Pongo abelii

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Orango di Sumatra
Orangutan.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Catarrhini
Superfamiglia Hominoidea
Famiglia Hominidae
Sottofamiglia Ponginae
Genere Pongo
Specie P. abelii
Nomenclatura binomiale
Pongo abelii
Lesson, 1827

L'orango di Sumatra (Pongo abelii Lesson, 1827) è la più rara delle due specie esistenti d'orango: l'altra è l'orango del Borneo (Pongo pygmaeus), del quale un tempo questi animali erano considerati una sottospecie (Pongo pygmaeus abelii).

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Attualmente, la distribuzione di questi animali è limitata ad una serie frammentata di aree di foresta pluviale nella punta settentrionale dell'isola di Sumatra, in Indonesia: resti fossili indicano una sua distribuzione passata, oltre che sull'intera isola, anche sulla vicina Giava.

Predilige le aree fra i 200 ed i 1000 m d'altezza, ma possono essere trovati esemplari anche a 2.000 m.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Misura da 130 a 170 cm, per un peso che varia dai 50 ai 90 kg in media in alcuni casi eccezionali si sono osservati grossi maschi dal peso di 130 kg: l'apertura delle braccia, misurata dalla punta di un indice alla punta dell'altro, è di circa due metri. Queste dimensioni ne fanno i più grandi primati asiatici (uomo escluso), nonché le più grandi scimmie arboricole esistenti.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

Un esemplare in natura.

Il pelo è lungo e liscio, di colore rossiccio: le zampe anteriori sono lunghe il doppio di quelle posteriori, oltre ad essere più robuste e muscolose. Rispetto agli oranghi del Borneo, questi animali hanno una costituzione più slanciata, con pelo più lungo e di colore più chiaro, oltre alla presenza di una barba brizzolata in ambedue i sessi ma molto più lunga e folta nei maschi.

Dimorfismo sessuale[modifica | modifica sorgente]

I maschi sono più grandi e robusti delle femmine (peso medio della femmina: 30–50 kg, peso medio del maschio: 50–90 kg): possiedono inoltre delle larghe guance carnose, ricoperte di pelame bianco.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Un esemplare si muove lungo un filo di ferro.

Si tratta di animali diurni ed arboricoli (molto più dei loro cugini del Borneo, probabilmente a causa della presenza sull'isola della Tigre di Sumatra), che solo occasionalmente scendono al suolo, principalmente per nutrirsi: spesso capita che i vecchi maschi di grandi dimensioni abbiano difficoltà a muoversi fra gli alberi a causa del loro peso, e per questo siano costretti a percorrere buoni tratti sul terreno. Al calar delle tenebre, gli oranghi si costruiscono dei nidi di frasche dove passare la notte: tali nidi cambiano di giorno in giorno. Per muoversi di ramo in ramo, gli esemplari giovani tendono ad utilizzare la brachiazione, mentre gli esemplari più vecchi e pesanti sono molto più cauti e non si muovono senza aver prima assicurato tre arti ad un supporto.

Rispetto ai loro cugini del Borneo, gli oranghi di Sumatra sono meno scontrosi, tendendo a passare più tempo in piccoli gruppi, dove viene praticato il grooming: questa azione viene praticata in modo abbastanza grezzo (va considerato che, pur riunendosi in gruppetti, gli orangutan rimangono animali abbastanza solitari e quindi non hanno sviluppato molti comportamenti sociali), utilizzando la bocca piuttosto che le mani. Anche per tagliarsi le unghie questi animali utilizzano i denti. I maschi adulti, invece, tendono generalmente ad evitare i contatti fra loro.

Ciascun esemplare, sia esso maschio o femmina, tende a definire un proprio territorio, che nelle femmine copre fra i 500 e i 900 ettari, mentre nei maschi ha un'area di almeno 2500 ettari ed include al suo interno i territori di almeno tre femmine. Per rivendicare la proprietà di un territorio, questi animali emettono dei particolari suoni molto lunghi ed udibili ad oltre un chilometro di distanza (i cosiddetti "richiami lunghi"), simili ad un muggito, che nei maschi sono resi ancora più rumorosi dalla presenza di una sacca estendibile sulla gola. Oltre ad emettere il richiamo, l'animale può anche spezzare dei rami per aumentare il fragore. Sulla breve distanza, gli oranghi comunicano tramite tutta una serie di sbuffi e grugniti, oltre ad emettere una varietà di suoni simili a rutti o pernacchie attraverso la gola o le labbra.

