origine, in Messico, si è manifestata una sintomatologia con infezioni respiratorie, negli Stati Uniti si sono presentati vomito e problemi gastroenterici. In linea di massima si accusano sintomi aspecifici quali febbre di intensità variabile e prolungata di circa 5/7 giorni, sonnolenza, malessere, scarso appetito e cefalea, associati frequentemente a raffreddore, tosse e mal di gola. È consigliabile un controllo medico ogniqualvolta compaiano i sintomi sopraelencati ed un periodo di riposo onde evitare il dilagare della malattia.

Prevenzione[modifica | modifica wikitesto]

Pendolari di Città del Messico in metropolitana con le mascherine

Comportamenti apparentemente banali sembrano avere una buona efficacia nel limitare e prevenire il contagio da parte dell'influenza suina. Coprire naso e bocca e lavarsi spesso e bene le mani con acqua e sapone (o disinfettanti a base alcolica) sembra essere una misura efficace nel limitare la diffusione virale[6]. Negli Stati Uniti d'America una campagna stampa ha informato i cittadini su questo semplice presidio. Per evitare l'infezione non bastano le comuni mascherine ma occorrono quelle chirurgiche. I consigli per non ammalarsi sono quelli consueti in questi casi: evitare di andare nei paesi d'origine della malattia, non frequentare luoghi affollati, curare l'igiene personale.

Una direttiva ministeriale del Governo italiano invitava, nel maggio 2009, chi fosse tornato dal Messico in Italia in quel periodo a rimanere a casa per sette giorni, a scopo precauzionale; tuttavia il nostro paese non ha sospeso i voli con destinazione i Paesi colpiti.

Cura[modifica | modifica wikitesto]

Per la cura sembrano essere utili i comuni antivirali come l'Oseltamivir la cui efficacia non è del tutto dimostrata poiché nell'ultima influenza invernale non ha dato buoni risultati nel 90% dei casi contrariamente al Zanamivir che è stato risolutivo per sanare dall'influenza normale. In ogni caso, la guarigione avviene di solito senza grosse difficoltà, dato che la nuova influenza presenta caratteristiche sintomatiche e un tasso di mortalità pressoché analoghi a quello delle influenze stagionali. Sir Liam Donaldson, Chief Medical Officer per l'Inghilterra, recentemente ha dichiarato che circa il 16 per cento di coloro che sono morti per influenza A/H1N1 erano perfettamente sani e non seguivano alcuna terapia prima dell'infezione. Un ulteriore 17 per cento aveva solo problemi moderati, come pressione alta o diabete. Il resto dei decessi invece si sono verificati in soggetti immunodepressi o comunque con problemi di salute preesistenti[7].

Secondo organi di stampa non specialistica, tuttavia «entrambi i farmaci raccomandati per l'influenza si sono dimostrati efficaci contro campioni virali della nuova malattia»[8][9].

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato lo stato di pandemia in seduta urgente con circa 27 mila casi di contagio e circa 160 morti.[senza fonte]

Prognosi[modifica | modifica wikitesto]

Il tasso di mortalità è stato stimato tra lo 0,02% (contro circa lo 0,2% dell'influenza normale)[10], ma non può tuttora essere calcolato perché non si conosce il numero delle persone infettate (molto spesso infettate e guarite senza nemmeno sapere di aver avuto l'influenza suina)[11].

Focolai[modifica | modifica wikitesto]

Focolai di infezione suina sono tuttora segnalati in tutti i nosocomi del mondo, quindi è giusto non abbassare la guardia, come non è giusto creare eccessivi allarmismi.

Mutazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il virus dell'influenza suina ha probabilmente subito, il 20 novembre 2009, una trasformazione che lo ha potenziato. È stata riscontrata questa alterazione in tre pazienti norvegesi in gravi condizioni, due dei quali sono deceduti. Secondo il centro principale per la salute di Oslo, questo cambiamento, in ogni caso prevedibile, non sarebbe avvenuto da sé, ma si sarebbe compiuto all'interno del corpo di questi pazienti "ospiti", già gravi per l'infezione dal virus ancora immutato. Il ministro della salute norvegese ha precisato che la variante è ancora fortemente suscettibile al vaccino e, per ora, non ha mostrato resistenza verso i comuni farmaci antinfluenzali. L'Organizzazione Mondiale della Sanità(OMS) ha confermato la notizia, ma ha evitato di diffondere il panico aggiungendo che l'alterazione virale non è in grado di trasmettersi da uomo a uomo e i contagi sono avvenuti per contatti ravvicinati con animali infetti. In ogni caso, pare che questa variante sia in grado di intaccare più profondamente l'apparato respiratorio, in particolare i polmoni, e sia potenzialmente in grado di creare complicanze più serie anche in soggetti senza patologie pregresse. Sino al 22 novembre, pare che non si siano verificate altre affezioni legate a questo sottotipo virale.

Casi confermati[modifica | modifica wikitesto]

I casi totali, erano 482.300 di cui oltre 6.000 mortali. La grande maggioranza dei casi e dei decessi sono registrati nel continente americano, in particolare negli Stati Uniti e in Messico. Nel resto del mondo le zone più colpite sono l'Australia e l'Europa, in particolare Regno Unito, Spagna e Ucraina.

Pare che tutto abbia avuto inizio nel febbraio 2009 quando si ammala Edgar Hernandez, 4 anni, di La Gloria (Municipalità di Perote, Veracruz), villaggio messicano caratterizzato dalla presenza di un gigantesco allevamento di maiali. Da lì l'inizio di una crisi che sarebbe diventata internazionale solo il successivo 24 aprile[12].

Africa[modifica | modifica wikitesto]

Nel continente africano, fino ad oggi[quando?], 6 novembre 2009, ci sono stati 14.580 casi confermati 76 decessi. I seguenti Stati sono i più colpiti dalla nuova influenza: Kenya, Algeria, Marocco, Kenya, Tanzania, Uganda, Zambia. Il paese maggiormente colpito tra questi è indubbiamente il Sudafrica, il quale, nonostante misure restrittive criticate fortemente dall'OMS[13], conta attualmente[quando?] 12378 casi confermati e 64 decessi.

America meridionale[modifica | modifica wikitesto]

In tutti i paesi sudamericani, tranne la Guyana francese, si sono registrati casi certi di febbre suina. I paesi con il maggior numero di infetti sono Cile e Argentina, mentre la maggioranza dei decessi è localizzata nel secondo paese. Ad oggi[quando?] l'America meridionale conta oltre 16.000 casi confermati e più di cento morti.

Argentina[modifica | modifica wikitesto]

L'Argentina è il secondo paese sudamericano per numero di casi confermati ed è in assoluto il paese sudamericano con il maggior numero di decessi (nonché il terzo in tutto il mondo). Attualmente[quando?] i casi certi sono quasi 3.000, il primo dei quali è stato confermato dalle autorità di Buenos Aires il 7 maggio 2009[14], mentre i morti sono 94.

Tra il 28 aprile ed il 15 maggio le autorità argentine hanno vietato ogni aereo da e per il Messico a scopo precauzionale[15].

Brasile[modifica | modifica wikitesto]

Ad oggi il Brasile presenta oltre mille casi confermati di influenza A e due decessi. I primi quattro casi sono stati confermati il 7 maggio: due a San Paolo, uno a Rio de Janeiro ed uno a Minas Gerais[16]. Il primo caso di morte è stato confermato dal ministro della salute brasiliano, José Gomes Temporão, il 28 giugno[17].

Cile[modifica | modifica wikitesto]

Il Cile è il paese sudamericano più colpito dal punto di vista dei casi clinici. Al 13 luglio 2009 sono confermati oltre 9.000 casi e 19 decessi. Il primo case risale al 17 maggio ed è stato confermato dallo stesso Ministro della sanità cileno[18]. Il primo caso di morte riguarda un trentasettenne di Puerto Montt ed è datato 3 giugno[19], mentre il secondo caso di morte viene annunciato il 12 giugno[20].

