Pulicaria dysenterica

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Incensaria comune
Pulicaria dysenterica Heelblaadjes DSCF2065.JPG
Pulicaria dysenterica
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Inuleae
Genere Pulicaria
Specie P. dysenterica
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Inuleae
Nomenclatura trinomiale
Pulicaria dysenterica
(L.) Bernh., 1800
Nomi comuni

Menta selvatica
Mentastro
Pulicaria dissenterica
(DE) Großes Flohkraut
(FR) Pulicaire dysentérique
(EN) Common Fleabane

L'Incensaria comune (nome scientifico Pulicaria dysenterica (L.) Bernh., 1800) è una pianta erbacea, perenne a fiori gialli, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (pulicaria) deriva dal latino “pulicarius” (= simile alle pulci) e si riferisce alle proprietà “anti-pulci” di alcune sostanze contenute nella pianta[1]; mentre il nome specifico (dysenterica) fa riferimento ad un'altra proprietà medicamentosa contro la dissenteria.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Pulicaria dysenterica) è stato proposto inizialmente da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, e successivamente perfezionato dal medico tedesco e botanico Johann Jakob Bernhardi (1774-1850) nella pubblicazione ”Systematisches Verzeichnis der Pflanzen, welche in Gegend Erfurt gefunden werden um der” del 1800[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

L'altezza di queste piante può variare normalmente da 3 a 7 dm. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); ossia sono piante perennanti con gemme poste al livello del suolo con fusto allungato e mediamente foglioso. Tutta la pianta si presenta con debole odore aromatico non molto gradevole e simile alla menta. Può essere considerata di tipo cespitosa in quanto diffondendo dalle radici forma densi ammassi di piante.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un rizoma strisciante a portamento obliquo.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta con pochi rami arcuato-corimbosi e nudi (o con poche brattee) verso l'infiorescenza; nella parte alta il fusto è lanoso.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie

Sono presenti sia foglie basali che caulinari (tutte comunque inserite sul fusto). La lamina è intera a forma lanceolata e sessile. La superficie è percorsa da nervi reticolati ed è pubescente.

  • Foglie basali: le foglie basali sono secche alla fioritura.
  • Foglie cauline: le foglie lungo il caule sono alterne, hanno la base allargata e sono cordato-amplessicauli.

Dimensione delle foglie: larghezza 2 cm; lunghezza 5 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza

L'infiorescenza è formata da medi capolini su più ramificazioni. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sottile sorregge un involucro emisferico, composto da più squame a disposizione embricata (a spirale) e poste in 3 - 4 serie che fanno da protezione al ricettacolo nudo sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (da 20 a 30) di colore giallo brillante, molto più lunghi dell'involucro e quelli interni tubulosi (altrettanto numerosi – da 40 a 100 - e di colore giallo più scuro). Diametro dei capolini: 15 – 30 mm. Diametro dell'involucro: 6 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

Involucro del capolino

I fiori sono zigomorfi (quelli ligulati), attinomorfi(quelli tubulosi); sono inoltre tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[3]
  • Corolla: i fiori periferici (ligulati) sono nastriformi (provvisti di lunghe linguette – sono decisamente più lunghi dell'involucro), raggianti, e disposti su un unico rango. Quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle corolle tubulari a 5 denti.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo. Le antere alla base sono prolungate in una appendice filiforme (antere caudate).
  • Fioritura: da luglio a ottobre.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni con pappo. L'epidermide dell'achenio è caratterizzata da lunghi cristalli[4]. Il pappo è composto da peli (14 – 20) circondati alla base da una corona di squame membranose. Dimensione dell'achenio: 1,5 mm. Lunghezza dei peli: 4 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[5] – Distribuzione alpina[6])
  • Distribuzione: è una pianta comune su tutto il territorio italiano comprese le Alpi. Si trova anche sui vari rilievi europei ad esclusione delle Alpi Dinariche. Fuori dall'Europa si trova nell'Africa del Nord e in Asia temperata.
  • Habitat: l'habitat tipico per questa specie sono i fanghi, i prati umidi, le paludi e i fossi; ma anche zone temporaneamente inondate, megaforbieti s.l. e popolamenti a felci. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1500 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe: Molinio-Arrhenatheretea
Ordine: Potentillo-Polygonetalia

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza della Pulicaria dysenterica (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[7] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[8]). Il genere di appartenenza (Pulicaria) è abbastanza numeroso comprendente secondo alcuni autori fino a un centinaio di specie.
Il numero cromosomico di P. dysenterica è: 2n = 18[9] .
Il basionimo per questa specie è Inula dysenterica L. (1753)

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie presenta un certo dimorfismo in base al clima caldo-freddo. Al sud i capolini sono più piccoli, mentre al nord sono più grandi[10]. Nella flora orientale è descritta la seguente varietà[11]:

  • var. stenophylla Boiss. (1875)

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Aster dysentericus (L.) Scop.
  • Diplopappus dysentericus (L.) Bluff & Fingerh.
  • Inula dysenterica L.
  • Pulicaria antidysenterica Bubani (1899)
  • Pulicaria dysenterica (L.) Bernh subsp. dentata (Sm.) Holmboe (1914)
  • Pulicaria dysenterica (L.) Bernh subsp. uliginosum Nyman (1879)
  • Pulicaria dysenterica (L.) Bernh var. microcephala Boiss. (1875)
  • Pulicaria dysenterica (L.) Bernh var. ramosissima Lecoq & Lamotte (1847)
  • Pulicaria gracilis Heimerl
  • Pulicaria repens Fischer ex Trev. (1819)
  • Pulicaria uliginosa Stev. (per alcuni Autori individua una varietà a capolini più piccoli)

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle specie dello stesso genere (Pulicaria vulgaris Gaertn. - Incensaria fetida: le foglie sono più piccole, ondulate e quasi accartocciate, mentre l'infiorescenza non è corimbosa in quanto i capolini sono disposti in posizioni intermedie lungo il fusto) l'Incensaria comune può essere confusa con specie di altri generi quali Inula, Buphthalmum, Telekia e altre ancora.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

Insetticida: anticamente si usava il suo profumo per allontanare le pulci e gli insetti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  2. ^ The International Plant Names Index. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  4. ^ Botanica Sistematica, p. 523
  5. ^ Checklist of the Italian Vascular Flora, p. 149
  6. ^ a b Flora Alpina, Vol. 2 - p. 462
  7. ^ Botanica Sistematica, p. 520
  8. ^ Strasburger, vol. 2 - p. 858
  9. ^ Index synonymique de la flore de France. URL consultato l'8 febbraio 2011.
  10. ^ Pignatti, Vol. 3 pag 49
  11. ^ Tropicos Database. URL consultato il 9 febbraio 2011.
  12. ^ Basta A., Tzakou O., Couladis M., Pavlovic. M, Chemical Composition of Pulicaria dysenterica (L.) Bernh. from Greece in Phytochemlstry, 64,275-283 (2003).
  13. ^ Plants For A Future. URL consultato il 9 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 49, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 462.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 149, ISBN 88-7621-458-5.

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