Petauroides volans

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Petauro maggiore
Petauroides volans Gould.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Diprotodontia
Sottordine Phalangeriformes
Superfamiglia Petauroidea
Famiglia Pseudocheiridae
Sottofamiglia Hemibelideinae
Genere Petauroides
Thomas, 1888
Specie P. volans
Nomenclatura binomiale
Petauroides volans
(Kerr, 1792)
Areale

Greater Glider area.png

Il petauro maggiore (Petauroides volans Kerr, 1792) è un piccolo marsupiale planatore della famiglia degli Pseudocheiridi diffuso in Australia. È l'unica specie del genere Petauroides Thomas, 1888[2]. Non è strettamente imparentato con i marsupiali planatori del genere Petaurus, bensì con il coda ad anello lemuroide (Hemibelideus lemuroides), con il quale condivide la sottofamiglia degli Emibelideini[2].

Il petauro maggiore conduce vita notturna e solitaria; vegetariano, si nutre quasi esclusivamente di foglie e gemme di Eucalyptus[3]. Come il coda ad anello lemuroide, è presente con due forme cromatiche distinte: una color marrone-fuligginoso e l'altra grigio-biancastra[3].

Vive nelle foreste di eucalipto da Mossman (Queensland) a Daylesford (Victoria)[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Scheletro di P. volans.

Il petauro maggiore ha una lunghezza testa-corpo di 39-43 cm; le femmine sono generalmente più grandi dei maschi. Il corpo è ricoperto da un ispido mantello di peli che ne accresce le dimensioni apparenti, e la coda, lunga e folta, misura 44-53 cm. La testa è breve, ma il muso è appuntito; le grandi orecchie sono ricoperte ai lati e nella parte posteriore da lunghi peli. Su ogni lato del corpo è presente una membrana allungata fra il gomito e il ginocchio, che consente all'animale di effettuare planate controllate. Al contrario, in altri marsupiali planatori (come il petauro dello zucchero) tali membrane sono allungate tra il polso e il ginocchio[4].

Le zampe sono munite di robusti artigli ricurvi che consentono un'ottima presa sulla corteccia o su altre superfici. Ciascuna zampa ha cinque dita, delle quali il primo delle zampe posteriori e le prime due di quelle anteriori sono opponibili[4].

Il manto è soffice e ciascun pelo misura fino a 60 mm; la colorazione varia anche all'interno di una stessa popolazione, spaziando dal bianco fino al marrone e al nerastro. Il peso degli esemplari segue una variazione clinale dai circa 1600 g nel Victoria meridionale ai circa 600 g nel nord del Queensland.

Fisiologia[modifica | modifica wikitesto]

Il petauro maggiore regola generalmente la propria temperatura corporea leccandosi le estremità e la superficie ventrale del corpo, raffreddandosi grazie all'evaporazione diretta. Al contrario, per riscaldare di più il corpo, può aprire le membrane plananti per aumentare la superficie di esposizione al sole. Tuttavia, il petauro maggiore non è ben equipaggiato per sopportare temperature ambientali elevate, in quanto continua a sprecare saliva per tenersi al fresco nonostante negli habitat arboricoli nei quali vive vi sia scarsa disponibilità di acqua[5].

Il petauro maggiore è in grado di digerire foglie poco nutrienti, in particolare foglie di eucalipto, che contengono tutta una serie di composti fenolici e terpeni e un'alta concentrazione di fibre di lignina. Può digerire circa il 50-60% delle sostanze ingerite durante il loro passaggio attraverso il tubo digerente[6]. L'animale possiede un cieco specializzato che ospita una popolazione di batteri in grado di fermentare i residui di cibo che l'intestino tenue non è riuscito a digerire[7]. Per una popolazione presente in una foresta di eucalipti nei pressi di Maryborough (Queensland), è stato calcolato un apporto energetico giornaliero di circa 1130 kJ, forniti da circa 45-50 g di sostanza solida al giorno[8].

Le femmine adulte partoriscono un unico piccolo una sola volta all'anno, generalmente alla fine dell'autunno o agli inizi dell'inverno. Il piccolo, del tutto inetto, trascorrerà i quattro mesi seguenti all'interno del marsupio materno, dove succhierà il latte e si svilupperà. Rimarrà al sicuro nel marsupio fino all'età di nove mesi[9].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Primo piano della testa di un petauro maggiore della forma scura.

Il petauro maggiore conduce vita prevalentemente notturna, e si aggira di notte nella parte più elevata della volta della foresta in cerca di cibo. Durante il giorno, trascorre gran parte del tempo dormendo nelle cavità degli alberi; ciascun esemplare può utilizzare fino a venti tane differenti entro i confini del proprio territorio. Le tane sono spesso imbottite con foglie e strisce di corteccia[10][4]. Gli studiosi localizzano i membri di una determinata popolazione utilizzando lampade elettriche: infatti, quando un potente fascio di luce viene diretto sugli occhi di un petauro, questi riflettono la luce illuminandosi di un brillante colore rosso[11].