Perù[modifica | modifica wikitesto]

Il Perù è il terzo paese dell'America Latina per numero di casi, mentre è quinto per il numero di decessi. Al 13 luglio presenta più di 1.700 casi confermati e cinque decessi. Il primo caso confermato risale al 27 aprile 2009 e riguardava una donna peruviana di ritorno dal Messico[21].

Altri stati[modifica | modifica wikitesto]

Al 13 luglio 2009 altri Stati non sopra citati presentano in totale quasi 2.000 casi confermati e 18 decessi. Tra questi paesi il più colpito è l'Uruguay, il quale conta oltre 500 casi e ben 9 morti, il primo dei quali risale al 29 giugno[22].

America settentrionale e centrale[modifica | modifica wikitesto]

L'America settentrionale e centrale è la parte del mondo maggiormente colpita dalla pandemia, con oltre 60.000 casi confermati e quasi 400 morti concentrati principalmente in tre paesi: Canada, Stati Uniti e Messico.

Canada[modifica | modifica wikitesto]

Il Canada, al 13 luglio, conta quasi 10.000 infezioni confermate e 39 decessi. Il primo caso di infezione risale al 30 aprile ed è legato, come in molti casi, ad un turista appena rientrato dal Messico[23]. I casi di decessi si concentrano nelle seguenti regioni canadesi: Québec, Ontario, Manitoba, Alberta e Saskatchewan.

Messico[modifica | modifica wikitesto]

Il Messico è il paese dal quale sembra essere partita l'epidemia. Alla data del 2 settembre 2009 risulta tra i paesi maggiormente colpiti di tutto il mondo, con 21.857 infezioni accertate e 195 decessi[24].

Il primo caso accertato risale al 2 aprile 2009 mentre il primo decesso è datato 13 aprile, nello Stato di Oaxaca. Ad oggi[quando?] una buona parte dei casi è presente in Città del Messico, dove, d'altronde, risiede un decimo della popolazione messicana.

La gravità della situazione ha fatto sì che le autorità messicane abbiano chiuse tutte le scuole e in generale ogni edificio pubblico della capitale, Città del Messico. Oltre a ciò sono state anche distribuite mascherine e sospesi tutti gli eventi pubblici organizzati[25]. Le autorità statunitensi hanno per ora escluso la chiusura della frontiera messicana.

La pandemia ha avuto anche un forte impatto sull'economia messicana, già colpita dalla crisi finanziaria ed economica mondiale. La Banca Mondiale ha stanziato a favore della popolazione messicana 25 milioni di dollari per l'assistenza nel breve termine e 180 milioni per l'assistenza di lungo termine[26]. La stessa politica è stata adottata dal Fondo Monetario Internazionale.

Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati Uniti sono il paese più colpito dall'influenza A di tutto il mondo. I casi confermati sono 66.216 e le morti sono 1519.[senza fonte] I primi casi apparvero nel marzo 2009 in California, per poi allargarsi progressivamente a Texas, Arizona, New York ed il resto degli stati (a fine maggio furono contagiati abitanti di tutti e cinquanta gli stati).

Il 28 aprile 2009 il direttore del Centers for Disease Control and Prevention ha annunciato il primo decesso per febbre suina sul suolo americano: si tratta di un bambino di ventitré mesi appena rientrato dal Messico[27]. Lo Stato maggiormente colpito tra i cinquanta è quello di New York, dove si registrano ad oggi[quando?] 2.500 casi e oltre 60 morti.

Il governo degli Stati Uniti, di comune accordo con il CDC e la Food and Drug Administration, ha dichiarato l'emergenza sanitaria[28], chiarendo tuttavia che, allo stato attuale, non verranno chiuse le frontiere con lo Stato messicano.

Asia[modifica | modifica wikitesto]

Il continente asiatico, nonostante quasi 12.000 contagiati, ha registrato "solo" undici decessi. Il maggior numero di casi si registra nel parte sudorientale del continente (Cina, Hong Kong e Giappone), mentre nove morti sono nella sola Thailandia.