A dispetto dell'aspetto sornione, questi animali sono assai intelligenti ed in grado di utilizzare oggetti per raggiungere un fine anche allo stato selvatico[1]: inoltre, durante le piogge torrenziali utilizzano le grosse foglie a mo' di ombrello

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Gli oranghi sono animali fondamentalmente frugivori: essi tendono a memorizzare la disposizione degli alberi da frutto all'interno del loro territorio ed il loro periodo di maturazione, in modo tale da poter sempre raggiungere l'albero con i frutti più maturi. La loro dieta si compone essenzialmente di fichi e altra frutta morbida e ben matura.
Durante la stagione secca, questi animali mangiano anche altri alimenti di origine vegetale (foglie, fiori) e animale (uova, insetti): rispetto all'orango del Borneo, questa specie ha abitudini maggiormente insettivore (6% del totale)[2]

Come gli scimpanzé, questi animali sono in grado di utilizzare dei rami privati di foglie e corteccia come "lenza" per frugare in termitai o alveari, oppure per rimuovere la cuticola dai frutti di Neesia al fine di mangiarne i semi. Tali comportamenti non sono mai stati osservati nella specie P. pygmaeus, che pur vive in habitat simili.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Gli oranghi hanno intervalli fra le nascite più lunghi rispetto a tutti gli Ominidi (un cucciolo ogni 5-6 anni): le femmine cominciano generalmente a riprodursi dopo il quindicesimo anno d'età, mentre i maschi diventano maturi sessualmente attorno ai diciannove anni[3]. I giovani maschi spesso tentano di stuprare le femmine, a volte rapendo i loro cuccioli per costringerle ad accoppiarsi. Per evitare di essere stuprate, le femmine (in particolare le più giovani, mentre le grosse femmine adulte possono facilmente tener testa ad un giovane maschio, per quanto irruente) tendono a formare gruppi con grossi maschi o con altre femmine.

Generalmente, l'accoppiamento avviene quando la disponibilità di cibo è più elevata, fra dicembre e maggio: la gestazione dura circa otto mesi, al termine dei quali viene dato alla luce un unico cucciolo (i gemelli sono una rarità), che viene accudito unicamente dalla madre per 8-9 anni, durante i quali la genitrice deve insegnargli tutto (cosa mangiare, come comportarsi etc.). Spesso i giovani restano con la madre anche dopo aver raggiunto l'indipendenza, il che avviene attorno al terzo anno di vita.

La speranza di vita di questi animali in natura si aggira attorno ai 50 anni: è da notare che le femmine di questi animali non vanno incontro alla menopausa, con casi eccezionali di parti a 51 o 53 anni d'età. I maschi sono generalmente più longevi delle femmine[4].

Stato di conservazione[modifica | modifica sorgente]

Lo stato di conservazione della specie è stimato critico in base ai criteri della IUCN red list[5]: Si crede che nel 2002 ne fossero rimasti circa 3500 esemplari.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Zimmer, Carl Tooling through the trees - tool use by wild orangutans Discover Magazine, November 1995
  2. ^ BBC - Science & Nature - Wildfacts - Sumatran orangutan
  3. ^ S. A. Wich; S. S. Utami-Atmoko; T. M. Setia; H. D. Rijksen; C. Schürmann, J.A.R.A.M. van Hooff and C. P. van Schaik, Life history of wild Sumatran orangutans (Pongo abelii) in Journal of Human Evolution, vol. 47, n. 6, 2004, pp. 385–398. DOI:10.1016/j.jhevol.2004.08.006.
  4. ^ 'World's oldest' orang-utan dies, BBC News, 31 dicembre 2007.
  5. ^ S. A. Wich; I. Singleton; S. S. Utami-Atmoko; M. L. Geurts; H. D. Rijksen; and C. P. van Schaik, The status of the Sumatran orang-utan Pongo abelii: an update in Flora & Fauna International, vol. 37, n. 1, 2003, p. 49. DOI:10.1017/S0030605303000115.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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