Nelle foreste in cui vivono, maschi e femmine occupano territori distinti stabilendo confini ben definiti tra loro. I territori dei maschi misurano 1,4-4,1 ettari, mentre quelli delle femmine, più piccoli, misurano solo 1,3-3,0 ettari. Nonostante i vari territori possano sovrapporsi tra loro, gli animali conducono generalmente vita solitaria al di fuori della stagione riproduttiva, e solo raramente interagiscono tra loro. A seconda delle dimensioni della foresta, maggiori o minori, i territori sono rispettivamente più o meno estesi[12].

La modalità di planata del petauro maggiore è unica tra i marsupiali. Gli arti anteriori vengono ripiegati in modo che i polsi si infilino sotto il mento, dando al patagio un contorno triangolare quando viene teso. L'animale plana con regolarità tra gli alberi più alti, ed è in grado di utilizzare la coda per mantenere la direzione. Quando è possibile evita sempre di spostarsi sul terreno, e se vi è costretto si sposta lentamente e con difficoltà[4].

I petauri maggiori non emettono alcuna sorta di richiamo[13] e probabilmente comunicano tra loro attraverso marcature odorose. Le ghiandole cloacali conferiscono a questi animali un forte odore di muschio[14][15].

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Petauro maggiore nel parco nazionale di Mount Royal.

I petauri maggiori si nutrono quasi esclusivamente delle giovani foglioline e delle gemme dei fiori di alcune specie di eucalipto, in particolare di Eucalyptus radiata, E. viminalis ed E. acmenoides[14]. Le giovani foglie vengono preferite poiché presentano maggiori concentrazioni di azoto e minori concentrazioni di lignocellulosa (una fibra acido-detergente). Tuttavia, le foglie di eucalipto offrono solamente poche sostanze nutritive[16].

Dato il suo stile di vita esclusivamente notturno, uno dei principali predatori del petauro è il gufastore possente (Ninox strenua). Questa specie va in cerca di prede concentrandosi in gruppi all'interno di un territorio relativamente vasto, che è costretto ad abbandonare quando il numero delle prede presenti non è più in grado a sostenerne la popolazione[17]. Tra gli altri predatori figurano i gatti randagi, che non sono originari dell'Australia, essendovi stati introdotti dopo l'arrivo degli europei[18].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La stagione riproduttiva del petauro maggiore è relativamente breve, in quanto dura da febbraio a maggio, e i piccoli nascono tra aprile e giugno. Le femmine hanno un marsupio relativamente ben sviluppato, aperto verso la parte anteriore dell'animale, e contenente due capezzoli[4]. Ogni anno nasce un unico piccolo[3].

Alla nascita, il piccolo pesa solo 0,27 g, ma inizierà a lasciare il marsupio non prima dei quattro mesi di età, quando sarà completamente ricoperto di pelo e già ben sviluppato. Dopo aver lasciato il marsupio, la madre lo trasporta sul dorso, fino a quando non sarà completamente svezzato, a circa sette mesi di età. Il piccolo raggiunge l'indipendenza a nove mesi e la maturità sessuale tra i 18 e i 24 mesi[4].

Alcuni petauri maggiori hanno raggiunto i quindici anni di vita[19].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il petauro maggiore è diffuso nel Queensland meridionale[20], nell'Australia orientale[21], nel Nuovo Galles del Sud sud-orientale[22] e nelle foreste di montagna degli altopiani del Victoria centrale[23]. Gli studiosi ne monitorano le popolazioni localizzando i vari individui con sorgenti luminose lungo percorsi prestabiliti, munendoli di radiocollari e facendoli uscire dalle tane facendo loro ascoltare registrazioni del richiamo dei rapaci notturni[24][11].

Esistono due sottospecie riconosciute[2]:

  • P. v. volans Kerr, 1792: regioni temperate e subtropicali di Victoria, Nuovo Galles del Sud e Queensland;
  • P. v. minor Collett, 1887: regioni tropicali del Queensland.

