SVT-40

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SVT-40
SVT-40 1941 Izhevsk 01.jpg
Tipo Fucile semiautomatico
Origine URSS URSS
Impiego
Utilizzatori vedi utilizzatori
Conflitti Seconda guerra mondiale, Guerra d'inverno, Guerra di continuazione
Produzione
Progettista Fëdor Tokarev
Date di produzione 1938-1945
Numero prodotto 1.600.000 ca[1][2]
Varianti SVT-38, AVT-40, SKT-40 (incerta)
Descrizione
Peso 3,95 kg
Lunghezza 1226 mm
Lunghezza canna 610 mm
Calibro 7,62 × 54 mm R
Azionamento operato a gas, otturatore inclinato
Cadenza di tiro Semiautomatica
Velocità alla volata 840 m/s
Tiro utile 500 m
Alimentazione Caricatore amovibile da 10 colpi
Organi di mira mire metalliche (stile AK), ottica PU da 3,5 ingrandimenti

World Guns.ru[3]

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L’SVT-40 (in russo Самозарядная винтовка Токарева, образец 1940 года, ovvero fucile semiautomatico Tokarev modello 1940) è un fucile a ripetizione utilizzato dall’Armata Rossa durante la Seconda Guerra mondiale. L’intenzione era quella di farne il nuovo fucile d’ordinanza dell’esercito sovietico, ma l’invasione tedesca del 1941 e lo scarso numero di esemplari presenti costrinse gli alti comandi a tornare all’uso del vecchio Mosin Nagant. Dopo la guerra il modello venne ignorato in favore dei più affidabili e moderni SKS e AK-47.

SVT-38[modifica | modifica sorgente]

SVT-38

Il progetto per il fucile venne fuori negli anni ’30 quando Fëdor Tokarev tentò di creare un fucile semiautomatico operato a gas. Stalin mostrò un grande interesse per i fucili semiautomatici e nel 1935 venne bandito un concorso per scegliere il nuovo fucile. Uscì vincitore Sergei Gavrilovich Simonov, e la sua arma venne ufficialmente messa in servizio nel 1936 con la designazione AVS-36.

Tuttavia, i problemi del nuovo fucile divennero presto evidenti, e un nuovo concorso venne bandito. Stavolta venne scelto il fucile di Tokarev, e la produzione cominciò con la designazione SVT-38. La produzione cominciò a Tula nel luglio 1939 (alla Izhmash solo qualche mese più tardi)[4].

L’SVT-38 era un fucile semiautomatico operato a gas tramite pistone a corsa corta[5].Fu una della prime armi ad utilizzare questa configurazione; tuttavia la paternità di questo principio è molto discussa, dato che la configurazione dell’SVT (così come compare nel prototipo del 1935) è molto simile al progetto di Dieudonné Saive del 1937 (Saive progettò quello che poi sarebbe divenuto il FAL, che utilizza proprio tale principio di funzionamento).

Le armi sovietiche erano generalmente costruite in maniera solida ma semplice, rivolte ad utenti poco esperti e male addestrati. L’SVT-38, al contrario, era stato costruito attorno all’idea di ridurre al minimo il peso dell’arma. I meccanismi di riarmo (non direttamente accessibili senza smontaggio completo) erano ben più complicati di quelli delle comuni armi sovietiche e il fucile era molto “esigente” in quanto a pulizia, portando spesso ad inceppamenti senza una manutenzione costante[5].

L’SVT-38 veniva fornito ai soldati con una baionetta e un caricatore da 10 colpi rimovibile. Il castello poteva essere aperto tramite la leva di armamento sul lato destro dell’arma e permetteva quindi di riempire il caricatore tramite le clip del Mosin Nagant. Caratteristiche innovative per l’epoca furono il sistema di gas regolabile, il freno di bocca e gli attacchi per ottica ricavati dal pieno del castello (simile a quanto poi si vedrà nel Dragunov). La variante da tiratore scelto presentava ulteriori sistemi per montare i mirini in modo da poter comunque mirare con gli organi di mira standard se necessario. Il mirino era una variante della PU da Mosin Nagant, con magnificazione 3.5x e tubo accorciato.

