Politica della Turchia

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Elezioni in Turchia fornisce informazioni sulle elezioni e i risultati elettorali in Turchia.

La Turchia elegge a livello nazionale un parlamento, la Grande Assemblea Nazionale di Turchia (Türkiye Büyük Millet Meclisi), che ha 550 membri, eletti per cinque anni con un sistema proporzionale. Per partecipare alla distribuzione dei seggi però, occorre superare una soglia di sbarramento elevata, almeno il 10% dei voti a livello nazionale e una percentuale nei distretti, calcolata con una complessa formula. I candidati indipendenti possono eludere tale sbarramento. Il presidente è eletto per sette anni dal parlamento.

La Turchia ha un sistema multi-partitico, con due o tre partiti forti, per via dello sbarramento. Dal 1950, la politica è stata dominata dai partiti conservatori e laici (non di matrice religiosa), animati anche da un nazionalismo più o meno accentuato. Il partito al governo dal 2002 invece, l’AKP, è generalmente giudicato dagli osservatori internazionali di matrice moderatamente religiosa, anche se i suoi avversari in patria lo considerano decisamente islamista, sebbene i dirigenti di questo partito tendano ad identificarsi con la tradizione del Partito Democratico. Va ricordato che in Turchia la laicità delle istituzioni è considerata un valore fondante dello stato, a partire dalla fondazione della repubblica nel 1923.

La difesa della laicità e dei valori del kemalismo, ideologia fondante della repubblica, è stata spesso il pretesto addotto dai militari per influire pesantemente nella vita politica del Paese, anche con colpi di stato (1960, 1971, 1980). In particolare, lo Stato maggiore delle Forze Armate controlla le dinamiche politiche attraverso L'MGK (Consiglio di Sicurezza Nazionale).

A partire dall’affermazione dell’AKP alle elezioni del 2002, sono stati emarginati dalla scena politica i partiti conservatori fino a quel momento più forti, il DYP e l’AP, come pure il DSP, di sinistra, considerati dagli elettori come rappresentanti di una vecchia politica clientelare e corrotta. Viceversa è tornato in auge il CHP, di sinistra nazionalista e laica, il partito che si considera il vero erede dell’ideologia del kemalismo, mentre rimane forte, con percentuali intorno al 10%, il MHP, nazionalista di estrema destra con simpatie islamiste, vicino al movimento neo-fascista dei Lupi Grigi.

Le minoranze, come gli sciiti alevi e i curdi, faticano a farsi sentire nella vita politica turca, sia per il forte nazionalismo che la contraddistingue, che per l’alta soglia di sbarramento alle elezioni parlamentari. Generalmente queste minoranze simpatizzano per i partiti di sinistra non nazionalisti.

Le elezioni del 2011 hanno confermato l'egemonia politica del AKP guidato da Recep Tayyip Erdoğan.[1] Il CHP, laico e di sinistra, si conferma come l'opposizione più credibile continuando la sua crescita elettorale. Importante anche l'affermazione dei candidati 'indipendenti', in grande maggioranza curdi. Nonostante la netta vittoria, Erdoğan avrà davanti a sé degli anni difficili viste le riforme necessarie affinché il paese possa ulteriormente avvicinarsi all'agognato ingresso nell'Unione Europea. Infatti l'AKP ha mancato il vero obiettivo di queste elezioni, e cioè il raggiungimento di quota 367 seggi, che gli avrebbe permesso di fare le riforme costituzionali in perfetta solitudine. Mancato anche l'obiettivo minimo dei 326 seggi, con cui l'AKP avrebbe potuto varare le riforme costituzionali ricorrendo alla conferma referendaria. Adesso invece l'AKP dovrà cercare su questo punto una convergenza con l'opposizione. [2]

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Recep Erdogan wins by landslide in Turkey's general election | World news | guardian.co.uk
  2. ^ Turchia, vincono i conservatori di Erdogan bene il centrosinistra, tengono i nazionalisti - Repubblica.it
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