Cina[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica Popolare Cinese ha, fino ad oggi[quando?], quasi 2.500 casi confermati e nessun decesso. Il primo caso risale al 10 maggio[29]. Il General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine, l'organo del Ministero della sanità cinese che si occupa di terrorismo chimico, quarantene ed epidemie, sin dalla notte del 26 aprile aveva annunciato i primi pazienti con sintomi adatti alla febbre suina.

Il 2 maggio il governo cinese ha deciso di vietare ogni volo da e per il Messico[30].

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Il Giappone ha registrato, sino al 13 luglio, 2.273 casi di influenza suina e nessun decesso. I primi tre casi di influenza A nel paese nipponico risalgono all'8 maggio e riguardano tre giapponesi di rientro da Oakville[31].

Thailandia[modifica | modifica wikitesto]

La Thailandia, al 13 luglio, presenta poco più di 2.400 casi confermati e nove decessi (su undici totali del continente asiatico). La maggior parte dei casi sono concentrati nella metropoli di Bangkok.

Altri stati[modifica | modifica wikitesto]

Altri Stati asiatici particolarmente colpiti sono le Filippine, Singapore e la Malesia. In particolare i primi due registrano, rispettivamente, 1.700 (con un decesso) e 1.200 casi confermati. Un altro decesso è segnalato nel Sultanato del Brunei.

Europa[modifica | modifica wikitesto]

Il continente europeo, al 13 luglio, ha circa 14.000 casi confermati e 16 decessi. Il paese in assoluto più colpito è, attualmente[quando?], il Regno Unito.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

██ Morti

██ Casi confermati

██ Senza sospetti

A fine aprile 2009 una donna proveniente da San Diego è stata ricoverata a Venezia come caso sospetto[32]. Al 30 aprile 2009 nella penisola si contavano circa venti casi sospetti, ma nessuno di questo è stato confermato.

Il 2 maggio viene riscontrato il primo caso positivo di questa influenza. Il paziente è stato ricoverato nell'ospedale di Massa il 23 aprile 2009 dove è stato prontamente accolto e guarito[33]. Il secondo caso si registra il giorno dopo. Il paziente affetto era ritornato dal Messico e viene ricoverato a Roma, dove guarisce[34].

La Coldiretti, la più grande associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, ha invitato la popolazione ad acquistare carne di maiale e salumi, evitando il panico[35].

Il 18 luglio sono 258 gli italiani colpiti dal virus H1N1, fortunatamente tutti guariti o comunque in buone condizioni di salute.

Il 26 luglio è morto il primo italiano, residente in Argentina.

Sabato 29 agosto viene ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Monza un uomo di 24 anni, di Parma, che ha contratto il virus. Si tratta del primo grave caso sulla penisola[36] il 3 settembre i medici hanno dichiarato che il paziente ha battuto il virus; ciononostante egli rimane in coma e in prognosi riservata per le complicanze sopraggiunte; lascerà l'ospedale di Monza solo in ottobre.

Il 4 settembre si è verificata la prima vittima in Italia: un napoletano di 51 anni, colpito dal virus è deceduto dopo essere stato ricoverato in gravi condizioni. La morte è sopravvenuta non per gli effetti del virus, ma per il complicarsi delle importanti patologie da cui era già da tempo affetto il paziente.

Il 19 settembre muore una donna di 46 anni ricoverata dal 30 agosto all'ospedale Papardo di Messina. La donna, che aveva contratto il virus da alcuni familiari di ritorno da una vacanza in Inghilterra, non soffriva di patologie pregresse[37]. Si tratta perciò del primo decesso in Italia causato dal solo virus H1N1[38].

L'ultimo comunicato emesso dal Ministero della Salute[39] fissa a 229 il numero di «vittime collegate alla nuova influenza» che, in rapporto al numero stimato dei casi (4.391.000) corrisponde a una letalità di circa lo 0,005 per cento, quasi cento volte meno rispetto a quella della passata influenza H3N2.

Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno Unito è tra i paesi europei quello maggiormente colpito. Al 13 luglio conta quasi 10.000 casi confermati (il primo dei quali è datato 27 aprile) e 14 decessi, il primo dei quali è avvenuto il 12 giugno: La persona deceduta è una donna scozzese di 38 anni che all'inizio di giugno aveva dato alla luce il suo bimbo mentre era ricoverata al Royal Alexandra Hospital di Paisley, vicino a Glasgow, per l'infezione. Il neonato, venuto al mondo dopo 29 settimane di gravidanza, è risultato negativo ai test per il virus[40]. Queste decesso è il primo in assoluto per il territorio europeo.

Il 2 luglio Andy Burnham, ministro della salute britannico, ha dichiarato che la pandemia è ormai fuori controllo e che si prevedono 100.000 casi di contagio al giorno entro la fine di agosto[41].

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 aprile il ministro spagnolo della salute annuncia che un cittadino spagnolo di 23 anni, di rientro dal Messico, ha contratto il virus.[42]. Questo è il primo caso confermato in Europa.

Al 13 luglio la Spagna conta oltre 1.000 casi confermati di infezione e due decessi. Il primo di questi decessi è datato 30 giugno e riguarda una diciannovenne di Madrid[43]. È il primo decesso nell'Europa continentale. La seconda morte viene confermata il 9 luglio: si tratta di un uomo di 41 anni residente delle isole Canarie[44].

Oceania[modifica | modifica wikitesto]

Al 13 luglio l'Oceania presenta quasi 10.000 casi confermati e 24 decessi. I paesi più colpiti sono due dei più popolosi, ovvero Australia e Nuova Zelanda.

Australia[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato australiano è uno dei paesi più colpiti al mondo. Al 13 luglio presenta quasi 9.000 casi confermati e 18 decessi, il che lo rende il sesto paese per numero di morti. Il primo decesso risale al 19 giugno e riguarda un aborigeno di 26 anni proveniente da Kiwirrkurra, una comunità localizzata nel deserto di Gibson[45].

Altri stati[modifica | modifica wikitesto]

Negli altri paesi oceanici i casi confermati sono pochi, senza alcun decesso. Il paese tra questi maggiormente colpito è la Repubblica delle Isole Figi, con 19 casi confermati.

La dichiarazione di pandemia[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2009 l'OMS ha dichiarato l'allarme pandemia per l'influenza suina, a seguito degli sviluppi nella diffusione del virus A-H1N1. Il livello d'allerta è stato elevato a 6, pari al massimo dell'emergenza. È la prima pandemia del XXI secolo. La decisione dell'organismo internazionale ha comportato il rafforzamento delle misure di sicurezza nei 193 Stati membri[46].

L'OMS dopo una riunione d'emergenza tenuta il 27 aprile aveva deciso di portare il livello di rischio pandemico da 3 a 4 (su una scala che va da 0 a 6)[47], per poi passarlo al quinto il 29 aprile[48]. Nel caso di pandemia si valuta la percentuale di persone contagiabili a livello molto elevato. Gli Stati Uniti hanno dichiarato l'emergenza sanitaria[28]. Il 3 giugno l'OMS ha comunicato di aver alzato il livello d'allerta a 6, ovvero al massimo della scala pandemica[49]. Il 14 luglio la stessa OMS dichiara inarrestabile l'influenza A/H1N1, avvertendo che tutti i paesi dovranno rifornirsi del vaccino[50].

Nel febbraio 2010 l'OMS ha ammesso davanti all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (Apce) di essere stata influenzata dai laboratori farmaceutici quando ha dichiarato lo stato di pandemia per il virus dell'H1N1[51], dopo che un'inchiesta del quotidiano francese Le Parisien aveva parlato di "relazioni di interesse tra sei esperti dell'OMS e alcune case farmaceutiche".

L'eurodeputata verde di Europe Ecologie, Michele Rivasi, ha chiesto che venga istituita una commissione d'inchiesta parlamentare sulla gestione da parte dell'Unione europea della pandemia dell'influenza A[51].

