Pulicaria

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Incensaria
Pulicaria dysenterica Heelblaadjes DSCF2067.JPG
Pulicaria dysenterica (Incensaria comune)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Inuleae
Genere Pulicaria
Gaertner, 1791
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Inuleae
Sinonimi

Francoeuria Cass.
Platychaete Boiss.

Specie
(Vedi testo)

Pulicaria Gaertner, 1791 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall'aspetto di piccole erbacee annuali o perenni dalla tipica infiorescenza a capolini gialli.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (pulicaria) deriva dal latino “pulicarius” (= simile alle pulci) e si riferisce alle proprietà “anti-pulci” di alcune sostanze contenute nella pianta[1].
Il nome scientifico attualmente accettato (Pulicaria) è stato proposto dal botanico tedesco Joseph Gaertner (1732 – 1791) nella pubblicazione De Fructibus et Seminibus Plantarum del 1791[2].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il portamento
(Pulicaria vulgaris)

I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane.
Sono piante non molto alte: massimo 12 dm. La forma biologica delle specie di questo genere in parte è terofita scaposa (T scap), ossia piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme; e in parte è emicriptofita scaposa (H scap), ossia piante perennanti con gemme poste al livello del suolo. Possono profumare ma anche con odori sgradevoli e in genere sono tomentose.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie (da rizoma o da fittone).

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea può consiste in un rizoma strisciante (per le specie perenni) oppure essere fittonante (per le specie annue).
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta e ramificata nella parte alta.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie sono intere, a forma più o meno lanceolata, sono sessili e a disposizione alterna. La superficie è percorsa da nervi reticolati. I margini sono interi o dentati/seghettati.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

I capolini
(Pulicaria odora)

L'infiorescenza è formata da medi capolini su peduncoli fogliosi. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sottile sorregge un involucro da emisferico a campanulato, composto da più squame a disposizione embricata (a spirale) e poste in 3 - 4 serie che fanno da protezione al ricettacolo nudo (o minutamente alveolato) sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (da 20 a 30) di colore giallo, non molto più lunghi dell'involucro in alcune specie, mentre in altre sono notevolmente più lunghi e quelli interni tubulosi (altrettanto numerosi – oltre 100 - e di colore giallo più scuro). Diametro dell'involucro: 5 – 10 mm.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono zigomorfi (quelli ligulati), attinomorfi(quelli tubulosi); sono inoltre tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[3]
  • Corolla: i fiori periferici (ligulati) sono nastriformi con ligule più o meno lunghe e disposti su un unico rango. Quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle corolle tubulari a 5 denti.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo. Le antere alla base sono prolungate in un'appendice filiforme (antere caudate).

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni a forma ellissoide con pappo. L'epidermide dell'achenio è caratterizzata da lunghi cristalli[4]. Il pappo è composto da pochi peli (fino a 30) circondati alla base da una corona di squame membranose.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Questo genere è presente in Europa, America del nord (parte orientale), Asia temperata/centrale e Africa del Nord. L'habitat in genere sono i luoghi non troppo secchi; le specie europee ad esempio prediligono le zone umide, fanghi e paludi.
Delle quattro specie spontanee della flora italiana 3 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla distribuzione delle specie alpine[5].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
P. dysenterica 11 montano
collinare
Ca - Si neutro medio umido B6 G4 G6 I4 tutto l'arco alpino
(escl. VC e VA)
P. odora 14 collinare Si acido basso arido B6 G4 G6 I4 CN
P. vulgaris 2 collinare Si acido alto umido A4 TO VC NO CO SO VR
Legenda e note alla tabella.

Substrato con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).
Comunità vegetali: 2 = comunità terofiche pioniere nitrofile; 11 = comunità delle macro- e megaforbie terrestri; 14 = comunità forestali
Ambienti: A4 = ambienti umidi, temporaneamente inondati o a umidità variabile; B6 = tagli rasi forestali, schiarite, strade forestali; G4 = arbusteti e margini dei boschi; G6 = arbusteti mediterranei, macchie e garighe; I4 = querceti sempreverdi mediterranei.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza di questo genere (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[6] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[7]); mentre il genere è abbastanza numeroso comprendente secondo alcuni autori fino a un centinaio di specie.
Il genere Pulicaria è di difficile definizione: è infatti strettamente collegato al genere Inula (Pulicaria differisce soprattutto per la presenza di una coroncina membranosa alla base del pappo), ma anche ai generi Conyza e/o Erigeron (i fiori ligulati periferici sono disposti su più serie), per cui diverse specie nel corso del tempo sono “transitate” da un genere all'altro. Recenti studi morfologici[8] (fatti sulle specie pakistane ma comprendenti anche specie europee) sulla struttura dell'achenio hanno evidenziato che la particolare coroncina membranosa alla base del pappo è una caratteristica peculiare del genere abbastanza significativa per distinguere le sue specie da altri generi. All'interno del genere c'è poi una grossa distinzione tra specie con achenio angoloso e specie con achenio non angoloso.

