Václav Klaus

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Václav Klaus
Vaclav-Klaus-01.jpg

Presidente della Repubblica Ceca
Durata mandato 7 marzo 2003 –
7 marzo 2013
Predecessore Václav Havel
Successore Miloš Zeman

Primo ministro della Repubblica Ceca
Durata mandato 2 luglio 1992 –
17 dicembre 1997
Predecessore Petr Pithart
Successore Josef Tošovský

Dati generali
Partito politico Partito Democratico Civico
Alma mater Università di Economia di Praga
Firma Firma di Václav Klaus

Václav Klaus (Praga, 19 giugno 1941) è un politico ceco. È il secondo presidente della Repubblica Ceca dopo la scissione con la Repubblica Slovacca. Precedentemente ha svolto le funzioni di Primo ministro e ministro delle finanze. È considerato un euroscettico[1][2][3] e si autodefinisce "dissidente europeo".[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Klaus è nato a Praga e si è laureato all'Università Economica di Praga nel 1963. Nel 1966 si recò per studi post-universitari a Napoli - e a ciò si deve il fatto che parla fluentemente l'italiano - e, nel 1969, nella Cornell University di New York. Ha perseguito la carriera scientifica all'Istituto di economia dell'Accademia delle scienze cecoslovacca che ha abbandonato (o meglio, è stato espulso per motivi politici) a favore di un posto nella Banca statale cecoslovacca nel 1970; si è unito al pensiero della perestrojka all'istituto dell'accademia delle scienze di Praga nel 1987. Nel 1995 ha ottenuto il grado di Professore di finanza alla scuola di economia di Praga.

Dal 2003 è stato eletto Presidente della Repubblica Ceca. In tema di politica estera, ha sempre mantenuto una linea euroscettica. Appena insediato si è opposto all'ingresso del suo Paese nell'Unione Europea e in occasione del referendum per l'adesione ha invitato i suoi concittadini a votare contro.[1][5] Inoltre, Klaus è stato un serio ostacolo alla ratifica del Trattato di Lisbona. Dopo la vittoria del 'no' nel primo referendum irlandese, definendo il Trattato "morto", fu l'unico capo di Stato dei Paesi dell'Unione europea a chiedere subito l'abbandono del testo. Poche settimane più avanti, il 24 luglio 2008, ha però ammorbidito tale posizione affermando che non avrebbe firmato il Trattato se l'Irlanda non l'avesse prima ratificato.

Successivamente all'approvazione del Trattato da parte del Parlamento nazionale, Klaus ha continuato la sua politica oltranzista[6] presentando attraverso un gruppo di senatori del suo partito un nuovo ricorso alla Corte costituzionale con l'obiettivo non dichiarato di prendere tempo per offrire la sponda al leader del Partito Conservatore britannico David Cameron che nel Regno Unito ha poi vinto le elezioni del 2010. Cameron aveva infatti più volte fatto sapere in quel periodo che, se si fosse arrivati a tale data senza il Trattato in vigore, avrebbe promosso un referendum su di esso, nel quale la vittoria dei 'no' sarebbe stata estremamente probabile. In seguito alla sopravvenuta ratifica dell'Irlanda e alle conseguenti forti pressioni di "Bruxelles" su di lui per convincerlo a promulgare il Trattato[7] (pressioni volte a scongiurare l'ipotesi di cui sopra), e considerando scontato il rigetto della sua istanza presso l'Alta Corte, il presidente ceco ha invece iniziato a negoziare la propria firma con l'UE[8], ottenendo in questo modo un opt-out[9] sulla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nel Consiglio europeo di fine ottobre 2009.

Questa concessione, assieme al pronunciamento della Corte costituzionale che il 3 novembre 2009 ha ribadito per la seconda volta che il Trattato di Lisbona è conforme alla Costituzione della Repubblica Ceca (sentenza immediatamente seguita dalle rivelazioni del quotidiano britannico Times secondo le quali David Cameron ha rinunciato ufficialmente alla possibilità di tenere il referendum sul Trattato non appena insediato come Primo Ministro)[10], ha definitivamente convinto Klaus che, poche ore dopo il verdetto della Corte di Brno, ha così promulgato la ratifica del Trattato, poi depositata presso il Governo italiano.

Durante il suo ultimo mandato presidenziale si svolse il processo a Ludmila Brožová-Polednová, pubblico ministero del periodo staliniano che aveva rappresentato l'accusa nel procedimento giudiziario contro la celebre esponente antinazista e anticomunista Milada Horáková, poi condannata a morte per impiccagione: il 2 novembre 2007 alla Brožová-Polednová venne inflitta una pena di otto anni di reclusione e il 19 marzo 2009 fu condotta in galera nonostante avesse già 88 anni: Klaus inizialmente si rifiutò di concederle il perdono presidenziale[11] ma poi, il 21 dicembre 2010, elargì all'imputata la grazia per motivi di età e di salute[12].

La vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Václav Klaus ha sposato l'economista Livia Klausová ed ha due figli e cinque nipoti: Vaclav è il direttore di una scuola media privata a Praga e Jan lavora come consulente finanziario. Václav Klaus è anche uno scrittore, autore di oltre 20 libri con contenuti sociali, politici ed economici. Anno primo, ad esempio, riguarda il suo primo anno di presidenza; Pianeta blu non verde. Cosa è in pericolo: il clima o la libertà? invece espone le controverse tesi di Klaus negazioniste rispetto ai cambiamenti climatici, sostenendo che le politiche ambientali, istigate da un'"isteria collettiva" prodotta dall'ambientalismo, siano illiberali e danneggino il benessere economico.[13]

Per parecchi anni durante la sua gioventù, Václav Klaus fu un insigne sportivo, giocando a basket e pallavolo. Adora inoltre sciare e giocare a tennis. Fu il primo a rompere la tradizione della Stanley Cup, secondo cui solo i giocatori di hockey che l'hanno vinta possono sorreggere la coppa: il 26 luglio 2004 un gruppo di giocatori di hockey cechi gli porsero la coppa durante una visita al castello di Praga. Nel tempo libero adora gli sceneggiati e la musica, specialmente il jazz. Il professor Václav Klaus conserva un numero di riconoscimenti internazionali e lauree onorarie da università di tutto il mondo. Nel corso di una visita ufficiale in Cile, il 12 aprile 2011, Václav Klaus si è reso colpevole di un furto di una penna stilografica durante una conferenza stampa tenuta insieme al presidente cileno dopo la firma di un accordo commerciale e turistico tra i due paesi. Il presidente ceco, ripreso dalle telecamere, si poi giustificato sostenendo che quella penna fosse comunque un regalo.[14]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze ceche[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro e Collare dell'Ordine del Leone Bianco - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Collare dell'Ordine del Leone Bianco
— Dal 7 marzo 2003 al 7 marzo 2013
Gran Maestro e Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Tomáš Garrigue Masaryk - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Tomáš Garrigue Masaryk
— Dal 7 marzo 2003 al 7 marzo 2013

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— settembre 2004
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Polonia)
— 10 luglio 2007
Gran Croce dell'Ordine di Vytautas il Grande (Lituania) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Vytautas il Grande (Lituania)
— aprile 2009
Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— maggio 2009
Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia croce bianca (Slovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine della Doppia croce bianca (Slovacchia)
— 6 marzo 2013[15]
Medaglia di Puškin (Russia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Puškin (Russia)
Cavaliere dell'Ordine al Merito dello Stato Libero di Sassonia (Sassonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al Merito dello Stato Libero di Sassonia (Sassonia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giampaolo Visetti, Praga, valanga di sì per l'Europa sconfitto il presidente Klaus in La Repubblica, 15 giugno 2003, p. 20. URL consultato il 9 ottobre 2009.
  2. ^ Andrea Bonanni, Praga, Klaus sgambetta l'Europa in La Repubblica, 07 maggio 2009, p. 17. URL consultato il 9 ottobre 2009.
  3. ^ Enrico Franceschini, Il sì dell'Irlanda rilancia l'Europa in La Repubblica, 04 ottobre 2009, p. 17. URL consultato il 9 ottobre 2009.
  4. ^ Alberto D'Argenio, Arriva l'euro, la Slovacchia festeggia in La Repubblica, 02 gennaio 2009. URL consultato il 9 ottobre 2009.
  5. ^ Nonostante ciò il referendum è stato approvato con oltre il 77% di voti favorevoli e la Repubblica Ceca è entrata nell'Unione Europea il 1º maggio 2004. Giampaolo Visetti, Praga, valanga di sì per l'Europa sconfitto il presidente Klaus in La Repubblica, 15 giugno 2003, p. 20. URL consultato il 9 ottobre 2009.
  6. ^ Klaus keeps EU guessing on future of Lisbon Treaty.
  7. ^ Trattato Europeo, Pressing di Bruxelles sul presidente ceco Klaus.
  8. ^ Trattato Europeo, Trattato di Lisbona: Governo ceco ed Europa cercano una soluzione
  9. ^ Trattato Europeo, Repubblica Ceca, Klaus soddisfatto per clausola di uscita da firma trattato
  10. ^ Sì ceco al Trattato di Lisbona.
  11. ^ Klaus se rozhodl, milost Brožové-Polednové neudělí
  12. ^ Klaus udělil milost Brožové-Polednové, ta opustila věznici
  13. ^ Sito ufficiale di Václav Klaus, Introduzione all'edizione italiana del libro
  14. ^ Elmar Burchia, Il presidente che "intasca" la penna, Corriere della Sera [1]
  15. ^ Klaus si přijel do Brna pro vyznamenání, lidé se otočili zády at Novinky.cz

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente della Repubblica Ceca Successore Flag of the president of the Czech Republic.svg
Václav Havel dal 28 febbraio 2003 in carica

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