Wolfang Wodarg, presidente tedesco della commissione Sanità del Consiglio d'Europa, ha parlato di una "falsa pandemia", accusando esplicitamente le industrie farmaceutiche di aver influenzato la decisione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di dichiarare la pandemia: "Per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l'influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, competenti in materia sanitaria, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziari per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati"[51].

Studio del Journal Epidemiology and Community Health[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013 uno studio pubblicato dal Journal Epidemiology and Community Health[52][53] ha evidenziato come le comunicazioni al pubblico sui rischi di questa epidemia siano state influenzate da interessi personale dei ricercatori accademici. Lo studio riguardante il conflitto di interessi fra accademici, è stato stimolato dal fatto che le comunicazione fornite ai mass media possono influenzare il timore del pubblico e la richiesta di prodotti farmaceutici, ed è stato focalizzato sui possibili conflitti d'interesse degli accademici che rilasciarono commenti nella fase iniziale della pandemia sui giornali inglesi. L'analisi è stata fatta sulle dichiarazioni riportate come tali sulla stima del rischio di pandemia, confrontandola con le stime ufficiali ed inoltre è stata verificata la promozione o o lo scoraggiamento all'utilizzo di inibitori della neuraminidase o di vaccini specifici per H1N1. Contemporaneamente, ed indipendentemente sono state acquisite informazioni sul conflitto di interesse per ogni ricercatore.

Da questo studio risulta che i commenti degli accademici sulla pandemia furono statisticamente i secondi più quotati dopo quelli del ministero della salute. Un accademico su due forniva una stima maggiore del rischio rispetto le valutazioni ufficiali ministeriali, le stime degli accademici aventi un conflitto di interesse furono 5.8 volte maggiori rispetto a quelle date dai colleghi senza conflitto d'interesse. Un accademico su due aveva fornito indicazioni sull'utilizzo di inibitori, in questo caso la promozione dell'uso degli stessi da parte di ricercatori con conflitto di interesse era stata 8.4 maggiore rispetto a quella di accademici che sull'argomento non si erano espressi.

I vaccini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vaccino influenzale.

La vaccinazione è il metodo più efficace per la prevenzione della malattia e delle sue complicanze. È stato osservato che il vaccino contro il virus influenzale stagionale per la stagione 2008-2009 non protegge contro l'influenza suina (coperto invece dal vaccino stagionale 2010-2011).

Quattro sono i vaccini mock-up a cui la Commissione europea ha rilasciato l'autorizzazione al commercio:[54][55]

In realtà gli ultimi due sono stati autorizzati con riserva in caso di emergenza, in quanto non ancora approvati per questa fase pandemica.

Ewa Kopacz, ministro della salute polacco, ha sollevato molti dubbi sull'efficacia del vaccino oltre che sull'eccessiva importanza data a questa pandemia, considerando che in Europa il tasso di mortalità è decisamente inferiore rispetto a quello della normale influenza stagionale.[56]

Campagna vaccinale[modifica | modifica wikitesto]

Molteplici governi hanno intrapreso una campagna vaccinale nell'inverno 2008-09, stabilendo contratti con industrie farmaceutiche per la produzione su scala industriale del vaccino. Tuttavia l'impatto del virus si è dimostrato molto minore di quanto previsto o comunicato.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo francese ha deciso di disdire 7 milioni di dosi di vaccino già ordinate. Daniel Vasella, l'amministratore delegato di Novartis, ha dichiarato che "il governo francese non ha rispettato i propri impegni", minacciando "Alla prossima pandemia - perché ci sarà una nuova pandemia - serviremo prioritariamente gli Stati 'affidabili'"[51].

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo Berlusconi IV ha deciso di fornire la co-somministrazione del vaccino contro l’influenza da virus A/H1N1 assieme al vaccino dell’influenza stagionale[57].