Elenco delle specie europee[modifica | modifica sorgente]

La seguente lista è stata compilata in base alle specie europee riconosciute come valide dalla Checklist dei Royal Botanic Garden Edinburgh[9](i nomi comuni in italiano sono evidenziati in grassetto accanto al nome scientifico):


Altre specie contenute in altre checklist[10]

Specie spontanee italiane[modifica | modifica sorgente]

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora italiana) l'elenco che segue utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche (vengono cioè indicate solamente quelle caratteristiche utili a distingue una specie dall'altra)[11].

  • Gruppo A: il ciclo biologico di queste piante è annuo; i capolini hanno i fiori periferici con ligule molto ridotte;
  • Pulicaria sicula (L.) Moris - Incensaria siciliana: le foglie hanno una forma lineare e sono larghe 2 - 3 mm; il pappo possiede da 18 a 25 peli. L'altezza di queste piante è di 2 – 6 dm; la forma biologica è terofita scaposa (T scap); il tipo corologico è Steno – Mediterraneo. L'habitat tipico sono i luoghi umidi e i fossi; la distribuzione sul territorio italiano è abbastanza completa (manca nelle Alpi) fino ad una altitudine di 800 m s.l.m..
  • Pulicaria vulgaris Gaertner - Incensaria fetida: le foglie hanno una forma lanceolata e sono più larghe di 3 mm; il pappo possiede da 8 a 10 peli. L'altezza di queste piante è di 1 – 4 dm; la forma biologica è terofita scaposa (T scap); il tipo corologico è Paleotemperato. L'habitat tipico sono i fanghi e prati umidi e sponde dei torrenti; la distribuzione sul territorio italiano è relativa al nord e al centro (è comunque presente anche nelle isole) fino ad una altitudine di 800 m s.l.m..
  • Gruppo B: il ciclo biologico di queste piante è perenne; le ligule dei fiori periferici sono raggianti e molto più lunghe dell'involucro;

Alcuni sinonimi e nominativi obsoleti delle specie europee[modifica | modifica sorgente]

  • Pulicaria hispanica (Boiss.) Boiss.: sinonimo di P. paludosa
  • Pulicaria uliginosa Hoffmanns. & Link, non Gray: sinonimo di P. paludosa
  • Pulicaria uliginosa Steven ex DC., non Gray: sinonimo di P. dysenterica
  • Pulicaria prostrata Asch.: sinonimo di P. vulgaris

Generi simili[modifica | modifica sorgente]

Le “Incensarie” possono essere confuse con le specie di altri generi quali Inula, Buphthalmum, Telekia, Erigeron, Conyza e altre ancora. Sono tutte piante di tipo scaposo con foglie più o meno lanceolate e infiorescenza a capolini gialli con fiori ligulati raggianti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  2. ^ Tropicos Database. URL consultato il 10 febbraio 2011.
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  4. ^ Botanica Sistematica, op. cit., p. 523
  5. ^ AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 462-464 0.
  6. ^ Botanica Sistematica, op. cit., p. 520
  7. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - p. 858
  8. ^ RUBINA ABID AND M. QAISERl, CYPSELA MORPHOLOGY OF THE GENUS PULICARIA GAERTN., (INULEAE-ASTERACEAE) FROM PAKISTAN in Pak. J. Bot., 39(4): 991-997, 2007..
  9. ^ Checklist of Royal Botanic Garden Edinburgh. URL consultato l'11 febbraio 2011.
  10. ^ Germplasm Resources Information Network. URL consultato il 12 gennaio 2011.
  11. ^ Pignatti, op. cit., vol. 3 - pag. 49

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 49-50, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 462-464.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 149, ISBN 88-7621-458-5.

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