Verso l’SVT-40[modifica | modifica sorgente]

Soldato tedesco armato di un SVT-40 catturato.
SVT-40

L’SVT 38 vide la sua prima prova di combattimento nella guerra d’inverno del 1939-40 con la Finlandia. La reazione iniziale della truppe al nuovo fucile fu negativa, infatti il fucile era troppo lungo, scomodo, difficile da mantenere e il caricatore scivolava fuori dall’arma. La produzione dell’SVT-38 fu introdotta nell’Aprile 1940 dopo 150.000 esemplari. Subito dopo, entrò in produzione l’SVT-40. Era più raffinato, leggero e dotato di un sistema di trattenimento del caricatore. Il paramano era costituito ora in un singolo pezzo e l’arma era dotata di astina per la pulizia (alloggiata sotto la canna). Altre semplificazioni furono volte a velocizzarne la produzione in serie. La prima fabbrica a produrre l’arma fu la Tula nel Giugno 1940, seguita a ruota da Ishevsk e Podolsk.

La produzione del Mosin-Nagant M91/30 non cessò e anzi rimase l’arma principale dell’esercito sovietico, mentre l’SVT-40 veniva fornito agli ufficiali. Dato che le fabbriche avevano già avuto esperienza con l’SVT-38 la produzione del nuovo fucile si presentò subito più rapida, con 70.000 esemplari costruiti nel 1940.

Quando partì l’Operazione Barbarossa nel Giugno 1940, l’SVT-40 era già largamente usato nell’Armata Rossa. In ogni reggimento sovietico (secondo i piani previsti) un terzo dei fucilieri doveva essere armato di SVT-40, ma nella pratica i fucili erano distribuiti casualmente. I primi mesi di guerra furono disastrosi per i russi e migliaia di SVT-40 vennero catturati dai nemici. Per far fronte rapidamente alle perdite, la produzione di Mosin Nagant venne riportata a pieno regime. Infatti, l’SVT risultava troppo complicato per soldati senza addestramento e i mitra, quali il PPSh-41, avevano provato la loro capacità di incrementare la potenza di fuoco dei reparti di fanteria, sebbene facili ed economiche da produrre. Questo portò al graduale decremento della produzione di SVT-40. Nel 1941 erano stati prodotto oltre un milione di SVT, ma lo stabilimento di Ishevsk cessò la produzione dell’arma in favore del vecchio Mosin Nagant. Nel 1942 la produzione calò a soli 264.000 esemplari, e la produzione continuò a calare fino all’ordine di cessazione definitivo di produzione nel Gennaio 1945. La produzione totale di SVT-40 e SVT-38 ammonta a circa 1.600.000 unità (che includono 51.710 esemplari da tiratore scelto)[5][1][2].

In servizio, l’SVT manifestò spesso la tendenza a disperdere verticalmente i colpi. Per un fucile di precisione, questa tendenza era inaccettabile e la produzione di versioni adibite ai reparti di tiratori scelti venne interrotta nel 1942[5]. Allo stesso tempo le fabbriche cessarono di stampare le scine per ottiche sui castelli. Venne anche tentata una variante automatica dell’arma, nota come AVT-40. Esternamente simile all’SVT-40, con l’unica differenza che la sicura agiva anche da selettore di fuoco. A lungo si è parlato di caricatori speciali da 15 o 20 colpi per tale arma, ma le voci rimangono senza conferma data la non esistenza di alcun esemplare al mondo. Tuttavia, anche la prova dell’ATV-40 si rivelò insoddisfacente: risultava difficile (quando non impossibile) mantenere stabile l’arma durante il fuoco automatico e il fucile aveva la tendenza a rompersi internamente a causa del forte stress cui l’arma era sottoposta. La produzione cessò poco tempo dopo. A lungo si è parlato anche di una speciale versione carabina dell’arma (denominata SKT-40) ma anche questa voce rimane senza conferma vista l’assenza di esemplari dell’arma. In seguito venne anche proposto un prototipo camerato per il 7,62 × 39 mm ma non venne mai accettato.