A tal fine ha concluso un contratto di produzione con la Novartis[58], inizialmente tenuto segreto. Il contratto è stato firmato il 21 agosto 2009 tra il direttore generale del ministero della Salute, Fabrizio Oleari, e l'amministratore delegato di Novartis Vaccines, Francesco Gulli. Il testo prevede la fornitura di 24 milioni di dosi di vaccino, al costo di 184 milioni di euro, IVA inclusa[59].

Il contratto è stato giudicato penalizzante dalla Corte dei Conti, che ha accusato il governo di aver accettato clausole troppo favorevoli all'azienda, quali l'assenza di penali, l'acquisizione da parte del ministero dei rischi e il risarcimento alla multinazionale per eventuali perdite. Tra le clausole capestro accettate dal Ministero della Salute[59]:

  • Novartis è obbligata a produrre le dosi di vaccino e a rispettare l’accordo con il ministero della Salute. Ma solo fino a quando ciò sia ritenuto "ragionevole";
  • il governo si impegna a risarcire eventuali danni alla salute prodotti dall'uso del vaccino, tenendo indenne Novartis. La multinazionale risponde soltanto dei difetti di fabbricazione;
  • se il prodotto non viene consegnato per mancato ottenimento dell'autorizzazione all'immissione al commercio e di prove cliniche positive, il Ministero dovrà risarcire l'azienda con 24 milioni di euro netti a forfait;
  • la confezione è decisa da Novartis, e il Ministero non è autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né ad alterare, oscurare, rimuovere o manomettere il marchio commerciale;
  • Novartis si impegna a consegnare entro una data concordata il vaccino, ma qualora non sia in grado di consegnare il prodotto basta una comunicazione al Ministero sette giorni prima della scadenza, per ottenere un rinvio concordato tra le parti. E se il ministero si dovesse trovare impossibilitato a ritirare il prodotto, Novartis potrà rivenderlo ad altri clienti o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni;
  • le parti si impegnano a mantenere assoluto riserbo sulle informazioni riservate.

Le dosi effettivamente prodotte e consegnate da Novartis ammontano a 10 milioni, quelle utilizzate a 900.000[59]. Ancora a marzo 2010, diverse ASL hanno segnalato la disponibilità in stock di più della metà dei vaccini consegnati[60] In Lombardia, solo il 10% delle dosi sono state somministrate. Il Ministero ha iniziato a pianificare il ritiro delle dosi inutilizzate, che secondo indicazione dell'OMS scadranno in estate[61].

Il ministro Ferruccio Fazio ha annunciato di voler aprire una trattativa con la Novartis per i vaccini ordinati ma non ancora prodotti, e di considerare la possibilità di cedere all'Organizzazione mondiale della sanità 2,5 milioni di vaccini all'OMS, il 10% della fornitura italiana, più una eventuale ulteriore fornitura risultante dai vaccini non utilizzati dalle regioni[62].

In Italia, entro metà novembre, risultavano colpite dal virus circa 1,5 milioni di persone, con 70 decessi e 160.000 vaccinati.

Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Il governo britannico ha ordinato 132 milioni di dosi di vaccino (due per ogni cittadino). I vaccinati sarebbero 4,25 milioni, tra i 17 milioni dei gruppi più a rischio. Solo 13 milioni di dosi sarebbero state consegnate, mentre le restanti 119 milioni sarebbero ancora in stoccaggio o in produzione. Il governo starebbe negoziando con GlaxoSmithKline e Baxter International per ridurre l'ordine, mentre l'allerta è cessata. Tuttavia sono iniziate le polemiche riguardo allo spreco di denaro pubblico[62].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ CDC Press Briefing Transcripts
  2. ^ Pasini (Oms): "Arriverà in un lampo in Italia, si rischia la pandemia"
  3. ^ Repubblica.it del 25/04/09
  4. ^ La Repubblica del 27/04/09
  5. ^ Trascrizione del briefing con la stampa, CDC, 23 aprile 2009
  6. ^ Prevenire la diffusione dell'influenza H1N1 lavandosi bene le mani
  7. ^ Swine flu: Up to 160 Britons held in quarantine overseas (Dailymail.co.uk)
  8. ^ Milano Finanza Online
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