Brancaccio (famiglia)

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I Brancaccio furono una famiglia di antica nobiltà napoletana, in origine ascritta ai seggi di Nido e Capuana. Famiglia numerosa, del cui nome si trovano tracce fin dal X secolo, si suddivise in vari e numerosi rami, tutti ormai estinti. In mancanza di grandi patrimoni consolidati e feudi memorabili, il nome della famiglia resta legato agli onori e al potere ottenuti da alcuni dei suoi membri, come il cardinale Rinaldo Brancaccio, morto a Roma nel 1472, Giulio Cesare Brancaccio (1515-1586), il cardinale Francesco Maria Brancaccio (1592-1675) ed altri[1]. Un ramo della famiglia passò in Francia nel XIV secolo e diede nascita ai "de Brancas", che divenne un'importante famiglia della nobiltà francese, fregiatasi del titolo ducale.

I Brancaccio "romani"[modifica | modifica wikitesto]

Arme dei Brancaccio romani, dal palazzo di via Merulana.
Il principe Salvatore Brancaccio
La principessa Elisabeth

A Roma si trasferirono alla fine dell'Ottocento, in cerca di fortuna alla nuova corte italiana che aveva soppiantato i Borboni, i Brancaccio detti "del Cardinale"[2], che qui si estinsero, nello spazio di due generazioni.

Salvatore Brancaccio[modifica | modifica wikitesto]

Don Salvatore Brancaccio nasce a Napoli il 10 luglio 1842, terzo dei tredici figli del principe Carlo (1812-1868) e di Donna Felice Filomarino (1817-1907)[3]. In quanto primo figlio maschio, eredita nel tempo i titoli di: 8º Principe di Triggiano[4], duca di Lustra[5], Marchese di Montescaglioso (per successione dalla madre Filomarino) e Patrizio Napoletano.

Il 3 marzo 1870 sposa a Parigi l'americana Mary Elizabeth Hickson-Field (14 aprile 1846 – 11 aprile 1907), Dama di Palazzo della Regina Margherita di Savoia e protagonista di qualche decennio di ascesa mondana della famiglia nella scia della nuova corte dei Savoia a Roma. Come dote per il matrimonio, Elizabeth porta un milione di dollari. E perché la famiglia possa prendere degnamente il proprio posto nella nuova corte reale d'Italia, fa costruire sull'Esquilino l'ultimo palazzo nobiliare romano - Palazzo Brancaccio, affrescato da Francesco Gai, che fu anche il ritrattista ufficiale della famiglia.

Nel 1889, la principessa Brancaccio acquista il Castello di San Gregorio da Sassola da Giulio de’ Maio, duca di San Pietro. Pur essendo ormai decaduta ogni forma di privilegio feudale, la principessa americana inscena, nel piccolo paese, una sorta di nuova corte in villa: tra il 1892 e il 1899 Francesco Gai esegue diversi lavori di ammodernamento del Castello, con l’abbattimento della vecchia torretta tonda sopra il palazzo per sostituirla con una a pianta quadra, e l’innalzamento di una grande torre tonda a ponente per ostruire la vista delle vecchie case del paese, in previsione della visita dei Reali al Castello. Il 3 giugno 1899, infatti, la Regina Margherita di Savoia si reca in visita a San Gregorio da Sassola, dove viene ospitata nelle stanze del castello rimodernato.

Forti del loro predominio nel piccolissimo paese (i cui abitanti sono peraltro quasi raddoppiati, dall'Unità d'Italia), nel 1900 i Brancaccio sostituiscono i nomi delle vie e delle piazze del paese. Piazza dell’Olmo, la principale, diventa Piazza Brancaccio, Piazza Padella viene intitolata a Santa Candida Brancaccio, l’antica Via Maestra viene invece intitolata a Vittorio Emanuele II, e la via d’ingresso al paese alla Regina Margherita di Savoia. Vanno però ricordati anche i vantaggi che questo paternalismo molto americano portò al paese: ammodernamenti, selciatura di strade, un inizio di acquedotto, l'apertura di una Cassa rurale cattolica nel 1910. Nel 1920 poi, all'indomani della fine della prima guerra mondiale, i Brancaccio donarono alla comunità - e in particolare ai capifamiglia reduci di guerra - centinaia di ettari di terreni incolti che, messi a coltura, permisero la costruzione di una fiorente comunità agricola[6].

Salvatore Brancaccio muore a Roma il 14 gennaio 1924.

Marcantonio Brancaccio[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio Marcantonio, nato a Roma il 3 marzo 1879, diventa il nuovo principe Brancaccio, di Ruffano e di Triggiano. Nel 1890, frequenta il Collegio Mondragone, e nel 1904 diventa anche principe di Roviano, per la rinuncia al titolo da parte dei Massimo.

Il 1º aprile 1959, a ottant'anni, il principe don Marcantonio sposa la cinquantaduenne Fernanda Ceccarelli (nata a Roma il 7 luglio 1907 e ivi deceduta il 22 ottobre 2014)[7]. Due anni dopo muore a Roma il 5 novembre 1961, senza discendenti[8]. Viene sepolto a Napoli, nella chiesa di famiglia di Sant'Angelo a Nilo, complesso fondato nel 1385 dal cardinale Brancacci.

L'archivio della famiglia viene donato dalla vedova nel 1981 alla Provincia Napoletana dei Frati Minori Conventuali e depositato prima a Sant'Angelo a Nilo, per essere poi versato, dopo il 2001, alla biblioteca di San Lorenzo Maggiore[9], mentre il castello di San Gregorio da Sassola venne acquistato nel 1991 dal Comune per due miliardi e duecentocinquanta milioni di lire (oltre 1,1 milioni di euro).

Dai Brancaccio ai Massimo[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo di principe di Roviano torna ai Massimo nella persona del principe don Fabrizio (nato nel 1963), che assume anche il nome e il titolo di Brancaccio principe di Triggiano, con decreto presidenziale del 1968.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per la famiglia e i suoi rami si veda in Enciclopedia italiana - Scheda della famiglia Brancaccio.
  2. ^ arme "d'azzurro a quattro branche di leone d’oro nascenti dai fianchi dello scudo e divise da una fascia d'argento"
  3. ^ Per Donna Felice e il clima di un'epoca si veda la divertente cartolina da Frascati del 1902.
  4. ^ Titolo riconosciuto con Regio Decreto del 18-2-1876
  5. ^ Titolo rinnovato con Regio Assenso del 18-2-1876
  6. ^ Si veda per ciò il sito del Comune di San Gregorio
  7. ^ Servizio fotografico sugli sposi a palazzo Brancaccio - Archivio Mediateca Roma
  8. ^ Don Marcantonio è stato forse l'ultimo principe romano la cui bara è uscita dal palazzo di famiglia su un carro funebre a cavalli, all'antica [1].
  9. ^ Per la biblioteca di s. Lorenzo Maggiore si veda il sito.

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