San Valentino

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San Valentino
Dipinto di Leonhard Beck. Museo Nazionale della Fortezza di Coburgo
Dipinto di Leonhard Beck. Museo Nazionale della Fortezza di Coburgo

Vescovo e martire

Nascita Interamna Nahars, 176
Morte Roma, 14 febbraio 273
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principale basilica di San Valentino (Terni)
Ricorrenza 14 febbraio
Attributi bastone pastorale, palma, bambino epilettico
Patrono di Terni e altri luoghi, amanti, innamorati, epilettici
Valentino da Terni
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Vescovo di Terni dal 197 al 273
Nato Interamna Nahars 176
Deceduto 273

San Valentino, detto anche san Valentino da Terni o san Valentino da Interamna (Interamna Nahars, 176 circa – Roma, 14 febbraio 273), è stato un vescovo romano, martire.

Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e successivamente dalla Chiesa anglicana, è considerato patrono degli innamorati e protettore degli epilettici.[1][2]

La più antica notizia di san Valentino è in Martyrologium Hieronymianum, un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo nome e anniversario di morte. Ancora nel secolo VIII un altro documento, Passio Sancti Valentini[3], ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura a Terni ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, il successivo martirio di questi e la loro sepoltura.[4]

È tuttavia incerto se si tratti di un martire diverso dal presbitero che, secondo un'altra storia Acta SS Marii, Marthae et sociorum[5] subì il martirio sotto Claudio il Gotico (quindi prima del 270, anno del decesso di questo imperatore), dato che questo fu sepolto a Roma, nelle catacombe al II miglio della via Flaminia che portano il suo nome. Con molta probabilità si tratta della stessa persona[6]; alcuni storici ritengono che il presbitero Valentino di Roma non sia mai esistito[7].

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in una famiglia patrizia, fu convertito al cristianesimo e consacrato vescovo di Terni nel 197, a soli 21 anni.

Nell'anno 270 Valentino si trovava a Roma, giunto su invito dell'oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani.

Invitato dall'imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiutò di farlo, tentando anzi di convertire l'imperatore al cristianesimo. Claudio II lo graziò dall'esecuzione capitale affidandolo a una nobile famiglia.

Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II. L'impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano.

Il culto[modifica | modifica sorgente]

È commemorato nel martirologio romano il 14 febbraio, giorno in cui veniva celebrata l'antica festa di santa Febronia.

Le reliquie[modifica | modifica sorgente]

Reliquia di san Valentino nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin a Roma.

Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni, al LXIII miglio della via Flaminia, nei pressi di una necropoli.

Sul luogo sorse nel IV secolo una basilica nella quale attualmente sono custodite, racchiuse in una teca, le reliquie del santo: pare che esse siano state portate nella città dai tre discepoli del filosofo Cratone, Apollonio, Efebo e Procuro, convertiti dal futuro santo, e che per questo motivo siano stati martirizzati.[8]

Altre reliquie sono presenti anche nella cattedrale di Maria Assunta di Savona, nella chiesa medievale di San Valentino di Sadali in Sardegna, a Belvedere Marittimo in Calabria e nella chiesa matrice di Vico del Gargano dove viene venerato come protettore della città e degli agrumeti.

« Pinto no cuo, gosava san valentino »

[non chiaro]

In base ad altre fonti[9], altre reliquie di san Valentino si trovano a Ozieri, centro principale del Logudoro, a una cinquantina di chilometri da Sassari: le avrebbe portate, nel 1838, un frate benedettino nativo del luogo, che le avrebbe poi sepolte nella cinquecentesca chiesa dedicata ai santi Cosma e Damiano sul colle dei Cappuccini. Un vasetto con il sangue di san Valentino si troverebbe anche nella teca di vetro contenente il teschio di santa Giustina nella chiesa di San Martino a Torre d'Arese (PV).

Un'altra parte delle reliquie del santo sono situate in un piccolo paesino di montagna, Abriola, che si trova in provincia di Potenza, in Basilicata, dove il santo, prima di morire, fu mandato in esilio.

Miracoli del santo[modifica | modifica sorgente]

San Valentino battezza santa Lucilla, opera eseguita nel 1575 da Jacopo Bassano, oggi al Museo civico di Bassano del Grappa.

Sono molte le leggende entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la vita di san Valentino:

  • Una di esse narra che Valentino, graziato ed "affidato" ad una nobile famiglia, compì il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo "carceriere": Valentino, quando stava per essere decapitato, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d'addio che si chiudeva con le parole: «...dal tuo Valentino...».
  • Un'altra, di origine statunitense, narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati.[10] Un'altra versione di questa storia narra che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d'affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell'espressione piccioncini.
  • Secondo un altro racconto, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e il centurione romano Sabino: l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, vinta la resistenza di questi, si scoprì che la giovane era gravemente malata. Il centurione chiamò Valentino al capezzale della giovane morente e gli chiese di non essere mai più separato dall'amata: il santo vescovo lo battezzò e quindi lo unì in matrimonio a Serapia, dopo di che morirono entrambi.[10]

La festa di san Valentino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi San Valentino (festa).