Il petauro maggiore sceglie il proprio habitat sulla base di vari fattori. Uno dei più determinanti è la presenza di alcune specie di eucalipto. Il numero di esemplari è maggiore nelle regioni dove vi sono foreste di montagna di eucalipti della manna (E. viminalis) ed eucalipti di montagna (E. dalrympleana ed E. obliqua). Inoltre, la presenza di E. cypellocarpa sembra migliorare la qualità dell'habitat per il petauro nelle foreste dominate da E. obliqua. Un altro fattore determinante la densità di popolazione è l'altitudine. Livelli ottimali sono posti a circa 845 m di quota[25]. Entro i confini delle aree di foresta favorite, i petauri prediligono le zone dove vi sono alberi più antichi[24].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene ritenuto in passato un parente dei Petauridi, il petauro maggiore viene attualmente considerato strettamente imparentato con gli Pseudocheiridi, in particolare con il coda ad anello lemuroide, dal quale i suoi antenati si separarono circa 18 milioni di anni fa. Al contrario, la sua linea evolutiva si separò da quella che avrebbe portato ai Petauridi molto tempo prima, circa 36 milioni di anni fa[26]. I resti fossili di petauro gigante risalenti al Pleistocene superiore indicano che un tempo questo animale occupasse un areale molto più vasto, comprendente almeno alcune aree dell'Australia Meridionale[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Lamoreux, J. & Hilton-Taylor, C. (Global Mammal Assessment Team) 2008, Petauroides volans in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  2. ^ a b c (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Petauroides volans in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ a b c d Peter Menkhorst, A Field Guide to the Mammals of Australia, Oxford University Press, 2001, p. 94, ISBN 0-19-550870-X.
  4. ^ a b c d e f g Harris, J.M. & Maloney, K.S., Petauroides volans (Diprotodontia: Pseudocheiridae) in Mammalian Species, vol. 42, nº 1, 2010, pp. 207–219, DOI:10.1644/866.1.
  5. ^ K. Rubsamen, Hume, I.D.; Foley, W. J.; Rubsamen, U., Implications of the large surface area to body mass ratio on the heat balance of the Greater Glider Petauroides volans in Journal of Comparative Physiology B: Biochemical Systemic and Environmental Physiology, vol. 154, nº 1, 1984, pp. 105–111, DOI:10.1007/BF00683223.
  6. ^ W. J. Foley, Lassak, E. V.; Brophy, J., Digestion and absorption of eucalyptus essential oils in the Greater Glider Petauroides volans and Brushtail Possum Trichosurus vulpecula in Journal of Chemical Ecology, vol. 13, nº 11, 1987, pp. 2115–2130, DOI:10.1007/BF01012875.
  7. ^ W. J. Foley, Hume, I. D.; Cork, S. J., Fermentation in the hindgut of the Greater Glider Petauroides volans and the Brushtail Possum Trichosurus vulpecula, two arboreal folivores in Physiological Zoology, vol. 62, nº 5, 1989, pp. 1126–1143.
  8. ^ W. J. Foley, Kehl, J.C.; Nagy, K.A.; Kaplan, I.R.; Boorsboom, A.C., Energy and Water Metabolism in Free-living Greater Gliders Petauroides volans in Australian Journal of Zoology, vol. 38, nº 1, 1990, pp. 1–10, DOI:10.1071/ZO9900001.
  9. ^ Greater Glider Petauroides volans in the Eurobodalla Local Government area - proposed endangered population listing, New South Wales Department of Environment and Climate Change. URL consultato il 5 maggio 2008.
  10. ^ Smith, G.C., Michael Mathieson e Luke Hogan, Home range and habitat use of a low-density population of greater gliders, Petauroides volans (Pseudocheiridae: Marsupialia), in a hollow-limiting environment in Wildlife Research, vol. 34, nº 6, 2007, pp. 472–483, DOI:10.1071/WR06063.
  11. ^ a b D. B. Lindenmayer, Cunningham, R. B.; Donnelly, C. F.; Incoll, R. D.; Pope, M. L.; Tribolet, C. R.; Viggers, K. L.; Welsh, A. H., How effective is spotlighting for detecting the greater glider (Petauroides volans)? in Wildlife Research, vol. 28, nº 1, 2001, pp. 105–109, DOI:10.1071/WR00002.
  12. ^ M. L. Pope, Lindenmayer, D. B.; Cunningham, R. B., Patch use by the greater glider (Petauroides volans) in a fragmented forest ecosystem. I. Home range size and movements in Wildlife Research, vol. 31, nº 6, 2004, pp. 559–568, DOI:10.1071/WR02110.
  13. ^ Borsboom, A., Agonistic interactions between bats and arboreal marsupials in Australian Mammalogy, vol. 5, 1982, pp. 281–282.