L’SVT al di fuori dell’Unione Sovietica[modifica | modifica sorgente]

Il primo paese straniero ad usare l’SVT-40 fu la Finlandia, che catturò un quantitativo di circa 4.000 fucili durante la Guerra d’inverno e 15.000 fucili durante la Guerra di continuazione. Il fucile fu largamente impiegato, sebbene i malfunzionamenti (già di per sé presenti nell’arma originale) erano aggravati dall’uso di munizioni non compatibili e da errate regolazioni del sistema di gas. Le potenze dell’Asse catturarono centinaia di migliaia di SVT-40 durante l’offensiva sul fronte orientale. Dato che i tedeschi erano a corto di armi semi-automatiche, molti SVT-40, denominati dalla Wehrmacht G-259(r), videro largo uso in Europa. Studi sulla meccanica dell’SVT portarono i tedeschi allo sviluppo del G-43.

Eredità[modifica | modifica sorgente]

Un SVT-40 russo, prodotto a Tula nel 1941.

Dopo la guerra, gli SVT rimanenti furono ritirati dal servizio attivo e riconvertiti negli arsenali, quindi stoccati. Armi più avanzate, quali l’AK-47, la carabina SKS e il più tardo Dragunov, resero ormai obsoleto l’SVT che venne definitivamente ritirato dal servizio nel 1955. Solo pochi esemplari vennero esportati nei paesi alleati dell’URSS: furono usati, ad esempio, a Cuba durante la rivoluzione. La Finlandia ritirò l’SVT nel 1958 e circa 7.500 fucili vennero venduti per il mercato civile americano attraverso la Interarms. In Unione Sovietica i fucili vennero tenuti da parte fino agli anni ’90 quando si decise di venderli come surplus bellico. Il fucile è molto amato dai collezionisti per la facilità di reperimento del munizionamento, una discreta estetica, valore storico non indifferente e il rinculo non troppo forte in sparo.

Nonostante il suo breve servizio, l’SVT fu un’arma prolifica nel fronte orientale durante la guerra e fornì l’ispirazione per diversi fucili sia durante che dopo la guerra. Il G-43 tedesco venne pesantemente influenzato dall’SVT-40 sovietico così come la carabina SKS di Simonov nel dopoguerra. Il FAL (e anche il suo predecessore, l’FN-49) utilizzavano un sistema di chiusura e azionamento simile a quello dell’SVT, sebbene come già detto, la cosa sembra essere una pura coincidenza. La causa più significativa che portò all’abbandono dell’SVT-40 non furono i difetti meccanici, tutti i fucili semiautomatici dell’epoca ne avevano, ma il fatto che nello stesse tempo impiegato a produrre un SVT si potevano produrre diversi esemplari di altre armi altrettanto efficaci (soprattutto in un paese che aveva una richiesta di armi enorme come l’Unione Sovietica).

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Steve Kehaya, Joe Poyer, The SKS Carabine (CKC45g), 4th, North Cape Publications, Inc., 1996, p. 10. ISBN 1-882391-14-4.
  2. ^ a b Edward Clinton Ezell, Small Arms of the World: A Basic Manual of Small Arms, 12th, Stackpole Books, 1983, pp. 894. ISBN 0-8117-1687-2.
  3. ^ Modern Firearms - SVT-38 SVT-40 Tokarev
  4. ^ The Red Army's Self Loading Rifles: A Brief History Of The Tokarev Rifles Models of 1938 and 1940. By Vic Thomas Of Michigan Historical Collectables
  5. ^ a b c d Modern Firearms article on SVT-40

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]