La festa di san Valentino ricorre annualmente il 14 febbraio, ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. È molto probabile che le sue origini affondino nel IV secolo, per sostituire la festa pagana dei Lupercalia.
Tale tradizione fu poi diffusa dai benedettini, primi custodi della basilica dedicata al santo in Terni, attraverso i loro monasteri prima in Italia e quindi in Francia ed in Inghilterra.[10] Molte tradizioni legate al santo sono riscontrabili nei paesi in cui egli è venerato come patrono.

La figura di Valentino come santo patrono degli innamorati viene tuttavia messa in discussione da taluni che la riconducono a quella di un altro sacerdote romano, anch'egli decapitato pressappoco negli stessi anni.[6]

Feste in Italia[modifica | modifica sorgente]

La città di Terni invoca san Valentino come principale patrono. In provincia di Verona il paese di Bussolengo lo invoca come santo patrono. Patrono del paese di Sadali (CA), considerato protettore dei matrimoni, san Valentino, la cui chiesa fu forse edificata da monaci bizantini, viene qui ricordato non a febbraio, ma ad ottobre e la festa sarda dura tre giorni. Il santo è anche patrono del paese lucano di Abriola (PZ) e di Vico del Gargano in provincia di Foggia. In provincia di Brescia il paese di Breno lo invoca come patrono ed è festeggiato a Cossirano, la frazione di Trenzano. È festeggiato inoltre a Quero in Provincia di Belluno: in un pendio annesso all'oratorio, dopo la messa, vengono fatte rotolare delle arance che i fedeli cercano di raccogliere prima che finiscano nel canale sottostante. Si onora come patrono anche nella cittadina che dal santo trae il proprio nome San Valentino Torio (SA) e durante i festeggiamenti c'è la sagra della purpetta e pastenaca (polpetta di carote). In provincia di Teramo il paese di Fano Adriano lo invoca come patrono, e dove fino agli anni '90 veniva festeggiato la prima settimana di settembre. È anche il patrono del paesino "Chiasiellis di Mortegliano" in provincia di Udine, è raffigurato da una statua di un prete molto giovane, e si festeggia la prima domenica dopo il 14 febbraio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Epilepsy Action, St Valentine and others - patron saints of epilepsy.
  2. ^ (EN) Gerhard Kluger, Verena Kudernatsch, St. Valentine—patron saint of epilepsy: Illustrating the semiology of seizures over the course of six centuries in Elsevier, nº 14, settembre 2008, pp. 214-225. URL consultato il 2 marzo 2012.
  3. ^ Passio Sancti Valentini. Acta Sanctorum, Februarii Tomus Secundus. Die XIV Februarii, pp. 757-58.
  4. ^ Sito web diocesi, diocesi.terni.it.
  5. ^ Acta SS Marii, Marthae et Sociorum. Acta Sanctorum, Ianuarii Tomus Secundus. Die XIX Ianuarii, pp. 580-583.
  6. ^ a b Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, pp. 908-910
  7. ^ Agostino Amore 1966, p.262. "A noi sembra... che un martire Valentino romano e sepolto a Roma non sia mai esistito".
  8. ^ Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, p. 909
  9. ^ San Valentino, ad Ozieri, sanvalentinoadozieri.net.
  10. ^ a b c Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, p.910

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Johannes Baptista de Rossi et Ludovicus Duchesne, ed., Martyrologium Hieronymianum: ad fidem codicum adiectis prolegomenis. Ex Actibus Sanctorum Novembris, Tomi II, pars prior. Bruxellis 1894. lxxxii, 195 p. S. Valentinus, p. 20.
  • La Passione di San Valentino: testo Latino e traduzione. M. Schoepflin, L. Seren, San Valentino di Terni, 2000, pp. 87-93.
  • Hülsen, Christian. 1927. Le chiese di Roma nel medio evo: cataloghi ed appunti. Florence. CXV, 640 p. (On-line text).
  • Amore, Agostino. Valentino, presbitero, santo, martire di Roma (?) Bibliotheca sanctorum, 12:896-897. Roma, 1961-1970.
  • Amore, Agostino. 1966. S. Valentino di Roma o di Terni?, Antonianum 41 (1966), pp 260–77.
  • Cattabiani, Alfredo. Santi d'Italia. Milano 1993. 982 p. ISBN 88-17-84233-8
  • Schoepflin, Maurizio and Seren, Linda. 2000. San Valentino di Terni: storia, tradizione, devozione. Morena (Roma), 2000. 111 p.
  • Barcellona, Francesco Scorza. San Valentino di Roma e/o di Terni tra storia e agiografia. In Rosetto, Flaviano (ed), Il culto di San Valentino nel Veneto. Padova 2009. 198 p.
  • Vincenzo Pirro (a cura di), San Valentino Patrono di Terni, Ed. Thyrus, Arrone 2009
  • Bassetti, Massimiliano ed Enrico Menestò, San Valentino e il suo culto tra Medioevo ed Età contemporanea. Atti delle Giornate di studio, Terni, 9-11 dicembre 2010. Spoleto 2012. XII, 354 p.
  • Sebastiano Rizza, Valentino: italiano, vescovo e decapitato, http://digilander.libero.it/sicilia.cultura/sanvalentino.pdf.
  • Giuseppe Cassio, San Valentino, Velar-Elledici, Gorle.

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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