Petauridae

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Petauridi
Sugies03 hp.jpg
Petaurus breviceps
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Diprotodontia
Sottordine Phalangeriformes
Superfamiglia Petauroidea
Famiglia Petauridae
Bonaparte, 1838
Genere

I Petauridi (Petauridae Bonaparte, 1838) sono una famiglia di marsupiali dell'ordine dei Diprotodonti[1]. Oltre a specie munite di membrana planante - i rappresentanti più famosi della famiglia -, il gruppo comprende anche specie che ne sono prive. Bisogna inoltre ricordare che ci sono specie plananti anche in altre famiglie di marsupiali: il petauro maggiore, appartenente agli Pseudocheiridi, e le due specie di Acrobatidi, che costituiscono un gruppo a parte.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Tra i rappresentanti di questa famiglia, solo i petauri (genere Petaurus) possiedono una membrana planante: gli opossum striati (generi Dactylopsila e Dactylonax) e il gimnobelideo ne sono privi. Tutte le specie sono caratterizzate da una testa relativamente breve e da una coda folta. Molti membri della famiglia sono caratterizzati da disegni bianchi e neri sul muso e da una pelliccia prevalentemente grigio-marrone. Nel complesso, i Petauridi hanno una lunghezza testa-corpo di 12-32 cm (la coda può superare anche i 40 cm di lunghezza) e possono raggiungere i 700 g di peso.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

I Petauridi sono presenti in tutta l'Australia orientale e in Nuova Guinea.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

La dieta dei Petauridi è costituita da insetti, frutti, foglie e fiori. Alcune specie si cibano anche di nettare o mordicchiano la corteccia degli alberi per farne uscire la linfa, che consumano leccando.

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

I Petauridi sono creature notturne tipiche delle foreste che scendono a terra solo molto raramente. Durante il giorno rimangono nascosti in nidi o negli alberi cavi. Tutte le specie sono ottime arrampicatrici e possono effettuare lunghi salti da un ramo all'altro. Nelle specie volanti, i petauri, il volo viene ottenuto con l'uso di una membrana sottile ricoperta di peli, che si estende dai polsi alle caviglie, aumentando la superficie durante il volo, fino a formare un grande rettangolo. La membrana viene retratta quando non è utilizzata, e può essere visibile sotto forma di linea ondulata lungo i lati del corpo. I Petauridi di solito vivono in piccoli gruppi e le coppie spesso rimangono unite per diversi anni.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Le femmine dei Petauridi possiedono da due a quattro capezzoli in un marsupio ben sviluppato. Tranne che durante l'estate australiana (da dicembre a febbraio), l'accoppiamento può avvenire in qualsiasi periodo dell'anno. Dopo un periodo di gestazione di 14-21 giorni, nascono uno o due piccoli. Questi rimangono 70-90 giorni nel marsupio e vengono svezzati a 4-5 mesi; raggiungono la completa indipendenza e la maturità sessuale a due anni di età. In cattività l'aspettativa di vita può essere anche di 14 anni.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La distruzione delle foreste, e quindi del loro habitat, rappresenta la minaccia più grande per i Petauridi. Sulla Lista Rossa della IUCN, tre delle undici specie vengono considerate «in pericolo» (Endangered) e una «in pericolo critico» (Critically Endangered).

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia dei Petauridi comprende 11 specie, suddivise in quattro generi[1]:

Le quattro specie di opossum striati (Dactylopsila e Dactylonax) sono caratterizzate da una serie di strisce sul dorso e dal quarto dito delle zampe anteriori più lungo e simile a quello dell'ayè-ayè.

Il gimnobelideo (Gymnobelideus leadbeateri) è presente in una piccola area dell'Australia sud-orientale.

I petauri o scoiattoli volanti (Petaurus) comprendono sei specie presenti in Australia orientale e in Nuova Guinea. Ricordano moltissimo nell'aspetto gli scoiattoli volanti appartenenti all'ordine dei Roditori. Il loro rappresentante più noto è il petauro dello zucchero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Petauridae in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ronald M. Nowak: Walker's Mammals of the World. Johns Hopkins University Press, 1999 ISBN 0801857899

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