  14. ^ a b S. S. Comport, Ward, S. J. & Foley, W. J., Home ranges, time budgets and food-tree use in a high-density tropical population of greater gliders, Petauroides volans minor (Pseudocheiridae: Marsupialia) (PDF) in Wildlife Research, vol. 23, nº 4, 1996, pp. 409–419, DOI:10.1071/WR9960401.
  15. ^ Pockets Pets Team, Pocket Pets, GRE, Inc. URL consultato il 6 novembre 2012.
  16. ^ R. P. Kavanagh, Lambert, M. J., Food selection by the Greater Glider Petauroides volans: is foliar nitrogen a determinant of habitat quality? in Australian Wildlife Research, vol. 17, nº 3, 1990, pp. 285–300, DOI:10.1071/WR9900285.
  17. ^ R. P. Kavanagh, The impact of predation by the Powerful Owl Ninox strenua on a population of the Greater Glider Petauroides volans in Australian Journal of Ecology, vol. 13, nº 4, 1988, pp. 445–450, DOI:10.1111/j.1442-9993.1988.tb00992.x.
  18. ^ Greater Glider in Gliders in the Spotlight, Wildlife Preservation Society of Queensland. URL consultato il 5 maggio 2008.
  19. ^ Lindenmeyer, D.B., Differences in the biology and ecology of arboreal marsupials in forests of southeastern Australia in Journal of Mammalogy, vol. 78, nº 4, 1997, pp. 1117–1127, DOI:10.2307/1383054, JSTOR 1383054.
  20. ^ K. R. Wormington, Lamb, D.; McCallum, H. I.; Moloney, D. J., Habitat requirements for the conservation of arboreal marsupials in dry sclerophyll forests of southeast Queensland, Australia in Forest Science, vol. 48, nº 2, 2002, pp. 217–227.
  21. ^ A. C. Taylor, Kraiaijeveld, K.; Lindenmayer, D. B., Microsatellites for the greater glider, Petauroides volans in Molecular Ecology Notes, vol. 2, nº 1, 2002, pp. 57–59, DOI:10.1046/j.1471-8286.2002.00148.x.
  22. ^ K. L. Viggers, Lindenmayer, D. B., Haematological and plasma biochemical values of the greater glider in Australian Journal of Wildlife Diseases, vol. 37, nº 2, 2001, pp. 370–374.
  23. ^ R. D. Incoll, Loyn, R. H., The occurrence of gliding possums in old-growth forest patches of mountain ash (Eucalyptus regnans) in the Central Highlands of Victoria in Biological Conservation, vol. 98, nº 1, 2001, pp. 77–88, DOI:10.1016/S0006-3207(00)00144-0.
  24. ^ a b R. D. Incoll, Loyn, R. H.; Ward, S. J.; Cunningham, R. B.; Donnelly, C. F., The occurrence of gliding possums in old-growth forest patches of mountain ash (Eucalyptus regnans) in the Central Highlands of Victoria in Biological Conservation, vol. 98, nº 1, 2001, pp. 77–88, DOI:10.1016/S0006-3207(00)00144-0.
  25. ^ Rodney P. Kavanagh, Effects of variable-intensity logging and the influence of habitat variables on the distribution of the Greater Glider Peaturoides volans in montane forest, southeastern New South Wales in Pacific Conservation Biology, vol. 6, nº 1, 2000, pp. 18–30.
  26. ^ Springer, M.S., GM McKay, KP Aplin e JAW Kirsch, Relations among ringtail possums (Marsupialia, Pseudocheiridae) based on DNA–DNA hybridization in Australian Journal of Zoology, vol. 40, nº 4, 1992, pp. 423–435, DOI:10.1071/ZO9920423.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cronin, Leonard, Key Guide to Australian Mammals, published by Reed Books Pty. Ltd., Sydney, 1991 ISBN 0-7301-0355-2
  • van der Beld, John, Nature of Australia — A portrait of the island continent, co-published by William Collins Pty. Ltd. and ABC Enterprises for the Australian Broadcasting Corporation, Sydney, 1988 (revised edition 1992), ISBN 0-7333-0241-6
  • Russell, Rupert, Spotlight on Possums, published by University of Queensland Press, St. Lucia, Queensland, 1980, ISBN 0-7022-1478-7
  • Troughton, Ellis, Furred Animals of Australia, published by Angus and Robertson (Publishers) Pty. Ltd, Sydney, in 1941 (revised edition 1973), ISBN 0-207-12256-3
  • Morcombe, Michael & Irene, Mammals of Australia, published by Australian Universities Press Pty. Ltd, Sydney, 1974, ISBN 0-7249-0017-9
  • Ride, W. D. L., A Guide to the Native Mammals of Australia, published by Oxford University Press, Melbourne, 1970, ISBN 0-19-550252-3
  • Serventy, Vincent, Wildlife of Australia, published by Thomas Nelson (Australia) Ltd., Melbourne, 1968 (revised edition 1977), ISBN 0-17-005168-4
  • Serventy, Vincent (editor), Australia's Wildlife Heritage, published by Paul Hamlyn Pty. Ltd., Sydney, 1975, ISBN 0-86832-009-9

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