Basilica di San Lorenzo Maggiore

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Coordinate: 40°51′03″N 14°15′29″E / 40.850930°N 14.258120°E / 40.850930; 14.258120

Basilica di San Lorenzo Maggiore
Facciata
Facciata
Paese Flag of Italy.svg Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Località CoA Città di Napoli.svg Napoli
Religione Cristiana Cattolica di Rito Romano
Diocesi Arcidiocesi di Napoli
Anno consacrazione
Architetto Cosimo Fanzago, Ferdinando Sanfelice
Stile architettonico gotico, barocco
Inizio costruzione 1235
Completamento XVIII secolo
Demolizione
Sito web

La basilica di San Lorenzo Maggiore è una delle più antiche chiese di Napoli. Si trova nel centro antico della città, presso piazza San Gaetano, ovvero nella zona in cui sorgeva l'agorà greca. Risale al XIII secolo e conserva l'interno gotico.

Giovanni Boccaccio la defini "grazioso e bel tempio" e si dice che qui egli incontrò Fiammetta nel 1334, mentre nel 1346 Francesco Petrarca dimorò nel convento annesso.

Indice

[modifica] Storia

Particolare della decorazione barocca di una finestra della facciata, opera di Ferdinando Sanfelice

Nel 1235 il papa Gregorio IX ratificò la concessione di una chiesa dedicata a san Lorenzo da erigere in città. All'epoca, è documentata la presenza di almeno altre cinque chiese dedicate al santo, e la chiesa del Foro (di epoca paleocristiana) fu assegnata ai frati francescani come edificio su cui sarebbe stata costruito il nuovo tempio. Carlo I d'Angiò a partire dal 1270, quindi non molto tempo dopo la sua vittoria su Manfredi, iniziò a sovvenzionare la ricostruzione della basilica e del convento, in una mescolanza di stile gotico francese e francescano. Ad architetti francesi si deve l'abside, ritenuta unica nel suo genere in Italia ed esempio classico di gotico francese. Nel passaggio dall'abside alla zona del transetto e della navata si andò affermando invece uno stile maggiormente improntato al gotico italiano, segno del mutamento dei progettisti e delle maestranze con il passare degli anni.

Numerosi i rimaneggiamenti che la basilica ebbe nei secoli seguenti, dovuti anche ai danni dei terremoti che colpirono la città e a partire dal XVI secolo vi si aggiunsero, ad opera di architetti locali, pesanti sovrastrutture barocche. A partire dal 1882 i restauri, più volte interrotti e ripresi, sino all'ultimo, terminato nella secondà metà del XX secolo, cancellarono progressivamente le aggiunte barocche, ad eccezione della facciata e della controfacciata, opera di Ferdinando Sanfelice, della cappella Cacace e del cappellone di Sant'Antonio, opera di Cosimo Fanzago.

Tra gli anni cinquanta e anni sessanta del Novecento furono eseguite opere di consolidamento da Rusconi per bloccare il crollo delle mura attaverso un contrafforte e opere di cemento armato.

[modifica] La basilica

Il campanile dalla piazza San Gaetano

[modifica] L'esterno

La facciata presenta un portale gotico, probabilmente eseguito con la collaborazione di maestri toscani, che ancora offre alla vista gli originari battenti lignei trecenteschi, ciascuno suddiviso in 48 riquadri in un discreto stato di conservazione.

Di notevole interesse è il campanile, del secolo XV, eretto a più riprese, in sostituzione di quello preesistente. La torre, di forma quasi quadrata, è a quattro piani e, per la sua posizione nel centro della città è stata al centro di svariati fatti storici. Il chiostro fu deposito di armi dei Viceré spagnoli e nel 1547 il campanile fu posto sotto assedio dal popolo nella rivolta contro Pedro de Toledo; nel 1647 i seguaci di Masaniello lo presero d'assalto utilizzandolo come avamposto di artiglieria contro gli spagnoli.

[modifica] L'interno

L'interno della chiesa

La basilica ha una pianta a crociera con cappelle laterali aperte da archi acuti che si aprono sull'unica navata coperta (così come il transetto) da capriate.

Tra le cappelle laterali vanno ricordate: la terza a destra (in stile barocco decorata da Cosimo Fanzago, contenente le tombe della famiglia Cacace con busti e statue eseguite da Andrea Bolgi, la Madonna del Rosario, dipinto di Massimo Stanzione), la volta affrescata da Niccolò de Simone; la quarta a destra (polittico rinascimentale in terracotta); il cappellone di Sant'Antonio, maestosamente barocco nell'esecuzione di Cosimo Fanzago del 1638 in cui trovano alloggio due dipinti di Mattia Preti, Santa Chiara e Crocifisso di San Francesco. In quest'ultima cappella era originariamente allocato il celebre dipinto di Simone Martini San Ludovico d'Angiò che incorona il fratello Roberto, re di Napoli, ora al Museo di Capodimonte.

Cosimo Fanzago, il Cappellone di Sant'Antonio

Nel transetto sinistro vi è il Monumento funerario di Carlo di Durazzo, fatto giustiziare nel 1348 dal re Luigi d'Ungheria (l'iscrizione posta di fronte al sarcofago riporta per errore la data 1347. Di rilievo anche la pala di Colantonio, San Francesco consegna la regola agli ordini francescani, iniziata per la chiesa nel 1444.[1]

[modifica] L'abside

La magnifica abside è un esempio chiaro della profonda impronta che lascia il gotico francese sulla basilica.

Notevole il deambulatorio con cappelle radiali ed un alto presbiterio a pilastri polistili, costoloni e volte a crocere.

Non c'è unanimità fra i vari studiosi circa l'attribuzione di questa parte importante della basilica ad un costruttore. Secondo il Vasari l'autore sarebbe Nicola Pisano, per Gaetano Filangieri invece Arnolfo di Cambio, secondo altri, per alcune analogie costruttive stilistiche con la chiesa di Santa Maria Donnaregina l'attribuzione sarebbe da ascriversi proprio all'architetto francese che edificò quest'ultima.

Nel deambulatorio, all'altezza della prima arcata si trova il Sepolcro di Caterina d'Austria (prima moglie del duca Carlo di Calabria, figlio di re Roberto d'Angiò), ritenuta la prima opera napoletana di Tino da Camaino, con un tabernacolo sostenuto da quattro colonne tortili che poggiano su figure leonine. Il sarcofago è sostenuto da due statue femminili raffiguranti la Speranza e la Carità.

[modifica] L'altare maggiore

L'altare maggiore, opera di epoca rinascimentale tra le più belle presenti a Napoli, eseguito da Giovanni da Nola, su cui poggiano le statue dei santi Lorenzo, Francesco e Antonio, mentre sulla parete inferiore lo scultore raffigurò Il Martirio di San Lorenzo, San Francesco con il lupo di Gubbio e Sant'Antonio che parla ai pesci, in uno sfondo in cui è rappresentata la città all'epoca rinascimentale di grande valore documentario oltre che artistico.

[modifica] Il museo dell'Opera

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Museo dell'Opera di San Lorenzo Maggiore.

All'interno della basilica vi è il museo dell'Opera, che espone antichi costumi ed arredi del convento con le private collezioni pittoriche, alcune sale dello stesso convento, e l'area archeologica greca, risalente alla Neapolis che vedeva sorgere in quella piazza l'antica agorà.

[modifica] Il chiostro

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiostro di San Lorenzo Maggiore.

Adiacente alla Sala Capitolare, vi è il Chiostro di San Lorenzo Maggiore. Importante testimonianza di epoca settecentesca è quella del pregevole pozzo di marmo e piperno scolpito da Cosimo Fanzago e, sulla lunetta del portale che immette in chiesa, l'affresco Madonna con bambino e devoto di Montano d'Arezzo.

[modifica] Personaggi celebri legati a San Lorenzo Maggiore

Simone Martini, San Ludovico di Tolosa incorona Roberto d'Angiò, oggi a Capodimonte

Gaetano Filangieri diceva della basilica: "la Storia di Napoli e delle province si compendia spesso nel convento di San Lorenzo".

Ad avvalorare ciò va ricordato che numerosi personaggi hanno avuto in questo luogo degna sepoltura, come il filosofo e commediografo Giovanni Battista Della Porta, il letterato amico del Petrarca Giovanni Barile, il marchese Giovanni Battista Manso e l'insigne musicista Francesco Durante.

San Ludovico da Tolosa, rinunziatario al trono del padre Carlo II d'Angiò, fu consacrato sacerdote in questa basilica. Celebre è il dipinto (oggi al Museo di Capodimonte) di Simone Martini che rappresenta San Ludovico d'Angiò che incorona il fratello Roberto re di Napoli.

Altra consacrazione celebre fu quella di Felice Peretti, vescovo di Sant'Agata de' Goti, il futuro papa Sisto V.

Francesco Petrarca soggiornò nel convento nel 1343 come egli stesso documentò in una lettera all'amico Giovanni Colonna descrivendogli il maremoto che il 25 novembre colpì la città, mentre Giovanni Boccaccio pare che qui si innamorò di Fiammetta, la bellissima Maria d'Aquino, figlia del re Roberto d'Angiò, sua musa ispiratrice, dopo averla vista nella basilica durante la messa del sabato santo del 1334.

[modifica] Note

  1. ^ Il dipinto.

[modifica] Bibliografia

  • Gaetano Filangieri, Chiesa e convento di S. Lorenzo maggiore in Napoli: descrizione storica ed artistica, Napoli 1833.
  • B. Capasso, Napoli greco-romana, SNSP, Napoli, 1905.
  • L. De La Ville Sur-Yllon in Napoli nobilissima, Napoli (1892-1896), v. IV
  • C. D'Engenio, Napoli sacra, Napoli 1623.
  • O. Morisani, L'arte di Napoli nell'età angioina, in Storia di Napoli, Napoli 1969.
  • Fino, Arte e Storia di Napoli in San Lorenzo Maggiore, 1987.

[modifica] Voci correlate

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